Agcom, scelti i commissari
ecco i nomi, domani il voto

Martusciello e Preto per il PDL, Decina per il PD, Posteraro per il Terzo Polo. La quadratura del cerchio sulle nomine Agcom sembra riuscita. Catricalà ancora in corsa ma è Angelo Cardani ad essere in pole position per la presidenza dell’autorità garante nelle comunicazioni. Le opposizioni e la società civile: “È un pasticcio” di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 5 giugno 2012

Agcom, la casta non molla. Domani si vota alla Camera e al Senato per l’elezione dei commissari dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e si sa già chi vincerà. Mentre c’è ancora qualche incertezza sul nome del presidente, dovrebbe essere Angelo Marcello Cardani, il bocconiano che ha già servito in Europa con Mario Monti al quale spetta la nomina governativa, per i commissari i nomi sono fatti. Antonio Martusciello già commissario Agcom e Antonio Preto, attuale capo di gabinetto di Antonio Tajani, per il PDL, il professore del Politecnico di Torino Maurizio Decina per il PD e Francesco Posteraro, vicesegretario della Camera per l’Udc/Terzo Polo. Si è creata quindi quella geometria variabile che dicevamo, (http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/05/18/news/agcom_presidente-35404997/), anche se i nomi sono diversi da quelli prospettati finora. L’incertezza relativa alla nomina del presidente riguarda invece il protagonismo assunto in queste ore da Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del consiglio che Monti pare vorrebbe sostituire, ma che accetterebbe solo per un incarico di grande influenza, la presidenza Agcom, appunto.

Quello che è certo è che i nomi non sono stati scelti tra le novanta candidature giunte al presidente della Camera Gianfranco Fini e quindi ai gruppi parlamentari. La scelta è rimasta in mano ai partiti che hanno deciso sulla base di criteri opachi e sconosciuti ai più, disattendendo le richieste sollevate da più parti per una revisione del metodo di selezione dei componenti le Autorità cui si era aggiunta la richiesta della pattuglia radicale di modificare il regolamento delle Camere in materia di elezioni dei membri degli organi di garanzia.
Anche le associazioni che avevano chiesto di rendere il meccanismo di selezione trasparente e scevro da conflitti d’interesse, candidando i propri campioni in base a criteri di competenza, indipendenza e trasparenza, sono rimaste deluse. Critiche dalla Open Media Coalition che aveva chiesto di mettere al centro il concetto anglosassone di accountability che informa le analoghe scelte di molte democrazie. Durissimo Roberto Natale della FNSI: “Partiti e istituzioni non hanno capito la domanda di trasparenza che viene dall’opinione pubblica. Avere accettato la presentazione dei curricula e non aver permesso una discussione pubblica rischia di peggiorare ulteriormente il rapporto tra amministratori e amministrati. Le vecchie logiche di scambio politico non possono essere scambiate per pluralismo”.

Finita nel dimenticatoio la richiesta di audizione dei candidati nelle commissioni competenti, VIII e IX di Camera e Senato, che devono esprimere il proprio parere anche per il presidente di nomina governativa. Deluso chi aveva chiesto di rendere pubblici eventuali conflitti d’interesse nei rispettivi settori che l’Agcom è incaricata di vigilare. Solo uno ha già risposto: Maurizio Decina ha dichiarato di essere pronto a lasciare incarichi e vendere azioni nel caso di una sua elezione come membro dell’Autorità. Deluso il web che aveva individuato i propri cavalieri in Quintarelli, un candidato tecnico appoggiato da Antonio Di Pietro e Guido Rossi, Sergio Bellucci, appoggiato dal Partito Pirata e da un folto gruppo di intellettuali, Fulvio Sarzana di S.Ippolito appoggiato dalle associazioni dei provider e dei commercianti.

Anche la corsa alle (auto)candidature non è servita a niente. Protagonismo della società civile snobbato e di quote rosa nemmeno l’ombra. Forse ascoltato l’appello del comitato direttivo di Gender Interuniversitary Observatory (GIO) che aveva inviato ai presidenti di Camera, Senato, Consiglio e Repubblica una lettera per chiedere di aprire le autorità alle competenze femminili di cui è ricca l’Italia. Solo una donna, Licia Califano, è stata indicata, ma alla Autorità per la privacy, dal Partito Democratico.

Molti parlamentari sono furiosi. Beppe Giulietti (Gruppo Misto) ci ha detto: “Era chiaro che molti dei curricula girati in questi giorni non avevano nessuna chance. Ma doveva essere fatto uno sforzo di trasparenza. In queste condizioni domani non votiamo”. Idem per l’Italia dei Valori che abbandonerà l’aula al momento del voto. Mentre alcuni deputati disobbedienti voteranno Giovanni Valentini e Stefano Quintarelli.

Secondo Marco Perduca “è grave che le commissioni competenti non abbiano potuto interagire, pubblicamente, coi candidati al fine di poter eleggere commissari non solo all’altezza del compito ma per conoscere le loro opinioni prima e non dopo del voto.”

Ma delle domande pure gli dovranno essere fatte, affinché i cittadini sappiano se per i futuri commissari le reti e il sistema dei media sono un bene comune oppure oggetto di lottizzazione.

Quando Garret Hardin scrisse The tragedy of the commons descriveva proprio la difficoltà di contemperare gli interessi privati con l’utilità collettiva e immaginava lo Stato garante di tale equilibrio. Molti dubitano che la nuova Agcom, così composta, sarà capace di farlo.