Gli algoritmi della guerra, tra vittime civili e speranze di pace

L’intelligenza artificiale, gli attacchi informatici e la disinformazione alimentano nuove guerre, spesso invisibili, ma non meno letali di quelle che si sviluppano sui campi di battaglia. Arturo Di Corinto, esperto di cybersicurezza ed autore del libro “Guerra profonda” traccia i contorni di un conflitto che coinvolge sempre più direttamente i civili e ridefinisce il concetto stesso di sicurezza

Bianca Tombini – Città del Vaticano per Vatican News

“Prima arrivano gli hacker, poi i missili”. È questa la nuova grammatica dei conflitti descritta da Arturo Di Corinto che spiega come le guerre del XXI secolo non si combattano più soltanto con carri armati, artiglieria e soldati, ma in maniera più subdola attraverso reti informatiche, algoritmi, intelligenza artificiale e campagne di disinformazione. Oggi attacchi satellitari, disinformazione, profilazione e uso dell’intelligenza artificiale sono diventati componenti essenziali delle operazioni militari. La rivoluzione digitale ha infatti cambiato radicalmente scala e intensità delle guerre: “Il campo di battaglia è esteso al cyberspazio, alle infrastrutture della rete e perfino alla vita quotidiana dei cittadini”.

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https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-07/guerra-ai-armi-pace-tecnologia-civili-sovranita-diritti.html

L’uso dell’AI nella guerra alla realtà. Dalle manipolazioni dell’informazione di Sam Altman alla ricostruzione della “guerra profonda” di Arturo di Corinto

di Luca de Biase, CrossRoads, Il Sole 24 Ore del 23 luglio 2026

Guerra profonda

Arturo di Corinto ha scritto “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti” per Luiss University Press 2026. Di Corinto è giornalista esperto di cybersicurezza e attivista per i diritti digitali, consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

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La sovranità tecnologica è uno scudo nell’era dominata dai conflitti ibridi

Il libro della settimana: Guerra profonda, Arturo Di Corinto, Luiss, Pagine 212, Euro 22

di Marco Panara, La Repubblica del 20 luglio 2026

Attacchi satellitari, disinformazione, profilazione, uso dell’IA, le guerre non si fanno più senza il contributo fondamentale delle tecnologie digitali. Le guerre sono sempre state ibride, uomini e armi sul campo insieme a propaganda e disinformazione ma, come nella vita di tutti noi, la tecnologia ha cambiato la scala di tutto questo. E non solo nelle guerre guerreggiate. Lo scontro è diffuso su molti piani, i cyberattacchi colpiscono infrastrutture vitali, reti logistiche, sistemi finanziari. La digitalizzazione, che molti vantaggi porta con sé, è diventata anche un’arma, potente e sfuggente, immateriale, a-territoriale, che viene usata da stati e privati a volte più potenti degli stati stessi.

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https://www.repubblica.it/economia/rubriche/il-libro/2026/07/20/news/la_sovranita_tecnologica_e_uno_scudo_nell_era_dominata_dai_conflitti_ibridi-425476400/

Guerra algoritmica, sovranità digitale e costruzione di immaginario

di Gioacchino Toni, per Carmilla Online del 16 luglio 2026

Arturo Di Corinto, Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, Prefazione di Roberto Baldoini, Luiss University Press, Roma, 2026, pp. 220, € 22,00

Risulta ormai evidente come l’importanza assunta dalle tecnologie digitali nell’esercizio del potere contemporaneo abbia di fatto esteso all’ambito tecnologico la competizione internazionale tradizionalmente riservata ai piani commerciale e militare.

Essendo estremamente difficile pensare che un’entità nazionale possa raggiungere la piena autosufficienza tecnologica – che presupporrebbe la totale autonomia progettuale, la forza per imporre standard globali di funzionamento, il completo controllo delle infrastrutture e dei mercati necessari alla distribuzione e all’utilizzo delle tecnologie, oltre che la disponibilità dei materiali necessari –, ecco dunque presentarsi in tutta la sua rilevanza il problema della sovranità digitale affrontato da Arturo Di Corinto nel volume Guerra profonda (Luiss, 2026).

