Agcom, spunta il bocconiano
le strategie per i 4 consiglieri

In uno scenario parlamentare confuso ecco un nome per guidare l’Agcom. Angelo Marcello Cardani sarebbe l’uomo a cui Monti darebbe la presidenza per garantire l’efficacia e l’autorevolezza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. I partiti si azzuffano e Berlusconi chiede garanzie. Ma la società civile vuole dire la sua di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 18 maggio 2012

Presidenza Agcom, il nome c’é. Si tratterebbe di Angelo Marcello Cardani. Professore associato di Economia politica, già membro del Gabinetto del Commissario europeo Mario Monti, all’epoca responsabile per il mercato interno, servizi finanziari e tassazione, e poi capo di Gabinetto aggiunto con lo stesso per le politiche della concorrenza. Cardani è un bocconiano – come molti nell’attuale governo – ha una caratura internazionale e importanti esperienze di management con le Nazioni Unite. Scrive per il quotidiano di informazione economica e finanziaria LaVoce.info.

Quindi il suo nome è già un programma. La prossima Agcom infatti dovrà occuparsi di questione spinose relative al mercato e alla concorrenza e Monti non vuol correre rischi. Secondo alcune indiscrezioni l’avrebbe chiarito a Berlusconi nel faccia a faccia di due giorni fa, con l’ex premier televisivo che di rimando avrebbe lasciato a intendere che a questo punto gli spettano due commissari in Agcom, quello riservato al PDL e pure quello riservato alla Lega per la quale avrebbe già barattato uno scambio in Rai. Due commissari per non trovarsi sotto quando l’Agcom dovrà affrontare i temi del Sic, del mercato pubblicitario, della gara per le frequenze televisive e, forse, anche per la liberalizzazione del servizio postale. Con un consigliere nominato dall’UDC, si parla di Gianluca Volontè e non più di De Laurentiis, comodo in Rai, i due commissari potrebbero convergere su tutta una serie di questioni e avere la maggioranza anche con un presidente eventualmente contro, o tutt’al più fare guerriglia in casa Agcom. Il Pd rimarrebbe col cerino in mano di fronte a una maggioranza politica a geometria variabile che potrebbe anche diventare espressione di una futura maggioranza parlamentare e governativa alle prossime elezioni.

Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi. L’accellerazione impressa dalla calendarizzazione del primo voto di nomina di due commissari alla Camera, prevista per mercoledì prossimo è osteggiata da 70 parlamentari non peones, che vogliono rimandarlo. Tra questi Giulietti e Brugger (Misto), Melandri, Parisi, Tocci (PD), Moffa (Popolo e Territorio), Della Vedova, Flavia Perina (FLI), Lanzillotta (API)

”Chiediamo al Presidente della Camera che attivi tutti gli strumenti procedurali, eventualmente anche sulla base di un parere della Giunta per il Regolamento, affinché le nomine nell’Autorità per le telecomunicazioni che la Camera si appresta ad effettuare la prossima settimana rispondano a criteri di trasparenza e di professionalita’. A tal fine, è necessario che prima del voto in Aula, nelle Commissioni parlamentari competenti, si presentino le candidature e che queste possano essere valutate e discusse.”

In questo modo i parlamentari vanno incontro alle richieste della società civile che non l’iniziativa Vogliamo Trasparenza chiedono di rendere noti i curricula e i criteri di selezione che gli stessi partiti hanno usato per nominare i propri candidati.
E non è detto che siano nomi vicini ai partiti. La candidatura di Stefano Quintarelli fatta via web è ancora in piedi, mentre un altro gruppo di associazioni candida Sergio Bellucci, ex di Rifondazione Comunista, già sindacalista a Mediaset e grande esperto di televisione e di reti, siede attualmente nel cda di Laitspa, società in house per l’informatica della Regione Lazio.
Il tempo ci sarebbe. Infatti sia il consiglio Agcom che quello dell’Autorità garante per i dati personali (Privacy), sono in regiome di prorogatio. E infatti i deputati lo ribadiscono a chiare lettere: “Ove necessario, l’elezione dei componenti di competenza della Camera potrà essere rinviata di un congruo termine anche in considerazione della proroga dell’attuale Collegio disposta per due mesi. Sarebbe in ogni caso inaccettabile una procedura in cui i deputati fossero chiamati a votare nomi scelti, al di là delle qualita’ professionali delle singole persone, secondo logiche spartitorie ed opache”.
Gli animatori dell’iniziativa, l’infaticabilie Beppe Giulietti e Linda Lanzillotta, via Twitter hanno dichiarato che in assenza della necessaria trasparenza non parteciperanno alle votazioni. E la Lanzillotta, raggiunta da noi al telefono ha aggiunto: “Bisognerebbe modificare i criteri di nomina della autorità affichè i cttadini possano scegliere in base a caratteristiche professionali e deontologiche. In ogni caso non possiamo più accettare di votare un candidato segnalatoci via sms durante le votazioni”.
Intanto la società civile che paventa enormi rischi da un colpo di mano sulle nomine, ha deciso di incontrarsi per discuterne in un dibattito pubblico alla Federaziona nazionale della stampa di Roma lunedì 21 maggio alle 16. A convocare la riunione, oltre il sindacato unitario dei giornalisi anche l’ARCI e Articolo 21.