«Bush e Berlusconi sono personalità affini: entrambi vogliono il monopolio sull’informazione. Il software libero è invece una battaglia per i diritti di cittadinanza nel cyberspazio e per poter modificare a proprio piacimento i programmi informatici». Intervista a Richard Stallman, fondatore della «Free software foundation» e ispiratore del sistema operativo per computer Gnu-Linux, oggi a Roma per partecipare a un convegno all’Università
ARTURO DI CORINTO

C’è grande attesa per la partecipazione di Richard Stallman al convegno Liberi e Binari organizzato dal Laboratorio della comunicazione del dipartimento di Sociologia e Comunicazione e dalla società Sammondano che si terrà oggi a Roma presso il centro congresso dell’università, in Via Salaria 113 (l’incontro avrà inizio alle 9.30). Grande attesa perché Richard Matthew Stallman è il fondatore del progetto Gnu e della Free Software Foundation, cioé è il leader indiscusso del movimento del software libero e, insieme al finlandese Linus Torvalds, il maggior artefice del sistema operativo per computer rigorosamente no-copyright più famoso al mondo: Gnu/Linux (www.gnu.org). Il tour romano di Stallman, oltre al convegno Liberi e binari, prevede anche un suo intervento al Senato della Reppubblica su invito del senatore dei Verdi Fiorello Cortiana e la sua presenza ad una conferenza dei Verdi sui diritti civili nel cyberspazio. L’intervento di Stallman al Senato arriva dopo uno speech del fondatore della Microsoft Bill Gates, intervento che fu criticato da una parte dei parlamentari italiani che ritengono percorribile un’altra strada per l’informatizzazione della pubblica amministrazione: strada che non prevede l’uso di programmi informatici sottoposti al diritto d’autore. L’intervento del leader del software libero precede inoltre di pochi giorni i risultati della commissione parlamentare voluta dal ministro Lucio Stanca sull’introduzione del «software open source» nella Pubblica amministrazione e prima della ripresa del dibattito parlamentare sul «pluralismo informatico e la proprietà del software usato dallo Stato». Ed è proprio da questo tema che parte l’intervista al Stallman condotta attraverso la posta elettronica, cioè uno degli strumenti che preferisce di più per mantenere «contatti» con quanti hanno a cuore lo svilupppo del free software

Bill Gates è stato invitato a Roma dal presidente del senato Marcello Pera per parlare di globalizzazione e Berlusconi ha chiesto al fondatore della Microsoft lumi su come favorire l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione italiana. Che ne pensi?

Berlusconi e Gates sono spiriti affini: entrambi cercano di arricchirsi controllando la distribuzione dell’informazione. Credono di farlo in maniera diversa e di non competere l’uno contro l’altro, ma si sbagliano. Quelli che non usano software libero sono dominati dai proprietari del software, perciò l’Italia sarà più debole nel lungo termine se usa il sistema operativo Windows sviluppato dalla Microsoft.

È per questo motivo che sei considerato la nemesi di Bill Gates?

È sbagliato concentrarsi troppo sul singolo produttore di software. Nessuna particolare azienda è infatti il «Grande Satana». Noi stiamo cercando di risolvere un problema che è assai più grande di Microsoft: il problema del software non libero.

Il parlamento italiano ha avviato una discussione sull’introduzione del software open source nella Pubblica amministrazione – senza una chiara menzione al Free Software – e il Ministro Italiano dell’Innovazione, Lucio Stanza, ex amministratore delegato di IBM Italia, ha istituito una commmissione di studio su questo tema. Secondo te è un bene adottare il software libero nella Pubblica amministrazione italiana?

Col software libero gli utenti controllano ciò che fanno col computer. Le agenzie governative possono beneficiare della stessa libertà esattamente come i singoli utenti. Ma c’è un’altra importante ragione per cui i governi dovrebbero adottare il software libero. Governare un paese nella giusta direzione è il compito primario dei governi e ogni agenzia di governo dovrebbe considerare questo fatto.

La Nato, l’Inghilterra, la Russia e la Cina hanno deciso di aderire al «Microsoft Government Security Programme». Che ne pensi?

Questi governi cominciano a riconoscere l’importanza della libertà del software ma Microsoft gli sta solo offrendo un pezzetto della libertà che il free software garantisce. In base a quanto stabilisce il Microsoft Government Security, i governi possono solo leggere il codice sorgente dei programmi informatici e non possono usarlo liberamente. Spero che essi capiscano che è insufficiente. La licenza Microsoft per il codice è basata sul non nondisclosure agreement, cioè sulla promessa di non condividere con nessun altro ciò che impari da quel software. È un accordo non etico che una persona onesta dovrebbe rigettare da un punto di vista morale. Col software libero invece sei libero di condividere e scambiare la tua conoscenza. In ogni caso Micorosoft si offre di mostrare il codice sorgente solo a pochi governi e poche aziende selezionate. Perciò questa strategia non ha alcun effetto su me e te.

