Di uso facile, si connette a Internet, costa poco, utilizzza programmi gratuiti. E potrebbe eliminare il divario digitale fra ricchi e poveri.
Arturo Di Corinto
Carnet – settembre

Nell’aprile del 2001 viene annunciato il lancio del Simputer. Il Simputer è un computer che non ha una tastiera (collegabile dall’esterno), come strumento di input usa una stilo e può anche essere connesso ad internet…

Il nome del minipc, Simputer, deriva dalla fusione di tre termini inglesi: Simple, Inexpensive, Multilingual che rende bene l’idea da cui nasce: ridurre il divario digitale in un paese povero dove gran parte della popolazione è ancora analfabeta mediante un dispositivo portabile ad icone e dal costo ridotto. Somiglia a un palmare, ma chi l’ha visto dice che è piuttosto sexy: le sue misure sono 8 cm di larghezza, 13 di altezza e 2 di profondità.
Oggi, nel 2004, comincia a fare capolino sugli scaffali dei negozi di informatica indiani con un costo che si aggira attorno ai 150 euro. In un paese di un miliardo di abitanti come l’India dove circolano solo 5 milioni di computer, potrebbe diventare una rivoluzione.
Era stato pensato proprio per gli analfabeti, per i contadini che usandolo avrebbero potuto condividerlo all’interno di uno stesso villaggio per fare gli ordinativi di merci e confrontare i prezzi dei loro prodotti sui mercati cittadini, ma anche per informarsi sugli avvenimenti più importanti, mandare e ricevere posta elettronica con l’ausilio del postino che una volta a settimana raggiunge le aree rurali più isolate del paese.
Il simputer funziona con il software libero GNU/Linux concorrente di Microsoft, ma la parentela con la filosofia della cricca di Richard Stallman e di Linus Torvalds, i guru di Linux, non si ferma qui. Per tutelate il progetto e lasciarlo libero allo studio di ricercatori o piccole imprese che vogliono migliorarlo, il simputer usa una licenza che si chiama Simputer General Public Licence (SGPL), simile a quella della Free Software Foundation di Stallman che ha creato la GPL. La licenza del simputer tutela l’hardware, l’oggetto in sé, e se pensi che lo puoi fare meglio, puoi sfruttare tutti i dati del progetto pagando solo alcune miglia di dollari una tantum.
Realizzato sostanzialmente da ricercatori volontari, al progetto ha partecipato l’Università di Bangalore per affermare l’idea che “una rapida crescita delle conoscenze può avvenire soltanto in un ambiente che consenta il libero scambio di opinioni e informazioni”. www.simputer.org

Divario digitale
E’ la linea di confine fra chi accede ai benefici delle tecnologie e chi no. Per ridurre il digital divide gruppi no-profit hanno dato vita a singolari iniziative. In Laos un hacker storico, Lee Felsenstein, per il Jhai Remote Village IT Project ha creato un sistema di alimentazione per computer che usa la forza generata da una bici a pedali, (www.jhai.org); sulle colline messicane del Chiapas dove non arriva il telefono, alcuni attivisti hanno montato ripetitori radio per fare da ponte con le infrastrutture internet delle grandi città.
(http://chiapas.mediosindependientes.org)

GNU/Linux
E’ il nome del sistema operativo libero realizzato dagli sforzi combinati di migliaia di liberi programmatori connessi via Internet. E’ un software libero, cioè tutelato da licenze di tipo GPL che, al contrario di quelle commerciali, consentono di usarlo liberamente, di modificarlo, di regalarlo ad un amico con il solo obbligo di passarlo al “vicino” garantendo la stessa libertà di utilizzo. Spesso è gratuito e si può scaricare da Internet, altrimenti ha un costo inferiore ai software delle aziende e permette di farci le stesse cose. www.gnu.org