Cybersecurity: La sicurezza informatica è un diritto di tutti. Perché bisogna limitare l’hacking di stato

La sicurezza informatica è un diritto di tutti. Perché bisogna limitare l’hacking di stato

La sorveglianza indiscriminata mette a rischio privacy e sicurezza di cittadini ignari. Ecco 10 buoni motivi per limitare l’hacking governativo
Arturo Di Corinto per Cybersecurity del  23 marzo 2017

La sicurezza informatica è un diritto umano. Ed è la precondizione per esercitare altri diritti: il diritto alla privacy, alla libera manifestazione del pensiero e alla libertà d’informazione.
Senza protezione dallo sguardo altrui non è infatti possibile sviluppare la propria identità, proteggersi dai pregiudizi e esercitare le libertà costituzionali. Per questo è ora di mettere un freno all’hacking di stato.

Possiamo essere grati a Snowden, Assange, e a tutti gli altri che hanno svelato come alcuni governi abbiano utilizzato gli apparati statali pagati dai contribuenti per influenzare il comportamento e le decisioni dei propri cittadini e di quelli di altri paesi. Ma loro stanno pagando un prezzo altissimo per averlo fatto. Quante volte dovrà accadere ancora?

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Cybersecurity: Come impedire che i robot hackerati si rivoltino contro di noi? La soluzione del MIT

Come impedire che i robot hackerati si rivoltino contro di noi? La soluzione del MIT

I cyberattacchi prendono di mira anche robot con braccia a gambe che si muovono nello spazio, hanno una forza spaventosa e svolgono compiti collettivi, uno scenario da scongiurare

Arturo Di Corinto per Cybersecurity 21 marzo 2017

”Finora ci siamo concentrati sullo sviluppo di sistemi multirobotici sempre più autonomi, ma non abbiamo fatto abbastanza per risolvere questioni come la sicurezza informatica e la privacy”, a dirlo è Daniela Rus, docente di elettrotecnica e informatica al Mit. La professoressa Rus è autrice, coi suoi colleghi del Massachusetts Institute of Technology (Mit), di uno studio appena pubblicato sulle pagine della rivista Autonomous Robots che illustra un nuovo sistema di sicurezza per prevenire i cyber attacchi ed evitare che i robot possano compiere azioni dannose. Continua a leggere Cybersecurity: Come impedire che i robot hackerati si rivoltino contro di noi? La soluzione del MIT

Cybersecurity: Un dottorando ventenne dimostra che smartphone, droni e automobili possono essere hackerati a colpi di musica

Un dottorando ventenne dimostra che smartphone, droni e automobili possono essere hackerati a colpi di musica

L’industria trema: i ricercatori dell’Università del Michigan hanno dimostrato che si possono confondere i sensori di accelerazione degli smart device con le onde sonore

Arturo Di Corinto per Cybersecurity 17 marzo 2017

Si può hackerare un drone, uno smartphone o persino un’automobile usando le onde sonore. Sintonizzate su particolari frequenze possono confondere i sensori di accelerazione di smart device e oggetti collegati all’Internet delle cose rendendo di fatto possibile hackerare computer, tablet, smartphone, orologi da polso e ogni dispositivo a guida autonoma, perfino i droni. Continua a leggere Cybersecurity: Un dottorando ventenne dimostra che smartphone, droni e automobili possono essere hackerati a colpi di musica

Cybersecurity: Amnesty International, Unicef, Starbucks, Italo treno attaccati via Twitter da hacker turchi pro-Erdogan

Amnesty International, Unicef, Starbucks, Italo treno attaccati via Twitter da hacker turchi pro-Erdogan

Francia, Inghilterra, Usa, Olanda e Italia attaccati via Twitter Counter, il commento di Kaspersky Lab Italia e i consigli per proteggere l’account.

Arturo Di Corinto per Cybersecurity 15 marzo 2017

Nel volgere di pochi minuti una serie di account Twitter di importanti aziende e istituzioni in Francia, Inghilterra, Usa, Olanda e Italia sono stati sequestrati da hacker pro-Erdogan. L’attacco si è concretizzato con la publicazione dello stesso tweet in turco contenenti hashtag riferiti al nazismo, #Nazialmanya e #Nazihollanda, una svastica e un video del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Nel tweet, cancellato quasi subito da tutti gli account hackerati campariva una scritta “ci vediamo il 16 aprile” con riferimento alla data del referendum costituzionale che potrebbe rafforzare i poteri del presidente trasformando il paese in una repubblica presidenziale.