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Dalla guerra cronicizzata alla guerra profonda

Un libro di Arturo di Corinto ricompone minuziosamente il corpo teorico che oggi guida le relazioni digitali fra stati, e fra questi e le grandi imprese tecnologiche, documentando come stiano mutando profondamente le categorie politiche sia della guerra che della pace proprio per la spinta di tecniche che sono intimamente conflittuali

di Michele Mezza per Huffington Post del 13 luglio

La cronicizzazione della guerra sta diventando un nuovo modo per gestire la pace. Lo sciame sismico che ormai sostituisce le grandi scosse belliche nello stretto di Hormuz ci sta mostrando come nei prossimi anni ci dovremo adattare a convivere con un nuovo fenomeno geopolitico: la pacificazione combattuta. Si tratta di un modo per procrastinare i problemi, lasciando insoluti i nodi politici e permettendo ad entrambe le parti in azione di rivendicare il proprio successo. Iran e Usa stanno inventando il conflitto vinto da tutti. Infatti con la sistematica rottura della tregua, si rinviano i colloqui di pace e si congelani i grandi temi, come ad esempio il nucleare per l’Iran o il cambio di regime per Washington. Michael Milshtein del Moshe Dayan Center di Tel Aviv in un’intervista a Repubblica analizza lo scenario e spiega che “gli attacchi episodici a Hormuz servono a modellare il negoziato, spostando il focus sullo stretto e lasciando in ombra gli aspetti più strategici come appunto il nucleare”.

È una realtà che ha dettagliatamente descritto nel suo ultimo saggio Guerra profonda (Luiss edizioni) Arturo Di Corinto, studioso di cybersecurity in chiave geopolitica che ha alle spalle lunghi anni di documentazione del fenomeno dell’hacktivism, il protagonismo tecnologico del pulviscolo di figure autonome come sono in molti casi gli hacker professionali, che era considerato fino a non molto tempo fa area marginale rispetto alla grande politica globale. Di Corinto, dirigente oggi dell’Agenzia per la Cybersecurity, con il suo lavoro ricompone minuziosamente il corpo teorico che oggi guida le relazioni digitali fra stati, e fra questi e le grandi imprese tecnologiche, documentando come stiano mutando profondamente le categorie politiche sia della guerra che della pace proprio per la spinta di tecniche che sono intimamente conflittuali.

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https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/07/13/news/dalla_guerra_cronicizzata_alla_guerra_profonda-22348348/

AI, la raffica dei giganti: quando gli algoritmi diventano affare di Stato

Di Corinto presenta Guerra Profonda a RadioRai

È partita Open Ai che ha lanciato la nuova famiglia di Gpt, la 5.6, con versioni pensate per la ricerca avanzata e per l’uso quotidiano. Poi Elon Musk ha risposto con Grok 4.5, il suo modello a costi più bassi. Quindi è toccato ad Anthropic che ha rimesso in pista Claude Fable5, il sistema precedentemente bloccato dalla Casa Bianca per motivi di sicurezza, molto efficace nella scrittura di codice. Infine, Meta, che ha aggiornato il suo Muse Spark, per creare immagini e video su Instagram e Facebook. Insomma, una raffica di novità sull’intelligenza artificiale accaduta in appena 48 ore. E a permettere tutti questi rilasci c’è sempre stato lui, l’occhio vigile del governo americano, che concede o stoppa. Perché ormai la competizione tecnologica non si gioca più solo tra aziende. Ma irrompe nel campo della politica, tra regole, sicurezza e interessi nazionali. Ne parliamo nel nuovo episodio di Eta Beta. Ospite al microfono di Massimo Cerofolini: Arturo Di Corinto, giornalista e autore di Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti. Con un’intervista a Sanjay Rodrigues, fondatore di Phenomeal Ai. Regia di Cecilia Mosetti.

