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WikiLeaks sul copyright: gli Usa influenzano le leggi europee
Un intrico di interferenze e pressioni di governo e aziende americane per ottenere regole repressive, andando contro i diritti fondamentali dei cittadini. L’accusa dai cablogrammi dell’organizzazione di Assange
Arturo Di Corinto per Wired.it
del 25 febbraio 2011

Grazie ai cablogrammi pubblicati finora da WikiLeaks emerge un quadro in cui sia il governo americano sia aziende americane da almeno cinque anni a questa parte hanno influenzato i processi legislativi di Spagna, Francia e Unione Europea sulle tematiche del copyright, spesso in contrasto con i diritti fondamentali dei cittadini europei.
E’ difficile pensare che questo atteggiamento non avrebbe avuto ripercussioni sul contesto italiano, come infatti emerge dai colloqui fra l’ex ambasciatore Ronald Spogli ed esponenti del nostrto ministero degli Affari Esteri.
http://racconta.repubblica.it/wikileaks-cablegate/dettaglio.php?id=08ROME1337

Ed era anche impensabile che non ci sarebbero state reazioni a queste iniziative. Non è un caso che quelli di Anonymous, responsabili degli attacchi informatici a difesa di Wikileaks, siano anche gli autori di una serie di denial of services contro l’industria delle major del disco fra settembre e ottobre denominata “Operation payback”.
C’è un legame fra i due fatti. La schiera dei sostenitori del lavoro di Assange vive con insofferenza ogni tentativo di limitare la circolazione di sapere e informazioni, come è considerato un copyright che invece di tutelare gli autori e i fruitori difende solo gli interessi degli editori, e c’è un retroterra comune nell’atteggiamento critico e irriverente verso le istituzioni considerate corrotte e prone ai desideri delle major, di qui gli attacchi a loro e ai siti parlamentari decidendo quali attaccare con un sondaggio: http://modpoll.com/preview/agdwb2xsMmdvcg0LEgRQb2xsGPTc6wYM

Ora un documentato dossier di Scambio Etico ricostruisce la storia di queste influenze e ci aiuta a capire forse, dove Anonymous raccoglie i suoi consensi.

Nel 2006 La Commissione Europea apre il processo di consultazione per la riforma del quadro regolatorio delle comunicazioni, il Pacchetto Telecom, e la Creative Media Business Alliance (CMBA), un’alleanza fra The Walt Disney Company, Time Warner, Sony Corporation, Universal Media Group, IFPI, MPA, Mediaset, ed altri, (http://www.cmba-alliance.eu/members.htm) trasmette alla Commissione un policy paper in cui per la prima volta si auspica che i diritti fondamentali non siano validi in Internet tramite eccezioni ad hoc. Nel documento si chiede la sospensione del diritto alla privacy e si chiede ai fornitori di accesso a Internet di farsi parte attiva nella sorveglianza dei contenuti in transito sulla Rete e nell’imposizione del copyright, ponendoli sotto pressione tramite l’attribuzione di responsabilità per le violazioni commesse in Rete. Nel paper sono presenti in nuce la disconnessione dei clienti da parte degli Isp, l’intercettazione sistematica delle comunicazioni elettroniche senza autorizzazione dei magistrati, la creazione di milizie private del copyright e l’attribuzione di responsabilità ai fornitori di accesso.
http://ec.europa.eu/avpolicy/docs/other_actions/contributions/cmba_col_en.pdf

Nel 2007 Viene ideato negli Stati Uniti l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), un trattato segreto contro l’industria del falso, di cui il pubblico e i parlamenti nazionali verranno a conoscenza solo un anno dopo e solo tramite documenti trapelati che comprende tutte le richieste avanzate dalle major del disco, del cinema, e della tv, alla Commissione Europea.
Nel 2008 Nella fase di Prima lettura del Telecom Package si registrano pressioni per l’inserimento di emendamenti che concernono i contenuti che transitano in Internet. Il Parlamento si mostra sensibile a queste pressioni e il pacchetto comincia ad “inquinarsi”, cioè a mischiare riforma tecnica delle reti di telecomunicazione con il tema del copyright.
Nel frattempo in Francia il Presidente Sarkozy sostiene fortemente la necessità di una nuova legge che possa consentire rapidamente e senza supervisione della magistratura l’espulsione da Internet dei cittadini sospettati di violazioni del copyright.
Intanto al Parlamento Europeo il Pacchetto Telecom continua il suo iter e i parlamentari elaborano l’emendamento 138 alla Direttiva Quadro, che stabilisce, appellandosi ai diritti fondamentali e al diritto comunitario, che l’accesso a Internet può essere negato ad un cittadino solo in seguito alla sentenza di un magistrato, cui si aggiunge l’emendamento 166 alla Direttiva Servizio Universale e che considera l’accesso a Internet uno strumento essenziale per l’esercizio effettivo di alcuni diritti fondamentali. I due emendamenti sono incompatibili con le intenzioni del presidente francese che scrive personalmente al presidente della Commissione Europea Barroso per far ritirare gli emendamenti installati dal Parlamento al Pacchetto Telecom, senza successo. E’ “lo schiaffo a Sarkozy”.

