Ad oltre tre anni dall’applicazione della legge Stanca sull’accessibilita’ Web sono pochissimi i siti a norma: malgrado questo rimane alta l’attenzione dei cyber-attivisti italiani in materia .

Ad un recente convegno De Vanna – responsabile Ufficio Accessibilità dei Sistemi Informatici del Cnipa – ha riportato uno studio che dimostra come, su un significativo campione di 507 homepage di siti pubblici, solo il 10 percento utilizza un codice html corretto.

E’ importante sapere che la correttezza formale del codice è solo uno dei 22 requisiti richiesti dalla legge italiana sull’accessibilità Web (nota come legge Stanca) per potersi autocertificare come sito Web accessibile: fra gli altri requisiti – altrettanto rigidi su un piano formale ed altrettanto inutili su un piano pratico – l’applicazione del primo algoritmo W3C sui colori ed il divieto sostanziale di javascript.
Va ribadito che ad una persona disabile non interessa minimamente la validità del codice ma rimane il primo dei requisiti della legge italiana ed il legislatore – ponendelo come primo requisito – sicuramente ha voluto assegnare un’importanza alla validità del codice superiore da quella attribuita dal W3C che la inserisce nella fascia intermedia delle doppie A (ovvero il secondo livello dei tre previsti dalle raccomandazioni del W3Consortium sull’accessibilità Web).

Sul rapporto fra requisiti richiesti dalla legge italiana sull’accessibilità e reali esigenze delle persone disabili si parlerà
durante la hacknite organizzata dal Firenze Linux User Group del 9 gennaio presso il CPA Fi Sud, che, come molti altri gruppi di cyber-attivisti italiani, continua a mantenere alta la tensione sull’argomento malgrado i clamorosi inciampi legislativi nostrani.


blogger di ‘Scacco al Web – Web 2.0 e dintorni’