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/07/Eta-Beta-del-11072026-0c89967c-0e99-4bb2-a9ed-f2debd5dc4e2.html

Siamo tutti soldati passivi, trascinati in una “guerra profonda”

Arturo di Corinto indaga nel suo ultimo lavoro il cyber spazio come campo ibrido, in cui si intrecciano strategie militari, potere e algoritmi

di Massimiliano Cannata per Il Nordest

https://www.ilnordest.it/societa/arturo-di-corinto-libri-hacker-guerre-algoritmi-cyberspazio-eukwmu6o#google_vignette

Siamo tutti soldati passivi, trascinati in una “guerra profonda”

Arturo di Corinto indaga nel suo ultimo lavoro il cyber spazio come campo ibrido, in cui si intrecciano strategie militari, potere e algoritmi

di Massimiliano Cannata per Il NordEst del 7 luglio 2026

Arturo di Corinto, giornalista, professore di Privacy e Cybersecurity de La Sapienza di Roma e consigliere dell’ACN indaga nel suo ultimo lavoro il cyber spazio come campo ibrido, in cui si intrecciano strategie militari, potere e algoritmi.

Guerra Profonda, il titolo del suo saggio (ed. Luiss) presuppone una declinazione del conflitto in un’ottica nuova. Possiamo spiegare di che si tratta?

Lo studio affronta la complessa dinamica delle minacce alla sovranità digitale che riguarda ormai molti Paesi. Italia ed Europa sono le realtà che ho preso in maggiore considerazione, ma l’orizzonte di analisi comprende un’area geografica molto vasta. Sono gli attacchi informatici la prima minaccia, che si configura nelle sembianze della disinformazione, amplificata sempre più dall’uso illecito e criminale dell’IA. Siamo, per dirla in sintesi, dentro una guerra di dati fatta per ottenere le informazioni che ai soggetti in conflitto consentono di sopravanzare l’avversario.

Per quali ragioni parla di guerra profonda?

Perché il conflitto si incista nei meccanismi di funzionamento dell’apparato cognitivo umano, perché attiva molteplici risorse, perché arruola i civili come soldati passivi, trascinandoli in una guerra dell’informazione e della propaganda. Cosa ancora più grave questa metodologia che non ha nulla a che vedere con la strategia militare tradizionale, simula il comportamento cognitivo umano, con la finalità di manipolarlo, di farlo saltare.

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Hacker, cybergang e propaganda: l’altra guerra tra Israele e Iran

Oltre al conflitto nel mondo fisico, è in corso un altro conflitto, che si svolge nello spazio digitale. E che ha regole e dinamiche molto diverse, come spiega l’autore di “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”

Arturo Di Corinto

24 Giugno 2026Aggiornato alle 17:30

La Stampa

6 minuti di lettura

In questo estratto da Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, Arturo Di Corinto racconta la dimensione invisibile della guerra contemporanea: quella combattuta attraverso reti, dati, piattaforme digitali, propaganda e attacchi informatici. Il volume, pubblicato da Luiss University Press (pp. 220, euro 22), con prefazione di Roberto Baldoni, fondatore e primo direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, analizza il modo in cui cybersicurezza, intelligenza artificiale e disinformazione stanno trasformando i conflitti internazionali.

Il 12 giugno 2025 Israele lancia un attacco aereo verso l’Iran che, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Aiea, sta velocemente giungendo a una piena capacità nucleare. L’operazione, denominata “Rising Lion”, il “Risveglio del leone”, è accompagnata da una serie di attacchi informatici per tutta la prima fase del conflitto: attacchi Ddos, defacciamenti, esfiltrazione di dati sensibili e di informazioni riservate. Si creano due fronti hacktivisti: 94 a favore dell’Iran, 10 a favore di Israele e 15 anti-iraniani, per un totale di 119 gruppi, secondo le stime di CyberKnow (2025), l’azienda australiana specializzata in Osint e cyber threat intelligence.

Anche in occasione di questo conflitto, condotto con armi convenzionali e omicidi mirati che uccidono alti funzionari iraniani, compreso il capo dell’intelligence, il comandante della forza Quds, Saeed Izadi, lo schema si ripete: gli attacchi cinetici prima, e cioè i bombardamenti israeliani su siti sensibili iraniani e i lanci di missili balistici dall’Iran verso Israele, sono accompagnati dagli attacchi cibernetici e dalla disinformazione. Quello che pare un dominio separato, il mondo cyber, anche in questo caso ha una prosecuzione nel mondo fisico.

