Intervista. L’ex abate di San Paolo è prudente nel fare previsioni sul nuovo papa. Ma si augura discontinuità su tre questioni: referendum, beatificazioni e collegialità della Chiesa

[Arturo Di Corinto]

www.AprileOnLine.Info n.248 del 28/04/2005.

Don Franzoni si definisce ”un monaco” e, come tale, aspira a vivere in semplicità la ricerca del rapporto col divino. Per molti è solo una persona che ama la chiesa, che lui vuole evangelica. Entrato in concilio da ”moderato”, ne è uscto con uno ”spirito riformista” e su questa base ha collaborato con Paolo VI nelle questioni ecumeniche. Come abate è stato nelle fabbriche occupate, si è dissociato dalla guerra del Vietnam, ai tempi del referendum sul divorzio si è pronunciato per la libertà di scelta dei cattolici perchè era ”una scelta che riguardava tutti” e non solo i cattolici. Ancora oggi crede che sia sbagliato ”obbligare in coscienza”. Sospeso a divinis e ridotto allo stato laicale è rimasto un monaco, uno che vive con semplicità il vangelo ma sempre all’interno del movimento cristiano di base. Ha anche ripreso a celebrare la messa, su invito della sua gerarchia, senza fare troppo rumore, a San Paolo a Roma. Era e rimane un monaco ”fuori le mura”.

Don Franzoni, come mai l’antagonista di Ratzinger al soglio di Pietro, Carlo Maria Martini, ha suscitato tanta curiosità per gli auguri rivolti a Benedetto XVI nonostante le diversità col nuovo Papa?
Chi lo ha fatto ha dimenticato che fra ”sportivi” è una consutudine. Il perdente si congratula sempre col vincitore.

Ma lui è andato oltre. In un’intervista a Repubblica ha detto che il Papa Ratzinger sarà molto diverso dal cardinale Ratzinger e che ci sorprenderà.
Non sono un profeta e aspetto prima di giudicare. Gli auspici sono sempre utili, anche io mi auguro che questo papa si comporti in modo liberale e liberante, ma vorrei verificare questi auspici alla luce delle scelte future. Su tre questioni almeno.
In primis: come si comporterà il nuovo Papa a proposito del referendum sulla fecondazione assistita? Il cardinal vicario del vescovo di Roma, cioè Camillo Ruini, ha creato perplessità e irritazione nel mondo cattolico per aver chiesto ai fedeli di non andare a votare al referendum affinchè manchi il quorum. E’ una posizione non corretta. I cattolici possono votare in coscienza, magari annullando la scheda. Non votare significa passare con gli scarponi su chi ha votato. L’invito di Ruini somiglia a quello di Craxi sulla scala mobile. Ed è contrario al principio di linearità e trasparenza cristiana. Attendo perciò di vedere la revoca di questo atteggiamento e un invito a esprimere le proprie convinzioni ai fedeli. Su questo punto mi attendo che il Papa eserciti la sua influenza sul vicario.

La seconda?
E’ la questione del ”Santo subito”. L’invocazione della folla e l’augurio di alcuni prelati di beatificare subito Giovanni Paolo II. Ma che vuol dire ”Santo subito”? Vuol dire non tenere presente che nei processi di canonizzazione non bastano i miracoli. Se ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno conosciuto e pregano Wojtyla, anche grazie alla sua attività di predicatore-viaggiatore e all’uso sapiente dei mezzi di comunicazione, sarà facile trovare un gran numero di fedeli pronti a testimoniare una gran quantità di miracoli a lui atribuibili. Ma in questo caso, come in altri casi della vita ci dovrebbe essere ”l’avvocato del diavolo”, colui che fa presenti i limiti dell’operato di una persona, che fa le domande apparentemente scontate e usa il dubbio come metodo d’indagine. Papa Wojtyla con l’aiuto di Ratzinger ha perseguito molti teologi ne ha repressi altri. Quando è sceso a Nassau in maniera imprevista, l’ha fatto per la questione dello IOR che si è intrecciata con la morte di Calvi?. Ugualmente, come vanno interpretati gli incontri Con Duvalier e D’Aubisson (il primo incontrato ad Haiti nell’86, e il cui regime venne riconosciuto esclusivamente dal Vaticano e dagli Usa; il secondo a capo della dittatura a San Salvador, dove si verificarono i massacri del vescovo di El Salvador, monsignor Arnulfo Romero, e di sei padri gesuiti dell’Università centro-americana, avvenuti tra il 1980 e il 1989 ad opera degli squadroni della morte, e rispetto ai quali il Vaticano rimase indifferente, ndr)? Almeno che queste cose si sappiano (ad esempio che in Cile, nell’87, quando la chiesa cilena era alla testa della rivolta popolare contro la dittatura, il pontefice apparve alla finestra del palazzo della Moneda al fianco di Pinochet, per il quale poi si sarebbe anche mosso dopo il suo arresto a Londra nel `98, ndr). Ci sono santi che commettono errori politici. Desidero che su queste cose ci sia trasparenza e dibattito pubblico.
Canonizzare immediatamente, senza trasparenza, senza approfondire la ”Storia” di questo papa, senza spiegare perchè certe cose sono accadute sembra una ”autocanonizzazione” anche per chi gli è stato vicino.

La terza?
Riguarda il sinodo. I sinodi fino ad oggi sono stati esclusivamente consultivi. Le loro raccomandazioni non sono deliberative. E’ stato chiesto che i vescovi potessero deliberare su alcuni temi. Anche dopo il Concilio vaticano II quando si parlò di una gestione collegiale della chiesa, con voci di donne, teologi, prelati, questo non si è verificato. Nelle occasioni del Collegium le opinioni problematiche dei vescovi non sono note. Sono secretate e note solo al papa. Tutto questo è contrario alla collegialià. Mi auguro che su questo ci sia un cambiamento di rotta e aspetto la verifica.

In conclusione?
Auguri, auguri, auguri, al nuovo Papa. Prego per le correzioni di rotta rispetto al passato ma, ripeto, non mi sento di fare profezie.