ARTURO DI CORINTO
Il Manifesto – 15 Marzo 2001

Dai quotidiani locali apprendiamo che la polizia telematica teme le incursioni degli hackers in occasione del Terzo Global Forum. Il forum, dedicato all’e-government e organizzato dal governo italiano con la partecipazione dell’Ocse e della Banca mondiale, sarà l’occasione per parlare di governo elettronico, digital divide, privacy e democrazia online, e prevede la presenza di centinaia di delegati da 40 paesi.

Proprio per questo la polizia teme che “quelli di Seattle” venuti col computer possano rubare numeri di carte di credito e di telefoni cellulari dei delegati al forum, come pare sia avvenuto a Davos. Non è dato sapere se questo rischio sia reale ma, in ogni modo, gli hackers sociali della rete Noglobal hanno già segnato due punti nello scontro con gli organizzatori del convegno. Il primo è andato a segno con la beffa del falso sito dell’Ocse (www.ocse.org). Ricalcando le orme dei plagiaristi di http://www.0100101110101101.org, che due anni fa hanno creato un falso sito del Vaticano modificando i discorsi del papa e disorientando i pellegrini telematici, i contestatori del Forum, sulla scia di una pratica assai diffusa in Nordamerica (www.adbusters.org) hanno plagiato il sito del Global Forum sostituendone i contenuti e trasferendoli sul dominio ocse.org. Così i navigatori che all’indirizzo dell’Ocse cercavano informazioni e documenti sul forum, voluto per “Favorire lo sviluppo e la democrazia attraverso il governo elettronico”, si sono trovati di fronte un testo introduttivo della conferenza che invece dichiarava l’intenzione degli organizzatori di aumentare il digital divide e il cultural gap fra paesi ricchi, detentori delle tecnologie, e le regioni povere che non hanno nemmeno le linee telefoniche, per favorire i profitti delle multinazionali.
Certo il discorso dei contestatori può apparire naive a quanti si adoperano a fare dell’e-government uno strumento per garantire crescita economica e maggiore trasparenza e partecipazione nel rapporto fra pubblica amministrazione e cittadini, ma d’altro canto come non considerare che qualsiasi politica in questa direzione si rivelerà fallimentare fintanto che non sarà garantita a tutti la possibilità di mettersi in rete abbassando i costi degli scatti telefonici e l’affitto delle linee dedicate, una formazione adeguata a usare gli strumenti dell’innovazione tecnologica e un salario che permetta a tutti di esercitare la cittadinanza a stomaco pieno?

Altro tema caldo del Forum riguarda la privacy, per cui l’Italia ha elaborato una legislazione assai avanzata e garantista. Una legge, la 675/99, violata da 400 mila intercettazioni telefoniche l’anno, dall’incrocio dei dati demografici con le preferenze di consumo che finiscono nelle liste degli spammers commerciali e dei galoppini elettorali, come pure dal possesso di dati personali da parte di aziende private come la Telecom. Pensate che attraverso i tabulati Telecom è possibile ricostruire la rete delle relazioni sociali, politiche e professionali di tutti gli italiani. Lo stesso vale per il monitoraggio filmato dei comportamenti d’acquisto e delle abitudini nel tempo libero fatto dalle telecamere, non segnalate, nei supermercati e all’ingresso di banche e istituzioni. A chi servono? Agli etologi dello shopping? O a scadenti professionisti della prevenzione? Non sappiamo se queste perplessità avranno dignità di parola al Forum, ma il merito degli attivisti del Noglobal consiste nell’aver stimolato queste riflessioni in un’opinione pubblica più ampia di quella degli intellettuali e dei garantisti di casa nostra.
Ad ogni buon conto, per tornare ai contestatori, un secondo colpo è stato messo a segno con la decisione di effettuare un netstrike contro il sito di Fineco OnLine per il 15 marzo, e così protestare contro un sito simbolo della moderna economia immateriale, quella fatta dagli scambi finanziari on line che decidono le sorti delle bilance commerciali trimestrali e incidono sulle politiche di governo di interi paesi, a discapito di tante piccole formichine risparmiatrici, che vi ricorrono sempre più spesso per arrotondare magri salari e pensioni incerte.
E’ stato difficile convincere gli attivisti più scettici della bontà di questo obiettivo, vuoi perché chi sta sulla rete è facile che giochi alla “borsa telematica”, vuoi perché i più “tradizionalisti” avrebbero preferito prendere di mira un altro sito, quello della Funzione pubblica. Alla fine il netstrike è stato confermato per giovedì 15 marzo, alle ore 15, contro un sito di Trading on line (http://tradequote.fineco.it)

