Una licenza di libertà
«Software open source». L’altra filosofia della Rete
A. D. C.
IL MANIFESTO del 29 Agosto 2002

Con il termine software libero si intende una vasta gamma di prodotti
software con cui è possibile fare le stesse cose ma che vengono
realizzati nell’ambito di due distinte filosofie, quella – per
intenderci – del free software e quella del software open source. Due
filosofie distinete, certo, ma accomunate dalle medesima matrice
culturale.

Ciò che le differenzia il software, sostanzialmente, è la licenza d’uso.

Il free software è correttamente definito come il software distribuito
con la licenza GPL – General Public License – elaborata dalla Free
Software Foundation nell’ambito del progetto GNU.

Quello che la licenza prevede è innanzitutto la libertà di eseguire il
programma per qualunque scopo, senza vincoli rispetto al suo utilizzo;
in secondo luogo, la libertà di studiare il funzionamento del programma
ed, eventualmente, di adattarlo alle proprie esigenze; quindi, la
libertà di redistribuire copie del programma ed, infine, la libertà di
migliorare il programma stesso e di distribuirne i miglioramenti.

Tutte cose che con il software commerciale coperto da copyright non è
possibile in alcun modo realizzare. (www.fsf.org)

Ma molte altre licenze open source identificano il software come libero,
seppure con accenti diversi da quelli della FSF. La stessa definizione
di software open source – una volta che sia stata mondata dai
riferimenti ideologici del progetto GNU – è quasi sovrapponibile alla
definizione di free software.

Essa fu elaborata nel 1988, da Bruce Perens, Eric Raymond e altre
personalità nel campo del software libero per metterne in luce i
numerosi vantaggi pratici, come l’adattabilità, l’affidabilità, la
sicurezza, la conformità agli standard.

Il tutto allo scopo di meglio promuoverlo nel mondo degli affari che
guardava con sospetto ai principi di libertà associati all’idea del free
software. (www.opensource.org).