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Agenzia digitale, la partita si complica:
Ragosa sfiduciato dall’opposizione

SEL presenta un’interrogazione al governo per rilanciare l’AGID rimuovendo l’attuale direttore. Un assist a Letta che si era già espresso sulla necessità di portare alla Presidenza del Consiglio il digital champion italiano che ha il compito di concretizzare la strategia euuropea dell’Agenda Digitale di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 6 giugno 2013

NON c’è pace per l’Agenzia dell’Italia Digitale. Stamattina è partito un nuovo siluro (o una punzecchiatura, dipende dalla risposta del governo) contro il suo direttore/commissario Agostino Ragosa. Gennaro Migliore, capogruppo di Sel alla Camera dei Deputati ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Governo in cui, dopo aver ricostruito la genesi dell’Agenzia digitale e averne riassunto i compiti, allude al danno erariale causato dalla colposa inattività e inefficienza del nuovo ente che ha accorpato DigitPA, Agenzia per l’Innovazione e istituto superiore delle comunicazioni. E lo ha fatto in due righe chiedendo “quali siano stati i pregiudizi di natura economico-patrimoniale cagionati al “sistema Paese” da quella che agli interroganti appare l’inefficienza del management dell’Agenzia digitale per l’Italia”.

A sostanziare l’allusione alla inadeguatezza del manager ex Poste Italiane, nell’interrogazione Migliore chiede anche al governo “quali siano stati i criteri di selezione “innovativi” per individuare i candidati che avessero i requisiti necessari a ricoprire l’incarico di direttore generale dell’Agenzia per l’Italia digitale” (dai 240 curricula un’agenzia privata ne ha selezionati circa 25 per colloqui velocissimi), e “se non si ritenga, alla luce di quanto suddescritto, di rimuovere l’organo di gestione dell’Agenzia per l’Italia digitale, ossia il direttore generale, ingegner Agostino Ragosa, dall’incarico che ricopre in base alla normativa prevista in materia”. E di fatto chiede una nuova nomina scrivendo “se il Governo non ritenga opportuno valutare preventivamente e concordemente con lo spirito della legge che istituisce l’Agenzia e dà avvio all’Agenda digitale per l’Italia, le opportune iniziative che rispettino in modo cogente i crismi stabiliti dalle norme in materia.”

L’interrogazione pare retorica quindi sia nella formulazione che nel contenuto. Di mezzo c’è la volontà dell’opposizione di intervenire su una partita che lo stesso Presidente del Consiglio Letta dice di essere cruciale per il futuro del paese e che ha visto schierati i partiti di maggioranza sulla stessa richiesta: l’Agenzia vada sotto il controllo di un unico soggetto, preferibilmente un sottosegretario o un futuro “Ministro per Internet”, che secondo il gossip politico prevalente sarebbe di area montiana.

Tutti pubblicamente sostengono che Ragosa è una brava persona, un ottimo tecnico, ma paradossalmente inadatto al ruolo per questo suo profilo che lo rende completamente diverso dagli altri digital champion europei, quasi tutti provenienti dal mondo dell’istruzione, dell’educazione e delle imprese. La critica che in ambienti governativi viene fatta a Ragosa sarebbe però la sua mancanza di una visione politica del grande tema della digitalizzazione e di come possa far ripartire servizi e consumi digitali ad alto valore aggiunto sviluppando e-skills piuttosto che comprando hardware e accentrando datacenter.

E tuttavia c’è da rimarcare che quella di Ragosa, il digital champion italiano, al netto dei pasticci sullo statuto contra legem e sulla pervicace richiesta di fare contratti di diritto privato a oltre 20 nuovi funzionari per l’agenzia, è da sempre una missione impossibile: accontentare i quattro ministeri da cui dipende e senza soldi in cassa sarebbe un handicap per chiunque. Anche per questo si è chiesto l’intervento della Cassa depositi e prestiti e anche per questo molti non vedrebbero male un recupero della DDI, Dipartimento per la digitalizzazione e l’innovazione della Presidenza del Consiglio, che dei soldi “ce li ha”.

E tutto questo avviene mentre la fetta più grossa che costituisce l’Agenzia, l’ex DigitPA, che sul sito web si presenta come organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sta per traslocare nel palazzo dell’ICE all’Eur di Roma con 100 dipendenti che, grazie alle competenze maturate sui pareri – passati alla Consip -, erano il watchdog dell’adeguatezza dei progetti di ammodernamento della PA. Questioni tutte appena toccate agli stati generali dell’Agenda digitale europea in Italia lo scorso 4 giugno a Roma dove Roberto Viola della Commissione Europea pure aveva enfatizzato il ritardo digitale del paese ma senza indicarne le responsabilità.