HACKER A TUTTA PAGINA

Dopo gli attacchi che hanno trasformato i frigoriferi in forni, la campagna di attacchi ai siti web italiani che si protrae da settimane, il blocco di servizi digitali causati dai ransomware alle aziende europee, il furto di dati e cryptovalute…

… è evidente dalle prime pagine dei giornali di oggi il mio libro “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”, è di tremenda attualità.

Questo è il motivo del buon riscontro che il libro ha avuto nelle conferenze di presentazione e nella stampa grazie ai colleghi giornalisti più avvertiti.

Nel libro racconto come gli attacchi informatici che accompagnano i conflitti cinetici sono sempre seguiti da campagne di #disinformazione.

Questo è un tipico modo di operare anche dei russofoni NoName(57)16 che hanno conquistato le prime pagine con pratiche di #doxxing nei confronti dei nostri politici e con gli attacchi #Ddos, efficacemente contrastati in Italia da ACN, ma anche per i loro rapporti con altri gruppi di attacco che, sulla scorta delle informazioni loro consegnate, avviano un nuovo ciclo di incursioni.

E tuttavia sbaglia chi pensa che tutte le azioni siano originate da una decisione politica. Esiste una sorta di imprenditoria degli attacchi per cui solo quando vanno bene vengono rivendicati da gruppi politicamente motivati e collegati si servizi segreti dei paesi interessati.

Ho dedicato circa 40 pagine del libro a spiegare come funzionano questi gruppi, da #Killnet a Xacknet a #Noname. Se non siete già esperti di tutto questo, leggetevi il libro.

CAPITOLO 5
Le interferenze hacker e la guerra algoritmica

Disinformazione e attacchi informatici ormai si manifestano sempre più spesso in maniera congiunta. Sono l’opera di hacker con la capacità di manipolare software, dati e informazioni all’interno di reti, sistemi informativi e servizi informatici, rappresentando una minaccia esiziale per la sovranità digitale.
Tutto questo non è incominciato ieri. Da diversi anni hacker criminali e hacktivisti sono stati “reclutati” per mettere a segno attacchi informatici, azioni di spionaggio e sabotaggio per conto di gruppi di interesse, fazioni politiche, e Stati nazione. Gli stessi hacker di Stato, che spesso coincidono con gruppi Apt (advanced persistent threat) e prendono il nome proprio dalla tecnica usata, collaborano con altri individui e gruppi, politicamente o economicamente motivati (rispettivamente hacktivisti e cybercriminali), che fanno uso di tecniche di hacking per perseguire i propri scopi. Gli hacktivisti però, coinvolti nei conflitti aperti, dall’Ucraina a Israele, dall’India al Pakistan, dal Sudan all’Iran, adottano le tecniche che prima erano del sabotaggio culturale (Di Corinto, 2002) per far avanzare la propria agenda politica. Questi hacker, indipendentemente dal loro livello organizzativo e di comando, sono stati coinvolti a più riprese in operazioni di hack-and-leak (“hackera e fai trapelare”), steal and publish (“ruba e pubblica”), con l’obiettivo di creare confusione, panico e paranoia nel pubblico (pag 105, guerra profonda)

Guerra Profonda. Hacker, bugie e l'architettura segreta dei nuovi conflitti
Guerra Profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti