copertina nova 4 giugno 2009
I social network molto utilizzati in questa campagna elettorale
Arturo Di Corinto
per Ilsole24ore – Nòva

“Ciao, questa e-mail è la più importante che riceverai oggi. Prenditi 5 minuti per leggerla attentamente. Può cambiare la tua vita (e quella di molti europei). Mandala a 10 persone e dopo pochi giorni ti succederà qualcosa di bello e inaspettato. Non fermare la catena, o la sfortuna ti perseguiterà come il caso Mills. Marta ha inviato questa e-mail a 10 persone. Dopo 5 giorni, è stata assunta con contratto a tempo indeterminato nell’azienda per cui lavorava come Co.Co.Pro. Il 6 e 7 Giugno vota Sinistra e Libertà”. Questa email, pubblicata anche su Facebook, sembra (e vuole essere), una classica catena di S.Antonio, solo che viene da una formazione politica e ci dice che la politica usa i social network e la comunicazione virale. E’ la stessa logica di “Mobilitanti” un sito satellite del PD cui hanno aderito oltre 10 mila persone, e che suggerisce “l’azione del giorno da fare” per il partito: mandare un SMS, fare una telefonata, pubblicare un post. Il PDL invece inonda quotidianamente la rete sociale di post riferiti all’azione di governo e i comunisti di Ferrero comprano spazi pubblicitari su Youtube. Quindi, mentre da una parte parlamentari maturi immaginano misure draconiane per limitare i presunti pericoli dei media sociali, dall’altra partiti e candidati investono risorse in un tipo di comunicazione che sfrutta la tendenza di giovani e meno giovani a relazionarsi in rete e addirittura si rivolgono ad agenzie specializzate per incentivarli a farsi veicolo di messaggi politici. Yoyo comunicazione, ad esempio, è una piccola azienda di servizi web fatta da 3 giovani trentenni che si occupa di web 2.0 e comunicazione virale. Tra le sue attività, una campagna parallela a quella di IDV per sedimentare video virali in rete o penetrare in quelle comunità dove più intenso è il dibattito sulla politica, ma mai a titolo ufficiale. Così hanno contrattualizzato 12 giovani che producono video per youtube, montano siti e fanno il monitoraggio di quello che accade in rete. Giovani provenienti dalle facoltà di scienze della comunicazione che per un part time di 600 euro netti navigano per studiare i comportamenti dei followers dei candidati su Twitter, annotare ciò che si dice a proposito del candidato pagante e riportarglielo affinchè possa sintonizzarsi col buzzword della rete ed eventualmente reagire con autorevolezza ad accuse e contestazioni. Molte altre sono le agenzie che si dedicano al buzz marketing e alle campagne virali e che usano linguaggi non convenzionali, magari con tecniche di guerrilla marketing e poi ci sono aziende che offrono servizi più evoluti. Come Amelya, che ha inventato “la campagna elettorale in affitto” che offre servizi a consumo ai candidati, dalla segreteria virtuale fino alla costruzione della loro reputazione online.
In questi pochi esempi si notano differenti interpretazioni della rete e del web 2.0 nel marketing politico. Se i social network sono usati per creare discorso intorno a un certo candidato, più spesso hanno solo lo scopo di segnalare la presenza dei candidati sui “media che contano”, tv e giornali. La logica è quella del soundbite: far circolare il proprio nome, ripetere all’infinto una frase ad effetto, attaccare gli avversari e screditarli. Una fonte anonima ci ha rivelato che passa la giornata, pagata, per commentare negativamente i blog della sinistra moderata. Da una parte ci sono le società di lobbying che lavorano su Facebook, Flickr e Twitter per innescare la catena di visibilità, attenzione, scambio, consenso al candidato, dall’altra i siti e i blog ufficiali sembrano pensati per i simpatizzanti politicizzati che hanno tempo e voglia di leggere documenti e proposte (poche) e un uso di internet come surrogato dell’ufficio stampa tradizionale. Insomma per molti è scontato che Internet esista e vada usata, ma non si sa sempre cosa farne. Monitorare temi e dibattito pubblico per condizionarlo è forse la nuova frontiera della comunicazione del web 2.0 per cui le agenzie di comunicazione si stanno attrezzando, col rischio però di intaccare quel capitale di genuinità e gratuità che la rete può prestare alla politica.

BOX
Sito: http://www.clubdellaliberta.it/
Il sito Club della libertà che, utilizzando la tecnologia Inforing, dà ai circoli giovanili della PDL l’oppportunità di mettere in relazione fra di loro la dimensione territoriale e nazionale del partito via Internet http://www.rclab.it/servizi/inforing.html

Monitoraggio: http://www.galassiareti.com
La società Running monitorizza la rete h24 e quando c’è un attacco al candidato seguito risponde direttamente agli elettori saltando la mediazione giornalistica tradizionale con un mediamix capace di arrivare a pubblici variegati, anche con un flash mob organizzato attraverso Internet.

Guerrilla: http://www.youtube.com/user/sivedonocosestrane
YoYocomunicazione: attraverso la rappresentazione di lavori impossibili cerca di mettere in ridicolo le affermazioni di Silvio Berlusconi sulla crisi con dei video virali per l’Italia dei Valori e una strategia di video-seeding.