Mafia Capitale. Il presidente dell’Autority anticorruzione Cantone: «Tuteliamo chi denuncia». L’invito alla denuncia del Commissario non basta se non vengono garantite le necessarie tutele. Manca un’adeguata trasparenza e controllo pubblico sull’operato di chi prende decisioni
Dopo la ribalta offerta a Roma dalla cupola mafiosa di Carminati & co. e le bacchettate di Transparency International, Raffaele Cantone prende di nuovo posizione: «Per prevenire la corruzione bisogna attuare le norme per i wistleblower (le talpe, ndr), previste dal testo unico dei dipendenti pubblici e consentire a chi vuole denunciare illeciti di farlo in modo tutelato».
Quindi per combattere la corruzione nella pubblica amministrazione secondo il magistrato, presidente dell’Autorità Anti Corruzione (Anac), bisogna incentivare, tutelare e premiare chi la denuncia, e cioè la talpa all’interno degli uffici. Cantone lo ha detto in un convegno a L’Aquila. Posizione più che condivisibile ma — si chiedono in molti — come si fa se al centro di questa strategia non c’è l’anonimato? Chi si può sentire «tutelato» se non conosce gli interlocutori, non sa come operano, e non riceve adeguate garanzie? E che succede se qualcuno attacca i server o si intrufola nei database dove sono immagazzinate le denunce? Se qualcuno intercetta le comunicazione dal computer dell’ufficio a quello dell’Anac?
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