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La ricchezza della Rete
per Peace Reporter di Maggio
Arturo Di Corinto

Secondo il professore di Harvard Yochai Benkler – autore del libro “La ricchezza della rete” – coloro che si collegano a Internet nei paesi sviluppati, più di un miliardo di persone, hanno a disposizione da 4 a 6 miliardi di ore di tempo libero al giorno che possono essere sfruttate per produrre beni comuni digitali. E ha ragione: basta guardare gli ottimi risultati dell’enciclopedia online Wikipedia che offre milioni di voci redatte dagli utenti consultabili gratuitamente da chiunque. Ma questo tempo libero può essere occupato anche per fare politica.
Sicuramente a vantaggio dei partiti, come nel caso dell’organizzazione americana MoveOn.org che ha tirato la volata dei Democratici statunitensi prima di Al Gore e poi di Obama. In Italia un esempio di questa attitudine sono state le fabbriche di Nichi (Vendola il governatore della Puglia), o il network giovani del Partito Democratico. Ma ci sono anche quelli che pensano la politica come un servizio non a vantaggio di partiti e candidati ma dei cittadini. OpenPolis.it ad esempio, è una community di circa diecimila utenti attivi che osservano, registrano e pubblicano sul web le storie, le biografie e le dichiarazioni dei 130 mila politici del nostro paese a beneficio di chi vuole capire la politica conoscendo meglio i propri rappresentanti.

In verità Internet è da sempre una piattaforma abilitante per chi vuole informare, confrontarsi , discutere, decidere insieme, cioè fare politica, nella sua prima e più nobile accezione. All’inizio era Indymedia, una creatura dell’informazione indipendente del secolo scorso creata da una generazione di attivisti dei media intenzionata a fare informazione senza doverla delegare ad altri, attingendo alla propria rete di relazioni e a patto di avere un computer su cui mettere le mani. Nel 1999 era il “popolo di Seattle” a contestare i vertici del WTO via computer, dieci anni dopo è il Popolo Viola a contestare un governo su Internet. I “viola” sono stati il primo movimento politico a organizzare una grande manifestazione di piazza con l’aiuto di Facebook: il No Berlusconi-Day, per chiederne le dimissioni da Presidente del Consiglio.

Ma il ventaglio dei movimenti politici in rete, fatti da persone che decidono di dedicare il proprio tempo e le proprie competenze a una causa collettiva senza chiedere il permesso a nessuno, tanto meno del denaro, è molto variegato. Alcuni di questi usano la satira per diffondere un messaggio politico. Il “Popolo del pomodoro”, nato dall’idea di alcuni giovani monzesi dell’Unione degli Studenti, è un gruppo Facebook che ha scommesso sulla possibilità di trovare su Internet più fan di quanti ne potesse avere il Presdelcon col fine di ridicolizzare i suoi sondaggi di gradimento. Il gruppo è stato protagonista di una singolare iniziativa organizzando un flash mob (una mobilitazione lampo), con annesso lancio di pomodori alla sede romana della Rai per protestare contro l’informazione faziosa dei suoi telegiornali. Altri movimenti radicati nella società svolgono silenziosamente la propria missione, sia essa la difesa dell’ambiente o la cura dei malati e poi si rivolgono alla rete quando diventa necessario. La dimostrazione di questa tendenza si è avuta il 17 aprile alla manifestazione in cui Emergency ha riunito i suoi sostenitori in piazza per chiedere a gran voce la liberazione dei propri operatori ostaggio del governo afghano vincendo la melina del ministro Frattini. In questo caso l’uso della rete è stato determinante per far conoscere l’organizzazione, i motivi della manifestazione e innescare una catena di solidarietà con 300 mila firme di sostegno raccolte su Internet. La ricchezza della rete.