Nel 2009, grazie a ulteriori documenti trapelati, si scopre che “ACTA è finalizzata ad imporre un controllo forzato sui fornitori di accesso Internet da parte dell’industria del copyright, tramite collaborazioni obbligatorie, responsabilità penale in caso di rifiuto, obbligo di intercettazione delle comunicazioni elettroniche senza mandato di un magistrato”. In pratica si vuole trasformare Internet in una grande piattaforma distributiva in cui circolano solo contenuti commerciali certificati e a pagamento e allo stesso tempo in una gigantesca macchina di intercettazione delle comunicazioni.

Nello stesso tempo in Francia viene approvata (dopo una prima bocciatura) la legge Olivennes-
Sarkozy, ma il Consiglio Costituzionale la giudica incostituzionale e tramite un giudizio storico equipara l’accesso a Internet a diritto fondamentale.
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6063.
Il Ministro della Cultura Albanel presenta le dimissioni, accettate. Il governo francese annuncia una nuova legge, la HADOPI-2, che passerà il test di costituzionalità prevedendo il diritto ad un equo processo, il diritto alla difesa con rappresentanza legale, la presunzione di innocenza e la necessità della sentenza di un magistrato prima della disconnessione da Internet.

Come mossa politica per influenzare il Parlamento, durante la Seconda Lettura del Pacchetto Telecom, un gruppo di parlamentari, fra cui Janelly Fourtou (moglie del CEO di Vivendi) presenta il “Rapporto Medina Ortega”, dal nome del parlamentare spagnolo che ne è il relatore. Il rapporto di iniziativa fra le altre cose richiede le disconnessioni obbligatorie da Internet e la messa in stato di illegalità dei motori di ricerca che indicizzano file torrent, come Google, Yahoo, Microsoft Bing e The Pirate Bay.
La campagna d’informazione della Opennet coalition (La Quadrature, FFII, Scambioetico, EDRi) induce Medina Ortega a ritirare il rapporto in cui si trovano passaggi che ritornano periodicamente fin dai tempi del position paper della CMBA, come un filo rosso che lega gli sforzi delle lobby dell’industria e le proposte legislative: ACTA, HADOPI, Digital Economy Bill (UK), la proposta di legge dell’On. Carlucci in Italia, la legislazione Corea del Sud, la legge s92a in Nuova Zelanda (bocciata).

Da inizio 2010 si discute anche il Rapporto Gallo, che riprende gli argomenti di ACTA e viene proposto come risoluzione di iniziativa non vincolante, supportato da due petizioni, una di IFPI e una di Eurocinema. In assenza di qualsiasi valutazione da parte della Commissione, il rapporto viene inoltre sostenuto da uno studio privo di qualsiasi valore scientifico, anzi gravemente difettoso, che tenta di correlare pirateria priva di scopo di lucro e perdita di posti di lavoro nell’Unione Europea, commissionato allo studio Tera da Bascap, una federazione di major fra cui Vivendi Universal, rappresentata da Fourtou, CEO di Vivendi. http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6006
A fronte di questo rapporto, studi scientifici indipendenti mostrano come il file sharing privo di scopo di lucro sia nel peggiore dei casi ininfluente per artisti e mercato, ma in molte occasioni fortemente benefico sia per gli autori sia per il mercato:
http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing_it
In Italia un’equilibrata valutazione sulle conseguenze delle violazioni online prive di scopo di lucro
del copyright è stata effettuata dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni con un’estesa indagine conoscitiva di marzo 2010 http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=3790

Negli Stati Uniti, invece uno studio del Government Accountability Office http://www.gao.gov/new.items/d10423.pdf chiarisce che è impossibile stimare i vasti effetti della pirateria sull’economia e che i numeri fatti finora al proposito sono discutibili.

