A. DI CO.
Il Manifesto – 21 settembre 2001

L’idea di un nuovo giro di vite sulla rete giustificato dal timore che i terroristi abbiano usato Internet per le loro operazioni non trova tutti d’accordo. Per lo scrittore J. Tucille la sorveglianza delle comunicazioni private, che hanno solo una remota possibilità di trovare tracce di reati, è un gioco che non vale la candela e ha aggiunto di diffidare dei tentativi dell’Fbi di mettere tutti sotto controllo diffondendo la cultura del sospetto.

Un altro scrittore e imprenditore, Mueller-Maguhn, sostiene che l’intelligence Usa si è affidata troppo ai sistemi di sorveglianza elettronica e che dovrebbe puntare di più sull’intellingenza umana (spie), visto che la stessa Echelon non è stata sufficiente a prevenire quell’incubo. Lo stesso timore di cyberattacchi si è rivelato inutile visto che gli assalti sono stati all’arma bianca e che, probabilmente, i terroristi non hanno usato tecnologie elettroniche o digitali per comunicare, conoscendo la potenza dell’apparato di sorveglianza Usa. Ma se proprio si ha paura di nuovi dirottamenti, per J. P. Barlow le soluzioni dovrebbero essere altre e più creative: sensori biometrici sui comandi di guida, guardie con dispositivi paralizzanti sugli aerei e porte blindate alla cabina di pilotaggio.
Barlow, ex studente di legge ad Harvard, paroliere dei Greateful Dead e co-fondatore della Electronic Privacy Foundation (www.eff.org), ha scritto martedì stesso un messaggio per incoraggiare gli americani a difendere le libertà faticosamente concquistate scrivendo a funzionari dello stato, politici e poliziotti, o aderendo all’American Civil Liberties Union e all’Eff, “per prevenire l’isteria da sorveglianza”. Lo scopo del terrorismo è quello di paralizzare il governo Usa incoraggiando il totalitarismo, perciò: “Non diamogli soddisfazione”, “Fear nothing. Live free”. L’ansia di sicurezza non può essere scambiata con le libertà fondamentali. Tesi condivisa da Marc Rotenberg di Epic.
Ma nelle mailing list dei remailer operators (gli operatori che garantiscono l’anonimato in rete) è tornato a farsi sentire L. Cottrell – autore del remailer mixmaster nonché “proprietario” di anonymizer.com – preoccupato per un possibile ritorno della crociata anti-privacy. E per questo la comunità cyberpunk ha messo in piedi un nuovo remailer in quattro e quattr’otto attualmente ospitato dalle macchine del Chaos Computer Club (www.ccc.de). Gli hacker tedeschi hanno invitato tutti gli hacker a garantire il funzionamento della rete soprattutto in un momento in cui la gente sente il bisogno di parlare e di informarsi al di là dei media ufficiali. Tutto questo a dispetto dell’allarme dell’Fbi che la scorsa settimana aveva messo in guardia sulla possibilità di un aumento delle attività hackers dopo l’11 settembre.
Sulla questione è intervenuto anche un altro venerabile della cultura hacker: Richard Stallman, fondatore del Gnu Project e della Free Software Foundation, due caposaldi del movimento per la libertà dello sviluppo informatico (www.gnu.org). “Se non stiamo attenti – dice – i fatali attacchi su New York e Washington ci porteranno a un terribile danno secondario, se il Congresso adotterà misure preventive che cancellano la libertà per la quale l’America si batte. Ciò di cui mi preoccupo è la sorveglianza completa di tutti gli aspetti della nostra vita: telefonate, email e spostamenti”. E in perfetto stile hacker conclude: “per fermare le agenzie, che hanno sempre voluto più poteri di sorveglianza, sarà necessaria una presa di posizione collettiva”.