Da oggi ad Amsterdam prende l’avvio «Next five minutes», l’incontro internazionale sul rapporto tra tecnologie della comunicazione e sviluppo dei movimenti sociali
ARTURO DI CORINTO
il manifesto – 11 Settembre 2003

Dopo 4 anni di assenza ritorna Next Five Minutes, un festival internazionale dedicato ai media tattici (tactical media) e alla fusione tra arte, politica e media. E come le passate edizioni riunisce artisti, attivisti, hackers accomunati dalla tensione all’uso alternativo, orizzontale e pubblico delle tecnologie di comunicazione. L’incontro inizia oggi ad Amsterdam, e fino al 14 settembre sarà costellato da dibattiti, performance, installazioni e videoproiezioni di singoli e collettivi provenienti da ogni angolo del globo. La data d’inizio è fortemente simbolica e cade ad un anno di distanza dall’avvio dei laboratori che ne hanno preparato i temi e i contenuti, come risposta all’evento che ha rimesso in discussione lo stesso concetto di villaggio globale, cioè l’attentato alle Twin Towers. Gli effetti che la successiva war on terrorism ha dispiegato sulla libertà di comunicazione e di movimento sono infatti un tema trasversale a molti degli incontri del festival, dalla pratica dei noborders per l’abbattimento dei confini fisici ed elettronici, alle cartografie del potere del bureau d’etudes che illustrano le relazioni formali e informali fra stati, multinazionali e istituzioni.

Prologo al meeting saranno le proiezioni di film autoprodotti sulla situazione in Palestina, Afghanistan e Iraq. Ma a questi esempi di resistenza alla manipolazione della realtà prodotta dai corporate media si affianca un ricco programma di film: da THSX1138 di George Lucas e Fahreneit 451 di Truffaut sulla società panottica, ai film degli attivisti di Candida television sul G8 di Genova, a quelli di Indymedia sui piqueteros argentini.

Next Five Minutes (I prossimi cinque minuti) è una metafora ironica della impossibilità di predire i cambiamenti veloci portati dalle tecnologie di comunicazione. Per questo l’idea centrale di next five minutes è ancora quella di interrogarsi sull’uso tattico dei media, sulla capacità individuale e collettiva di adattarli alle situazioni di conflitto sociale e politiico, trasformando telecamere, microfoni e computer in potenti strumenti di critica e di opposizione.

L’evento perciò è incentrato sui media come change agents, ma non vuole riflettere tanto sul potere abilitante e rivoluzionario delle tecnologie in quanto tali ma, sull’attitudine di singoli e movimenti sociali all’uso di vecchi e nuovi media come reali strumenti di cambiamento.

L’incontro di quest’anno si articola intorno a 4 temi: The Reappering of the Public si confronta il concetto di pubblico e di sfera pubblica, quella dimensione sfuggente con cui i media tattici, per definizione, si confrontano. La domanda che attraversa gli incontri dedicati a questo tema è: come può lo spettatore collettivo (the public) traformarsi in attore e dare luogo a una nuova sfera pubblica?. È questa una domanda a cui cerca di rispondere Witness, organizzazione che si batte per il rispetto dei diriti umani nel mondo attraverso l’uso di tecnologie video e della comunicazione (www.witness.org) fornendo equipaggiamenti, supporto e formazione per la «testimonianza digitale».

La sezione Deep Local discute le potenzialità e i rischi di collegare culture mediatiche globali e contesti locali ed è ben rappresentata dall’uso alternativo del mezzo televisivo nel «laboratorio Italia» quasi interamente incentrato sulle esperienze delle tv di strada, indipendenti, annunciate come modello esportabile di una informazione televisiva alternativa che nasce «dal basso», rompendo e invertendo così lo schema classico dell’informazione che prevede una fonte informativa «in alto» e un pubblico generalmente passivo. Un tema questo che deborda nella sezione Tactics of appropriation dove ci si chiede chi, stati, multinazionali o gruppi terroristi, abbia meglio sfruttato l’idea dei media tattici e se la battaglia per la conquista dello schermo sia definitivamente persa; The Tactical and the Technical, infine, affronta la natura squisitamente politica delle tecnologie di comunicazione e il ruolo che i new media, per le loro caratteristiche intrinseche, giocano nel facilitare o limitare il loro utilizzo tattico.

Next Five Minutes è stato fin dalla prima edizione, 1996, un momento di riflessione e di confronto per chi usa la tecnologia e la comunicazione come strumento di espressione e di denuncia, di organizzazione e di informazione. (L’indirizzo del sito Internet è: www.n5m.org). Il suo merito però non è tanto quello di rappresentare lo stato dell’arte dell’uso, autonomo e dal basso, delle tecnologie, ma quello di prefigurare gli scenari e i territori dei nuovi conflitti disegnati dalla pervasività delle tecnologie e dalla loro penetrazione nelle pratiche dei movimenti sociali.

Non a caso uno dei temi di apertura della passata edizione (1999) è stato il net activism, insieme eterogeneo di pratiche incentrate sull’uso della rete per l’organizzazione di mobilitazioni e progetti transnazionali, con temi, idee e suggestioni che in questi anni hanno fornito linfa vitale ai nomadi guerrieri del moloch del potere globale.