Cos’è il free software?

Free (libero) software significa che tu come utente sei libero. Hai la libertà di usare il programma che vuoi; la libertà di studiare il codice sorgente dei programmi informatici, di cambiarlo e adattarlo ai tuoi desideri; hai inoltre la libertà di redistribuirne copie ad altri, la libertà di pubblicarne una versione nuova o modificata. Se non sei un programmatore e non sai come farti le cose da solo puoi pagare qualcuno che lo faccia per te.

Il free software consente agli utilizzatori la libertà di formare una comunità. Se non sai programmare ma cucini, dovresti trovare queste libertà familiari. Le libertà che penso debbano appartenere alla produzione e all’uso del software libero sono le stesse libertà che hanno i cuochi nell’usare una ricetta. Immagina se il governo cercasse di impedirti di cambiare ricetta o dicesse che se scambi e condividi le ricette sei un «pirata». Come minimo ti offenderesti.

Venti anni fa, come programmatore di computer, è esattamente ciò che ho visto succedere: il software proprietario (non free) cominciava a sostituire il free software. A me e agli altri utenti veniva sottratta una libertà. Pensando al futuro mi dissi che avrei rifiutato di vivere in quel modo. Ma qual’era l’alternativa? Dovevamo crearne una. Dovevamo creare un nuovo continente nel cyberspace, un posto dove vivere in libertà. E questo è esattamente ciò che abbiamo fatto.

Qual è la differenza fra il software «open source» e il «free software»?

Il movimento del software libero è una campagna per la libertà. Vogliamo essere liberi di controllare i nostri computer e liberi di aiutarci l’un l’altro. Insistiamo sul fatto che il software dovrebbe essere libero e se non c’è il software libero per fare una certa cosa, lo scriviamo. Il nostro idealismo e la nostra determinazione sono il motivo per cui oggi esiste GNU/Linux. Negli anni 90 molti adottarono GNU/Linux per i suoi vantaggi pratici senza apprezzare il suo valore di libertà. Nel 1998 alcuni lanciarono il «movimento dell’ open source». Un movimento simile al nostro ma la cui filosofia è molto diversa dalla nostra. Quelli dell’«open source» non affrontano il problema da un punto di vista etico; non dicono mai che gli utilizzatori hanno il diritto morale di ridistribuire e modificare il software. Parlano solo dei vantaggi pratici. Quando il movimeno dell’open source convince la gente a sviluppare programmi liberi contribuisce alla crescita della comunità. Li apprezziamo e non li critichiamo. Tuttavia si tratta di idee che non forniscono un fondamento sufficientemente forte per la nostra comunità. Per difendere la libertà bisogna prima imparare ad apprezzarla.

Allora ti consideri un hacker?

Ero un hacker ante litteram nel 1960, ma ho appreso questo termine solo quando cominciai a lavorare al Massachusetts institute of technology (Mit) nel 1971. Un hacker è uno che fa le cose con uno spirito di gioiosa bravura. Quello che spesso facciamo è programmare. Ma non solo. Ad esempio Guillaume de Machaut, famoso compositore, ha scritto un’aria musicale chiamata Ma Fin Est Mon Commencement, che è una sorta di palindromo ma anche un pezzo di ottima musica. Era un ottimo hack! Il sistema operativo Gnu/Linux è anch’esso un ottimo hack! Quanto sia buono un hack lo giudichi da solo.

Cosa è Gnu/Linux e perchè è sbagliato chiamarlo Linux?

Nel 1984 cominciammo a sviluppare un sistema operativo libero di nome GNU. Nel 1991 il sistema era quasi completo, gli mancava solo il kernel (una delle parti più importanti dei programmi per computer). All’epoca Linus Torvalds, studente finlandese, scrisse il kernel e nel 1992 lo distribuì sotto la GNU General Public License. Era software libero. GNU e Linux insieme formano un sistema operativo completo e totalmente libero. Linux è una parte importante del sitema nel suo insieme ma il contributo maggiore (lo GNU) era precedente al suo sviluppo. Perciò non diamo molto credito a quelli che usano la parola Linux per indicare l’intero sistema operativo di cui Linux è una parte. Chiamandolo GNU/Linux invece si rende giustizia a entrambi. Non ti sembra più giusto?