La propaganda viene subito attivata sui due fronti del conflitto. I media riportano un attacco alla banca iraniana Sepah, ma l’agenzia di stampa statale Irna sosterrà che le transazioni nella Repubblica Islamica non ne hanno sofferto. Poi sarà diffusa la notizia di un attacco informatico al cryptoexchange iraniano Nobitex con l’effetto di sottrargli circa 90 milioni di dollari di cryptovalute. L’exchange dirama una comunicazione in cui informa la clientela che ogni asset sarà rimborsato.

Le autorità della Repubblica Islamica dell’Iran sin dal 13 giugno decidono massicce restrizioni dell’accesso a Internet, il traffico si riduce all’80%. Ai funzionari del regime viene raccomandato di interrompere l’utilizzo di qualsiasi dispositivo connesso, anche di WhatsApp, per evitare di essere geolocalizzati e diventare un target degli israeliani, tecnica usata dagli stessi cybersoldati iraniani per identificare e colpire una base militare israeliana.

Dall’inizio del conflitto si registrano diversi tentativi di interruzione del funzionamento di infrastrutture critiche nei settori energetico e delle telecomunicazioni, con attacchi a centrali elettriche, raffinerie e impianti petrolchimici. I gruppi statuali e degli attivisti cercano infatti di infiltrarsi in dighe, aeroporti e centrali energetiche sfruttando vulnerabilità nei sistemi di controllo industriale (Industrial Control Systems, Ics, e Supervisory Control and Data Acquisition, Scada) per causare blackout o disservizi, intercettare dati e compromettere la sicurezza delle comunicazioni militari e civili.

Gli iraniani, per i quali la cyberwarfare è parte della dottrina militare della soft war, vedono schierate al proprio fianco alcune cybergang. Una di queste è nota come Handala, da sempre impegnata in attacchi ransomware, che stavolta però non appare interessata all’ottenimento di riscatti monetari ma a creare caos e incertezza nel cyberspace israeliano assumendo un profilo hacktivista.

Durante gli attacchi missilistici contro le città di Tel Aviv, Haifa, Be’er Sheva, vengono inoltre condotti attacchi Ddos mirati ai siti web delle stazioni radio israeliane per creare confusione e ostacolare la diffusione degli alert di allarme. In seguito, vengono divulgate notizie di attacchi contro centri di ricerca nucleare e militare, con diffusione di malware per il furto di informazioni. A farne le spese, il centro di ricerca Weizmann, come parte di una campagna di phishing avente come obiettivo istituzioni accademiche e del settore israeliano della difesa, azione motivata dal coinvolgimento delle università israeliane nel sistema militare e di sicurezza del Paese. Ed è infatti proprio il gruppo pro-pal Handala Hack che il 18 giugno 2025 annuncia una fuga di dati di 425 GB dall’azienda israeliana Mor Logistics e l’ottenimento dell’accesso a 4 TB di documenti classificati del Weizmann Institute of Science, colpito da un attacco missilistico iraniano il giorno prima (Daily DarkWeb, 2025).

Nel canale Telegram AptIran i gestori rivendicano gli attacchi contro Israele come ritorsione per i bombardamenti subiti. In aggiunta, il gruppo diffonde una serie di informazioni circa gli attacchi a servizi e infrastrutture iraniane e, in un post significativo, fornisce consigli ai potenziali target iraniani ricordando che, in un “teatro di guerra digitale”, “l’utilizzo di tecnologie non prodotte da vendor affidabili rappresenta un rischio diretto per le infrastrutture critiche del Paese (…) in quanto ogni componente importata o sviluppata da soggetti esterni può diventare uno strumento di intrusione, controllo o sabotaggio da parte del nemico” (Red Hot Cyber, 2025). Il gruppo mette in guardia i connazionali dalla possibile presenza di backdoor nella tecnologia in uso nel Paese, illustrando bene uno dei rischi centrali alla sovranità digitale.

Terminata la “guerra dei dodici giorni” gli attacchi cibernetici e le operazioni di influenza non smettono. L’azienda israeliana Check Point Software individua una campagna di phishing potenziata con l’intelligenza artificiale da parte di attori iraniani, gli Apt35 (Lakshmanan, 2025), che, a partire da metà giugno 2025, ha preso di mira cittadini israeliani utilizzando false e-mail e messaggi WhatsApp personalizzati, redatti con strumenti di intelligenza artificiale, come suggeriscono il layout strutturato e l’assenza di errori grammaticali. Al target della campagna, esperti israeliani di intelligenza artificiale, veniva paradossalmente chiesto supporto per un sistema di rilevamento delle minacce basato sull’AI, proprio per contrastare l’ondata di attacchi informatici che aveva preso di mira il loro Paese, Israele, a partire dal 12 giugno.

