«Le decisioni sul free software sono state prese altrove». Incontro con Richard Stallman

Vertice blindato Troppa polizia, troppi controlli «e questo badge con il codice a barre elettronico. È una tecnologia invasiva e irrispettosa della privacy»

Il software libero stabilisce un principio di cooperazione perché insegna alle persone a mettersi insieme e fare delle cose uniti da uno spirito di solidarietà
ARTURO DI CORINTO – TUNISI
18/11/2005 Il Manifesto

Mentre ancora tiene banco la discussione sul ruolo di Icann e Stati uniti sulla gestione delle risorse di Internet e dei nomi di dominio, in attesa della conferenza stampa su sviluppo, cooperazione e digital divide, cominciano ad affluire al summit di Tunisi le truppe del software libero. Attivisti, esperti, imprenditori e programmatori sono convenuti per un incontro particolare. Oggi, infatti, nell’ambito delle iniziative istituzionali dell’Onu, si svolgerà la conferenza sul software libero intitolata «Software per lo sviluppo. Il free e l’open source software sono la risposta?». Al dibattito, organizzato dall’International open source network e dall’Agenzia Onu per lo sviluppo (Undp), sotto il patrocinio dell’Unesco, partecipano Kenneth Cukier, economista, Bruce Perens, guru del software open source, Mark Shuttleworth della Ubuntu Foundation, e Richard Stallman, fondatore della Free software foundation, insieme a pochi altri. Dunque arriva Stallman, un po’ stralunato ma felice e ci dice che la sua prima impressione è di straniamento, la città è semivuota e c’è tanta, troppa polizia in giro. «E poi non mi piacciono questi badge con il codice a barre elettronico. Non sai mai cosa fanno». Ti tracciano? «Forse, non lo so, e comunque non mi piace perché il Rfid (Radio frequency identification, ndr) è una tecnologia invasiva e irrispettosa della privacy. Vedi? Ci ho messo sopra un foglio di alluminio in modo da schermare i mie movimenti se qualcuno fosse interessato a conoscerli senza chiedermelo. Dovremmo farlo tutti. Anzi, facciamolo!». Si crea un capannello. Sono Marco Ciurcina, Juan Carlos de Martin dell’associazione Hipatia e altri fans. E allora lo tiriamo via per fargli qualche domanda. Richard, tu sei venuto qui per ritirare il premio alla fondazione Orestiadi direttamente dalle mani del ministro brasiliano Gilberto Gil. Ma domani avrai una conferenza importante sul software libero… «Non so se è importante, come vedi hanno praticamente escluso il software libero dai grandi temi del Summit». Perché è successo gli chiediamo. «Perché non vogliono proprio parlare di free software. Le decisioni sul software sono state già prese altrove. Alcuni paesi vogliono supportarlo, altri no», risponde. Ad esempio? «Brasile e Venezuela stanno facendo molto bene, ma anche in altri paesi cominciano a crearsi dei capitoli nazionali della Free software foundation». Allora perché sei venuto e cosa dirai alla conferenza? «Che domande, sono venute a parlare di free software e a spiegare perché può aiutare a superare il digital divide». Sulla questione Stallman ha molto da dire: «Il divario nasce dalla povertà. Computer e software sono secondari rispetto al problema della povertà endemica di alcuni paesi. Però c’entrano se consideriamo come si riduce la povertà. La povertà deriva dalla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e dallo sfruttamento dissennato delle risorse della terra. Ecco, se riuscissimo a ridistribuire questa ricchezza e usare meglio le risorse vivremmo tutti meglio. Col software libero si può in parte ridurre la concentrazione della ricchezza». Ma può bastare non comprare software chiuso? «No, dovremmo ridurre i costi della connettività, dell’hardware e dei computer, ma certo non può bastare – risponde – Tuttavia il free software non ha valore solo per questo. Il free software stabilisce un principio di cooperazione che alla lunga diventa più importante, perché insegna alle persone a mettersi insieme e fare delle cose uniti da uno spirito di solidarietà. Se la tua comunità non usa free software non c’è solidarietà e io non voglio avere niente a che fare con te» (ride). La domanda d’obbligo è sul computer da 100$ che Nicholas Negroponte ha presentato al summit. «Certo, penso che sia una cosa buona. Se quel computer funzionerà con software libero, cioè con Gnu/Linux, allora sarà veramente per tutti».

È una questione importante in un summit dove si cerca di contrastare la povertà con gli strumenti della rete mettendoli al servizio delle persone, ma allora perché durante il summit la discussione sui media è stata incentrata sull’Icann? «Non lo so, credo sia stato uno sbaglio. Icann non è così importante per la lo sviluppo della società dell’informazione – è il parere di Stallman – E comunque vengono prima altri problemi di governance per Internet. Mi sembra più grave che l’iniziativa sul fondo di solidarietà digitale sia stata boicottata dai paesi ricchi. Questo è un problema. Anche perché la povertà digitale non si combatte regalando software chiuso. Vedi, (sorride, ndr) il software propietario, chiuso, è come la droga, ti rende dipendente. Solo il software libero può disintossicarti».