È protagonista di decine di libri, ha ispirato tre film e una statua di bronzo a grandezza naturale. Ha diverse fanpage su Facebook, è seguito da 2 milioni di follower su Twitter e non passa giorno che non si parli di lui. È giovane, romantico e liberal: Edward Snowden è diventato un’icona della democrazia al tempo di Internet.

Famoso suo malgrado, nonostante un carattere schivo e riservato, per avere diffuso le prove della più grande operazione di sorveglianza di massa della storia moderna, il cosidetto Datagate, il giovane hacker, prima consulente di Cia ed Nsa, continua a stupire.

Per capire il motivo di tanta popolarità però è bene ricordare che il Datagate, o Nsagate, da lui denunciato, è il nome giornalistico dato alla diffusione da parte di Snowden delle prove che laNational Security Agency (NSA) americana, travalicando i suo compiti, tiene sotto controllo mezzo mondo, e in maniera indiscriminata, grazie a dei programmi elettronici che al contrario di Google sono capaci di raccogliere tutte le informazioni che non pubblichiamo volontariamente sul web: cioè email personali, telefonate e relazioni digitali che pensavamo private.

Eppure, a dispetto dello scenario orwelliano di cui è stato testimone come analista della Nsa e nonostante i rischi corsi per deunciarlo, Oliver Stone, che ha appena finito un film su di lui, ha detto:

Snowden in fondo è ottimista. Crede ancora che la tecnologia possa essere adoperata a sostegno di concetti come libertà e democrazia…

INTROSPECTION ENGINE

Che Snowden creda fortemente nel valore sociale della tecnologia è chiaro. L’ha dimostrato ancora una volta dal suo esilio russo presentando il prototipo di un dispositivo, un minicomputer, sotto forma di custodia per iPhone, in grado di rilevare se il telefono a riposo, in modalità aereo o spento, invia segnali che possono essere intercettati a insaputa dell’utente. Perché? Per ricordare a tutti che viviamo sotto la sorveglianza di agenzie spionistiche globali e rammentare a ogni giornalista che non potrà mai fare bene il suo lavoro se non impara a proteggerlo prima che venga pubblicato.

Il progetto open source della “custodia” in grado di individuare e inibire quel segnale unico del GPS del proprio telefono non è detto che vada in porto, ma intanto ci obbliga a ripensare l’uso che facciamo dei dispositivi di tracciamento e registrazione che ci portiamo dietro. Lui e Andrew “Bunnie” Huang l’hanno chiamato “Introspection engine” e consente di sapere se l’antenna Wi-Fi, il Gps, il Bluetooth e il modem dello smartphone stanno ricevendo o trasmettendo dei segnali anche se il telefono è inattivo, per sapere se si è intercettati (qui il progetto nei dettagli)
Huang, che ha lavorato al progetto con lui, è un hacker dell’hardware salito alle cronache per il reverse engineering della Xbox di Microsoft. Per scoprire come funziona veramente l’iPhone Bunnie è andato fino in Cina a studiare nelle fabbriche dove il melafonino viene assemblato e riparato per scoprire i 12 “test points” usati dagli ingegneri per monitorare e modificare lo stato dei telefoniniApple, scoprendone anche le vulnerabilità ai malware che possono nascondere il suo funzionamento a riposo.

Il progetto è stato presentato alla conferenza “Forbidden Research” organizzata dal Massachusetts Institute of Technology dove Snowden è intervenuto in videoconferenza. Una delle tante.

E qui veniamo al secondo motivo per cui fa parlare di sé anche quelli che in fondo accettano di essere spiati ritenendo di non avere niente da nascondere (sbagliando): Snowden sa che la stessa tecnologia che ci rende tutti potenziali sospetti ci permette anche di parlare al mondo con strumenti prima impensabili, da un proscenio virtuale. Il suo proscenio l’hanno chiamato Snowbot ed è l’evoluzione robotica di un tagliaerba con schermo da cui Snowden parla al pubblico delle numerose conferenze a cui viene invitato in telepresenza. Un robot che prende il suo posto visto che, ricercatissimo, non può più viaggiare liberamente.