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Cybersecurity: Le regole segrete della cancellazione dei post su Facebook

Le regole segrete della cancellazione dei post su Facebook

Bullismo, hate speech, offese religiose, sono bannate dal codice etico della piattaforma secondo regole talvolta curiose: è possibile pubblicare la foto di un personaggio famoso mentre fa la pipì

Arturo Di Corinto per Cybersecurity del 15 marzo 2017

Facebook definisce in dettaglio le condizioni d’uso del suo servizio ma ha sempre rifiutato di rendere pubbliche le regole di cancellazione dei contenuti scorretti pubblicati sulla sua piattaforma. Adesso che si parla tanto di censura sul web, di bollino rosso e di multe per le notizie false sui social network, forse è ancora più utile conoscere quali logiche sottostanno alla scelta di Facebook di cancellare alcuni post e non altri.

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Cybersecurity: Dieci dritte per proteggere la tua privacy se possiedi un iPhone (e vuoi evitare pubblicità indesiderata)

Dieci dritte per proteggere la tua privacy se possiedi un iPhone (e vuoi evitare pubblicità indesiderata)

Perché dare accesso ai nostri spostamenti anche alle app che non lo necessitano? E come si fa a proteggersi dagli spioni nel proprio ufficio? Vuoi sapere come evitare pubblicità indesiderata? Ecco come si fa.

Arturo Di Corinto per Cybersecurity 12 marzo 2017

Dopo le rivelazioni di Wikileaks sulla sorveglianza di massa della Cia ci sentiamo tutti un po’ più vulnerabili nella nostra privacy, anche se riteniamo di non avere niente da nascondere. In realtà questo è un pensiero abbastanza ingenuo, se realizziamo che pur non essendo oggetti del controllo dei servizi segreti americani siamo vulnerabili ad altri impiccioni.

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Cybersecurity: Peggio del Datagate: i segreti della cripta (Vault 7), svelati da Wikileaks

Peggio del Datagate: i segreti della cripta (Vault 7), svelati da Wikileaks

Migliaia di documenti riservati della Cia su un come controllare le masse attraverso smart tv e telefonini. Ecco come funziona la logica del controllo totale

Arturo Di Corinto per Cybersecurity 8 marzo 2017

La rivelazione era attesa da diverse settimane. E la sua diffusione ha il potenziale di far detonare una guerra dell’informazione globale. Wikileaks ha diffuso migliaia di documenti riservati della Cia su un programma di sorveglianza totale attraverso un ‘arsenale’ di malware e di cyber-weapons a cui ci si riferisce come Vault 7, nome in codice per i piani alti di Langley, la sede centrale dell’intelligence americana.

Con questi strumenti di hackeraggio la Central Intelligence Agency americana sarebbe in grado di controllare le comunicazioni di aziende, cittadini e istituzioni, introducendosi in apparecchi di uso quotidiano come i telefoni Apple, Google, Microsoft, perfino i televisori Samsung, utilizzandoli come captatori informatici.
Non è una novità, dopo le rivelazioni di Edward Snowden e altri whistleblower: tutte le agenzie di intelligence usano e sviluppano in proprio strumenti di cyber-espionage, “Ma stavolta il clamore mediatico è tale da preoccupare anche le nonne che si sentiranno spiate quando accendono il televisore”, ci ha detto un ex membro di Hacking Team.

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La Repubblica: Cia-WikiLeaks, “siamo molto più vulnerabili con l’Internet delle Cose, il mobile e il Cloud”

la-repubblica-it-logoCia-WikiLeaks, “siamo molto più vulnerabili con l’Internet delle Cose, il mobile e il Cloud”

Know how, librerie software, toolkit, firmware e zero days: gli esperti valutano l’arsenale informatico con cui l’intelligence Usa – dopo le recenti rivelazioni – può sorvegliare il mondo. Ma chiedono anche all’organizzazione di Assange: perché dalla Cina e dalla Russia non arriva niente?

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 8 Marzo 2017

“SECONDO me si tratta di uno scandalo di proporzioni notevoli per il clamore che ha suscitato, ma sapevamo già di essere tutti sorvegliati”. E se lo dice un ex membro di Hacking Team c’è da crederci. La sua ex azienda infatti produce le italianissime tecnologie di sorveglianza di cui si parla nei documenti della Cia diffusi da Wikileaks. L’hacker, che chiede di rimanere anonimo e che chiameremo Giacomo (nome di fantasia), ci ha lavorato a lungo nell’azienda fino a quando questa è stata “derubata” del know how delle sue tecnologie di punta da alcuni cyberattivisti.
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La Repubblica: “Attenti, i cybercriminali stanno colpendo la rete italiana”

la-repubblica-it-logo“Attenti, i cybercriminali stanno colpendo la rete italiana”