Gli attivisti campani, anche grazie a InfoAut – l’agenzia di comunicazione antagonista del centro sociale Ska di Napoli (www.ecn.org/ska) – sono stati capaci di realizzare un network informativo vasto sulle iniziative di contestazione telematica e hanno creato un interessante precedente.
Intanto perché è la prima volta che forme di conflitto telematico come queste vengono organizzate da attivisti del sud Italia che, ad eccezione di Catania e Taranto, ha sempre faticato ad inserirsi nel circuito della telematica antagonista, e poi perché questa volta il netstrike mira a colpire un interesse concreto, quello dei traders on line, piuttosto che all’occupazione digitale di luoghi simbolici come i siti web delle amministrazioni comunali, come é successo a Roma e Milano (www.netstrike.it).
A leggere i documenti degli attivisti della Rete campana per i diritti globali si capisce che il movimento napoletano apprende velocemente dai cugini degli hacklab, senza mancare della proverbiale fantasia napoletana nell’appropriarsi di nuove tecniche di resistenza digitale per protestare contro un evento che considerano emblematico di una politica di sfruttamento e controllo che, a loro dire, può solo rafforzarsi con l’introduzione massiccia dell’informatica.
Certo le forme di protesta scelte saranno attentamente seguite dalle forze di sicurezza, anche per il contesto ambientale particolare – a Napoli ci sono agguerriti gruppi di disoccupati organizzati che prima della modulistica on line e del fisco telematico rivendicano un lavoro certo – e siamo sicuri che la polizia postale osserverà dalla spalla dei sistemisti di rete di Fineco i comportamenti dei contestatari, come succede di solito, insieme a qualche giornalista. Ma sarà bene ricordare che un netstrike è l’effetto della concentrazione di tante richieste singole a un web server “che se collassa è colpa sua”. Altre pratiche collaterali al netstrike come il port scanning, inoltre, non possono essere considerate reato, visto che è lo stesso che mettersi in strada a contare il numero di finestre di un palazzo privato, e l’uso del ping pure, visto che è uno strumento di monitoraggio del funzionamento dei server. L’attenzione degli investigatori sarà rivolta anche ad altre pratiche di disturbo elettronico che però, gli attivisti dicono, saranno condotte con gli strumenti adeguati. “Se ti muovi in fretta non vieni nelle foto”, diceva il protagonista del film Sud di Salvatores. I napoletani hanno capito bene la lezione.

GLOSSARIO

PING
Procedura informatica finalizzata a verificare i tempi di risposta di un server in rete. Può anche essere usata per generare un “denial of service”, perché effettuando molteplici richieste sullo stesso indirizzo si possono interrompere tutte le comunicazioni informatiche e telematiche dei sistemi ad esso collegati in rete locale. Ma è solo con l’utilizzo di programmi appositi come “Ping of Death”, “Teardrop” e “Winnuke” che, secondo i giuristi, può configurarsi una fattispecie di reato.

PORT SCANNING
Procedura informatica per la verifica dei servizi in esecuzione, ovvero “in ascolto” su una macchina, come si dice in gergo. Può essere l’anticamera di tecniche di sabotaggio informatico in quanto spesso è successivo al “footprinting” attraverso cui si raccolgono informazioni sui sistemi di sicurezza attivi su un server, e per questo è visto assai male dagli addetti alla sicurezza informatica. In particolare il “port scanning” può precedere il “fingerprinting dello stack” per rilevare il sistema operativo in uso, mentre le tecniche di “enumerazione” servono a reperire account validi e individuare risorse prive di protezione. Lo stesso accade con la ricerca delle risorse di condivisione attraverso il Netbios di Microsoft, che permette di leggere/scrivere sui dischi locali di un computer altrui. L’Electronic disturbance theater ha elaborato un programma di “port scanning” noto come “Zapatista tribal port scan code”, per la realizzazione di manifestazioni di protesta digitale a favore degli zapatisti (www.thing.net/~rdom/ecd/ecd.html)

TRADING ON LINE
Confuso con il commercio elettronico, “e-commerce”, il termine “Trading on line” è correttamente riferito alla compravendita di azioni, futures, valute, opzioni, cw, ed altri strumenti finanziari, direttamente su Internet. Il suo successo sta nel fatto che chiunque può operare in tempo reale sui mercati, con piccole somme e senza dover rivolgersi alla propria banca.