Microsoft fra pochi giorni chiude le sue chat gratuite in 34 paesi italia compresa. E sulla rete il dibattito e’: cosa c’e’ dietro? Molti sospettano una mossa commerciale. Ma i sostenitori della liberta’ di comunicare sono gia’ al lavoro per inventare nuove “piazze”. Gestite in proprio.

Arturo Di Corinto
D – La repubblica delle donne
11 Ottobre 2003

Fra tre giorni, esattamente il 14 ottobre, in tanti si troveranno orfani della loro chat Microsoft: solo in Italia si ratta di una buona quota del milione e duecentonovantamila persone che secondo le stime hanno chattato almeno una volta. Gia’ a fine settembre, la casa leader mondiale nei programmi informatici, aveva annunciato la chiusura dei servizi gratuiti di discussione online su Msn (il network Microsoft), in 34 paesi fra Europa, Asia e America Latina. Resteranno aperte solo le chat a pagamento – e dunque con utente registrati e controllabili – in Stati Uniti, Canada e Giappone. Motivo: prevenire comportamenti illeciti come la diffusione di virus e di immagini pornopedofile. E ora, cosa accadra’?

Nei fatti poco o nulla, a parte le arrbbiature e le proteste degli aficionados del servizio oscurato. In fondo Internet è grande e le chat libere e gratuite, sono virtualmente infinite, basta spostarsi fuori dalla zona colpita da black out e il gioco continua. Ma la mossa di Microsoft ha invece provocato un vero terremoto di parole sulla rete per le intenzioni che i piu’ critici ci leggono dietro: non tanto bonificare la piazza virtuale dagli indesiderati (“Chiudere le chat per quei motivi e’ come chiudere le scuole perche’ potrebbero attirare gli spacciatori”, scriveva proprio su Msn un utente indignato), bensi’ minare alle fondamenta l’utopia realizzta di uno spazio di scambio libero e aperto a tutti., pera passare alla progressiva commercializzazione di internet.

Per la Electronic Frontier Foundation www.eff.org organizzazione che difende i diritti civili nel cyberspazio, “questa decisione ampliera’ il divario digitale fra chi si puo’ permettere di pagare e chi no”, mentre altri dato voce al timore di una gnerale schedatura degli utenti attraverso l’iscrizione delle chat a pagamento. “E’ una cosa da grande fratello”, tagliava corto Shogun in una chat del portale Indymedia (www.indymedia.org). E altri ancora aggiungevano la scelta di Microsoft all’elenco delle mossse commercialmente aggressive di altre aziende: la richiesta di British Telecom di brevettare l’Hyperlink, il collegamento ipertestuale che consente di slatare da una pagina all’altra di Internet, l’appropriazione dei nomi di dominio (gli indirizzi dei siti web), non ancora utilizzati messa in atto da aziende come Verisign, la richiesta di far pagare brani musicali, videoclip o libri elettronici ogni singola volta che li si utilizza, anche dopo averli scaricati dalla rete.

Al di la’ della polemica su Msn, il vero punto, spiega bene il ricercatore e mediattivista Geert Lovink, che al futuro prossimo della rete ha dedicato il suo ultimo libro, My first recession (V2_Nai Publishers, 2003, Rotterdam). “e’ che dopo la truffaldina gestione di molte imprese della new economy, le cosiddette dot.com, che hanno lasciato sul lastrico tanti piccoli risparmiatori, la fase della dotcom-mania e’ finita. I servizi gratuiti sono stati chiusi o trasformati in servizi a pagamento. Questo succede pero’ dopo aver creato dei bisogni, e dopo che gli utenti hanno sviluppato una sorta di dipendenza da strumenti che permettono di socializzare, divertirsi e informarsi senza pagare”. La contropartita, prosegue Geert, “e’ stata quella di diventare incapaci di autogestire i propri bisogni informativi, con il danno aggiuntivo di aver prodotto una generazione di analfabeti informatici incapace di difendersi da semplici virus che nella maggior parte dei casi e’ sufficiente cancellare insieme alla posta per evitarne gli effetti.”