Il 10 marzo 2010 viene adottata dal Parlamento Europeo a larghissima maggioranza una Risoluzione su ACTA che invita la Commissione a rilasciare al Parlamento tutti i documenti concernenti ACTA, limitare i negoziati alla contraffazione dei beni fisici, a rimanere all’interno del quadro legale dell’Unione e a preservare i diritti fondamentali dei cittadini europei. http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=5584
Dopo varie peripezie in ottobre i negoziati ACTA sono coronati da successo e l’accordo è pronto per essere ratificato. http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6959
Le opposizioni sono molte, perciò il 25 gennaio 2011, Pedro Velasco Martìn, in rappresentanza della Commissione Europea, va all’attacco aprendo il meeting multistakeholder su ACTA a Brussels con una pesante e rivelatoria domanda: “Internet dovrebbe essere il paradiso dell’illegalità o dovrebbe essere trattato alla stessa maniera del mondo fisico?”.
Nel frattempo negli Stati Uniti viene proposta una legge che conferirebbe al procuratore generale
(ex avvocato della RIAA) il potere di cancellare siti web ovunque nel mondo, anche al di fuori della giurisdizione americana, senza un processo preventivo, ma solo in base ad un ordine del procuratore generale stesso, coerentemente al piano iniziato l’anno precedente di controllo di ICANN.
http://www.publicknowledge.org/blog/new-copyright-bill-bears-problems-concerns-s3

In Italia invece, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) con la Delibera 668/2010 del dicembre 2010 pone in consultazione un testo che – a dispetto del decreto Romani – le consentirà di inibire completamente l’accessibilità ai siti posti fuori dal territorio italiano e di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d’autore in modo automatico e a prescindere da qualsiasi requisito di colpevolezza accertato dell’Autorità giudiziaria. In particolare nel testo si prevede di compilare delle liste di proscrizione da passare agli ISP per inibire l’accesso tramite blocco degli IP dei siti, come è stato fatto per The Pirate Bay, anche nel caso contengano solo dei link che indirizzano ai siti in cui le opere o i torrent sono presenti. Ma questa è la medesima strategia che però è stata sconfitta in Spagna dove la proposta di “Ley Sinde”, – fortemente voluta dall’amministrazione americana come dimostrano i cablogrammi diffusi da WikiLeaks e tradotti da El Pais – è stata rigettata dopo che alcune sentenze di tribunale hanno stabilito che i link ed i torrent non sono classificabili come reati. Ma la delibera è straordinariamente simile alla proposta americana “S.3804 – Combating Online Infringement and Counterfeits Act” e quasi contemporanea.

Ha forse ragione David Hammerstein quando dice che “Sembra esserci una certa coincidenza di interessi a favore di diversi gradi di misure digitali repressive da parte di un’ampia coalizione di integralisti della proprietà intellettuale, rabbiosi critici di Wikileaks e un numero di governi autoritari da Grande Fratello come quelli di Egitto o Cina.”?

http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/omb/IPEC/ipec_annual_report_feb2011.pdf

http://www.wikileaks.ch/origin/42_0.html

Gli ultimi su IP e Acta
http://www.wikileaks.ch/cable/2006/12/06ROME3205.html
http://www.wikileaks.ch/cable/2007/02/07ROME290.html
http://www.wikileaks.ch/cable/2008/11/08ROME1337.html

alcuni link:

1. Analisi dettagliata, in puro (glorioso) stile FFII:
http://acta.ffii.org/wordpress/?p=390

2. Analisi piu’ a 360 gradi (direi, piu’ politica):
http://tacd-ip.org/archives/300

3. One-page memo della Quadrature du Net:
http://www.laquadrature.net/en/lqdn-at-the-eu-commissions-ad-hoc-meeting-on-acta
(analisi dettagliata della versione definitiva di
ACTA:
http://www.laquadrature.net/en/acta-updated-analysis-of-the-final-version).

4. Pagine ACTA-related di Scambio Etico:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?cat=272