A Strasburgo l’ostruzionismo di AN e FI non è sufficiente a difendere le tv del capo
http://www.aprileonline.info/index.asp?numero=23
[Arturo Di Corinto]

Oggi a Strasburgo si vota la relazione del Parlamento europeo “sui rischi di violazione nell’Ue, e in particolare in Italia, della libertà di espressione e di informazione”. ..

Il testo, elaborato dalla liberale olandese Johanna Boogerd-Quaak verrà sottoposto al voto nella sua versione originale dietro richiesta del presidente Pat Cox, nonostante l’ostruzionismo dell’eurodestra e dei popolari europei che hanno cercato fino all’ultimo di rimandare la votazione a dopo le elezioni. L’ostruzionismo brandito dalla pattuglia forzista al PE (e da AN) non deve lasciare sorpresi: nella relazione infatti, l’Italia viene accusata di non garantire il pluralismo dell’informazione per colpa del presidente del consiglio. Nel testo elaborato per ironia della sorte, dalla Commissione libertà del PE, si legge: “Il sistema italiano presenta un’anomalia dovuta a una combinazione unica di poteri economico, politico, mediatico, nelle mani di un solo uomo, l’attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi e al fatto che il governo italiano ha direttamente o indirettamente, il controllo di tutti i canali televisivi nazionali”. Poiche’ la relazione, che aveva preso le mosse da una richiesta di Lucio Manisco ha visto un’ampia convergenza da parte di tutti i gruppi parlamentari tranne che del PPE e dell’eurodestra ci si attende che esso porti una sonora bocciatura del tycoon italico riconoscendo senza mezzi termini l’illegittimità del suopolio televisivo e il conflitto d’interessi che il Cavaliere non ha mai voluto risolvere. Berlusconi infatti, giova ricordarlo, controlla il polo televisivo privato in via diretta in quanto proprietario di Mediaset ma controlla anche il polo televisivo pubblico in via indiretta attraverso il Ministero del Tesoro in qualità di presidente del consiglio, ma anche nominando manager e scegliendo direttori, minacciando o allontanando giornalisti e conduttori per interposta persona (vedi il caso Saccà). Però il testo non riguarda solo il controllo della televisione. Il rapporto riconosce pure che il cavaliere controlla la gran parte della raccolta pubblicitaria italiana e che tale situazione introduce una forte distorsione del mercato. Un aspetto quest’ultimo di cui neanche Supermario (il commissario antitrust europeo Mario Monti) ha voluto finora prendere atto. In quest’opera di rimozione collettiva, Monti non e’ da solo, in quanto nè l’Autorità garante per le comunicazioni – quella di Cheli – nè l’Autorita’ per la concorrenza – quella di Tesauro – hanno avviato alcun serio procedimento per sanzionare tale illiceita’, tranne dire che la raccolta pubblicitaria Rai e Mediaset ha sfondato i tetti stabiliti dalla legge. Ma forse questo attendismo ha a che fare con la legge Gasparri che pur trascinandosi da mesi, se approvata in via definitiva, legittimerà la posizione dominante della famiglia Berlusconi nel panorama editoriale italiano. Infatti il premier non controlla solo le televisioni – il mezzo attraverso cui circa 8 milioni di italiani ricevono l’informazione quotidiana – ma controlla anche la casa editrice Mondadori, e quindi, Einaudi, Panorama eccetera. Controlla anche la Medusa cinematografica e annesso circuito di distribuzione, sala, biglietterie, eccetera. Controlla, finanzia e influenza tutta la stampa quotidiana di destra (per capirci quella che va in edicola durante gli scioperi). Capiamo allora perche’ il PE e’ pronto a intervenire a fischiare il fuorigioco all’Italia fondatrice dell’Unione. Con questo voto non pensiamo che smetteranno di regalarci Libero e il Giornale in treno e in aereo e neppure che Vespa e Mimun scompaiano dalla Rai, ma almeno ci sentiremo meno soli nel denunciare questa situazione. E chissà, forse anche il centrosinistra aprirà gli occhi e deciderà di affrontare con decisione il conflitto d’interessi del presidente del consiglio.