Per l’utente medio il disappunto di fronte alla chiusura di una chat frequentatissima nasce proprio dalla sottrazione di spazi che sono luoghi di incontro per molte persone, spesso sole. Da quando nel 1988 il finlandese Karkko Oikarinen ha scritto il programma che consente di usarle, Internet Relay Chat (Irc), le piazza virtuali si sono diffuse a macchia d’olio. Le reti di server IRC sono molte, come EfNet, IRCNet, UnderNet eccetra, e ogni provider di servizi Internet ne ha almeno una per i suoi utenti. Le chat rooms, gia’ dal nome evocano un mondo di intimità, e spaziano da argomenti che vanno dalle ricette di cucina alla passione per la bicicletta. Sono diventate così popolari che alcuni operatori come Tin.it hanno adottato dei bot-chatters per animarle 24 ore su 24. Si tratta di programmi informatici che simulano conversazioni virutali per mantenere alto l’interesse dei partecipanti (e secondo i maligni, la bolletta del telefono). I canali Irc sono potenzialmente infiniti e, in teoria ogni utente potrebbe crearne uno, diventarne operatore e decidere chi entra oppure no, in base a un codice articolato ma semplice, dove la funzione di “kick”, calcio, può espellere gli utenti indesiderati. Nel mondo delle chat si è sviluppato quello speciale linguaggio sgrammaticato precursore degli SMS: testi stringati, sparizione della punteggiatura, gergo da iniziati e le famose “faccine”, gli emoticons, abbreviazione di emotion più icons, le “icone emotive” che con pochi segni permettono di indicare un complesso stato d’animo, dalla felicità: J alla tristezza L fino alla rabbia :-. Un must per ogni “chattatore”. E anche se oggi fanno furore le webchat, i canali di discussione sul web, tanto facili da usare che basta cliccare sul link per accedervi e ritrovarsi in una stanza virtuale a parlare del più e del meno, in realta’ esistono molti programmi che per farlo si appoggiano a reti di server chat gratuite e non commerciali.

I programmi per accedere a questi server chat, i “client”, più famosi, sono certamente mIRC per Windows e IRCle per Macintosh, entrambi “shareware”, cioè programmi che se ti piacciono li paghi, altrimenti smetti di usarli dopo un periodo di prova. I quindici anni suonati di questo strumento usato per “chiacchierare”, l’inglese To chat, da cui il nome gergale, hanno aiutato lo sviluppo di molte virtual communities, le comunità virtuali informali che, interagendo nello stesso spazio elettronico, hanno favorito l’interesse di massa per l’Internet odierna.

E adesso? L’era delle chiacchiere gratis sta per fiire, come paventa chi dietro l’uscita di Microsoft dalla “zona franca” intrvede un futuro irregimentato per soli abbonati.
Il privacy advocate Ferry Byte non lo pensa affatto: fa parte di coloro che la decisione di Microsoft ha lasciato indifferenti. Byte e’ il gestore del sito sotto-accusa all’interno del portale di Isole nella Rete (www.ecn.org/sottoaccusa). Spiega: “Non credo proprio che questa decisione influenzerà il panorama delle communities in internet anche se presumo che i canali chat di Microsoft fossero molto frequentati. La Microsoft, così come altre aziende ha sempre utilizzato le novità della rete per i propri scopi, raramente inventando qualcosa di nuovo. Stavolta però non hanno saputo addomesticare il fenomeno delle communities in un’operazione redditizia e tranquilla. Ma, ad ogni modo, non sono certo gli unici a offrire i servizi di chat. Gli utenti buttati fuori da Msn se ne cercheranno altri”. E chiosa “Però fa sorridere la dichiarazione dei concorrenti commerciali che si sono precipitati a occupare gli spai lasciati liberi dal gigante americano dicendo che le loro, di chat, sono sicure e a prova di cattivi soggetti”.
Lycos, altra nota azienda del settore, e’ tra quelli che si propone di “raccogliere il testimone” di Microsoft sotolineando che per evitare esagerazioni in chat ritiene sufficiente far ricorso alla moderazione. “Potenzialmente” dice Michele Casucci “tutti i servizi di comunicazione comportano gli stessi pericoli della chat: e-mail, Instant Messenger, forum, newsgroup. Secondo Lycos eliminarli non è certo una soluzione, piuttosto vanno ricercate modalità intelligenti che consentano di sfruttare al meglio le nuove tecnologie. Il pericolo a cui fa riferimento MSN è rivolto alle sole chat non moderate”.

E infatti la stessa Microsoft offre gia’ un servizio alternativo, il MSN Messenger, per le conversazioni in un ambiente sicuro e protetto. Avranno successo?
Fabio Maruzzi, country manager italiano per Msn oltre a ribadire il probelma della sicurezza, riguardo al messenger spiega: “Pur condividendo con le chat la logica di fondo, cioe’ comunicazione istantanea e diretta, diversa è la sua logica ispiratrice. In questo caso, infatti, i contatti e gli interlocutori devono essere necessariamente persone conosciute nel mondo reale che vengono trasferite nello spazio virtuale. Esattamente l’opposto delle chat”. E dei mille giochi sulla false identita’ che insieme a qualche pericolo ne rappresentano per molti un’attrattiva.
Francesco Potortì dell’Associazione software libero commenta critico: “Immagino che l’azienda cerchi in questo modo di rassicurare genitori ed acquirenti, ma l’unico effetto significativo sarà quello di irritare gli utenti e di indirizzarli verso i concorrenti”.

