Articolo21: Assange e i giornalisti trattati come spioni

Articolo21: Assange e i giornalisti trattati come spioni

Giro di vite governativo sul primo emendamento, minaccia verso i whistleblowers, utilizzo di una legge di guerra: tutto per vendicarsi di chi ci ha raccontato la verità sulla guerra sporca in Iraq e Afghanistan

di ARTURO DI CORINTO per Articolo 21 del 26 Maggio 2019

I giornalisti danno fastidio. ‘Certi’ giornalisti, mica tutti. Ma non sapevamo che potessero essere trattati come degli spioni. Eppure è questo che fa l’amministrazione americana decidendo di mettere Julian Assange sotto accusa per il lavoro di inchiesta pubblicato dal sito Wikileaks in cui l’organizzazione no-profit denunciò nel 2010 le atrocità della guerra in Iraq e Afghanistan. Compresa l’uccisione di giornalisti ripresa nel famoso video “Collateral Murder” in cui i piloti di un elicottero da guerra Apache ridono mentre sparano su un piccolo gruppo di civili.

Incriminato negli Stati uniti sulla base dell’Espionage Act del 1917, l’editor in chief del sito pro-trasparenza e anti-corruzione rischia dieci anni di carcere per ognuno dei 17 capi di accusa che gli sono contestati dal DoJ, il Department of Justice americano “per avere cospirato” al fine di ottenere e pubblicare informazioni classificate con la collaborazione attiva dell’ex analista dell’intelligence militare Chelsea Manning.

La loro colpa più grande? “Condividere l’obiettivo comune di sovvertire le restrizioni legali sulle informazioni riservate” e “causare un grave e imminente rischio per delle vite umane” facendolo. La prima accusa potrebbe essere vera, ma i tribunali devono dimostrarlo; la seconda no, come sa chi ha letto la vicenda processuale di Manning nei cui atti giudiziari è scritto a chiare lettere che la commissione che doveva indagare su quel presunto rischio non ne ha trovate le prove. Continua a leggere Articolo21: Assange e i giornalisti trattati come spioni

Articolo21: Perché è difficile combattere le fake news

Perché è difficile combattere le fake news

di ARTURO DI CORINTO per Articolo 21 del 21 GENNAIO 2018

Le fake news, le notizie false, sono un problema serio per le democrazie che attingono la loro linfa vitale dall’opinione pubblica che si forma sulla diffusione e discussione di notizie di rilevanza collettiva. Il pericolo è noto: attraverso le notizie false è possibile manipolare l’opinione pubblica e orientare le decisioni di governi, delegittimare personalità e Istituzioni e inquinare perfino il dibattito scientifico.
Le fake news sarebbero responsabili della sconfitta di Hillary Clinton nella corsa alla Casa Bianca, frutto di una velenosa strategia di dinsinformazione che ha favorito tra le altre, la diffusione della notizia, falsa, che la ex first lady gestiva un giro di pedofilia nello scantinato di una pizzeria nell’Indiana.
Le fake news sarebbero però anche le opinioni sfavorevoli alle politiche di Trump il quale ha deciso di premiare le testate giornalistiche secondo lui più attive nella produzione di notizie false che lo riguardano: New York Times, Washington Post, Cnn. Continua a leggere Articolo21: Perché è difficile combattere le fake news

Articolo21: Agenda digitale, Italia ancora in forte ritardo. Appello a Renzi

articolo21

Agenda digitale, Italia ancora in forte ritardo. Appello a Renzi

di Arturo Di Corinto per Articolo 21 del 17 marzo 2014

Renzi è sempre stato attento alle politiche digitali. Da nativo digitale (o quasi) ha dimostrato grande attenzione alle scelte del governo sui temi dell’innovazione scientifica e tecnologica e già al tempo delle primarie contro Bersani aveva costruito una squadra di supporto col doppio fine di posizionarlo nel mondo delle relazioni digitali e di studiare come intervenire sulle politiche della società dell’informazione.