Due hacker italiani lanciano l’allarme: “Anche l’Italia è sotto attacco” di una variante della botnet Mirai. L’obiettivo è rubare i dati alle grandi imprese di telecomunicazioni del nostro paese e alle sue banche. Ma non se ne parla

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 7 Marzo 2017

LE AZIENDE e i governi sono spesso restii a farlo sapere quando accade per evitare danni d’immagine, ma un attacco su larga scala sta colpendo in queste ore migliaia di siti bancari, commerciali e istituzionali in tutto il mondo. Anche in Italia. L’obiettivo dei criminali che stanno portando questa offensiva alla rete è di rubare i dati, testare la vulnerabilità di siti e servizi e costruire nuove armi cibernetiche. La notizia, resa nota dall’italiano Pierluigi Paganini, ha prodotto un notevole allarme registrato anche dal Computer Emergency Reponse Team della Pubblica amministrazione italiana. Ma non è proprio una novità.

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La Repubblica: Cyber security report 2016, il vademecum anti-hacker per la sicurezza nazionale

la-repubblica-it-logoCyber security report 2016, il vademecum anti-hacker per la sicurezza nazionale

Presentato alla Sapienza di Roma l’Italian Cyber Security Report 2016 realizzato dal Cis-Sapienza e dal Laboratorio Nazionale di Cyber Security-Cini. Un vademecum per le aziende e i decisori pubblici stilato dagli esperti della Sapienza presenta i controlli essenziali per difendersi dai cybercriminali

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 3 Marzo 2017

ROMA – ”L’Italia non ha una protezione adeguata nel cyberspace: costruiamola insieme ai privati e con una giovane e competente workforce.” Con queste parole Roberto Baldoni direttore del comitato di ricerca nazionale in cybersecurity ha aperto i lavori di presentazione dell’Italian cybersecurity report 2016 alla Sapienza di Roma. A ribadire il concetto interviene il prefetto Pansa, capo dei servizi segreti, che in chiusura dichiara: “Solo garantendo la sicurezza nel cyberspazio il nostro paese potrà entrare nella modernità”. Nell’aula magna dell’università dove campeggia L’Italia tra le arti e le scienze, il famoso dipinto di Sironi, stracolma per l’occasione, finalmente si è avuta l’impressione di una consapevolezza diffusa che per difendere l’economia di un paese sviluppato come il nostro si deve proteggere l’ecosistema Internet su cui poggiano tante attività industriali, sociali e amministrative. Continua a leggere La Repubblica: Cyber security report 2016, il vademecum anti-hacker per la sicurezza nazionale

Framework Nazionale per la Cybersecurity

Roma, 20 febbraio 2017

Gent.mo Arturo DI CORINTO,

Il Centro di Ricerca Sapienza di Cyber Intelligence e Information Security (CIS) e il Laboratorio Nazionale di Cyber Security – CINI hanno l’onore di invitarLa alla presentazione del “Italian Cybersecurity Report 2016” che si terrà a Roma presso l’Aula Magna dell’Università degli studi di Roma La Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5) il prossimo 2 Marzo dalle ore 14.30. Continua a leggere Framework Nazionale per la Cybersecurity

Cybersecurity: Bastano $200 per un attacco DDoS organizzato da concorrenti e dipendenti rancorosi: l’accusa nel rapporto Kaspersky

Bastano $200 per un attacco DDoS organizzato da concorrenti e dipendenti rancorosi: l’accusa nel rapporto Kaspersky

La Corporate IT Security Risks survey presenta un quadro impressionante: in 4000 interviste la metà dei manager imputa gli attacchi ai concorrenti più che ai nation state hackers

Arturo Di Corinto per Cybersecurity del 1 marzo 2017

Finalmente c’è qualcuno che ha il coraggio di dirlo: “Gli attacchi DDoS sono opera dei concorrenti”. Quello che gli esperti hanno sempre sospettato essere una realtà taciuta dalle aziende trova nuove conferme nell’indagine IT Security Risks di Kaspersky che ha identificato le aziende rivali come prime responsabili di questi attacchi.
Sulla pericolosità dei DDoS c’è poco da dire: saliti alla ribalta per gli attacchi della botnet Mirai e delle sue varianti, per quelli perpetrati ai danni della Deutsche Telekom e del grid elettrico Ucraino, gli attacchi da negazione di servizio (Denial of service attacks) sono in grado di mettere in ginocchio intere aziende e servizi pubblici fondamentali limitandone l’operatività per ore e perfino giorni con richieste massicce di accesso alle risorse che le strutture deputate non sono in grado di elaborare. Continua a leggere Cybersecurity: Bastano $200 per un attacco DDoS organizzato da concorrenti e dipendenti rancorosi: l’accusa nel rapporto Kaspersky