Mentre Maruzzi, chiarito che Microsoft sa di non poter risolvere i problemi di usi illegali delle cht da sola, insiste: “L’intera azienda Microsoft è impegnata su questo tema come Bill Gates qunao indica l’obiettivo del Trustworthy Computing “l’informatica affidabile e sicura”.
Ma a quella “mission” non crede affatto Berserker, noto nickname di hacker siciliano molto presente sulla rete.
“Il punto” dice Berserker “è che i sistemi Microsoft sono vulnerabili. Microsoft ha fallito nella sua strategia dell’informatica affidabile su cui ha basato le sue mosse commerciali negli ultimi anni. Bisognerebbe pensarci due volte prima di dare fiducia a un’azienda che con il Government Security Program promette di gestire in sicurezza i dati di milioni di cittadini ma poi non riesce a tappare i buchi delle sue chat-room”.

E di nuovo Geert Loovin quello che propone un possibile ripensamento dell’approcio a Internet: “Le strade sono due”, dice. “O accettare che le grandi aziende proprietarie dei cavi e dei server facciano il bello e il cattivo tempo, pagarne i servizi e ricevere quintali di pubblicita’, oppure offrire il proprio tempo e le proprie competenze ai servizi non-profit, magari sostenendone le spese, con sottoscrizioni e donazioni, o attraverso i micropagamenti, visto che oggi la tecnologia ce lo consente.”

BOX
SPAMMING, PEDOFILIA E VIRUS
Per spiegare la chiusura delle chat, i portavoce della Microsoft hanno dichiarato che intendono prevenire lo spamming (posta elettronica non richiesta) e la diffusione di contenuti pornografici e virus distruttivi, Probelmi reali. Almeno un quarto delle e-mail in circolazione, infatti e’ spamming: contiene pubblicita’ non richieste. La raccolta degli indirizzi pero’ non avviene solo attraverso le chat. Negli Usa ad esempio ci sono aziende specializzate nella compravendita di indirizzari email che fatturano milioni di dollari ogni anno www.junkbusters.com
Altro problema è quello dei virus, spediti a decine ogni giorno. Uno dei piu’ recenti era un finto messaggio con il logo e lo stile Microsoft arrivato a tutti gli utilizzatori del servizio di posta di Microsoft Outlook (il programma per l’email, installato insieme al sistema operativo che la casa di Redmond vende con i nuovi computer). Il virus veniva recapitato “in cassetta” con la scusa di fornire informazioni su come riparare il software malfunzionante.
Ugualmente nota e sempre più preoccupante, la piaga del commercio dei contenuti pedopornografici via Internet. E certamente e’ gia’ successo che le chat siano diventate territorio di caccia per i pedofili. Un cittadino britannico e’ stato arrestato nello Iowa (USA) perchè scoperto in albergo con una 14enne conosciuta chattando.
Secondo gli esperti pero’ prendersela con la rete non serve. Dice il dottor Giancarlo Dimaggio, psichiatra, conoscitore di Internet: Chiudere le chat non è una soluzione ma un palliativo. I criminali se dovranno abbandonare quel terreno, ne troveranno altri.
Se le chat non sono il problema ma parte di esso, la loro corretta gestione diventa cruciale. Di questo avviso e’ Michele Casucci di Lycos italia per il quale la “sicurezza” della chat è “direttamente proporzionale all’esperienza dell’azienda produttrice ed alle risorse investite”. Ma allora perche’ un’azienda delle proporzioni di Microsoft cui certo nonmancano esperienza, fatturati e risorse umane, getta la spugna abandonando la chat gratuita?
IL country manager di Msn Italia, Stefano Maruzzi, replica: “siamo perfettamente consapevoli che con la nostra decisione non risolviamo il poroblema in toto, ma non sarebbe stato nemmeno lontanamente possibile raggiungere questo obiettivo da soli: siamo soltano uno dei molti player del settore, certo non l’unico. Si tratta pero’ del primo di una serie di piccoli passi che intendiamo percorrere per fare di Msn un luogo tile e per quanto possibile, sicuro”.