L’agosto nero della cybersecurity

L’agosto nero della cybersecurity

Hacker’s Dictionary. Decine di cyberattacchi non permettono più di dare la colpa a singoli lavoratori e aziende. Le polemiche sui giornali, le opinioni scomposte, confondo il quadro, ma la strada da seguire è condividere errori e soluzioni

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 2 Settembre 2021

Chi si occupa di cybersecurity non si è riposato nel mese di agosto. Prima l’attacco informatico alla Regione Lazio di cui non si conosce la portata, poi quello contro Accenture, e infine la notizia della vulnerabilità di Microsoft, per non parlare di eventi minori che hanno fatto saltare sulla sedia clienti e «board» di amministrazione.

L’incertezza dell’esito di questi eventi – non si conosce l’ammontare dei danni, se è stato pagato un riscatto, come e quanto; la scarsa comunicazione al pubblico delle aziende interessate; l’assenza di rapporti di risposta agli incidenti, hanno reso lo scenario più difficile da interpretare creando tensioni e malumori nella comunità professionale. Qui usiamo il termine comunità in senso generico, visto che una comunità è unita da vincoli di reciprocità, fiducia e appartenenza che non riscontriamo oggi tra quelli che dicono di farne parte.

Accenture sotto scacco del ransomware che devasta l’Italia

Accenture sotto scacco del ransomware che devasta l’Italia

Nelle scorse settimane, bersaglio di Lockbit 2.0 sono state altre realtà produttive e industriali del nostro Paese, come Erg, Acquazzurra Firenze, GiCinque Srl e molte altre. Alla multinazionale della sicurezza potrebbe essere stata esfiltrata una notevole quantità di dati

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/LaRepubblica del 12 Agosto 2021

Perfino Accenture è finita nelle mani delle gang del ransomware: la grande multinazionale di consulenza è stata colpita nella notte di San Lorenzo da un attacco informatico. Gli autori lo hanno rivendicato con un post sul loro sito nel Dark Web.

Non è l’unica delle big four della consulenza a essere stata attaccata dai criminali cibernetici di Lockbit 2.0, un software malevolo in grado di installarsi nei sistemi della vittima impedendogli di accedere a file e risorse fino al pagamento di un riscatto.

L’attacco alla sanità laziale: il vero, il falso e l’incerto

L’attacco alla sanità laziale: il vero, il falso e l’incerto

di ARTURO DI CORINTO per Articolo 21 del 5 Agosto 2021

Dell’attacco alla Regione Lazio sappiamo tutto tranne la verità. Sappiamo quello che ci hanno detto gli interessati e che non sempre coincide; sappiamo quello che ci dicono le fonti interne e che non si può dire; sappiamo quello che pubblicamente dichiarano i presunti responsabili e che non sempre si può verificare. Ma sappiamo tutto. Il fatto è che una grande istituzione politica come la Regione Lazio ha subito un attacco informatico tremendo che ha messo un lucchetto sui dati della sanità regionale, della campagna vaccinale e su molti altri dati per la gestione della burocrazia quotidiana: bolli, permessi, richieste, dati personali.

Gli hacker, il ransomware e il paese che non c’è

Gli hacker, il ransomware e il paese che non c’è

Hacker’s dictionary. L’attacco informatico alla Sanità laziale non è il primo e non sarà l’ultimo che ci aspetta. Occorre un grande “investimento paese” per scongiurarne gli effetti più catastrofici

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 5 Agosto 2021

L’attacco informatico alla Regione Lazio non sarà l’ultimo di questa gravità per l’Italia. Mentre scriviamo sono in corso attacchi informatici verso la PA, l’industria delle costruzioni, della moda e dell’energia, e non si fermeranno.
Molti di noi avevano capito subito che l’attacco ransomware che ha cifrato i dati sanitari laziali non era stato portato da gruppi legati ai no-vax e neppure da quello che rimane della galassia Anonymous, gli hacker attivisti, però, prima o poi, chi ha messo in giro queste voci, provenienti dal sottobosco statale e da qualche giornalista interessato, dovrà renderne conto all’opinione pubblica.

L’attacco alla Regione Lazio è partito dal pc di un dipendente in smartworking

L’attacco alla Regione Lazio è partito dal pc di un dipendente in smartworking

L’assessore alla Sanità Alessio D’Amato a Italian Tech: “Criptato e reso inutilizzabile anche il backup dei dati, ma il sistema delle prenotazioni per i vaccini tornerà a funzionare in tre giorni”. Il ransomware utilizzato potrebbe essere RansomEXX, e non Lockbit 2.0 come si è detto finora

di ARTURO DI CORINTO E BRUNO RUFFILLI per ItalianTech/LaRepubblica del 3 Agosto 2021

L’attacco hacker che ha colpito la Regione Lazio è partito dalla “violazione di un’utenza di un dipendente in smartworking“. Lo ha detto l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, intervistato da Italian Tech. “Hanno colpito in un momento particolare, in un momento di smartworking, quando il livello di attenzione si abbassa. Serve fare un passo in avanti a livello Paese” sui temi della cybersicurezza, ha aggiunto l’assessore. L’altro elemento nuovo emerso oggi è che “è stato criptato anche il backup dei dati, ed è l’elemento più grave. I dati non sono stati violati ma sono stati immobilizzati”, come ha confermato  D’Amato. L’assessore alla Sanità del Lazio non ha nascosto la preoccupazione per quello che sta avvenendo in queste ore: “Siamo in guerra, come sotto un bombardamento. Si contano gli edifici che stanno in piedi e quelli che sono crollati”, ha detto.

Ecco perché l’attacco hacker alla Regione Lazio è solo l’inizio

Ecco perché l’attacco hacker alla Regione Lazio è solo l’inizio

Sarebbe stata colpita una grande realtà informatica italiana che gestisce molte attività legate alla sanità digitale, quindi nelle prossime ore l’entità del danno potrebbe apparire più vasta. Oggi quello dei ransomware è un business, con tanto di contratti e assistenza clienti

di ARTURO DI CORINTO per ItalianTech/LaRepubblica/LaStampa/IlsecoloXIX del 2 Agosto 2021

L’attacco hacker alla Regione Lazio è stato portato a segno utilizzando un ransomware. Un attacco che mira a bloccare i sistemi informatici, cifrandoli e rendendolo inutilizzabili fino al pagamento di un riscatto (il ransom, in inglese). Così, mentre proseguono le investigazioni, gli esperti hanno già dato il loro vaticinio. Ma, a parte le notizie trapelate dalla Regione Lazio e non confermate, non si conosce l’entità del riscatto che sarebbe stato richiesto.