logo_footer
DDL intercettazioni: la libertà è partecipazione, informata.
Arturo Di Corinto
Per RadioArticolo1

Il Ddl intercettazioni è arrivato al capolinea: o passa alla Camera così com’è, con la fiducia, o in assenza di modifiche sostanziali provocherà una crisi di governo. Sappiamo com’è andata. Nel silenzio degli organi d’informazione e di molte associazioni di categoria, un gruppo di cittadini impegnati ha raccontato al mondo di Internet che stava per essere approvata una legge che avrebbe imbavagliato magistratura e stampa. La successiva protesta di centinaia, migliaia di cittadini, è riuscita però a scuotere il resto dell’opinione pubblica dal suo torpore..

Da quel momento editoriali, petizioni e appelli hanno portato all’attenzione degli italiani una semplice verità: con la scusa di tutelare la privacy, Alfano aveva fatto un pastrocchio, capace di vanificare il lavoro degli inquirenti che con le intercettazioni contrastano il crimine e di impedire all’opinione pubblica di conoscere misfatti e ruberie di politici, banchieri e costruttori. Poi è iniziato lo scontro tra le varie anime della maggioranza, divisa tra la fedeltà al capo che vuole la legge ad ogni costo e la difficoltà di giustificarla alla parte liberale del proprio elettorato. L’opposizione, rinfrancata da un movimento di popolo che protestava nelle piazze e nel cyberspazio, ha assunto una posizione netta contro il Ddl, facendone una dignitosa battaglia parlamentare dove però gli emendamenti proposti hanno finito per essere vanificati dalla fiducia posta al Senato per varare la legge. Tutti gli editori – tranne Mondadori -, compresa l’enormità di una legge che gli avrebbe finanche impedito di pubblicare libri d’inchiesta su mafia e corruzione, si sono associati alle proteste ed hanno fatto un loro appello, organizzato reading e incontri. Il Popolo viola ha deciso di scendere in piazza convincendo tutti gli altri a farlo.

Oggi l’opposizione alle legge si è generalizzata, 330 mila persone hanno aderito all’appello su Internet che si oppone alla sua approvazione e Don Albino Bizzotto ha addirittura raccolto e inviato a Repubblica le firme di chi Internet non la sa usare per testimoniare la vastità di questa opposizione alla legge. Dopo i tentennamenti dei finiani e le “aperture” di Bossi, il timore di Berlusconi che Napolitano non firmi e che la Consulta bocci provvedimento, fanno allontanare il voto alla Camera. Ma potrebbe essere semplice melina per togliere corrente all’opposizione e tentare un colpo di mano estivo mentre l’Italia si prepara alle vacanze, le fabbriche chiudono e la nazionale di calcio cerca la vittoria.

Perciò l’Italia onesta scenderà comunque in piazza. E lo farà a ripetizione, fino all’autunno se necessario. A Roma il 1′ luglio si terrà la manifestazione centrale contro il Ddl e nei grandi capoluoghi molte organizzazioni, dalla Cgil all’Anpi, dal Popolo viola alla FNSI, organizzeranno momenti informativi e manifestazioni di protesta contro la riforma delle intercettazioni. Con una consapevolezza: le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza. Con un obiettivo: fare ritirare la legge vergogna. Con un augurio: che questo disastrato paese ritrovi l’unità intorno a poche semplici parole d’ordine: trasparenza, legalità e giustizia.