dicorinto_grazioliUna notte in difesa della Costituzione
Il popolo viola manifesta a Palazzo Grazioli contro la legge bavaglio
Arturo Di Corinto
Per Repubblica.it del 11 giugno 2010

Il Senato ha approvato la legge di riforma delle intercettazioni. Nonostante la vastissima opposizione che ha ingenerato nel paese, il Governo ha deciso di tirare diritto e l’ha fatta votare dalla sua maggioranza, dopo aver posto la fiducia al maxiemendamento che la riproponeva senza le modifiche di cui tanto si era parlato. Per questo motivo ieri, dopo un primo presidio al Senato durante il voto di fiducia – mentre il PD abbandonava l’aula e i senatori IDV erano già stati espulsi per aver occupato i banchi del governo – reso noto l’esito della votazione, il Popolo viola ha deciso di darsi appuntamento alla sera per “vegliare la prematura scomparsa della democrazia ”.
Così alle 21, davanti al Parlamento si sono radunati i militanti del popolo viola, dell’Italia dei valori e di altre associazioni contrarie alla legge bavaglio. Presenti anche il senatore del PD Vincenzo Vita e quello dell’Idv, Franco Barbato, giornalisti e magistrati. Molti i giovani che, candele in mano, hanno inscenato la veglia funebre per la Costituzione ferita ripetutamente da tutte le leggi ad personam e ad castam volute negli anni da Berlusconi: la legge ex-Cirielli, il lodo Alfano, il legittimo impedimento, fino alla legge bavaglio. Ad un certo punto si sono sdraiati sul selciato davanti all’obelisco di Montecitorio e a turno hanno letto gli articoli della Costituzione nel tentativo di “resuscitarla”. Quando non ci sono riusciti hanno deciso di provarci davanti a quella che sembra diventata la nuova sede del Parlamento, cioè Palazzo Grazioli, la residenza del premier. In circa 200 si sono incamminati per le strade del centro di Roma: Piazza di Pietra, via dei Burrò, via del Seminario, piazza del Collegio Romano, via della Gatta, intonando slogan e canti a difesa della Costituzione. Arrivati sotto Palazzo Grazioli hanno trovato i carabinieri che, palesemente sorpresi e innervositi dal vociare di questi inconsueti difensori della Costituzione hanno subito transennato le adiacenze del palazzo. La piccola folla ha inscenato allora una manifestazione “Legge bavaglio, la mafia ringrazia”, “Meno informazione, più corruzione”, “Intercettateci tutti”, “Fuori la mafia dallo Stato”, “Berlusconi, dimissioni” gli slogan intonati o scritti sugli striscioni. Pur se ordinatamente disposti sul marciapiede antistante Palazzo Grazioli ne è nata un po’ di tensione con le forze dell’ordine che hanno invitato i manifestanti ad andarsene, mentre un carosello di macchine nell’affollata strada della casa del premier solidarizzava con i giovani suonando il clacson e unendosi ai cori di denuncia, ma senza provocare interruzione del traffico, neppure quando uno di loro si è sdraiato in terra con la testa appoggiata sul marciapiede. E’ stato poi il servizio di sicurezza presente sotto casa Berlusconi con i rinforzi appena arrivati, a bloccare per mezz’ora la viabilità consentendo così ai manifestanti di occupare per pochi minuti l’asfalto. E proprio mentre il corteo si stava sciogliendo i funzionari in servizio di polizia si sono avvicinati ai manifestanti intimandogli di farsi identificare, nonostante le proteste di chi invocava l’articolo 17 della Costituzione che garantisce il diritto di riunirsi pacificamente. Ma alla fine, pacifici com’erano, glielo hanno lasciato fare, consegnandogli anche volontariamente i propri documenti, convinti di aver agito legittimamente in difesa della Costituzione.

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