I social sono un pericolo per la democrazia. Sono numerosi i saggi che argomentano questo aspetto distruttivo della comunicazione paritaria online che si afferma nelle logiche algoritmiche di Facebook, Tik Tok, Truth, eccetera. I social media sono spesso fonte e canale di propaganda e disinformazione.
Purtroppo la maggior parte delle persone non sa distinguere tra notizie vere e notizie false e le notizie false sono più virali di quelle vere. E questo è il danno principale che fanno alla democrazia.
Giovanni Boccia Artieri lo sintetizza bene nel suo ultimo libro, “Sfiduciati. Democrazia e disordine comunicativo nella società aperta” appena pubblicato da Feltrinelli, provando a dare qualche rimedio.
“I social media favoriscono ciò che funziona: e ciò che funziona polarizza, semplifica, infiamma. La democrazia ha bisogno di ascolto, mediazione, argomentazione. E se il conflitto algoritmico si consuma in millisecondi, il dissenso democratico richiede tempo”, ma è necessario.
La riflessione del professore di sociologia, prorettore dell’Università degli Studi di Urbino, già autore di diversi saggi sul tema è ovviamente molto più ampia.
Nel libro sostiene infatti che l’agorà pubblica negli ultimi anni è stata inquinata soprattutto da tre fenomeni. Il primo è l’ingresso nell’era della post-verità. In questa fase della comunicazione infatti non è tanto importante la verità e neanche la validità la coerenza e l’utilità con cui si comunicano concetti semplici e complessi ma il modo in cui le persone vi reagiscono. Chi sa gestire quelle reazioni può farci credere a ciò che vero non è. Il secondo fenomeno è la piattaformizzazione di Internet. Secondo questa famosa teorizzazione di Van Dijck e Poell, le piattaforme che connettono gli individui tra di loro permettendogli di fruire e consumare servizi non offerti dagli Stati, creano strutture sociali disomogenee producendo valori
con un potenziale rischio etico. Il terzo fenomeno è la fringe democracy, cioè l’annullamento del confine tra cio che è legittimo e cio che non lo è, insieme al livellamento delle opinioni sempre più autoreferenziali.
Queste tre dinamiche creano la società esposta, un ambiente in cui la comunicazione e la sfera pubblica, attraversate dalla sfiducia, sono diventate vulnerabili.