Oggi il premier potrebbe intervenire efficacemente sui ritardi dell’agenda digitale certificati da uno studio della Camera dei Deputati perchè la legge prevede che alcune disposizioni dell’agenda, se scadute, possono essere adottate senza neanche sentire i ministri competenti. Inoltre Renzi ha a disposizione il complesso studio sulla Banda Larga di Francesco Caio, Mr Agenda digitale, da cui emerge che l’industria ha avviato un piano di investimenti significativo “che porterà, se realizzato nei tempi e nei modi illustrati dagli operatori, ad un aumento della qualità e della banda disponibile a circa il 50% delle linee entro il 2016/17. Continua a leggere Articolo21: Agenda digitale, Italia ancora in forte ritardo. Appello a Renzi

Articolo 21: Copyright vs internet. In mezzo rimane il consumatore, inascoltato

articolo21Copyright vs internet. In mezzo rimane il consumatore, inascoltato

Arturo Di Corinto per Articolo21 del 30 gennaio 2014

Dai primi giorni del mese di Marzo entrerà in vigore il nuovo regolamento contro la pirateria online voluto dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. La sua attuazione prevede l’inibizione dell’accesso o di specifici contenuti a siti pirata senza passare per un giudice in seguito alla semplice segnalazione delle parti in causa, da attuarsi a livello di Internet Service Provider che per farlo dovranno violare la privacy dei loro utenti. Il regolamento è stato oggetto di un lungo braccio di ferro tra quanti ritengono che l’Autorità non posso recitare tre parti in commedia, regolatore, inquirente e giudicante, e quanti ritengono che la sua applicazione rappresenti un deterrente efficace contro l’emorragia di profitti delle major e dell’industria dei contenuti.

Per capire il significato di questo scontro però è necessario fare un passo indietro e capire se questa forzatura sia giustificata ed effettivamente utile allo scopo dichiarato. Continua a leggere Articolo 21: Copyright vs internet. In mezzo rimane il consumatore, inascoltato

Articolo 21: Condannata la talpa di Wikileaks

Perchè abbiamo bisogno dei “traditori” come Manning articolo21
Arturo Di Corinto

per Articolo 21 del 22 agosto 2013

Trentacinque anni sono tanti. In trentacinque anni succede di tutto. In trentacinque anni si può metter su famiglia, vedere i figli crescere, cambiare sesso, lavoro e residenza, invecchiare e morire in santa pace. Bradley Manning non potrà farlo. È stato condannato da una corte marziale a passare trentacinque anni in prigione per aver diffuso notizie riservate sulla guerra, anzi su due, quella irachena e quella afgana, e su di un terza, la guerra diplomatica che gli USA da duecento anni fanno a tutti, pure agli alleati. Bradley Manning è la talpa di Wikileaks, l’organizzazione di volontari creata da Julian Assange che grazie a Manning ha potuto svelare orrori e assassinii dei militari USA in quella  guerra al terrore di cui non sono mai state trovate le smoking guns e per la quale non hanno mai saputo individuare una efficace exit strategy. Continua a leggere Articolo 21: Condannata la talpa di Wikileaks

Articolo 21: Liberate quei blogger

di Arturo Di Corinto per articolo 21 del 31 luglio 2013

Il barometro della libertà di stampa di Reporters senza frontiere (RSF), ci dice che nel 2013 sono stati 38 i giornalisti e attivisti dell’informazione uccisi e 175 quelli finiti in prigione. E sono 164 i bloggers e i netizens imprigionati.  Numeri impressionanti.
Se le violazioni dei diritti umani sono diffuse in tutto il pianeta e il diritto all’informazione è calpestato ovunque nel mondo e non solo nei paesi autoritari, il Vietnam negli ultimi anni è diventato uno dei posti peggiori al mondo per la libertà d’informazione.
Sono attualmente 35 i cyberdisidenti che RSF chiede di scarcerare con una petizione internazionale.  Finiti in galera per aver denunciato la corruzione, l’inquinamento colposo, e il malaffare, temuti per le loro idee e il loro coraggio, il regime cerca in questo modo di prevenire una primavera araba nel proprio paese.
Fra di loro ci sono attivisti per i diritti umani come Dieu Cay e Le Quoc Quan, ma anche moltissimi altri che, incolpati sommariamente e con accuse gonfiate di sovversione, propaganda antigovernativa e complotto, devono scontare decine di anni di prigione.  Le loro famiglie sono oggetto di aggressioni e intimidazioni. La madre del blogger Ta Phong Tan in seguito al suo incarceramento decise di darsi fuoco nel 2012 per la sorte della figlia.  Per questo RSF richiede richiede il rilascio immediato di tutti, la fine della censura e l’abolizione delle leggi repressive vigenti nel paese contro gli operatori dell’informazione.