UN MONDO DI SOSTEGNO

Attivista e testimonial della Courage Foundation, la fondazione americana finanziata da Noam Chomsky, Madonna, Vivienne Westwood, per tutelare quelli che hanno avuto il coraggio di parlare contro i propri interessi e a rischio della loro vita, Snowden è diventato il portabandiera di whistleblower meno noti e che rischiano di finire gli anni in carcere. Come Chelsea Manning, il soldato che ha consegnato a Wikileaks i documenti riservati per cui Julian Assange è accusato di spionaggio e minacciato della pena capitale dagli Stati Uniti.
A sostegno di Snowden nel tempo si sono schierate stelle di prima grandezza del mondo dello spettacolo e della cultura, come Susan Sarandon e Viggo Mortensen, P. J. Harvey, Moby, Etienne Balibar, Toni Negri e altre personalità che hanno anche scritto un un appello a favore suo e di chi, giornalista, attivista e whistleblower “rende la democrazia migliore” denunciando malaffare e corruzione dentro i governi che, senza riuscire a fermare il terrorismo, con la loro sorveglianza indiscriminata erodono le libertà civili e rendono aleatorio il concetto di privacy.

LA STATUA DI BRONZO E QUELLA DI LUCE

La statua in bronzo a lui dedicata, realizzata dall’artista italiano Davide Dormino di cui abbiamo visto preparazione e risultato in un garage di Roma, è stata esposta nelle maggiori capitali europee, davanti al Palazzo delle nazioni a Ginevra e nella piazzetta del Beaubourg progettato da Renzo Piano a Parigi. Si chiama Anything to say, ed è un omaggio al coraggio di tre whistleblower, Snowden, Assange e Manning, in piedi su una sedia. Il gruppo bronzeo ha una quarta sedia vuota per indicare metaforicamente l’assenza della verità e per invitare chiunque di noi a dirla davanti al mondo.
Ma a Snowden è stata anche intitolato un ologramma, in un parco di Brookyln, come reazione alla rimozione del suo busto di marmo. Anche l’ologramma è stato rimosso dalle autorità che l’hanno spento appena se ne sono accorti

IL LIBRO DI GREENWALD E IL FILM DI LAURA POITRAS

La sua storia è stata efficacemente raccontata nel libro No place to hide, del giornalista Glenn Greenwald, pubblicato in italiano come Sotto controllo. Edward Snowden e la sorveglianza di massa(2014). Il libro ha anche ispirato il film della documentarista Laura Poitras, coraggiosa regista che gli ha dato il nome di Citizenfour, il nome da hacker di Snowden, che fa eco però al famosissimo Citizen Kane, il capolavoro di Orson Wells, uscito in Italia come “Quarto Potere”. Il film narra proprio l’incontro tra Snowden e il giornalista Glenn Greenwald e che ha fatto dire a Vivianne Westwood: “Più gente guarderà CitizenFour, più crescerà l’opposizione all’assalto governativo contro le nostre libertà civili.”

L’ANTEPRIMA DEL FILM DI OLIVER STONE

Ma si continuerà a parlare di lui anche per un altro evento. Il 21 luglio 2016 il regista Oliver Stone ha partecipato, cosa rara per il maestro del cinema, al Comic Con di San Diego, per presentare il film “Snowden” da lui diretto. Il film, interpretato da Joseph Gordon-Levitt e Shailene Woodley, è un susseguirsi di colpi di scena che stavolta però non sono frutto di fiction, ma rappresentano in maniera piuttosto accurata le rocambolesche vicende che l’hanno portato a rifugiarsi a Mosca, forse l’unico posto dove le spie americane non possono andarlo a prendere. Nella presentazione privata del film che ha avuto il suo assenso, Snowden ha partecipato usando Google hangout e ha dichiarato che vive “relativamente libero” a Mosca (con la sua fidanzata). Il film sarà nelle sale a settembre.