Anonymous ha spiegato perché ha deciso di colpire l’Italia partendo dalle Università

È il primo di una serie di azioni promesse dal gruppo italiano. In attesa di ciò che faranno entro il 5 novembre. Li abbiamo intervistati

di ARTURO DI CORINTO per AGI 01 novembre 2018,07:31

Annunciando l’operazione Black Week, “settimana nera”, Anonymous Italia ha dichiarato in un video su Youtube di volere festeggiare l’anniversario della Congiura delle Polveri di Guy Fawkes  che gli anglosassoni festeggiano il 5 novembre, divulgando una serie di informazioni sottratte a enti e istituzioni per denunciarne l’incapacità. Utilizzando quasi per intero un testo proveniente dalla fiction di V per Vendetta, graphic novel di Alan Moore resa celebre dall’omonimo film, hanno chiesto il coinvolgimento dei cittadini per la loro battaglia contro il potere.

Un obiettivo che nelle loro parole è direttamente politico visto che si dichiarano esplicitamente contro il governo in carica. Altre volte gli Anonymous avevano portato scompiglio e denunciato la parzialità dei media, l’avidità delle multinazionali, le leggi ingiuste, e si erano anche schierati col guru di Wikileaks, Julian Assange: mai avevano attaccato il governo italiano così frontalmente. Pochi mesi fa avevano messo nel mirino l’ex ministro Pd Valeria Fedeli, ma in genere i target erano genericamente simbolici, come la guerra, la corruzione e perfino l’Isis, contro il quale si erano rivelati centrali per la loro eliminazione dal cyberspace.

Questa volta per denunciare la società della paura che ha portato gli italiani a scegliere il governo Conte-Salvini-Di Maio, hanno deciso di divulgare i dati sensibili di gente comune, colpendo a destra e manca prima l’Università, poi il mondo del lavoro e dell’impresa.

Gli abbiamo chiesto perché. Perché attaccare le università? Il sapere, il dialogo, la ricerca non sono valori che dovrebbero stare a cuore a tutti (baronie a parte)?

“Abbiamo deciso di attaccare le università perché lo studio e la cultura sono cose a cui teniamo molto e dovrebbero essere resi accessibili a tutti. Le università sono i luoghi dove si scrive il futuro del paese, ed è li che noi vogliamo puntare. Cerchiamo di coinvolgere quanti più giovani ed universitari possibili nelle lotte che Anonymous porta avanti da anni.”

Eppure nonostante la simpatia spesso tributatagli stavolta non trovano il sostegno di chi nelle università ci lavora e si occupa appunto di informatica e sicurezza.

Marco Squarcina ed Emilio Coppa entrambi del Dipartimento di Ingegneria Automatica e Gestionale, Diag, uno dei dipartimenti universitari della Sapienza di Roma da loro attaccati, ci sono rimasti di stucco. Coppa, allenatore della nazionale italiana di cyberdefender che fa base al Diag ci a detto:

“Non ha senso attaccare l’Università. Le università sono in ginocchio per mancanza di fondi e i portali, anche quelli bucati da Anonymous, sono spesso fatti nei ritagli di tempo da studenti o personale che non è specializzato nel loro sviluppo. Non mi pare un’azione costruttiva. Vorrei vedere queste persone dall’altra parte in un’università dove non ci sono i soldi per pagare i programmatori e aggiornare le macchine e il software.”

Al Diag insegnava Roberto Baldoni, oggi vicedirettore generale del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza con delega alla cybersecurity. La domanda ad Anonymous è ovvia. Cercavate di sottrarre informazioni su Baldoni?

“Se avessimo voluto trovare informazioni su Baldoni, avremmo potuto farlo senza troppa difficoltà. L’enorme mole di dati che continuiamo ad analizzare (che vedrete anche Voi in questi giorni) non ci ha permesso di approfondire Baldoni. Onestamente parlando, #OpBlackWeek non è un operazione rivolta a lui, ma è qualcosa che va molto oltre.”

Coppa e Squarcina sono scettici. Marco Squarcina, che è dovuto emigrare all’estero per continuare la sua carriera di ricercatore di informatica è tranchant: “Non c’è nessuna bravura in quello che hanno fatto. Fai solo vedere che sai usare un tool e che hai nozioni di sql injection, ma se sono così bravi vengano a confrontarsi alle CTF (le gare di informatica Capture The Flag, n.d.r.).

Quindi la domanda ad Anonymous è: perché ritenete giusto diffondere anche i dati personali di semplici studenti?

“Ciò che avete visto ieri, non è stato un attacco contro le persone di cui i dati venivano diffusi successivamente. Sono informazioni date in mano ad enti che non hanno avuto le capacità, le risorse e la voglia di mantenerle sicure. Se volessimo danneggiare gli utenti, potremmo semplicemente tenerci i loro dati privati per noi, impadronirci delle loro identità o venderli sul deepweb. Diffondere i dati di studenti è come chiamarli all’appello, uno ad uno. Vogliamo che ci riconoscano e che vengano a conoscenza di Anonymous, perché abbiamo bisogno di loro se veramente vogliamo un reale cambiamento di questo paese, e non intendiamo il cambiamento di cui farneticano giorno e notte i vari Politici e Uomini al Potere.”

Pierluigi Paganini, un hacker etico che oggi lavora nel privato ed è consulente dell’Enisa, l’agenzia europea per la cybersecurity ha detto una volta che si tratta di talento sprecato. E Squarcina gli risponde a distanza: “Una cosa utile è testare le vulnerabilità e riportarle, ma così non c’è nessun riscontro da parte di chi riceve la segnalazione. I target universitari sono particolarmente vulnerabili e i dump possono esser usati per fare danni seri. Non voglio neanche pensare che nei prossimi giorni diffonderanno dati ancora più delicati e non dico quali.”

Questa voglia di giustizia che dite di avere dove porterà gli Anonymous? Che bersagli avete in mente?

“Con il passare dei giorni capirete il meccanismo che abbiamo ideato per #OpBlackWeek, e dovrete attendere fino al 5 Novembre per ottenere più risposte. Semplicemente, Expect Us.”