Condividere i file non è reato se c’è il permesso dell’autore. Presentata una guida all’uso consapevole della rete
ARTURO DI CORINTO
ROMA
il manifesto – 25 Luglio 2003

«Il peer to peer come sistema di scambio e condivisione dei file su Internet (file-sharing) non è vietato dalla legge. Tantomeno lo sono i software che permettono di farlo, come gli arcinoti Grockster, Morpheus, Gnutella, eccetera. Lo scambio è illegale quando è dimostrato che i contenuti condivisi siano frutto di illeciti (software pirata e musica contraffatta)». E’ questo in estrema sintesi il messaggio che l’associazione NewGlobal.it ha affidato al «manuale di autodifesa per l’uso di Internet» presentato ieri mattina al senato durante la conferenza stampa indetta dal senatore verde Fiorello Cortiana convinto che: «con l’approvazione del Digital Millenium Copyright Act negli Usa e della European Copyright Directive in Europa, siamo di fronte a una criminalizzazione di massa di chi usa Internet come strumento di condivisione della conoscenza e del sapere». L’iniziativa, annunciata a giugno, aveva preso le mosse dalla notizia diffusa dal quotidiano La Repubblica a proposito di una vasta inchiesta sulla pirateria digitale che avrebbe visto coinvolti utenti di sistemi di file sharing. La notizia ripresa (e criticata) da alcune riviste di settore aveva scatenato un putiferio nei forum di discussione in rete per il modo stesso in cui era trapelata, le ambiguità degli investigatori e per la dimensione dell’inchiesta stessa (75 denunce e almeno tremila indagati) della quale poco si conosce ancora oggi.

Come che sia, l’allarme era ed è più che giustificato a fronte di iniziative legislative come l’Eucd che, recepite anche dal nostrano ordinamento, regolamentano in senso ancora più restrittivo gli scambi di contenuti culturali protetti da diritto d’autore.

E proprio su questo tema il manuale cerca di fare chiarezza (www.newglobal.it/p2p/p2pnew.htm). Per quanto riguarda il software, viene ribadito che lo scambio, la duplicazione, la condivisione di programmi software di tipo freeware, shareware, public domain e software libero, è assolutamente legale e, nel caso di software protetti da licenze Gpl o Creative Commons, anche incentivato (www.gnu.org). Esattamente l’opposto vale per il software proprietario (con licenza di esclusiva e senza il codice sorgente), che in genere vincola il licenziatario ad un uso strettamente personale sia del programma originale che della sua legittima copia a fini di sicurezza (per i casi di smarrimento, deterioramento, malfunzionamento). La duplicazione e distribuzione abusiva di questo tipo di software dà origine a un illecito che espone l’autore a pene che vanno da tre mesi a sei anni di carcere o a multe di migliaia di euro e al risarcimento dei danni alle softwarehouse. Un buon motivo per adottare software libero. Per quanto riguarda il file sharing di musica e film il discorso è simile ma le interpretazioni giurisprudenziali divergono. Taluni sostengono che il file sharing sia legale in quanto forma di trasmissione, altri invece sostengono che sia illegale perché attraverso di esso il ricevente viene in possesso di una copia non autorizzata e se non è penalmente perseguibile in considerazione della gratuità del file sharing, espone i detentori della copia al rischio di dover pagare i danni arrecati alle case produttrici per i mancati introiti derivati dall’eventuale mancato acquisto del prodotto perché il diritto di riproduzione e distribuzione è esclusivo dell’editore.

Però se la distribuzione viene fatta in rete con un sistema peer to peer puro e non ibrido come Napster che manteneva un indice dei file condivisi fra i nodi della rete (i peer), e la ricerca e il download avvengono da un computer privato a un altro computer privato senza passare attraverso alcun server centrale, è vero che i riceventi non sono obbligati a conoscere in anticipo se tale condivisione vìoli o meno il diritto d’autore e quindi per loro non valgono né la formula del concorso in illecito né la responsabilità oggettiva, cioè i due elementi probatori che hanno fatto chiudere Napster.

Dolo e colpevolezza dipendono dalla consapevolezza dell’utente ed essa varia con l’esperienza, ma c’è da considerare che lo scambio di materiali è un’attività connaturata alla rete Internet (realizzata per la ricerca scientifica e non per fini militari come alcuni si ostinano a credere) e sarà sempre molto difficile arrestarla. A ben riflettere lo stesso successo del peer to peer ha a che fare con un esperimento scientifico che presuppone la condivisione dei computer collegati a Internet, mentre gli utenti stanno navigando e la loro potenza di calcolo è sottoutilizzata, finalizzato alla decodifica di segnali radio dallo spazio a caccia di forme di vita extraterrestri (Seti@home,www.seti-inst.edu)