The Hacker’s Dictionary: Civic Journalism in Siria
Arturo Di Corinto
per Emergency – il blog – 23 marzo 2012

Civic journalist o giornalista civico è un giornalista non professionista che usa Internet per rivolgersi alla propria comunità di riferimento o ad una audience globale. Usa le piattaforme di pubblicazione aperta offerte dalla rete per denunciare un torto, esporre una testimonianza, invitare alla mobilitazione contro un’ingiustizia, raccontare una verità ignorata o nascosta dai media.

Alla fine di febbraio di quest’anno almeno sette giornalisti sono stati uccisi per il loro lavoro di testimonianza di quanto accade in Siria. Lo stesso è accaduto a molti netizens. Il giornalista civico Basil Al-Sayed è stato ucciso a Homs il 29 Dicembre. Aveva filmato moltissime dimostrazioni e la brutale repressione delle forze di sicurezza dall’inizio delle rivolte in Syria. Il fotografo e videoreporter Ferzat Jarban è stato ucciso dopo l’arresto avvenuto a Homs. Soleiman Saleh Abazaid, responsabile della pagina Facebook “Liberated people of Horan” è stato ucciso il luglio scorso. Lo scrittore e attivista Hussein Issou’s è scomparso e si teme per la sua vita.
Moltissimi giornalisti e blogger siriani sono stati arrestati e rapiti, molti torturati in prigione. Sedici persone spono state arrestate il 16 febbraio scorso in un bliz della polizia nel Syrian Centre for Media and Freedom of Expression a Damasco, compreso il direttore Mazen Darwish. Questi i loro nomi Yara Badr, Razan Ghazzawi, Hanadi Zahlout, Hussein Greir, Hani Z’itani, Sana Z’itani, Rita Dayoub, Joan Farso, Bassam Al-Ahmad, Mayada Al-Khalil, Maha Al-Assablani, Mansour Hamid, Abdelrahman Hamadah, Ayham Ghazzoul and Shady Yazbek. Nove di loro sono ancora in carcere. Tutto questo è raccontato nell’ultima indagine di Reporters senza Frontiere sulla cybercensura.

In questo contesto assume particolare rilevanza l’ultimo rapporto di Amnesty International sulle torture nelle carceri siriane.
Il rapporto intitolato: “Volevo morire. La denuncia dei sopravvissuti alle torture siriane”, è un elenco preciso e dettagliato delle torture sofferte dagli attivisti per la democrazia in Siria. Non parla solo delle “classiche” torture come bruciature di sigarette, posizioni forzate e isolamento coatto – le stesse patite anche dai prigiornieri della polizia italiana nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova – ma di schock elettrici, crocifissioni, frustate con cavi elettrici e perfino stupri a cui i i prigionieri sono costretti ad assistere.

Il rapporto, realizzato attraverso le interviste ai sopravvissuti delle torture nel febbraio del 2012 e corredato di fotografie che documentano le ferite inferte ai detenuti, si conclude con una serie di raccomandazioni sia al governo siriano che alle Nazioni Unite. E in particolare chiede la fine degli arresti arbitrati, e della prigionia in isolamento per quelli che hanno pacificamente espresso la loro opposizione al governo esercitando il diritto alla libertà d’espressione, d’associazione e assemblea e la fine dell’uso sistematico della tortura e degli altri maltrattamenti, consentendo l’ingresso in Siria delle commissioni preposte delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative per valutare la situazione dei diritti umani nel paese. Amnesty chiede a tutti gli stati di contribuire a investigare su quello che sta accadendo e di assicurare i responsabili di tali crimini contro l’umanità alla giustizia e al Consiglio di Sicurezza di imporre e applicare l’embargo su armamenti, equippaggiamenti e personale militare e di congelare i beni di Bashar al-Assad e di tutti quelli che, essendogli vicini, possono essere coinvolti in crimini punibili in base alle leggi internazionali.