Da domani, a Bologna, il festival internazionale di net-culture
ARTURO DI CORINTO – BOLOGNA
23 Maggio 2001

Anche gli artisti digitali e i guastatori mediatici hanno un volto e ce lo mostreranno a Bologna da domani a sabato a digital_is_not_analog.01, incontro internazionale di net-culture organizzato presso il Salara Media Lab di via Don Minzoni a Bologna. http://www.d-i-n-a.org

Gli ospiti di questo appuntamento sulla net-art e l’attivismo digitale provengono da tutto il mondo e portano nomi famosi – Negativland e RtMark – difficili da pronunciare – Netochka Nezvanova – oppure siglati come i progetti che sviluppano in rete: Surveillance Camera Players Nullpointer, Retroyou e altri.
I temi saranno quelli delle comunità on line che in questi anni hanno portato una critica radicale al copyright – praticando il plagiarismo come forma artistica – che considerano la produzione di software libero come paradigma della cooperazione in rete e la disobbedienza civile elettronica come strategia di resistenza nella difesa dei diritti vecchi e nuovi. Ma l’incontro prevede anche presentazioni di opere di net-art e progetti di software artistico, momenti di discussione, performance musicali e installazioni.
Fra gli artisti presenti, ad esempio, ci sono Alex Galloway – direttore tecnico di Rhizome.org, una piattaforma online per l’arte e i nuovi media -, Amy Alexander – critico d’arte e ideatore di plagiarist.org -, Alexei Shulgin – musicista e sciamano moscovita impegnato a esplorare i confini e le contaminazioni tra il mondo dei segni e quello dei corpi, autore con Natalie Bookchin del primo manifesto sulla Net.art. www.easylife.org/netart.
Ma se questi artisti dimostrano con le loro opere come sia possibile fare produzione culturale in rete, scardinando il concetto di autore e criticando l’arte come istituzione, i saggi di Florian Cramer, insegnante universitario berlinese, attivista per il free software del Berlin Linux User Group e le ricerche di Jaromil www.dyne.org, artista e programmatore italiano residente in Austria, animatore di Radio Cybernet, mostrano come il concetto di attivismo digitale abbia molteplici sfumature e significati. Jaromil in particolare, ha sviluppato il software Muse, un motore per l’encoding e il mixing di diversi streaming audio e ha contribuito allo sviluppo di un software video che verrà rilasciato pubblicamente sotto licenza Gpl – General Public License – per la prima volta proprio durante Digital_is_not_analog.01.
Una delle presenze di maggior rilievo sarà di sicuro quella di RTMark http://www.rtmark.com. Rtmark è un gruppo che si serve del sabotaggio mediatico per creare scoop sensazionali sulla stampa e sui media, e denunciare gli abusi delle corporation verso i consumatori e l’ambiente. Ma lo fa in una maniera del tutto peculiare, raccogliendo le donazioni dei suoi sostenitori in mutual funds che poi vengono usati per rimborsare i grafici, i giornalisti e i pr per la realizzazione di campagne di contestazione e boicottaggio in base alle indicazioni degli investitori.
Diventato noto nei giorni della protesta di Seattle – quando hanno plagiato il sito del Wto www.gatt.org -, RTMark ha recentemente pubblicato sul web il clone del sito del presidente statunitense George W. Bush in cui denuncano la dipendenza della politica americana dalle lobby multinazionali.
Gli Epidemic, italiani (http://ready-made.net/epidemic) sono invece i curatori della mostra “virii, virus, viren, virii – o la bellezza del codice sorgente”, che verrà illustrata da Franco Bifo Berardi. Per questi outsiders che sembrano usciti da un romanzo cyberpunk di Neal Stephenson, il virus, inteso come organismo autoreplicante è la cifra prima del linguaggio della rete che si esprime attraverso la contaminazione e l’ibridazione e che, trovato il vettore giusto, arriva a occupare ogni angolo di quel particolare spazio-tempo che è Internet, trasformandone forma e percezione. Insomma è il concetto base della memetica – www.memetics.org – riferito al linguaggio macchina la cui scrittura gli Epidemic considerano un atto estetico. Rivoluzionario.
Ci sarà anche Ricardo Dominguez, l’apostolo dello zapatismo digitale – http://www.thing.net/~rdom – che illustrera’ gli strumenti digitali usati nella recente contestazione al Free Trade Area of the Americas, e i risultati che si possono ottenere quando tanti internauti “giocano” alla contestazione sulla rete. Uno degli ultimi software messi a disposizione attraverso il suo sito permette infatti di intasare i siti web dell’avversario semplicemente disegnando su di una tavolozza bianca dentro una pagina web dove a ogni movimento del cursore corrisponde la chiamata di un web-server che, come è noto, tende a collassare in seguito a chiamate reiterate e massive.
Insieme al Critical Art Ensemble, Ricardo è stato fra i primi a teorizzare la disobbedienza civile elettronica, una forma di azione diretta e non violenta sulla rete telematica, che ha come obiettivo quello di intralciare e bloccare i flussi dell’informazione e del capitale finanziario. Azione che si concretizza occupando “entrate, uscite, vie e altri spazi chiave della rete” per fare pressione sulle istituzioni implicate in azioni immorali o criminali. Come il massacro degli abitanti del Chiapas. Come il surriscaldamento del pianeta. Come le politiche economiche del Wto.
L’idea portante di questa filosofia è che poiché il potere diventa nomadico e globale, non essendo più legato né a un luogo fisico, né a un solo centro di controllo, le manifestazioni di piazza, i picchetti, le petizioni e i boicottaggi, da soli non sono più sufficienti a contrastare le prevaricazioni di governi e corporations.
Poiché è sempre più importante globalizzare la contestazione bisogna quindi adottare tecniche di guerriglia comunicativa su Internet (net-war) – petizioni elettroniche, sit-in virtuali, creazione di siti web a prova di censura, deturnamento del messaggio politico e pubblicitario – sincronizzandole con le proteste di piazza e dare l’occasione anche a chi non può essere fisicamente presente alle proteste di fare sentire la propia opposizione.
Sicuramente digital_is_not_analog.01, è un’intrigante miscela di quanti e diversi sono i modi in cui è possibile unire arte, estetica e impegno sociale nei territori del digitale sottratti al modello televisivo a cui molti vorrebbero piegare Internet e il web.
Così la scrittura artigianale del software, la web-art, la creazione di virus e le campagne di sabotaggio telematico sono tutti esempi di quell’arte di fare network che intende la rete come risorsa, strumento, luogo d’incontro, e sembrano dirci che non è affatto scontato che il web sia vissuto passivamente solo come piattaforma attraverso cui assorbire modelli e stili di vita consumistici e disciplinati, ma come il luogo stesso dove esplorare le intersezioni fra produzione artistica, tecnologia, critica teorica e attivismo politico.