la-repubblica-it-logoSpiegel: “Is comunica su internet grazie alle compagnie europee”

Un’inchiesta del magazine tedesco ipotizza il coinvolgimento di Eutelsat, Avanti e Ses nella vendita di tecnologie di comunicazione con cui lo stato islamico realizza la propria propaganda

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 08 Dicembre 2015

PER FERMARE la guerra in Medioriente basterebbe impedire il commercio e la fornitura di armi al Daesh e ai ribelli siriani? Forse. Ma allora anche per impedire la propaganda dell’Is basterebbe tagliarli fuori dalla comunicazione globale. O no? Più d’uno di noi si è fatto queste domande ma una è quella giusta: come fa l’IS a propagandare la sua azione in una regione dove la gran parte delle infrastrutture di comunicazioni sono state distrutte?

Secondo lo Spiegel online ci riescono attraverso le tecnologie satellitari. Facili da nascondere, facili da installare, facili da controllare. l’Is però non sembra in grado di produrle, perciò deve comprarle. Secondo il settimanale tedesco le comprano da compagnie europee, e per questo in base ai documenti in loro possesso ipotizzano che le stesse compagnie potrebbero immediatamente mettere fine alla presenza dell’Is su internet senza troppi sforzi.

Spiega lo Spiegel: se vuoi andare online in Siria o Iraq, la tecnologia per farlo va comprata nella provincia turca di Hatay e in particolare nei bazaar di Antakya. Lì sono installate migliaia di parabole satellitari con tanto di modem che al posto delle connessioni via cavo offrono un accesso a internet veloce fino a 6 mega in upload e a 22 in download. I costi arrivano a $500 per l’equipaggiamento e altrettanti per pagare sei mesi di servizio agli Internet service providers. Il punto è che questa tecnologia è usata sia da semplici cittadini che vivono in aree rurali che dalle organizzazioni terroristiche per la loro propaganda e forse anche per l’organizzazione di campagne militari e di attentati.

Ad Antakya, il mercato delle tecnologie satellitari è assai fiorente e i due maggiori fornitori sul campo avrebbero 2.500 utenti ciascuno in Siria guadagnando $100,000 al mese pur non sapendo, dicono, chi sono gli acquirenti. Eppure in luoghi come Raqqa o Deir­al­Zor, sotto il controllo dell’Is, bisogna essere autorizzati per averle e solo i tecnici dell’Is possono installare le parabole, mentre sono i singoli leader (emiri) che decidono chi può avere un accesso a Internet, ad esempio i cambia valute, gli internet cafè o tramite il wi­fi quartiere. Insomma senza questa tecnologia i centri media e le case private degli affiliati all’IS non potrebbero comunicare col mondo.

Da dove vengono le parabole. Le parabole secondo Speigel transitano per il porto di Rotterdam per l’acquisto anche dei clienti parigini, londinesi o lussemburghesi. Tra le aziende coinvolte nella vendita di queste tecnologie e nella fornitura di connettività ci sono gli operatori satellitari europei come Eutelsat (Francia), Avanti Communications (UK) e la lussemburghese SES con prodotti popolari come Hughes di Avanti e
Tooway di Eutelsat. A rivenderle ai privati ci pensano poi i distributori e altre compagnie come la Sat Internet Services tedesca. Fanno affari sopratutto fuori dall’Europa. Il motivo è ovvio, in Europa la connettività passa in gran parte via cavo. Mentre in Medio Oriente l’etere, sopratutto nelle zone rurali, è un mezzo privilegiato per la comunicazioni dati.

In Turchia per accedere a Internet con la parabola bisogna registrarsi con l’Autorità Turca per le Telecomunicazioni BTK. Le registrazioni aumentano di giorno in giorno come le vendite della tedesca Sat Internet Services che ha esportate nella regione 6.000 parabole: più del numero di accessi registrati. Dove vanno a finire le altre? Secondo Spiegel queste tecnologie finiscono in Siria dove a causa della guerra e dei bombardamenti non c’è una vera alternativa per connettersi a Internet A corrobare questa tesi i testimoni oculari dello Spiegel hanno dichiarato di aver visto ad Antakya uomini con barbe lunghe, ciabatte e pacchi di soldi ordinare decine di parabole alla volta insieme a dispositivi di comunicazione radio a corto raggio. Le aziende interpellate da Spiegel però negano di avere alcuna conoscenza su chi siano gli acquirenti finali e di non sapere che uso possa esserne fatto.

Ma qualcosa non torna. Quando si installa una parabola e si configura l’accesso asaellitare a Internet gli acquirenti devono fornire le proprie coordinate GPS pena l’impossibilità di usare la strumentazione. Inoltre i documenti della rivista tedesca mostrano con chiarezza che le parabole sono tate installate nelle aree sotto il controllo degli islamisti ad Aleppo, Raqqa, al­Bab, Deir al­Zor, perfino in Iraq, nella città di Mosul occupata dalle milizie del Daesh.

Perché non li fermiamo allora? Secondo il magazine, intanto potrebbe essere che le compagnie che mettono in orbita i satelliti che rimbalzano i segnali delle parabole badino più al business che ad altro. Metterne in orbita uno che dura solo 15 anni costa fino a 400 milioni di dollari. Bisogna rientrare degli investimenti. Certo questi satelliti servono per fare arrivare i canali televisivi ovunque, ma visto che non nessuno vuole aiutare i terroristi sembra fin troppo facile “spegnerli” e tagliarli la comunicazione. Oppure intercettarla. Forse già succede. E forse queste informazioni già sono a disposizione dei servizi segreti di altri paesi come l’Italia, visto che le stazioni di terra che alimentano la comunicazione via cavo si trovano anche nel nostro paese. Inoltre Eutelsat è in parte proprietà del Governo francese che attraverso la Cassa depositi e prestiti nazionale (Bank Caisse des Dépôts) detiene il 26% delle sue azioni. Un bell’imbarazzo per Francoise Hollande.

Se neanche gli Anonymous sono riusciti a fermare una volta per tutte la propaganda terroristica forse ci possono riuscire i governi, d’accordo con fornitori di tecnologia e operatori di connettività.