Successivamente, alla fine della guerra (quella che in seguito si rivelerà solo la prima campagna militare contro l’Iran), nei primi di agosto 2025, la società Security Scorecard decide di rilasciare pubblicamente un rapporto in cui viene chiarito come hanno operato gli attori filoiraniani delle minacce, noti e meno noti, durante il conflitto dei dodici giorni. Strike, il gruppo di threat intelligence di Security Scorecard, ha analizzato infatti oltre 250mila messaggi provenienti da 178 gruppi attivi, e ha potuto in tal modo rilevare una campagna digitale altamente coordinata che rispecchiava le azioni militari sul campo. L’analisi condotta ha individuato tre principali categorie di attori:

  1. hacktivisti vagamente affiliati che operano senza supervisione diretta ma allineati con le priorità del corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (Irgc);
  2. cluster strutturati allineati all’Irgc che eseguono campagne mirate;
  3. gruppi interamente sponsorizzati dallo Stato come Imperial Kitten (noto anche come Tortoiseshell, Cuboid Sandstorm o Yellow Liderc).

Queste entità, concentrate su settori ad alto valore, tra cui istituzioni finanziarie, agenzie governative e organi di informazione, utilizzano attacchi di Sql injection, Ddos e metodi di esfiltrazione dei dati per la raccolta di informazioni e l’interruzione delle comunicazioni per danneggiare gli avversari. Operazioni che prevedono anche tecniche di ricognizione, analisi delle vulnerabilità per exploit zero-day e distribuzione di script malware personalizzati, il tutto programmato per coincidere con attacchi aerei e incursioni al confine (Security Scorecard, 2025).

In base alle analisi della società SOCRadar (2025), il conflitto Iran-Israele del 2025 ha portato a un’impennata dell’attività informatica, con oltre 600 segnalazioni di attacchi informatici su oltre cento canali Telegram tra il 12 e il 27 giugno 2025. Gli hacker filoiraniani non avrebbero colpito solo Israele, il Paese maggiormente preso di mira con 441 segnalazioni di attacchi, ma anche Stati Uniti (69), India (34) e nazioni mediorientali come Giordania (33) e Arabia Saudita (13).

[…]

A distanza di pochi mesi, nella notte di sabato 28 febbraio 2026, Israele attacca nuovamente l’Iran con una serie di incursioni aeree appoggiate dagli Stati Uniti. Tra sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo, in concomitanza con l’avvio delle operazioni militari convenzionali, denominate “Operation Roaring Lion” (“Ruggito del leone”) da parte israeliana e “Operation Epic Fury” (“Furia epica”) da parte statunitense, si registra una serie di operazioni cyber di notevole portata.

Tra le prime evidenze documentate vi è il crollo quasi totale della connettività Internet in Iran. Secondo Doug Madory, direttore dell’analisi Internet presso la società Kentik, la connettività è precipitata in due distinte finestre temporali: la prima alle 07:06 GMT e la seconda alle 11:47 GMT del 1° marzo. NetBlocks ha a sua volta osservato un forte calo della connettività in coincidenza con l’inizio degli attacchi cinetici.

Inizialmente si ritiene che siano stati gli stessi iraniani a degradare la connettività, ma in seguito report pubblici e analisi specializzate la indicheranno come un’operazione in corso su larga scala che prende di mira le reti digitali iraniane. Secondo questi rapporti, diversi livelli dell’infrastruttura digitale e fisica del Paese sarebbero stati colpiti simultaneamente da diverse tecniche di sabotaggio: dalla manipolazione del Border Gateway Protocol (BGP) e dall’avvelenamento della cache DNS, fino ai sovraccarichi elettrici mirati tramite la manipolazione di sistemi SCADA, uniti agli attacchi cinetici contro gli Internet Exchange Point (IXP). L’effetto cumulativo di queste azioni, secondo diverse fonti, avrebbe ridotto drasticamente la connettività Internet in tutto il Paese, compromettendo gravemente le capacità operative e la risposta militare di Teheran.

