Privacy. Pronta la banca dati genetica. Ora la decisione passa al Consiglio dei Ministri per l’approvazione

Arturo Di Corinto
aprileonline.info n.245 del 22/04/2005

Il 18 aprile Francesco Pizzetti – professore ordinario di diritto costituzionale a Torino, ex direttore della scuola superiore della Pubblica amministrazione – è stato nominato presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali con decisione unanime.

Insieme a lui si sono insediati al posto del collegio prima presieduto da Stefano Rodotà, i consiglieri Giuseppe Chiaravalloti già presidente della Giunta regionale della Calabria, magistrato, il contestatissimo Mauro Fortunato che ha ricoperto la funzione di difensore civico della Regione Campania e Mauro Paissan già componente dell’ufficio del garante dal 2001. Il 20 aprile invece anche Giovanni Buttarelli è stato riconfermato segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali con una decisione all’unanimità.
Nella sua prima dichiarazione Pizzetti ha elogiato l’attività precedente del Garante e si è detto consapevole dell’eredità impegnativa consegnatagli dal recente collegio, e da un’Autorità che, “guidata per due mandati dal presidente Rodotà ha acquistato autorevolezza e stima in Italia e all’estero” – ed ha sottolineto che – “mantenere l’Autorità allo stesso livello è un impegno molto gravoso”. Parole profetiche.
Infatti lo stesso giorno della nomina del Garante è stato infatti reso noto un documento approvato dal comitato per le biotecnologie e la biosicurezza (Cnbb) per l’Archivio Centrale dei profili del Dna secondo il quale chi sarà condannato per un reato la cui pena sia superiore a tre anni, o arrestato in flagranza di reato, dovrà lasciare un campione della propria saliva in modo che il proprio Dna possa confluire in un archivio che dovrebbe essere gestito da un comitato interforze per almeno 40 anni e distrutto solo in caso di proscioglimento o morte del soggetto.
Il presidente del comitato Leonardo Santi, ha dichiarato per l’occasione di aver dato risposta “ad un invito della corte costituzionale che aveva cancellato un articolo di legge che prevedeva, in maniera non ottimale, la possibilità di togliere anche in modo coatto il Dna. La Corte Costituzionale aveva cancellato questa norma e aveva chiesto una riformulazione più corretta”.
Il fine del prelievo sarebbe solo quello dell’identificazione della persona ma non per altre utilizzazioni e “come le analisi sullo stato di salute” ha chiosato Santi, secondo cui tutti i problemi legati alla privacy sarebbero risolti.
Un punto importante per evitare discriminazioni in campo lavorativo e assicurativo che ad esempio negli Usa viene ad essere regolato dal “Genetic Information Nondiscrimination Act” approvato dal Senato Usa all’unanimità lo scorso 17 febbraio che impedisce l’utilizzazione dei dati genetici nei contratti assicurativi in materia sanitaria e nel rapporto di lavoro. In entrambi i casi esso stabilisce il divieto di utilizzare i dati genetici a fini discriminatori nei confronti, rispettivamente, del richiedente la polizza o del dipendente (o candidato all’impiego).
Invero, anche se per il momento la Banca Dati del Dna resta solo un progetto che il Consiglio dei ministri dovrebbe trasformare in decreto, molte sono le perplessità che hanno accompagnato l’iniziativa.
Intanto per qualcuno viene meno il principio dell’inviolabilità del corpo, che era uno dei punti centrali dell’ultima relazione del Garante Rodotà.
Non solo, per i garantisti, nonostante le rassicurazioni del comitato, sarebbe troppo ampia la gamma delle fattispecie di reato che giustificano il prelievo.
Infatti specificatamente nell’archivio, finiranno i profili genetici di coloro che sono sottoposti a misure di custodia cautelare in carcere, delle persone sottoposte a fermo di indiziato di delitto, dei detenuti o internati “a seguito di sentenza irrevocabile, per un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale, ai sensi dell’articolo 381 del codice di procedura penale o di altre disposizioni di legge, è consentito l’arresto in flagranza”. Reati numerosi, insomma, che comprendono quelli contro il patrimonio dello Stato, la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento della prostituzione minorile. E per questo sarà importante vigilare particolarmente sulla loro conservazione e sul loro corretto utilizzo.