Wto: il governo italiano non firmi l’accordo-boomerang

I ministri di decine di Paesi, tra cui gli USA, UE, Brasile, India, Indonesia, Filippine, Sud Africa, Kenya ed Egitto, si incontreranno a Ginevra il 21 luglio per far giungere a conclusione i negoziati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) lanciati a Doha nel 2001. Dopo anni di negoziati, di Conferenze Ministeriali inconcludenti, di fallimenti e ripartenze come a Seattle, Cancun e Hong Kong, questa è l’ultima chance prima delle elezioni statunitensi. I Governi sono in cerca di un accordo a tutti i costi, tenendo volutamente in secondo piani le reali emergenze del pianeta come la crisi alimentare, i prezzi dell’energia, il surriscaldamento del pianeta, la povertà globale e il debito.

Se il Doha Round verrò concluso, i principali beneficiari della liberalizzazione saranno le grandi imprese, ma con pesanti ripercussioni sull’ambiente e sui lavoratori, gli agricoltori, le donne, i consumatori di tutto il pianeta.

Sebbene definito “Round per lo sviluppo”, un accordo sul Doha Round avrebbe come conseguenze reali:

Perdita di posti di lavoro, de-industrializzazione di intere aree, che rimarranno precluse ad un vero sviluppo sociale ed ambientale per i decenni a venire. I Paesi ricchi chiedono ai cosiddetti paesi in via di sviluppo l’apertura di “nuovi accessi al mercato”, che significa abbattimento dei dazi su manufatti e sullo sfruttamento delle risorse naturali.

Lo sviluppo rurale, la sovranità alimentare, la stessa sopravvivenza dei contadini saranno ancora più sotto pressione. Mentre Stati Uniti ed Europa continuano a sovvenzionare i loro esportatori agro-alimentari, mettono milioni di piccoli agricoltori in casa propria e nei Paesi in via di sviluppo a rischio sostenibilità. Una politica scandalosa, soprattutto se sostenuta di fronte a una crisi alimentare globale.

Maggiore privatizzazione e deregolamentazione dei servizi, anche in settori chiave come la finanza e l’energia. La recente instabilità sui mercati mondiali dimostra la necessità di un maggiore intervento e di una supervisione del mercato finanziario globale, non di una maggiore deregolamentazione.

Una maggiore capacità d’intervento della WTO si tradurrebbe in maggiori ostacoli nella lotta ai cambiamenti climatici, perché il profitto verrebbe sempre messo al primo posto rispetto alla nostra salute, come dimostrano i milioni di euro in sanzioni commerciali che ogni anno l’Europa paga agli Stati Uniti per essersi rifiutata di importare carne agli ormoni cancerogena.

I maggiori perdenti saranno i Paesi più poveri e quelli in crisi come il nostro. Le proiezioni economiche nel caso di un eventuale accordo si tradurrebbero, secondo diversi think thank, tra cui la stessa Banca Mondiale, in una progressiva perdita di posti di lavoro, in una riduzione dello spazio politico e nella perdita di entrate tariffarie per i Paesi in via di sviluppo che saranno di gran lunga superiori ai presunti benefici che deriveranno dal Development Round.

Non ci possiamo permettere il rischio di una conclusione del Doha Round. I movimenti sociali e le organizzazioni della società civile di tutto il mondo devono unirsi per opporsi all’agenda delle multinazionali e della Wto.

E’ arrivato il momento, per il nostro Paese, di prendere la leadership del malcontento. L’Italia può e deve prendere la parola, riconoscendo nella crisi che sta vivendo quegli stessi problemi che hanno messo in ginocchio tante economie fragili tra i Paesi in via di sviluppo.

Dobbiamo e possiamo dire no ad una crescita che non sta creando nel nostro Paese né occupazione né opportunità di produzione innovative, sostenibili e di qualità;

Dobbiamo e possiamo dire no ad un agenda negoziale che favorisce i grandi gruppi nella loro fuga verso Paesi che non pongono loro alcuna regola, né di concorrenza né di convivenza su questo Pianeta;

Dobbiamo e possiamo dire no ad un accordo che potrebbe danneggiare irrimediabilmente l’economia reale di questo Paese.

Campagna per la Riforma della Banca Mondiale/Mani Tese, Centro Internazionale Crocevia, l’equosolidale Fair e Fondazione Banca Etica, che da anni monitorano l’andamento dei negoziati promuovendo l’Osservatorio italiano sul commercio internazionale Tradewatch,

-chiamano alla mobilitazione tutte le forze sociali, della società civile e di movimento perché tengano alta l’attenzione su scelte tanto importanti che discretamente saranno negoziate a Ginevra;

– chiedono a tutti di tempestare le email dei ministri italiani direttamente coinvolti nei negoziati Franco Frattini segreteria.frattini@esteri.it, fax 0636912006) , Adolfo Urso ( segreteria@mincomes.it, fax 0659647504) e Luca Zaia (ministro.capo.segreteria@politicheagricole.gov.it, fax* 067446178) con un semplice messaggio: Non firmate l’accordo WTO*

– chiedono a tutti i gruppi, le organizzazioni, i movimenti e i cittadini di aderire e far circolare l’appello alla mobilitazione promosso dalle nostre organizzazioni in coordinamento con la rete internazionale Our World Is Not For Sale, di promuovere iniziative di sensibilizzazione e di protesta, di seguire l’andamento dei negoziati e delle iniziative sui siti di CRBM ( * www.crbm.org* http://www.crbm.org/) e Fair (* www.faircoop.it/fairwatch.htm*) che verranno aggiornati in tempo reale;

– chiedono ai rappresentanti del nostro Governo di levare alta nel CAGRE e a Ginevra la preoccupazione del nostro Paese rispetto agli impatti certi di questi accordi;

– chiedono ai rappresentanti del nostro Governo di sfiduciare pubblicamente il Commissario al Commercio Peter Mandelson e di non firmare alcun accordo che possa danneggiare ancora di più la nostra società come quella dei Paesi più poveri nel mondo.

ARTICOLI:

Riparte da Ginevra il carrozzone della Wto. Europa spaccata, Paesi africani in rivolta. A rischio agricoltura e industria
http://tradewatch.it/osservatorio/articles/art_2151.html

Wto, ultimo atto solo per i paesi che contano
http://tradewatch.it/osservatorio/articles/art_2150.html
Tommaso Rondinella

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