Il decreto che punisce duramente il download di film da Internet potrebbe essere esteso a musica e libri.

Arturo Di Corinto
http://www.aprileonline.info/index.asp?numero=6

Il 12 marzo scorso il Ministro della Cultura Giuliano Urbani è riuscito a far approvare dal consiglio dei ministri un decreto che definisce sanzioni durissime nei confronti di chi scarica illegalmente film da Internet.
Il decreto prevede multe di 1500 euro per ogni singolo download ad uso domestico e 250.000 euro per la riproduzione finalizzata alla vendita, azione punibile anche con il carcere, da tre mesi a sei anni. Senza esplicitarlo chiaramente, ma richiamando le leggi in vigore per il commercio elettronico, il decreto vuole che i provider internet siano tenuti a comunicare dati dei sospetti di tali attività trasformandoli di fatto in guardiani dei loro clienti.
Per i produttori e i distributori di film è una gran bella notizia, per gli appassionati del downloading una vera iattura, soprattutto perché apre le porte al controllo in via preventiva delle transazioni via Internet. La scelta è stata molto criticata dagli esperti del settore sia perché contraddice la direttiva europea che depenalizza il “consumo personale” e punisce solo in via amministrativa i rivenditori illegali di opere coperte da copyright, sia perché si pone in contraddizione con le nuove norme sulla privacy che non consentono la raccolta dei dati degli utenti per fini diversi dalla fatturazione.
Ma se le prime reazioni al decreto sono state piuttosto tiepide, da qualche giorno comincia a montare la rivolta di associazioni e Internet provider, soprattutto dopo l’annunciata intenzione del Governo di estendere il decreto al download di musica, un fenomeno di proporzioni ben più grandi.
I provider hanno inviato una richiesta urgente di chiarimento ai ministri Urbani, Castelli e Gasparri oltre che al presidente del Consiglio, dicendosi preoccupati per una misura “censoria e illiberale” che penalizzerebbe contenuti, servizi e utenti non coinvolti negli illeciti favorendo la migrazione dei clienti verso fornitori di connettività di altri paesi. Ma il vero affondo lo portano ricordando che non possono sosituirsi alla magistratura nell’accertamento degli illeciti la cui individuazione richiederebbe una “istruttoria sommaria” di cui non hanno nè il titolo né la capacità.
I fornitori di connettività osservano inoltre che le sanzioni per “l’uso personale” appaiono sporporzionate in relazione alla direttiva comunitaria e che non possono essere penalmente responsabili dei comportamenti dei loro clienti.
Intanto alcuni attivisti hanno già avviato una raccolta di firme con l’intento di bissare i risultati dulla modifica del decreto ammazzaprivacy del dicembre scorso affermando che il “PeerToPeer è l’alfiere di una nuova era, la completa realizzazione di Internet. Un non-luogo in cui tutti possono scambiare e avere accesso a una mole incredibile di informazioni: libri, canzoni, film, documentari” e che per questo non può essere impedito. E si preparano a una singolare protesta: “Se il decreto dovesse divenire legge – scrivono – la nostra prossima mossa sarà quella di disdire l’abbonamento ADSL, e di certo non correremo ai negozi a comprare la musica e i film che scaricavamo fino al giorno prima”.
Fino ad oggi i promotori dell’iniziativa hanno già raccolto più di 23.413 firme.
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