#ItalyWIFwiredlogoInation, parte la campagna per il wifi obbligatorio

Il nostro paese ha ancora molta strada da fare per diffondere il wifi, ma è giusto imporlo per legge a tutti gli esercizi commerciali? Una proposta di legge ci prova e a suo sostegno è già nata una campagna

Arturo Di Corinto per Wired del 11 novembre 2014

Siete capaci di stare unplugged, sconnessi, mentre aspettate gli amici ritardatari all’ora dell’aperitivo? Quanti di voi sono capaci di spegnere lo smartphone in attesa del cameriere al ristorante? Diventate matti quando il bed&breakfast non ha Internet?

Se non avete mai scelto un locale, un bar, un albergo, sulla base della presenza o dell’assenza del wifi non vi interessa la proposta di legge numero 2528 presentata alla Camera dei Deputati dagli onorevoli Boccadutri, Bossio, Carbone, Migliore, Losacco e altri 100 parlamentari.

Il disegno di legge impone l’obbligatorietà per tutti gli esercizi commerciali più grandi di 100 mq e con almento due dipendenti di offrire la connettività wifi, gratis e senza alcuna registrazione. L’idea è che questa opportunità diventi una leva per invogliare tutti i cittadini a sfruttare meglio le potenzialità di Internet in termini di relazioni umane e professionali, di partecipazione civica e di alleggerimento burocratico nelle adempienze con la Pubblica Amministrazione. Diventando anche un volano per far meglio conoscere l’Italia turistica e della cultura, sopratutto agli stranieri in Italia.

L’attuale governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, sul wifi libero e gratuito ci ha costruito gran parte della sua popolarità come amministratore, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno la fama dello sprecone per avere duplicato in città la rete wifi provinciale ad accesso gratuito, e addirittura nel 2012 l’allora vicesindaco di Firenze Dario Nardella decantava l’utilità di “Più di 300 dehors in centro dotati di hot-spot, per 7000 metri quadrati di superficie in cui sarà possibile connettersi a internet liberamente per le prime due ore”.

Grazie alla campagna di alcuni giornalisti come Alessandro Gilioli dell’Espresso, era da poco passata l’idea che l’accesso al wifi libero non fosse più un pericolo per la sicurezza nazionale e poi, grazie al successivo intervento di esecutivo e Parlamento non sarebbe più stato obbligatorio presentare la carta d’identità prima di collegarsi alla rete come voleva il decreto Pisanu.

Ora la proposta di legge sostenuta da molta parte del mondo dell’innovazione tecnologica potrebbe essere approvata in parlamento se saranno superate alcune obiezioni. La prima: “non si può imporre la libertà per legge”. La seconda: “per i piccoli commercianti è come una nuova tassa”. La terza: “lo stato non deve interferire con le dinamiche del libero mercato”.

Tutte obiezioni giuste se non fosse che le leggi servono proprio a cambiare le condizioni materiali della società anche laddove i vantaggi non sono nè immediati nè visibili; il costo delle apparecchiature tecniche verrebbe in parte sostenuto dallo Stato facendo risparmiare i molti esercenti che già l’affrontano di tasca propria; gli attori del mercato possono trovare nuovi vantaggi e nuovi profitti dall’aumento della platea dei clienti always on.

Sicuramente la proposta può essere migliorata: obbligare il panettiere o il benzinaio a offrire il wifi gratuito può sembrare esagerato, inoltre una modalità di riconoscimento soft per chi si collega è accettabile- ad esempio registrandosi una tantum col proprio numero di cellulare – come consentire una qualche forma di pubblicità a connessione avvenuta per gli operatori che mettono fisicamente a disposizione la propria rete.

#Italywifination, suona bene, ed è l’hashtag della campagna per supportare questa semplice e rivoluzionaria proposta.