Liberalizziamo il futuro. Le associazioni per l’Italia digitale adesso puntano al decreto semplificazioni
Arturo Di Corinto per
Articolo 21 del 4 Marzo 2012

Votata la fiducia sul “Decreto liberalizzazioni”, anche le proposte di emendamento più virtuose per fare dell’Italia un paese digitale in grado di creare innovazione e posti di lavoro sembrano finite nel dimenticatoio.
Eppure in una conferenza stampa dal titolo evocativo, #liberalizziamoilfuturo, diverse associazioni per i diritti digitali e la libertà di comunicazione avevano presentato un pacchetto di emendamenti al decreto legge liberalizzazioni per fare di Internet un volano di sviluppo, innovazione e apertura del mercato. Agorà Digitale, Altroconsumo, Articolo 21, Associazione Italiana Internet Provider, Associazione Italiana per l’Open Government, Assoprovider, Istituto per le Politiche dell’Innovazione, Libertiamo e gli Stati Generali dell’Innovazione, insieme allo Studio Legale Sarzana, hanno chiesto: una procedura di assegnazione onerosa delle frequenze, la riforma del diritto d’autore, la cancellazione del bollino e la fine del monopolio della Siae, sconti per libri e ebook e altro ancora, per consentire all’Italia di fare un salto nel futuro.

Le associazioni, in questo sostenute da esponenti di tutto l’arco parlamentare come Vincenzo Vita (PD), Beppe Giulietti (Gruppo misto) “è ora di pensare che la comunicazione è una risorsa per la democrazia, non un’arma di propaganda”, Lucio Malan (PDL), Flavia Perina (FLI), Francesco Belisario (IDV) “basta coi monopoli di qualsiasi natura siano”, e dai Radicali con Rita Bernardini erano stati precedentemente sollecitati da una lettera del sergretario di Agorà Digitale, Luca Nicotra, che chiedeva di “spingere sull’accelleratore dell’innovazione”, cioè Internet, che secondo l’esponente radicale è la vera leva per il futuro del paese. Secondo Nicotra, infatti: “Il dramma dell’Italia è che sembra marginale liberalizzare i settori che portano la maggiore innovazione, quelli che puntano sull’economia dell’informazione, della conoscenza e delle nuove tecnologie. Non è un caso che il settore Internet in Italia conti per il 2% contro il 7% della Gran Bretagna. Sapevamo fin dall’inizio che la discussione parlamentare sul decreto legge liberalizzazioni sarebbe stata molto accesa, e monopolizzata dagli scontri su tassisti, avvocati e altri settori “tradizionali”. Però quantomeno alcune delle nostre proposte, come quelle sull’abolizione del monopolio SIAE sono coerenti con la proposta del governo e non possono essere accantonate facilmente.”

Certo la situazione è complicata dal contesto politico, e dopo il voto di fiducia sul decreto liberalizzazioni alcune proposte parrebbero definitivamente accantonate (però non è detto), tranne ricomparire sotto forma di emendamenti nel decreto sulle semplificazioni. Perciò è utile capire cosa vogliono questi eretici digitali. Nel faldone di 27 pagine, gli esponenti delle sigle più rappresentative del paese in tema di associazionismo dell’innovazione e della comunicazione, chiedono nell’ordine:

Abolizione del monopolio SIAE: “Un monopolio che, soprattutto dopo il decreto liberalizzazioni, non ha più ragione di esistere e la cui compatibilità con l’ordinamento comunitario e con i principi di concorrenza che lo ispirano appare alquanto dubbia. ” E per rendere concreta la concorrenza nel settore dell’intermediazione dei diritti connessi al diritto d’autore, segnatamente quelli degli artisti, interpreti ed esecutori che il Decreto-liberalizzazioni del Governo Monti, con una scelta storica, ha deciso di aprire al mercato. Con una stoccata alla gestione della SIAE poichcè “L’inefficienza ed i costi di gestione della SIAE sono tristemente noti: bilancio 2010 alla mano, quest’ultima poteva contare su 1346 dipendenti e 56 dirigenti, un numero assolutamente sproporzionato per le attività attribuitele dalla legge. ”

Abolizione del bollino SIAE, per due ordini di motivi: “un numero sempre maggiore di opere dell’ingegno è oggi commercializzato in internet laddove, evidentemente, non vi è possibilità di utilizzare il vecchio contrassegno SIAE. ”; “il contrassegno SIAE si è, negli anni, rivelato inefficace quale strumento antipirateria (come hanno dichiarato le principali associazioni di categoria del mondo della produzione di contenuti intellettuali, in un recente ciclo di audizioni dinanzi al Ministero per i beni e le attività culturali ) ed ha, al contrario, reso inutilmente più complessa ed onerosa l’attività di distribuzione di supporti contenenti opere dell’ingegno nel nostro Paese.

