fatto_quotidiano_logo Promuovitalia, breve storia di un fallimento

Lavori e affitti non pagati, spese discutibili, un buco da 17 milioni, le inchieste: una SPA pubblica distrutta in un anno.

 

di Arturo Di Corinto per Il Fatto Quotidiano del 10 maggio 2015

Tredici consulenze legali allo stesso studio di avvocati in poco meno di due mesi, per una cifra sempre uguale di 4.049 euro l’una. Una gara da 70 mila euro per l’archiviazione digitale dei documenti e una di pari importo per le buste paga nel 2015. Un bilancio passivo di 17 mlioni di euro per il 2013. Un dirigente sotto inchiesta per truffa aggravata. Decine di contenziosi legali con i lavoratori. Dieci interrogazioni parlamentari. 59 dipendenti senza stipendio da quattro mesi. Centinaia di disoccupati in formazione mai retribuiti. Una società sotto sfratto che non paga neanche le bollette della luce, inseguita dalle indagini della magistratura e sotto la lente d’ingrandimento del Garante della Privacy. Un’azienda di stato che impiegava oltre 300 persone distrutta in poco più di un anno.

È probabilmente su queste cifre e su questi fatti che sta lavorando, al riparo della pubblica opinione, la Commissione d’inchiesta interna al Mibact annunciata il 7 aprile in audizione parlamentare dal Ministro Franceschini per appurare la verità sulla gestione fallimentare di Promuovitalia Spa. L’azienda, oggi in liquidazione, nata nel 2005 durante il governo Berlusconi e gestita inizialmente dal ministro Michela Brambilla, doveva fornire assistenza tecnica alle pubbliche amministrazioni su specifici progetti, molti legati al turismo, ma in due anni si è liquefatta come neve al sole.

Unica notizia positiva, secondo il sindacato Fisascat Cisl, sarebbe che finalmente uno dei committenti dei suoi progetti milionari, il Ministero dello Sviluppo Economico, ha deciso di prendere in mano la situazione e si sta adoperando per un accordo che non mandi quelle 59 famiglie per strada, accollandole però a enti già in difficoltà: Italia Lavoro ed Enit.
Ma se la nostra fonte – che vuole rimanere anonima – ci dice che “la commissione è composta da funzionari di altissimo rango che sapranno far valere le ragioni e i diritti della pubblica amministrazione” davanti a funzionari infedeli e incapaci, probabilmente è già tardi. Infatti non si capisce chi, come e perchè debba farsi garante di una somma così ingente, 17 milioni di euro, per rimborsare i debiti e sistemare, forse, i contenziosi che l’azienda ha prodotto anche quando poteva agire diversamente.

Tra le domande cui la commissione d’inchiesta cercherà di rispondere è: come è possibile che la Società che a fine 2013 aveva disponibilità finanziarie per 9 milioni di Euro e un portafoglio commesse superiore ai 25 milioni è finita  in passivo? E perchè un migliaio di tirocinanti coinvolti nel suo progetto più sostanzioso, Lavoro e Sviluppo, non si sono visti liquidare, dal mese di luglio 2014, le borse lavoro previste dal progetto stesso? Ovvero perchè tale dotazione, che avrebbe potuto coprire le spese del personale sia per il 2014 che per il 2015 non è stata usata per pagare ai dipendenti la retribuzione mensile dovendo invece ricorrere ad altri fondi, come quelli del Convention Bureau messi da parte per promuovere l’Italia nelle fiere? Perchè la società non ci ha pagato almeno l’affitto? E se Promuovitalia senza ulteriori entrate è in bancarotta, come è riuscito l’attuale Direttore Generale a pagare oggi ai dipendenti il 60% della retribuzione del mese di gennaio 2015 senza distinzione tra i livelli retributivi di impiegati, quadri e dirigenti?

Capire come sono andate le cose non dovrebbe essere difficile. Potrebbe bastare mettere in fila le carte per individuare le responsabilità amministrative e giudiziarie, a cominciare dalla denuncia del delegato ministeriale Nicola Favia che dal novembre 2013 aveva scritto in una nota riservata all’allora ministro Massimo Bray di gestione fallimentare e ad personam, di un clima intimidatorio e di uso privato di beni e risorse dello stato all’interno di Promuovitalia Spa. Una relazione che a Favia è costata una denuncia di cui è stata però chiesta l’archiviazione.
In attesa che la Corte dei conti risponda alle denunce del direttore incaricato del turismo, datate 30 gennaio 2014, Promuovitalia è in liquidazione dal luglio 2014 per effetto del decreto legge Art Bonus. È passato quasi un anno e ancora nessuno sa come andrà a finire.

Forse ci riuscirà questa commissione a capire come gli organismi di vigilanza abbiano fallito nel loro compito, magari individuando anche le responsabilità della politica e aiutando i magistrati che stanno indagando per truffa, falso ideologico, abuso d’ufficio, manipolazione di buste paga e violazione di sistema informatico.

 

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