Pugno d’acciaio contro i whistleblower

Hacker’s Dictionary. La violenza dello stato esercitata contro chi ne denuncia i crimini può essere feroce. Come quella verso gli hacker e whistleblower Edward Snowden, Julian Assange, Chelsea Manning, Jeremy Hammond, Ola Bini e tanti altri. Ma in Italia si apre uno spiraglio

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 19 Settembre 2019

Edward Snowden è stato nuovamente denunciato dagli Stati uniti.Il motivo? Non avrebbe rispettato gli accordi di non divulgazione nella realizzazione del suo libro Errore di Sistema. In aggiunta, il whistleblower riparato in Russia, è accusato dal Dipartimento di Giustizia di aver tenuto interventi pubblici su questioni legate alle agenzie per cui lavorava senza autorizzazione. Gli Usa aspettano di processarlo per aver svelato il loro sistema di sorveglianza globale elettronica, Prism.

Julian Assange invece, co-fondatore di Wikileaks, rimarrà in prigione perché secondo il giudice potrebbe scappare. Il whistleblower avrebbe dovuto essere rilasciato il 22 settembre dopo aver scontato la pena per aver violato la libertà provvisoria quando, per sfuggire a una probabile richiesta di estradizione in Usa dopo la divulgazione di documenti segreti sulla guerra in Iraq e Afghanistan, si era per rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Gli Usa ne hanno chiesto l’estradizione accusandolo di 18 reati tra cui la divulgazione non autorizzata di informazioni sulla sicurezza nazionale e per aver cospirato con l’ex analista dell’intelligence americana Chelsea Manning. Chelsea è stata arrestata di nuovo per aver rifiutato di testimoniare contro Julian Assange.

In agosto l’attivista di Anonymous Jeremy Hammond è stato chiamato contro la sua volontà a testimoniare contro Wikileaks. Hammond nel 2013 aveva hackerato l’azienda di intelligence privata Stratfor Global Intelligence rivelandone la rete di informatori, la struttura di pagamento, le tecniche di riciclaggio per nascondere i pagamenti e le psy-ops che conduceva per la Dow Chemical Co., quella del disastro di Bhopal, e varie agenzie governative Usa.

Tre giorni fa tra i 20 milioni di record relativi a cittadini ecuadoriani trovati senza protezione su un server in Florida sono stati rinvenuti anche i dati di Assange.
Il dataleak è stato scoperto dalla società di cybersecurity vpnMentor. Il server potrebbe essere di proprietà della società di consulenza e analisi ecuadoriana Novaestrat visto che si trovava a casa del suo legale, William Roberto G.I dati comprendono nome e cognome, data e luogo di nascita, indirizzi di casa, email e molte informazioni finanziarie, tra cui il saldo e il tipo di credito dei clienti delle banche. Il ministro ecuadoriano Maria Romo, ha tuonato su Twitter contro l’accaduto.

Maria Romo è lo stesso ministro che si è accanito contro Ola Bini, l’hacker svedese, attivista per i diritti umani che da sei anni lavora in Ecuador allo sviluppo di software di sicurezza e che con la Eff ha permesso a giornalisti e attivisti di raccogliere prove in modo sicuro evitando la sorveglianza illegale del governo.
Accusato di violazione di sistemi informatici e cospirazione, è stato detenuto ingiustamente e tre settimane fa, a indagine quasi conclusa e senza prove, accusato di altri reati imprecisati. Esattamente un mese fa la stampa filogovernativa aveva diffuso false prove contro di lui per dimostrare un inesistente tentativo di accesso a un server governativo.

Due mesi fa in Italia è stato archiviato il procedimento giudiziario nei confronti di un giovane hacker siciliano, I.C., colpevole secondo i querelanti di aver divulgato senza autorizzazione le falle di un’app italiana che voleva gareggiare con Skype.

Il giudice di Catania ha archiviato la querela perché ha riconosciuto la finalità etica del comportamento dell’hacker, cioè quella di segnalare una vulnerabilità di sistema e proteggere gli utenti. Per una volta l’Italia fa scuola.