Chi è invece Saint IGNUcius?

Saint IGNUcius, della Chiesa di Emacs, è il modo in cui ironizzo su me stesso e sulla mia immagine di guru (Emacs è il mio editore di testi, che per molti èdiventato un modo di vivere, quasi una religione). La sua aureola è un vecchio hard disk dei tempi in cui erano grandi come lavatrici. St IGNUcius si appella ai fedeli per esorcizzare dai computer diabolici sistemi operativi proprietari e sostituirli con sistemi operativi che siano liberi. Saint IGNUcius è un hack. A giudicare dalle risate della gente quando lo introduco è un hack piuttosto ben riuscito.

Nei tuoi interventi, sostieni che il free software più affidabile di quello non free. Perché?

L’esperienza ci dimostra che i sistemi GNU/Linux sono altamente affidabili, molto di più di Windows. Sui motivi di ciò possiamo solo speculare, Alcuni sostengono che dipende dalle migliaia di di programmatori che cercano e risolvono i bachi (gli errori, n.d.r.) di funzionamento del software. Ma anche perchè i programmatori mettono molta cura nello scrivere un codice sorgente chiaro e pulito quando si aspettano che il loro lavoro sarà letto da altre migliaia di persone. Ma questa cosa non è per me la più importante. Io uso software libero per essere libero e sceglierei di usare software libero anche se fosse meno affidabile di quello che è in effetti.

Molti computers, soprattuto i server Internet, usano «free software». Invece i computer a casa per la maggior parte usano software non libero (soprattutto Microsoft). Pensi che il free software cambierà il mercato domestico?

Il business del «Free software» ha un mercato ma il movimento del software libero è un movimento sociale, non un business. Noi pensiamo in termini di cittadinanza, non in termini di mercato. Quando abbiamo cominciato a sviluppare il sistema GNU volevamo qualcosa di simile allo Unix (altro sistema operativo), e nel 90′ abbiamo avuto quello che volevamo: Gnu/Linux. Potente come lo Unix e difficile da imparare come Unix. Non aveva l’interfaccia grafica che molti vogliono. Questo è il motivo per cui GNU/Linux si è diffuso per i server, perchè solo i più tecnici lo usavano. Adesso abbiamo interfacce utente a icone e applicativi grafici per l’ufficio. Non sono in grado di predire il futuro ma queste nuove opportunità danno a GNU/Linux la possibilità di diventare assai popolare nell’home computing.

Il free software può essere venduto, ma molti sostengono che non riesce a garantire il reddito necessario per vivere dignitosamente. Qual è la tua opinione?
Ci sono centinaia di persone, forse migliaia, che vivono sviluppando software libero e adattandolo alle esigenze dei loro clienti. La libertà che è incorporata nel software libero ti dà la possibilità di assumere qualcuno in grado di modificare il programma in base alle tue necessità. Non sappiamo se passando al free software si crea o meno occupazione, di certo non la diminuisce. Il free software si oppone a un modello commerciale che forza l’utente a pagare l’uso del programma. Il free software favorisce infatti un modello commerciale basato sull’adattamento e l’estensione del software a più clienti. In definitiva potrebbe favorire l’occupazione molto di più del software non libero. Ma non lo si può sapere prima di farlo. Quello che è evidente è che il software non libero favorisce le compagnie multinazionali e arricchisce poche persone mentre il software libero incoraggia l’industria locale del software e favorisce gli investimenti sul territorio.

Dopo gli attentati dell’11 settembre molti paesi adottano misure restrittive delle libertà in rete e le cose potrebbero peggiorare a causa del conflitto iracheno. Nel tuo sito personale (www.stallman.org) sostieni che patriottismo significa difendere le libertà civili….

Gli attacchi dell’11 settembre sono la scusa più comoda per molti governi, incluso il regime di Bush, per attaccare la libertà della loro stessa gente. Il governo americano si arroga il potere di imprigionare arbitrariamente chiunque senza un processo, qualcosa che non può succedere in un paese libero. Il terrorismo rappresenta un pericolo reale, ma il pericolo è maggiore quando è il nostro stesso governo ad attaccare la nostra libertà. Osamabin Laden può volere distruggere gli Stati Uniti, ma non può riuscirci. Bush invece può veramente distruggere gli Stati Uniti come terrra di libertà. Per questo io cerco di richiamare l’attenzione degli americani sul pericolo che Bush rappresenta. Se ami il tuo paese, aiutalo a rimanere libero.