Regionali. Banda larga, e-government, software libero e licenze pubbliche: alla Fiera di Roma domani il candidato del centrosinistra presenta il programma per l’ICT nel Lazio

Arturo Di Corinto
www.ilsecolodellarete.it

IL 24 marzo alle cinque del pomeriggio presso la Fiera di Roma Piero Marrazzo presenta il programma dell’Innovazione Tecnologica a Roma e nel Lazio alla presenza di associazioni, movimenti, mondo dell’università e della ricerca, piccole e medie imprese.Gli assi portanti del programma sono gli incentivi economici alle imprese che innovano, la promozione dell’e-government nella PA e la cittadinanza digitale, con l’obiettivo sia di promuovere la competitività del territorio che la crescita sociale e culturale dei suoi cittadini.

Un programma ambizioso che poggia su una consapevolezza comune – la necessità di investire in tecnologia e saperi – ma che non è entrata ancora a pieno titolo nell’agenda politica del centrosinistra, sia a livello locale che nazionale.
Eppure che i saperi e la produzione di conoscenza siano oggi gli asset principali di una società che vive prevalentemente di servizi a valore aggiunto – la manifattura viene delocalizza in aree meno sviluppate e a minor costo del lavoro e l’agricoltura soffre i vincoli di Maastricht – dovrebbe essere chiaro.
Oggi che la gran parte della produzione consiste nella manipolazione di oggetti cognitivi e non sulla trasformazione di materie prime, investire nel sapere sembra una scelta obbligata, soprattutto se si considerano le peculiarità di un territorio dove esiste un capitale umano diffuso e poco valorizzato – si pensi alle Università romane e provinciali – e un grande patrimonio storico artistico che tutti ci invidiano. Scelte sbagliate hanno impoverito un tessuto sociale e produttivo fatto di piccole e medie imprese e messo in crisi anche quella che era una fiorente industria della comunicazione, si pensi alla Rai e a Cinecittà, e soprattutto il suo indotto artistico e multimediale.
E’ tempo di cambiare rotta e Marrazzo, con l’aiuto di esperti di settore ha elaborato delle linee d’azione per invertire la tendenza. Come? “Favorendo lo sviluppo del sistema delle imprese Ict attraverso una forte accelerazione degli investimenti, e il finanziamento di progetti innovativi che consentano alle aziende informatiche di potenziare la loro capacità di produrre innovazione”. Ma un’altra leva è per Marrazzo costituita dagli investimenti per l’ammodernamento delle infrastrutture, portando la banda larga nei comuni montani come negli ospedali, ma anche usando l’e-government per reingegnerizzare i processi della pubblica amministrazione e meglio erogare i servizi telematici al cittadino, dall’anagrafe on line al telesportello per pagare l’Ici. Altro punto qualificante del programma riguarda la promozione di progetti strategici come il “Portale della cultura del Lazio” che si pone l’obiettivo di diffondere in Europa e nel mondo la conoscenza dell’arte e della cultura del Lazio (non solo Roma) mettendo in rete, pubblicamente consultabili, tutte le biblioteche e tutti gli archivi documentali del Lazio, e creando i “Centri di Accesso Pubblico alla cultura digitale” in ciascun comune della regione, utilizzando gli spazi delle scuole o delle biblioteche comunali. Inoltre, e questo fatto è significativo, punta a “Promuovere la diffusione delle applicazioni a “codice sorgente aperto” per la realizzazione di software realizzato ad hoc per le pubbliche amministrazioni e la adozione di licenze basate sul modello Creative Commons” con ovvi effetti sulle rimesse in un territorio finora ostaggio di fornitori esterni. Tutto coordinato attraverso una “agenzia di grande competenza focalizzata su funzioni di pianificazione strategica, project management e sviluppo della rete regionale” come potrebbe essere la discussa Laziomatica che dovrà però “assumere un ruolo di governo della rete secondo un modello federativo”.
Marrazzo ha imboccato la strada giusta se è convinto come dice che “è necessario un salto di qualità che consenta di recuperare il ritardo e recuperare efficienza, investendo di più e meglio”.
Se facesse anche solo la metà delle cose che si propone sarebbe già un buon inizio.