Articolo 21 si associa alla petizione

Articolo 21: provider arruolati contro la pirateria

articolo21Blitz sul diritto d’autore. L’Agcom sforna il regolamento e informa il Parlamento a cose fatte
di Arturo Di Corinto per Articolo 21 del 29 luglio 2013

Il 23 luglio l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha licenziato il nuovo testo contro la pirateria digitale e, a dispetto delle rassicurazioni fornite al Parlamento in due distinte audizioni dal suo presidente Angelo Cardani, il testo – non fornito ai parlamentari – risulta peggiore di quello ritirato dal suo predessore Corrado Calabrò.

Il tema della protezione del diritto d’autore nelle reti di comunicazione elettroniche è un tema di assoluta rilevanza in una società, la nostra, dove l’industria culturale e creativa crea lavoro (talvolta), paga le tasse (quando lo fa) e arricchisce culturalmente la società (non sempre ci riesce). Perciò a fronte dell’allarme delle associazioni di categoria che lamentano mancati introiti per molti miliardi a causa della diffusa violazione dei diritti collegati alle opere d’ingegno, l’AGCOM è intervenuta a più riprese per limitarne i danni veri o presunti. Veri perchè sappiamo tutti che da Napster in poi passando per The Pirate Bay e Bit Torrent è diventato più facile appropriarsi di un film, un disco, un saggio con due colpi di click e senza pagare, presunti perchè molti studi indipendenti dicono che i danni della pirateria sono limitati. Continua a leggere Articolo 21: provider arruolati contro la pirateria

Articolo 21: fermare l’ammazza-blog

articolo21Ammazza-blog. A volte ritornano
di Arturo Di Corinto per Articolo 21 del 26 luglio 2013

La pervicace insistenza di alcuni parlamentari a voler regolamentare la libertà d’espressione su web sarebbe degna di ben altre cause, ma così non è. Invece di intervenire sulle querele temerarie, di prevedere incentivi all’editoria amatoriale e non periodica o di tutelare i giornalisti che scrivono di mafia e perseguire efficacemente le aggressioni nei loro confronti, il parlamentare italiano si esercita ancora sul tema della diffamazione online e sull’obbligo di rettifica per i blog e i siti amatoriali. Un emendamento appena presentato dal deputato del Pdl Gianfranco Chiarelli alla legge sulla diffamazione all’esame della commissione Giustizia della Camera, prevede infatti solo quarantotto ore per pubblicare la rettifica sui siti Internet, una multa fino a 5.000 euro, l’oscuramento del sito fino a tre anni e l’arresto fino a cinque. Perché tanto odio?
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Articolo 21: Ma quale Agenda digitale!

articolo21Ma quale agenda digitale?
Arturo Di Corinto per Articolo 21 del 10 luglio 2013

L’Agenzia per l’Italia Digitale è l’organismo che deve attuare l’agenda digitale europea in Italia. Per assolvere a questo compito, che avrebbe come effetto una maggiore efficienza e trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni, l’ammodernamento delle infrastrutture di rete e digitali, una migliore competitivtà delle imprese e l’abbattimento del digital divide, nell’Agenzia sono state fuse quattro entità di ricerca, vigilanza e indirizzo. Ma l’Agenzia non decolla. La sciatteria nella formulazione dello statuto, i giochi di vertice della cabina di regia ministeriale che la controlla, le denunce alla corte dei conti contro il suo direttore, insieme all’assenza dei decreti attuativi dell’agenda digitale, rendono l’impresa ardua se non impossibile. Eppure da ogni parte si alza il grido d’allarme per un’economia digitale che non riesce a produrre benessere in un paese che sarebbe capace di competere nel mondo su ricerca, innovazione e servizi. Alla base di questa difficoltà c’è l’incapacità della politica di stabilire la direzione che l’Agenzia deve prendere. Chi tira verso ferraglia e infrastrutture e chi tira verso servizi, settori che fanno capo a cordate differenti. Manca una “vision” strategica di politica industriale che riduce il nostro paese a terreno di conquista per le multinazionali estere. Per affrontare la situazione Letta ha nominato Francesco Caio “Mr. Agenda Digitale”. Ma “a mezzo servizio”. Il manager ha infatti dichiarato che svolgerà l’incarico per passione civile. L’anomalia italiana continua.