Il blackout domestico non impedisce però le operazioni cibernetiche: impianti malware pre-posizionati e infrastrutture di attacco distribuite all’estero possono mantenere la capacità di colpire i bersagli, che includono settori civili e commerciali e la loro supply chain. In omaggio al solito cliché che vuole gli attacchi cinetici accompagnati da attacchi cibernetici, disinformazione e sabotaggio, va segnalato il fatto che subito viene hackerata un’app religiosa scaricata almeno cinque milioni di volte dai credenti sciiti. Si chiama BadeSaba Calendar e, invece di offrire informazioni sugli appuntamenti religiosi, all’improvviso visualizza messaggi di incitazione alla rivolta diretti alla popolazione islamica.

L’operazione militare “Ruggito del leone” scatena comunque una risposta immediata di Teheran, con ondate di missili balistici e droni contro basi statunitensi, infrastrutture regionali e centri urbani nei Paesi del Golfo, inclusi Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain e Kuwait. Nonostante questo dispiegamento di forze, però, come scrive Marco Bacini (2026), la superiorità continua in parte a misurarsi sulla quantità di mezzi dispiegati, ma si misura anche sulla capacità di strutturare conoscenza dai flussi di dati eterogenei raccolti da piattaforme autonome, sensoristica avanzata e reti di intelligence integrate. La velocità informazionale diventa moltiplicatore di potenza strategica e lo Stato che possiede un vantaggio strutturato nell’elaborazione cognitiva di segnali operativi consegue un vantaggio competitivo critico.

L’accecamento dei radar, l’azzeramento della contraerea e l’uccisione mirata del leader Khamenei al primo giorno di guerra, individuato forse tramite l’hacking di telecamere stradali, ci fa capire che missili e droni non sono i soli protagonisti di questa nuova era di conflitti. Come dice Bacini: “La guerra post-umana è in atto, e la sua comprensione teorica e politica è condizione necessaria per formulare politiche di sicurezza e deterrenza efficaci nelle prossime decadi”.

Guerra profonda: recensioni e segnalazioni

Di seguito le segnalazioni del mio nuovo libro, Guerra Profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, pubblicato da Luiss University Press.

AGENDA DIGITALE

La fine dell’Internet globale nell’epoca della guerra algoritmica

ANSA

Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti

https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/altre_proposte/2026/06/15/hacker-bugie-e-larchitettura-segreta-dei-nuovi-conflitti_ce15eeaa-f9b5-4feb-84bc-143cd0bfc7fe.html

BLASTING NEWS

Guerra algoritmica: Di Corinto svela i nuovi fronti del conflitto digitale

https://it.blastingnews.com/cultura-spettacoli/2026/06/guerra-algoritmica-di-corinto-svela-i-nuovi-fronti-del-conflitto-digitale-004050383.html

Insicurezza digitale

Guerra Profonda: perché il nuovo libro di Arturo Di Corinto merita l’attenzione della community cyber

Red Hot Cyber

Guerra algoritmica: così IA, hacker e Big Tech stanno riscrivendo il potere globale

Report Difesa

Editoria: il nuovo libro di Arturo Di Corinto analizza la cybersecurity, la geopolitica e la sfida per la sovranità digitale

Articolo Report Difesa

Agenzia parlamentare, AgenParl

“Guerra profonda”, Arturo Di Corinto presenta a Roma il libro sulle nuove guerre digitali tra hacker, IA e disinformazione

agenparl.eu/2026/05/29/guerra-profonda-arturo-di-corinto-presenta-a-roma-il-libro-sulle-nuove-guerre-digitali-tra-hacker-ia-e-disinformazione/

La Repubblica

Benvenuti nell’era della guerra algoritmica: così la rete è diventata la nuova trincea

https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/05/28/news/guerra_profonda_libro_arturo_di_corinto-425376949/

ADN Kronos

CYBERSICUREZZA: ‘GUERRA PROFONDA’, IN ARRIVO IL NUOVO LIBRO DI ARTURO DI CORINTO

‘Pensiero Libero’ e in libreria dal 5 giugno sarà presentato venerdì a Roma Roma, 27 mag. (Adnkronos) – ”Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”: è il titolo del nuovo libro del giornalista e analista di cybersicurezza Arturo Di Corinto, pubblicato da Luiss University Press all’interno della collana ”Pensiero Libero” con la prefazione di Roberto Baldoni, in libreria dal prossimo 5 giugno. Il volume sarà presentato per la prima volta venerdì 29 maggio a Roma, alle ore 18.30 alla Libreria Mondadori alla Galleria Alberto Sordi, mentre altre presentazioni sono già previste per martedì 9 giugno e mercoledì 10 giugno a Milano.

