Antitrust. I querelanti ritirano le accuse contro Bill Gates. La Ue ultima difesa dei consumatori

[Arturo Di Corinto]
www.AprileOnLine.Info n.150 del 25/11/2004.

Qualche giorno fa l’Herald Tribune International si chiedeva quanto è difficile per Microsoft difendersi dall’accusa di “comprare” i propri concorrenti per far cadere le accuse che in genere gli rivolgono. Le accuse sono note e potrebbero essere sintetizzate in una sola: l’abuso di posizione dominante che Microsoft persegue in maniera spregiudicata.

E’ anche noto che queste accuse hanno motivato un procedimento, istruito dall’allora commissario antitrust europeo Mario Monti, per “concorrenza sleale” in seguito alle denunce di società (Real Networks)e associazioni di categoria come la Computer and Communications Industry Association (CCIA) di cui fanno parte Yahoo!, Oracle, Red Hat, Nortel Networks, Fujitsu ed altre.
Mentre il provvedimento emanato dalla commissione – pagare 497 milioni di euro di multa e fornire ai concorrenti le “specifiche” per rendere i propri software compatibili con i prodotti di Ms Windows – è stato congelato per correttezza formale dalla Corte di prima istanza, è successo che la CCIA ha ritirato le sue accuse presso le corti Usa e Ue in cambio del pagamento delle spese legali finora sostenute nei procedimenti contro la casa di Redmond. Contraria alla decisione solo la Nokia che della CCIA pure fa parte.
La cosa suona antipatica, se si pensa che la CCIA, le cui ragioni per contestare a livello culturale, commerciale e legale il monopolio di Microsoft sono riassunte nel motto associativo: “open markets, open systems, open networks and full, fair and open competition”, era rimasta ultima parte in causa a opporsi a Microsoft nel procedimento Antitrust presso la corte federale Usa. Risultato: per la Corte Suprema desgli Stati Uniti il caso è chiuso.
Eppure la CCIA aveva fatto fuoco e fiamme quando Microsoft, per motivi simili (cause legali per concorrenza sleale e abuso di posizione dominante), si era accordata per 2 miliardi di dollari con Time Warner, per 750 miliardi con Netscape, e 536 miliardi con Novell, dichiarando che “fintanto che Microsoft impedisce la concorrenza sul mercato, noi continueremo a combattere per una concorrenza aperta e leale”.
A questo punto la Microsoft forse ha vinto la guerra, e nessuno più difenderà i consumatori che insieme ai computer sono obbligati ad acquistare sistemi operativi e programmi firmati da Bill Gates e perciò l’ultima speranza è che il mondo Linux, quello del software libero e dell’open source, possano sul lungo termine contrastare il Goliath americano.
Eppure ci sarebbe un altro potere, un’altra istituzione, che potrebbe intervenire efficacemente a difesa dei consumatori: l’Unione Europea. Lì il caso non è ancora chiuso. Tuttavia, poichè CCIA e Novell si sono ritirate dalla causa, pare che abbiano ritirato anche le “prove” che pure avevano fornito a dimostrazione del comportamento anticoncorrenziale di Microsoft.
Il presidente della Corte europea ha invitato gli opponenti a presentarsi giovedì in una audizione informale per discutere il caso antitrust il cui tema principale rimane la vendita in territorio europeo di una versione di Ms Windows senza il programma Microsoft Media Player. Il presidente della corte, Bo Vestedorf, dovrà decidere quindi se sospendere le richieste già inoltrate dalla Corte per ripristinare la concorrenza nel mercato del software e dei server web in Europa oppure proseguire in un’azione che si annuncia lunga e complessa.
Ma il punto rimane un altro. I ricorrenti alla Ue non solo si sono ritirati, la CCIA ha accolto al suo interno la Microsoft condividendone lo spirito su questioni come la difesa della privacy e i controlli sulle esportazioni, ma conservando punti di vista completamente diversi su open source, standards, copyright e politiche del marchio.
Chissà forse anche loro pensano che se non puoi battere un avversario è meglio fartelo amico.