Articolo 21: Attacco al web

articolo21Quella fogna di Internet

Arturo Di Corinto

per Articolo 21 del 19 maggio 2013

Quattro Anonymous arrestati, il pressing dell’Agcom per regolamentare in senso poliziesco il diritto d’autore, l’insistenza del presidente Boldrini sul tema della violenza nel web, la necessità di leggi speciali per Internet secondo Pietro Grasso, la riproposizione dell’obbligo di rettifica per i blog dentro la legge bavaglio, le 22 denunce per i commenti anti-napolitano del blog di Grillo…. e si potrebbe continuare. Sta succedendo qualcosa.

In una fase della vita del paese dove le larghe intese rendono difficile l’esercizio della critica ma anche trovare appoggio e consenso nei partiti tradizionalmente schierati per la libertà d’informazione, tutti questi indizi messi insieme possono prefigurare l’inizio di una guerra a Internet? Una normalizzazione del web in senso restrittivo? O solo un modo per sviare l’attenzione da altri problemi? Siamo noi ammalati di cospirazionismo? Forse. Continua a leggere Articolo 21: Attacco al web

Articolo 21 – L’avevamo detto, non servono leggi speciali per il web

articolo21 Non servono leggi speciali per il web

Arturo Di Corinto Per Articolo 21 del 7 maggio 2013

Come volevasi dimostrare. Gli strumenti per impedire e punire i reati in Internet esistono. Lo avevamo detto. Ma adesso dovrebbe essere chiaro a tutti in seguito alla rimozione di alcuni contenuti offensivi e l’iscrizione nel registro degli indagati di Antonio Di Mattia, che avrebbe postato su Facebook una foto (o fotomontaggio) diffamante la presidente della Camera dei deputati, on. Laura Boldrini.
Intanto era già stata dimenticata dalla cronaca la notizia che nei giorni precedenti a questo intervento della polizia postale erano stati arrestati quattro neofascisti colpevoli della gestione della versione italiana del sito Stormfrornt. Il sito nell’estate scorsa aveva ospitato nei suoi forum discorsi vaneggianti sulla purezza della razza e diffuso minacce dirette all’ex ministro Andrea Riccardi, esponenti del Pd e altri personaggi della comunità ebraica romana. I suoi quattro giovani gestori sono stati messi ai domiciliari dopo la sentenza formulata con rito abbreviato perchè riconosciuti colpevoli di aver costituito un’associazione a delinquere via web con l’obiettivo “dell’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi etnici e religiosi.”  È stato predisposto anche un risarcimento ai danni delle vittime.
Bene, bravi bis. Questo dimostra che Internet non è popolata solo da sciami intelligenti, ma anche che se si vuole individuare il responsabile di un reato online è più facile che risalire a una lettera minatoria, e che se si vuole perseguire gli hate crimes in rete è possibile farlo e velocemente. Con gli strumenti della legge esistenti.
Non servono leggi speciali per il web. Nei giorni scorsi invece il dibattito pubblico in rete era stato monopolizzato dall’allarme lanciato dalla Boldrini su una presunta “anarchia del web” (formula però nato dallo zelo di un titolista) creando subito opposte fazioni, più legate alla simpatia/antipatia per il personaggio che al merito della questione. E infatti la presidente aveva prima chiarito con un post su Facebook (dove senno’?) di non volere nessuna legge speciale ma avviare un confornto a tutto campo sulla violenza contro le donne e poi corretto il tiro, aderendo prima all’iniziativa del ministro Josefa Idem per “una task force contro il femminicidio”, infine sostendendo l’iniziativa di Serena Dandini che attraverso il sito di Ferite a Morte sta raccogliendo migliaia di firme contro la violenza di genere. La Dandini e la presidente della Camera insistendo rispettivamente sulla necessità dell’intervento culturale, nelle scuole, la seconda sui modelli femminili in televisione.
Posizioni che sembrano riportare un po’ di buon senso in rete e fuori. Basta? Finita qui? Speriamo. Non vorremmo che alla prossima intercettazione mafiosa qualcuno chieda di chiudere la Telecom, per una lettera anonima di interrompere il servizio postale, oppure di multare Sipra e Mediaset per uno spot sessista. Forse potrebbe chiedere di ritirare i fondi per l’editoria a tutti i giornali al prossimo articolo dell’agente Betulla o per un delirio di Feltri. Invocare il pugno duro per il web non riguarda solo la rete. Come dice Paolo Brogi: “su questa china si finisce in Cina”.