”In seguito alla progressiva dipendenza da software e algoritmi, con lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale e la corsa agli armamenti digitali, siamo entrati in una nuova era dei conflitti, siamo nell’era della guerra algoritmica. Una guerra che mette a rischio la sovranità digitale e quindi il benessere e l’incolumità stessa dei cittadini. La rete è diventata spazio e strumento di conflitto aperto a cui partecipano anche i civili”, scrive Di Corinto.

Mentre si delineano gli spazi di una guerra ibrida e sfuggente, combattuta non solo sui campi di battaglia tradizionali ma attraverso sabotaggi digitali, attacchi ransomware e offensive cibernetiche, i sistemi di difesa occidentali scricchiolano sotto la pressione di potenze rivali e asimmetrie tecnologiche sempre più profonde: il libro analizza la crescente interdipendenza tra scelte tecnologiche e dinamiche geopolitiche, offrendo una riflessione di strettissima attualità sulle nuove sfide per la sicurezza nazionale e la protezione delle infrastrutture critiche.

”Il libro discute dei rischi per la sovranità digitale portati dall’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale e quando la sovranità digitale è a rischio è come se fosse a rischio il territorio di uno Stato e in pericolo gli stessi cittadini”, afferma all’Adnkronos Di Corinto che, a pochi giorni dalla presentazione della prima enciclica ‘Magnifica Humanitas’ di Papa Leone XIV, osserva che si tratta proprio di molte questioni sollevate dal pontefice che ”ha riflettuto sul tema dell’autonomia della decisione degli agenti Ai, dell’uso illecito dell’Ai per la disinformazione, dell’importanza di adottare un approccio etico agli sviluppi dell’Ai”. ”Le minacce sono tre – conclude Di Corinto – i migliaia di attacchi cibernetici che si verificano ogni giorno; la disinformazione che offusca la distinzione tra verità e finzione; l’uso illecito e criminale dell’Ai”. (Sci/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 27-MAG-26 18:44 NNNN

Guerra profonda, le presentazioni a Milano

Cybersecurity, geopolitica e la sfida per la sovranità digitale

In libreria dal 5 giugno il volume Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, scritto da Arturo Di Corinto e pubblicato da Luiss University Press all’interno della collana “Pensiero Libero”, con la prefazione di Roberto Baldoni.

Le presentazioni a Milano

Martedì 9 giugno 2026, ore 16:30
CLUSIT (Associazione Italiana per la Sicurezza informatica)
Viale L. Bodio 37, 20158 Milano
A seguire, aperitivo.
Intervengono: Arturo Di Corinto (autore), Gabriele Faggioli (Clusit); Oreste Pollicino (Università Bocconi); Ferruccio De Bortoli (Corriere della Sera).
Modera: Alessandro Da Rold (La Verità).

Mercoledì 10 giugno 2026, ore 18:30
Aperitivo ore 18:00 | Milano LUISS Hub
Via Massimo D’Azeglio 3, 20154 Milano
In collaborazione con Luiss School of Government.
Intervengono: Arturo Di Corinto (autore). Mario De Pizzo (Rai).
Modera: Francesco Cherubini (Luiss Guido Carli).

Il comunicato stampa del libro di Arturo Di Corinto

“Viviamo nell’era della sorveglianza totale. I sistemi con cui le grandi oligarchie tecnologiche controllano ogni angolo del mondo esistono già: si chiamano intelligenze artificiali generative, droni, telecamere biometriche. La battaglia per la sovranità digitale è già cominciata e si combatte a colpi di fibra ottica e codice binario.

