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Dichiarazioni di principio ma poche vere scelte al G7 dei ministri dell’industria e della tecnologie

Nanotecnologie, intelligenza artificiale e cybersecurity. Le raccomandazioni elaborate dopo un sottile lavoro diplomatico, puntano a difendere il cittadino, la sua privacy e la natura aperta e libera della Rete

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 27 Settembre 2017

AL TERMINE della riunione ministeriale del G7 di Venaria Reale (Torino), dedicata alla tecnologia dell’informazione e all’Industria, l’impressione è di avere fra le mani un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dei punti di vista. Poco stringenti le raccomandazioni elaborate dopo un sottile lavoro diplomatico, molte invece le dichiarazioni di principio, a cominciare da quella di sostenere produttività e sviluppo mantenendo la rete Internet aperta, inclusiva, affidabile e sicura. Una dichiarazione che richiama parecchi punti del lavoro fatto dalla commissione Rodotà per la Carta dei Diritti di Internet. A parte qualche screzio dietro le quinte sui temi delle autorità di certificazione, il ruolo dei robot nel mondo del lavoro e la divergenza di vedute circa la gestione della privacy tra le due sponde dell’Atlantico, il summit è stato un’occasione per ribadire i principi di una globalizzazione economica trainata da Internet ma improntata ai valori propri delle democrazie liberali lì rappresentate da Canada, Usa, Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Giappone.

Nella dichiarazione finale, al punto 12, si legge infatti che “gli stessi diritti assicurati ai cittadini nella vita offline vanno riconosciuti nel mondo online, che la privacy è un diritto fondamentale e che il libero accesso all’informazione va sempre e comunque garantito”. E poi ancora, la protezione dei consumatori, la trasparenza – anche nel software -, le regole per la concorrenza, la necessità di incrementare la connettività e incoraggiare gli investimenti privati, favorendo contenuti locali insieme a una forte protezione della proprietà intellettuale e alla necessità di migliorare la cyberecurity per proteggere cittadini e imprese. Tutto questo con l’obiettivo di conseguire uno sviluppo armonico e sostenibile nell’area dei paesi del G7 che guidano la rivoluzione digitale. Nell’idea dei ministri del G7, inclusione, competitività e innovazione collaborativa sono le parole chiave ma quella più citata è “digitale” che, se rappresenta da una parte il riconoscimento che molte attività umane sono state trasformate in codice binario, dall’altra è il segno della consapevolezza che la rete è ormai la seconda pelle che indossiamo.

A chiare lettere viene detto che l’apertura di dati e applicazioni, favorisce l’innovazione e che essa è il riflesso della libertà di pensiero ed espressione. Un argomento da sempre usato dai sostenitori dell’anti-copyright e della sharing economy e che nelle parole dei ministri si arricchisce di un nuovo significato: l’importanza dell’apertura dei dati pubblici per la democrazia e lo svluppo economico.

Strizzando l’occhio alle startup, alla ricerca applicata e ai capitali di rischio, al punto 22 invece si riconosce come l’automazione, i big data, le nanotecnologie, l’Internet delle cose (Iot) e l’Intelligenza artificiale (Ai) sono tutti esempi di un progresso che favorisce nuove opportunità di mercato e nuovi modelli di business. Ma se un capitolo a parte viene speso per definire l’importanza della infrastutturazione digitale e della banda ultralarga, i ministri raccomandano lo sviluppo delle reti per la telefonia mobile di prossima generazione (5G). L’idea è di mettere in campo tutte le pratiche necessarie a favorire investimenti e reti di qualità per meglio connettere cittadini e imprese, anche con l’obiettivo di rendere le comunicazioni sicure per anticipare i rischi legati all’innovazione tecnologica.

A proposito di rischi. Al punto 44 si ribadisce l’importanza di un approccio antropocentrico nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, mentre al punto successivo, il 45, si cita la terza grande priorità dei Paesi più industrializzati, cioè la sicurezza. Tutte le tecnologie citate devono portare allo sviluppo di un “ecosistema digitale” aperto ma sicuro. La cybersecurity dovrà essere una componente fondamentale e irrinunciabile. Con l’obiettivo dichiarato di proteggere la proprietà intellettuale che contribuisce, nelle parole dei partecipanti al  G7, alla crescita economica sempre più minacciata da cybercriminali che rubano dati, informazioni, brevetti e segreti industriali. La ricetta dei Grandi Sette soprattutto in questo campo ha tre ingredienti: educazione ai rischi informatici, cooperazione tra gli stati e i centri di ricerca e lo scambio di informazioni, anche tra le imprese.