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Articolo 21 – Rodotà al Quirinale: la svolta che ci serve

articolo21Rodotà al Quirinale: la svolta che ci serve

di Arturo Di Corinto per Articolo 21 del 16 aprile 2013
L’appello dei 101 per l’elezione di Stefano Rodotà al Quirinale non è il solito appello. Ricorda nel nome il famoso manifesto dei 101”che criticarono l’intervento sovietico in Ungheria, ma quello era fatto da intellettuali di fede comunista, questo, che non pretende di averne lo spessore, è fatto da cittadini di ogni fede politica, progressisti e conservatori, cattolici e liberali.

Intellettuali, certo, come Luciano Canfora e Raniero La Valle, gente delle professioni, come Domenico D’Amati, Fulvio Sarzana e Guido Scorza, dei movimenti e dell’associazionismo, hanno firmato Messora – portavoce dei Cinque Stelle-, Marco Berlinguer, Tommaso Fattori, Maso Notarianni. Gente  dell’Accademia, come Fiorella De Cindio, Marco Ricolfi, Enrico Menduni, dello spettacolo, come Fiorella Mannoia e Ottavia Piccolo, scrittori e giornalisti come Pino Cacucci, Carlo Formenti, Francesca Fornario, Flavia Perina, Beppe Giulietti. Tutti, pur visibili nel dibattito pubblico, a titolo personale hanno così voluto chiedere una discontinuità nei metodi finora usati per determinare il voto dei grandi elettori del presidente della Repubblica.

Quale discontinuità? Innanzitutto si rivolgono ad altri cittadini come loro, a quelli che ogni giorno vivono, lavorano, pagano le tasse, mandano avanti l’Italia. Voglino una persona limpida con una biografia cristallina, non attaccata alla poltrona, amante della costituzione, capace di una visione che ponga al centro i diritti della persona e la giustizia sociale. E per questo chiedono alle italiane e agli italiani di farsi portavoce presso i propri parlamentari di una proposta coraggiosa e fuori dagli schemi: Stefano Rodotà alla presidenza della Repubblica.

Perchè Rodotà? Perchè ha le competenze necessarie a esercitare il compito che la Costituzione affida al  Presidente della Repubblica. Perchè seppure la sua competenza giuridica con gli fa mai dimenticare il faro della legge, non  la vede come un corpus immutabile e ne studia l’adeguamento per affrontare le sfide del  “nuovo mondo”  globalizzato e digitale, con una attenzione costante alla tutela dei diritti – al lavoro, alla salute, all’educazione, alla manifestazione del pensiero – e alla dignità dei singoli richiamando ciascuno ad un impegno attivo e responsabile nell’esercizio di tali diritti.

Obiezioni? “È troppo avanti con gli anni”.  Ma Rodotà accoppia saggezza ed esperienza con un pensiero sempre curioso e aperto, straordinariamente giovane. Conta veramente l’età anagrafica? È troppo laico”. Lo è, ma è rispettoso di tutte le religioni, e sempre attento ai contributi etici che il pensiero religioso può apportare. “Vorrei una donna al Quirinale”. Giusto, ma sono molte le donne che hanno firmato l’appello che ci dicono che ciò che importa è la forza con cui la differenza del pensiero femminile viene tenuta in conto. E, come dice la professoressa Fiorella De Cindio, “chi lo conosce sa che non c’è volta in cui Stefano Rodotà non ricorda  e sottolinea un tributo al pensiero  delle donne, delle studiose e di quelle che incontra quotidianamente nella sua vita.”

La candidatura tuttavia non motiva solo dalle qualità – che sono molte -, della persona. Il tentativo è manifesto e per questo troverà delle opposizioni: intercettare la possibilità di una convergenza PD-SEL-M5S (o qualcosa di meno schematico), anche in vista di futuri accordi sul governo, invece di sostenere un scelta PD-PDL sul presidente della repubblica in funzione delle larghe intese, che potrebbe avere il sapore dell’inciucio e la scelta di un candidato a cui chiedere di garantire a Berlusconi l’incarico di senatore a vita e la promessa di ritardarne i processi senza toccare Mediaset.