In seguito alla progressiva dipendenza da software e algoritmi, con lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale e la corsa agli armamenti digitali, siamo entrati in una nuova era dei conflitti, siamo nell’era della guerra algoritmica. Una guerra che mette a rischio la sovranità digitale e quindi il benessere e l’incolumità stessa dei cittadini. La rete è diventata spazio e strumento di conflitto aperto a cui partecipano anche i civili. (Arturo Di Corinto)

Mentre si delineano gli spazi di una guerra ibrida e sfuggente, combattuta non solo sui campi di battaglia tradizionali ma attraverso sabotaggi digitali, attacchi ransomware e offensive cibernetiche, i sistemi di difesa occidentali scricchiolano sotto la pressione di potenze rivali e asimmetrie tecnologiche sempre più profonde.

Il volume analizza la crescente interdipendenza tra scelte tecnologiche e dinamiche geopolitiche, offrendo una riflessione di strettissima attualità sulle nuove sfide per la sicurezza nazionale e la protezione delle infrastrutture critiche.

Siamo di fronte a una vera e propria guerra cognitiva che si consuma attraverso episodi concreti:è l’attacco alla rete satellitare Viasat che ha accecato le difese ucraine ore prima dell’invasione russa; sono i cavi sottomarini sabotati nel Mar Baltico e attraverso cui transita la quasi totalità delle comunicazioni mondiali; è Elon Musk che decide della connettività di un’intera nazione in guerra; sono Peter Thiel e Alexander Karp che vendono agli Stati la capacità di prevedere tutto, sottraendo però loro la sovranità indispensabile per difendersi. La disinformazione di massa non è più appannaggio di regimi lontani, è industrializzata, democratizzata dall’intelligenza artificiale, accessibile a chiunque voglia fare l’hacker, non di un sistema informatico, ma della percezione della realtà.

Di Corinto ci guida attraverso la Russia del RuNet, la Cina del Social Scoring, l’Europa che regolamenta senza produrre tecnologia autonoma. È la genesi della sovranità digitale. Il rischio è però la fine del vecchio ordine globale, delle sue leggi, delle sue istituzioni. In questo conflitto nessuno è civile: siamo tutti bersagli.

Arturo Di Corinto è giornalista e analista di cybersicurezza. Attivista per i diritti digitali, ha scritto di internet, hacker e tecnologia per la Repubblica, il manifesto, Il Sole 24 Ore, e Wired. Psicologo cognitivo, dottore in comunicazione, ricercatore all’Università di Stanford e professore di Privacy e Cybersecurity alla Sapienza di Roma, indaga il cyberspazio come campo ibrido tra difesa, potere, algoritmi e sistemi di manipolazione di massa. Attualmente è consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Ha scritto numerosi saggi, tra cui Hacktivism (2002), I nemici della rete (2010), Cryptomania (2022).

Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti
Arturo Di Corinto
Collana “Pensiero Libero” | Luiss University Press | Pagg. 220 | Prezzo 22 euro
ISBN 9791255963639 | Uscita 5 giugno 2026

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Luiss University Press
https://luissuniversitypress.it/

Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti

Il 29 maggio alle ore 18:30, presso la libreria Mondadori nella Galleria Alberto Sordi di Roma, Arturo Di Corinto presenterà il suo nuovo libro “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”

A dialogare con l’autore saranno Barbara Carfagna e Riccardo Luna, in un incontro dedicato ai temi della cybersicurezza, della guerra cognitiva e delle nuove minacce digitali che stanno ridefinendo gli equilibri geopolitici e sociali contemporanei.

“Guerra profonda” affronta la nuova era dei conflitti algoritmici, dove la sovranità digitale è sotto attacco e nessuno può più considerarsi un semplice civile estraneo ai rischi del cyberspazio. Il volume accompagna il lettore in un viaggio che tocca la sicurezza dei cittadini, la protezione delle infrastrutture critiche e la tenuta delle istituzioni democratiche e dell’ordine globale.

Con la prefazione di Roberto Baldoni, il libro offre una riflessione lucida e attuale sul rapporto tra tecnologia, informazione e potere, mostrando come hacker, disinformazione e sistemi automatizzati siano ormai strumenti centrali nei conflitti del XXI secolo.

Arturo Di Corinto è giornalista, docente di privacy e cybersecurity, analista di cybersicurezza e consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Copertina Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti, 2026