Eccezioni e limitazioni al diritto d’autore in favore di archivi e biblioteche: una modifica per equilibrare la libertà di accesso alla cultura e la tutela dell’autore, affinché l’un diritto non possa mai escludere l’altro. Ricordando che “la direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, al considerando n. 31, ha ribadito la necessità di un giusto equilibrio tra le pretese dei titolari dei diritti e quelle degli utenti dei materiali protetti. ” Ed ha “previsto la possibilità per gli Stati membri di prevedere talune eccezioni o limitazioni in determinati casi, ad esempio per l’utilizzo a scopo didattico e scientifico, o da parte di organismi pubblici quali le biblioteche e gli archivi, per scopi d’informazione giornalistica, per citazioni, per l’uso da parte di disabili, per fini di sicurezza pubblica e in procedimenti amministrativi e giudiziari, nonché per l’uso personale.

Riforma del diritto d’autore: per a) garantire la neutralità della rete; b) garantire la più ampia circolazione possibile dei contenuti online attraverso l’eliminazione delle barriere di mercato alla circolazione delle opere; c) garantire lo sviluppo della concorrenza tra piattaforme alternative; d) attribuire all’autore il diritto di scelta del sistema di licenze per la propria opera; c) adottare modalità distributive innovative e flessibili dei contenuti; d) individuare strumenti per la rimozione degli ostacoli all’utilizzo lecito dei sistemi di file sharing, incluso il peer-to-peer, volti alla diffusione della circolazione dei contenuti online; e) garantire l’accesso degli utenti ai contenuti digitali;

Commercio online delle opere dell’ingegno: “Al fine di promuovere il mercato di riferimento e di arginare il fenomeno della pirateria online è, pertanto, necessario prevedere che tutti i soggetti che operano nel mercato della distribuzione dei diritti d’autore, rendano disponibile – eventualmente in alternativa all’offerta tradizionale – un’offerta online, abilitando, al contempo, la propria clientela al
perfezionamento di contratti di licenza per via telematica. ”

Promozione del software libero da trattare come i farmaci generici. Visto che “Questo consentirà non soltanto un immediato risparmio alla PA, ma avrà altresì un effetto “volano” per le aziende che si occupano dello sviluppo e della personalizzazione di soluzioni open, evitando al contempo fenomeni di “lock-in” per la pubblica amministrazione. ” “Secondo i dati forniti da “Sbilanciamoci”, un think tank che riunisce 49 organizzazioni della società civile, dall’adozione sistematica di software libero/open source nella Pubblica Amministrazione Centrale e Locale si otterrebbe un risparmio di circa 2 miliardi di euro l’anno sui costi delle licenze (di cui 680 milioni solo per le soluzioni Microsoft). I vantaggi non sarebbero solo economici ma anche quelli di un’eccezionale strumento di trasparenza amministrativa e di controllo della spesa. ”

Open data: chiedendo “norme che impongano, in modo incisivo e stringente da parte delle Pubbliche Amministrazioni la pubblicità di tutte le informazioni del settore pubblico, prevedendo delle vere e proprie sanzioni per i soggetti inadempienti; per “favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa” in chiave anticcorruzione. Ma anche perché “la pubblicazione dei dati e delle informazioni del settore pubblico può avere un ruolo chiave anche nel fornire un impulso al sistema economico.” Visto che sono “un’importante materia prima per i prodotti e i servizi basati su contenuti digitali; esse diventano una risorsa contenutistica ancora più importante con lo sviluppo dei servizi fruibili mediante dispositivi mobili. Pertanto, più ampie possibilità di riutilizzo delle informazioni del settore pubblico possono – tra l’altro – consentire alle imprese di sfruttarne il potenziale e contribuire alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro.

Infine gli eretici chiedono un emendamento per annullare il “beauty contest” sulle frequenze televisive e bandire un’asta che privilegi usi innovativi delle frequenze nel settore Internet e delle telecomunicazioni e l’abbattimento delle tasse ai piccoli imprenditori del settore della banda larga.
Insomma, anche se queste proposte non venissero tutte votate diventando legge possono comunque essere ottimi input per quella “cabina di regia” dell’Agenda Digitale che lavora quasi in segreto ma pure, secondo i Ministri Profumo e Patroni Griffi sembra navigare in acque sicure.