Come al solito, sarà difficile far ascoltare il pensiero della società civile. Insieme ce la possiamo fare. http://nobavaglio.it/rodotapresidente/

16 aprile 2013

Articolo21 – 2012: Annus Horribilis per la libertà d’informazione

2012: Annus Horribilis per la libertà d’informazione
L’informazione è un diritto umano. E’ tempo di reagire
Arturo Di Corinto per Articolo 21 del 31 dicembre 2012

Finisce un anno terribile per la libertà d’informazione. Centinaia i giornalisti uccisi e gli attivisti imprigionati. Mentre la società civile prova a reagire si moltiplicano censure e intimidazioni. Anche in Italia, al 61° posto nella classifica di Reporters sans frontieres.

Ottantanove giornalisti uccisi, quarantasette attivisti dell’informazione trucidati, centonovantuno reporters imprigionati, centotrentuno attivisti in carcere. Questi i numeri duri e crudi del bilancio annuale di Reporters senza frontiere (http://en.rsf.org) sul fronte della battaglia per la libertà d’informazione in tutto il mondo.
Il 2012, cominciato con l’apertura del mondo arabo all’informazione autogestita e dal basso attraverso i social network, proseguito con la decisione dell’Europa di limitare la vendita di tecnologia di sorveglianza agli stati autoritari e l’impegno di Amnesty a dare voce agli esclusi, si chiude con un bilancio terribile.
In un solo anno sono state decine le testate giornalistiche chiuse dai regimi autoritari, sono centuplicati i controllori umani della dissidenza via Internet in Cina, Iran, Siria, Nord-Africa, sono aumentati a dismisura gli interventi censori contro singole voci di libertà. Continua a leggere Articolo21 – 2012: Annus Horribilis per la libertà d’informazione

Articolo21: Pirateria digitale: falso allarme

Pirateria digitale: falso allarme
Creativi in cerca di nuovi modelli di tutela del diritto d’autore

Arturo Di Corinto
per Articolo 21 del 22 dicembre 2012

Il Ministero dello sviluppo economico ha lanciato l’ennesimo l’allarme sul copyright. Gli attuali strumenti non sarebbero sufficienti a contrastare la pirateria digitale. E questo è un problema nel momento in cui tutta l’industria si fa sempre più immateriale e una porzione importante del prodotto interno lordo del nostro paese dipende dalle royalties pagate sulla vendita di prodotti ad alto tasso di creatività. Fermare la pirateria e far rispettare le leggi a tutela del diritto d’autore è importante, ma bisogna mettersi d’accordo su come farlo. Non si può fare ad esempio mettendo sotto controllo tutti gli utenti di internet e violando la loro privacy. E poi, affinchè gli strumenti di contrasto siano efficaci bisogna capire caratteristiche e dimensioni del fenomeno. Quello della pirateria è infatti, per definizione, un fenomeno clandestino di cui è difficile stabilire le dimensioni. Continua a leggere Articolo21: Pirateria digitale: falso allarme

Articolo21: Il “club dei predatori” è arrivato a quota 41

Informazione
Il “club dei predatori” è arrivato a quota 41
di Arturo Di Corinto
per Articolo 21 del 3 maggio 2012

Oggi, 3 maggio 2012, è la Giornata mondiale della libertà di stampa, e Reporter senza frontiere denuncia i predatori dell’informazione e i nemici di Internet. Le violenze contro i giornalisti e i cybernauti si sono moltiplicate e aggravate negli ultimi quattro mesi dell’anno. A partire dal primo di gennaio del 2012 , un operatore dell’informazione viene ucciso ogni 5 giorni. Dall’inizio dell’anno 21 giornalisti e 6 cybernauti o cittadini-giornalisti sono stati uccisi, in particolare in zone di conflitto come la Somalia e la Siria. RSF ha aggiornato la sua lista dei predatori della libertà di informazione, arrivata quest’anno a 41 membri.

RSF fa senza timore nomi e cognomi. Sono quasi sempre gli stessi: il presidente siriano Bachar Al-Assad, il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, quello iraniano Ahmadinejad e altri. Ma amche le milizie islamiche Al-Shabaab in Somalia, l’Autorità Palestinese e il governo di Hamas a Gaza, fino ad arrivare alle Farc che nella loro lunga lotta contro la stampa avrebbero rapito il 28 aprile scorso il giornalista francese Roméo Langlois.
RSF non dimentica certo i giornalisti indipendenti uccisi dall’inizio dell’anno, i cittadini-giornalisti, i cameraman e i fotografi bersagliati dai regimi repressivi per la potenza evocativa e informativa delle immagini da loro registrate.

