FREESOFTWARE
ARTURO DI CORINTO,
IL MANIFESTO del 30 Agosto 2002

Etica hacker Dal freeware allo shareware, la libera
diffusione di software si trasforma in battaglia politica contro ogni
forma di proprietà

La scrittura cooperativa e il libero scambio di programmi rappresentano,
negli anni ’60 e ’70, una pratica corrente fra gli hacker ai quali la
grande industria lascia ancora mano libera. Si afferma proprio allora
quell’attitudine alla cooperazione e alla condivisione che sta alla base
della realizzazione dei software odierni. E che Bill Gates non è
riuscito a spezzare

Per tutti gli anni 60′ e `70 la scrittura cooperativa del software e il
libero scambio di programmi rappresentano una pratica corrente fra gli
hacker dentro e fuori i laboratori di ricerca universitaria. Si tratta
perlopiù di programmi musicali e di videogames, ma anche dei primi
protocolli per la comunicazione a distanza. Software artigianale che
grazie alla circolazione libera può essere continuamente migliorato dai
programmatori che ci lavorano con passione e spesso senza essere
remunerati. Da questa attitudine alla cooperazione nasceranno quasi
tutti i software di base dell’odierna Internet. E ciò accade in parte
per lo scarso interesse dell’industria del tempo verso il software,
«accessorio» di hardware costosissimo, perché essendo i computer
«macchine programmabili» sono gli stessi utilizzatori che «scrivono» le
istruzioni per farle funzionare; inoltre, essendo limitato il numero dei
calcolatori richiesti dal mercato non sembra essere un business
conveniente. L’avvento di Internet (Arpanet), l’utilizzo dei computer
nella ricerca scientifica, e la diffusione dei primi personal computer
cambiano radicalmente questo scenario.

In quegli anni infatti vengono sviluppate allo Xerox Parc le prime
interfacce grafiche a icone e il mouse che consentono la manipolazione a
video dell’output del computer, mentre la miniaturizzazione delle
componenti del pc e l’utilizzazione dei transistor nei chip (realizzati
dalla AT&T), consentono di ridurre l’ingombro della ferraglia
(l’hardware) e di aumentare la capacitò di calcolo del computer. Se il
computer comincia a diffondersi sempre più velocemente è necessario
sempre più software per consentire a tutti di operare sui calcolatori
senza avere una conoscenza da programmatori.

E’ a questo punto che cominciano a delinearsi i diversi approcci al
software che svilupperanno i rispettivi filoni del software commerciale
e di quello libero.

Nel 1975, mentre Bill Gates, insieme a Paul Allen, scrive il Basic per
il microcomputer «Mits Altair», e nella «lettera agli hobbisti» si
scaglia contro la copia non autorizzata di esso, un altro membro
dell’Homebrew Computer Club, Steve Wozniack, realizza il primo personal
computer, l’«Apple I» e ne distribuisce gratuitamente gli schemi di
progettazione e l’interprete Basic, coerentemente con la filosofia di
condivisione del software, affinché chiunque potesse usarlo, testarlo e
distribuirlo migliorato secondo l’etica hacker.

Così pure, mentre Gates chiede 500 dollari per ogni copia del suo Basic,
altri hacker in aperta polemica con quella scelta scrivono differenti
versioni del Tiny Basic per l’Altair e per i processori Motorola e lo
regalano o lo distribuiscono per pochi dollari nelle riunioni
dell’Hombrew Computer Club o attraverso riviste di settore. Nel 1980
Gates scrive l’Ms Dos per i nuovi pc Ibm, adattandolo da un altro
sistema operativo, il Q-Dos – Quick and Dirty Operating System –
comprato per pochi spiccioli da Tim Patterson della Seattle Computer
Products. L’intuito commerciale di Gates e la posizione dominante di IBM
nel mercato dei calcolatori hanno avviato una nuova era. L’epoca del
software gratuito sembra finita.

Però mentre alcune aziende cominciano a commercializzare software
proprietario, cresce la pratica della libera diffusione del software: il
freeware, software distribuito gratuitamente dal creatore e non
vendibile da terzi; lo shareware, ceduto dietro un piccolo compenso e
coperto da copyright; il software public domain diffuso senza copyright
utilizzabile da chiunque.

E’ perciò un avvenimento particolare che influenzerà tutto lo sviluppo
successivo del free software, cioè l’intenzione dell’AT&T di «chiudere»
e commercializzare lo Unix, che nel frattempo era diventato il sistema
operativo più diffuso fra le comunità di programmatori per le sue
caratteristiche di modularità e flessibilità.

E’ in concomitanza con quell’annuncio che l’hacker del Mit, Richard
Stallman, ritenendo che questo fatto avrebbe definitivamente corrotto il
senso di appartenenza della comunità hacker, annuncia l’intenzione di
creare un sistema operativo non proprietario compatibile con lo Unix
chiamato GNU. E’ il 1983.

Non era il solo a pensarla così – nel frattempo si lavorava ad altri
sistemi Unix-like non soggetti a copyright commerciale, come lo Unix BSD
(la Berkeley Software Distribution), realizzato da Bill Joy nel 1977 –
ma l’obiettivo dichiarato da Stallman nell’annuncio prima e nel
manifesto dopo è di «rendere ancora una volta possibile la cooperazione
rimuovendo gli ostacoli ad essa imposti dai detentori del software
proprietario».

Questa dichiarazione era il primo passo verso la creazione delle prime
comunità di condivisione del free software, fatto di buon codice e
libero da vincoli proprietari.

Stallman e i suoi compagni della Free Software Foundation (creata nel
1985 per promuovere il free software), avevano deciso di cominciare dal
sistema operativo perché è il software che fa funzionare tutti gli altri
programmi, e di renderlo compatibile con Unix per invogliare gli utenti
a passare da Unix a GNU. Tuttavia, anche dopo l’integrazione del kernel
Linux nell’ambito del progetto GNU e sotto licenza GPL, la FSF
continuerà a produrre software di varia natura.

Una volta integrato il kernel Linux nel sistema GNU, il sistema diventa
sempre più richiesto e alcune aziende come la «Red Hat Software»
cominciano a venderlo all’interno di pacchetti software completi di
documentazione e informazioni di supporto.

Gnu/Linux entra nelle case sotto varie «distribuzioni», pacchetti
software dai nomi curiosi: Slackware, Debian, Red Hat, Mandrake, Suse e
altre.

Tuttavia non sono state queste aziende a trovare il modo di farsi pagare
il lavoro di sviluppo di software libero perché era stato lo stesso
Stallman che dopo il successo della diffusione del suo editor di testi
Gnu/Emacs, essendo senza lavoro cominciò a distribuire per posta il
software a chi glielo chiedesse per un prezzo di 150 dollari.

Stallman aveva creato la prima impresa di distribuzione di software
libero, anticipando le compagnie che oggi distribuiscono interi sistemi
GNU basati su Linux. Ancora oggi la fondazione da lui creata, la FSF,
pur accettando donazioni, ricava gran parte delle sue entrate dalle
vendite di copie di software libero e servizi correlati. Oggi vende
Cd-Rom di codice sorgente e di programmi compilati, manuali stampati con
libertà di ridistribuzione e modifica, e distribuzioni personalizzate in
base a specifiche richieste. Con il software libero si può guadagnare.

(2/continua)