ENKIDU
Il Manifesto 18 Giugno 2000

Una breve visita al Forte Prenestino oggi confermerebbe che la scena telematica italiana che lì si è data convegno in occasione del terzo Hackmeeting italiano (www.hackmeeting.org), si è fatta più matura e che è finalmente pronta a “uscire allo scoperto e gridare forte in faccia a tutti che c’è un’alternativa alla società del codice penale e del codice a barre”. E pure a quello di Microsoft.

E’ infatti “la rottura dei codici”, quelli del potere, propria della pratica hacker, che rappresenta la cifra di quello che qualcuno, in maniera forse azzardata, definisce un “nuovo movimento”, ponendo la familiarità con le macchine informatiche di questa generazione di agitatori in relazione alle “insurrezioni” di Seattle, di Washington e di Bologna contro gli autoritari decisori globali dell’Omc, del Fmi e dell’Ocse (http://italy.indymedia.org). Non è accidentale però che quelle manifestazioni, anziché essere rivolte contro la globalizzazione tout court, reclamavano la riappropriazione della facoltà di ciascuno di decidere e di vivere come vuole, opponendosi alla brevettazione commerciale del vivente, contro la società della sorveglianza che vuole tutti controllati e subalterni alle logiche del profitto. La rivolta è stata diretta ancora una volta contro i microcodici del potere. Ma un movimento politico è qualcosa di riconoscibile, fluido ma stabile, e la sua stessa espressione cozza con il carattere acefalo, imprevedibile e rizomatico della galassia hacker.
Questa galassia non è un movimento, quanto semmai un network di movimenti. Un network fatto di ramificazioni e nodi che, attraverso Internet, agisce per diffusione dell’attivazione, come tanti neuroni di un gigantesco microrganismo che non conosce barriere né confini. Né quelli degli stati, né quelli del software. Un network pronto a insorgere quando uno dei suoi nodi è posto sotto attacco, come nel caso degli spagnoli del Nodo50 (www.nodo50.org), censurati per la loro campagna contro la tortura nell’occidente democratico. Un network capace di attivarsi quando è la libertà di comunicare a essere posta sotto sequestro. E’ probabilmente vero che molte delle agitazioni degli ultimi mesi sono state preparate in rete secondo lo spirito del social hacking, e seppure dalla rete supportate con cortei telematici e proteste via e-mail, quella di movimento è una definizione che agli hackers non piace, soprattutto quando uno degli appuntamenti della tre giorni è dedicato a discutere di come la comunità agisce e si rappresenta al mondo. Forse è meglio parlare di una comunità che incarna dei tratti riconoscibili, parla lo stesso linguaggio, si riconosce negli stessi principi, quelli propri dell’etica hacker: libera circolazione dei saperi, valorizzazione dell’intelligenza collettiva, cooperazione spinta, negazione di ogni gerarchia.
Sbaglierebbe chi insista a vedere nella elaborazione teorica di questa comunità un orizzonte dichiaratamente politico e semplicemente anti-istituzionale e antigovernativo. Gli hackers, i crackers, i lamers riuniti al Forte Prenestino (www.forteprenestino.net) parlano anche di hijacking, sniffing, exploit, smurf attacks, denial of service, mailbombing. Praticati anche per gioco, per sfida, per esercizio. I virtuosi del software e i guerriglieri della libera informazione sono figli della stessa madre e, stabilito che la comunicazione non è solo questione tecnica e l’informazione non è solo affare dei giornalisti, affilano le armi, pacifiche, della contestazione. Ma con un progetto ben presente: liberare l’informazione dalle grinfie di chi specula sull’appropriazione della conoscenza. Come? Attraverso la costruzione di strumenti, tecnici e concettuali. Rendendo gli strumenti del comunicare accessibili a tutti, attraverso il dibattito e l’autoformazione, cablando un centro sociale, scrivendo codici e software ad uso libero e gratuito. Qualcun altro invece sceglierà Linux nella sua azienda, parteciperà al progetto Gnu (www.gnu.org), farà la web-televisione autogestita (http://candida.kyuzz.org) e il proprio “telegiornale” (www.tmcrew.org). Non c’è sempre bisogno di rivendicare un obiettivo. Certi cambiamenti avvengono per osmosi. Basta respirare la stessa aria.