Per questo l’organizzazione per la libertà di stampa chiede di riflettere sulla protezione dei giornalisti freelaance locali a cui la stampa internazionale ricorre, come alle sue fonti di informazione e alle persone intervistate; di tradurre in azioni efficaci le disposizioni internazionali relative alla protezione dei giornalisti per mettere fine all’impunità relativa alle violazioni di diritti umani contro di loro; richiede una revisione degli statuti della Corte Penale Internazionale in modo da definire quella categoria speciale di civili che sono i giornalisti; incoraggia gli Stati ad adottare con urgenza il piano d’azione e il progetto attuativo sulla sicurezza dei giornalisti e la questione dell’impunità elaborato dall’UNESCO nel marzo 2012.
Intanto, mentre accade tutto questo, il ministro della giustizia italiano, Paola Severino, chiede ai blog di autoregolamentarsi, apparentemente ignorando l’importanza che i blogger hanno e hanno avuto nel raccontare e denunciare quello che la grande stampa non dice. Chissà se ha letto la lettera che l’inviato speciale dell’ONU per la libertà d’espressione Frank La Rue ha scritto al premier Mario Monti. La lettera dice che la libertà d’informazione in Italia è a rischio. Ma va?

Links:
1) Il sito italiano di Reporter senza frontiere
2) Il comunicato con il rapporto sulla libertà di stampa

Articolo 21: Liberalizziamo il futuro. Le associazioni per l’Italia digitale adesso puntano al decreto semplificazioni

Liberalizziamo il futuro. Le associazioni per l’Italia digitale adesso puntano al decreto semplificazioni
Arturo Di Corinto per
Articolo 21 del 4 Marzo 2012

Votata la fiducia sul “Decreto liberalizzazioni”, anche le proposte di emendamento più virtuose per fare dell’Italia un paese digitale in grado di creare innovazione e posti di lavoro sembrano finite nel dimenticatoio.
Eppure in una conferenza stampa dal titolo evocativo, #liberalizziamoilfuturo, diverse associazioni per i diritti digitali e la libertà di comunicazione avevano presentato un pacchetto di emendamenti al decreto legge liberalizzazioni per fare di Internet un volano di sviluppo, innovazione e apertura del mercato. Agorà Digitale, Altroconsumo, Articolo 21, Associazione Italiana Internet Provider, Associazione Italiana per l’Open Government, Assoprovider, Istituto per le Politiche dell’Innovazione, Libertiamo e gli Stati Generali dell’Innovazione, insieme allo Studio Legale Sarzana, hanno chiesto: una procedura di assegnazione onerosa delle frequenze, la riforma del diritto d’autore, la cancellazione del bollino e la fine del monopolio della Siae, sconti per libri e ebook e altro ancora, per consentire all’Italia di fare un salto nel futuro.
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Articolo 21: E’ sempre e solo il giornalista a guardia della liceita’, della correttezza e della completezza dell’informazione

E’ sempre e solo il giornalista a guardia della liceita’, della correttezza e della completezza dell’informazione.
Arturo Di Corinto per
Articolo 21 del 14 febbaio 2012

Le 5 “W” del giornalismo non esistono più. Who, what, where, when, why (chi, cosa dove, quando e perchè), sono state sostituite dalle cinque “S”: sport, spettacolo, sangue, sesso e soldi. Lo ha detto il presidente dell’Ordine dei Gionalisti Enzo Iacopino, stamattina, alla presentazione del libro curato da Mauro Paissan, “Privacy e Giornalismo. Libertà di informazione e dignità della persona” a piazza Montecitorio a Roma. A motivare tale cambio di paradigma sarebbe, secondo Iacopino, proprio la ricerca spamosdica dello scoop di un giornalismo che non si ferma neanche di fronte al rispetto dei più deboli e che solletica le passioni meno nobili di un’audience che assume spesso tratti morbosi.
Un esempio? La pubblicazione degli stralci del diario di Sara Scazzi. Un’operazione difficilmente interpretabile come esercizio del diritto-dovere d’informazione quanto piuttosto come l’invasione nella vita privata di una ragazza uccisa in circostanza tragiche, della quale solo con l’intervento del tanto criticato Ordine dei Giornalisti è stato possibile bloccare la diffusione delle foto del corpo straziato.
Il tema è ampiamente dibattuto: dove finisce il diritto all’informazione e comincia il rispetto della dignità della persona? Il libro che Paissan ha curato cerca di rispondere a questo tipo di domande tramite una raccolta di casi esaminati dal Garante nel suo ultimo settenato (che scade il 17 aprile), ma è anche una raccolta di aneddoti, regole, principi, carte deontologiche ed esempi di come si possa fare un’informazione civile, “migliore antidoto a ogni tentativo di censura” come ha dichiarato Giulio Anselmi, presidente dell’Ansa e della Fieg, anche lui presente al dibattito.
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Articolo 21: Tutti contro l’Acta

