Articolo21: Assange e i giornalisti trattati come spioni

Giro di vite governativo sul primo emendamento, minaccia verso i whistleblowers, utilizzo di una legge di guerra: tutto per vendicarsi di chi ci ha raccontato la verità sulla guerra sporca in Iraq e Afghanistan

di ARTURO DI CORINTO per Articolo 21 del 26 Maggio 2019

I giornalisti danno fastidio. ‘Certi’ giornalisti, mica tutti. Ma non sapevamo che potessero essere trattati come degli spioni. Eppure è questo che fa l’amministrazione americana decidendo di mettere Julian Assange sotto accusa per il lavoro di inchiesta pubblicato dal sito Wikileaks in cui l’organizzazione no-profit denunciò nel 2010 le atrocità della guerra in Iraq e Afghanistan. Compresa l’uccisione di giornalisti ripresa nel famoso video “Collateral Murder” in cui i piloti di un elicottero da guerra Apache ridono mentre sparano su un piccolo gruppo di civili.

Incriminato negli Stati uniti sulla base dell’Espionage Act del 1917, l’editor in chief del sito pro-trasparenza e anti-corruzione rischia dieci anni di carcere per ognuno dei 17 capi di accusa che gli sono contestati dal DoJ, il Department of Justice americano “per avere cospirato” al fine di ottenere e pubblicare informazioni classificate con la collaborazione attiva dell’ex analista dell’intelligence militare Chelsea Manning.

La loro colpa più grande? “Condividere l’obiettivo comune di sovvertire le restrizioni legali sulle informazioni riservate” e “causare un grave e imminente rischio per delle vite umane” facendolo. La prima accusa potrebbe essere vera, ma i tribunali devono dimostrarlo; la seconda no, come sa chi ha letto la vicenda processuale di Manning nei cui atti giudiziari è scritto a chiare lettere che la commissione che doveva indagare su quel presunto rischio non ne ha trovate le prove. Continua »