Tutti contro l’Acta
L’accordo anticontraffazione per la difesa della proprietà intellettuale non convince neppure i governi. Manifestazioni in 200 città. Anche il presidente del Parlamento UE è contrario.
Arturo Di Corinto
per Articolo 21 del 14 febbraio 2012

L’Acta non decolla. Aumentano le proteste contro l’Accordo internazionale sulla proprietà intellettuale firmato il 26 gennaio da 40 paesi tra cui molti europei. Dopo i dubbi dell’ambasciatrice slovena a Tokio, le dimissioni del relatore francese per il commercio internazionale (INTA) Kader Arif, le riserve di Estonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia, il rinvio della firma del trattato Anticontraffazione da parte della Germania mette in forse la sua applicazione all’intera Europa in virtù del ruolo di hub commerciale della locomotiva europa guidata dalla Merkel.
I motivi di queste riserve sono diversi, ma nelle decisioni sovrane di quei paesi questi sono i principali: il testo dell’accordo non è stato negoziato da tutti quelli invitati a firmarlo, le trattative si sono svolte in gran segreto, i Parlamenti non sono stati adeguatamente informati e lascia troppo spazio all’indeterminatezza della sua applicazione pur chiamando in correo soggetti specifici, gli Internet Service provider e le piattaforme di distribuzione dei contenuti come Google, quando si tratta di violazione della proprietà intellettuale sul web. Se non bastasse, propone una clausola relativa alla sua interpretazione e implementazione che non è andata giù a molte diplomazie, la creazione di un “Comitato ACTA” incaricato di rivederne norme e sanzioni e di rinegoziarlo in corsa dopo la sua firma da parte dei singoli aderenti.
L’accordo di anticontraffazione ACTA, è infatti un accordo multilaterale che, a dispetto del nome, si occupa di standardizzare e tutelare i diritti di proprietà intellettuale in tutte le sue forme, come definito dagli accordi Trips e Trips plus, cioè dal copyright al segreto industriale passando per i brevetti, ipotecando pesantamente la circolazione di idee e informazioni in Europa e all’estero fino a rappresentare un pericolo per i diritti civili e la stessa libertà di Internet. Continua a leggere Articolo 21: Tutti contro l’Acta

L’Agcom e il diritto d’autore

L’Agcom e il diritto d’autore
Arturo di Corinto*
per Articolo 21 del 4 luglio 2011

Il giorno 6 di luglio verrà messa in consultazione la delibera Agcom che prevede la rimozione selettiva e la eventuale chiusura di siti sospettati di violazione del diritto d’autore. Dopo le note vicende, le pressioni del governo americano, la rimozione del relatore progressista della delibera, le chiusure dei membri dell’Agcom verso gli oppositori all’iniziativa, continua una guerra ideologica e molto poco pratica intorno a un tema cruciale per una società che si dice della conoscenza.
In realtà, gran parte del can can intorno alla questione ha una doppia origine: il carattere autoritario della delibera che prevede di intervenire per via amministrativa e non giudiziaria nei casi di presunta violazione del copyright; la scarsa conoscenza del diritto d’autore da parte dell’opinione pubblica che consente ai contendenti di mistificarne le ragioni. Cominciamo col fare chiarezza?
Se pensate di sapere cos’é il diritto d’autore saltate i prossimi paragrafi, se no, andate avanti. Continua a leggere L’Agcom e il diritto d’autore

Articolo 21 – Osservatorio TG: Archiviati i referendum i Tg riprendono a raccontare “storie”, cominciando dal fisco

Archiviati i referendum i Tg riprendono a raccontare “storie”, cominciando dal fisco

Il Commento di Arturo Di Corinto, esperto di web e autore de “I nemici della rete”
(Intervista di Alberto Baldazzi per Articolo 21Osservatorio TG)

Arturo Di Corinto, come esperto teorico del web, di internet e di tutte le sue diverse manifestazioni, qual è la sua opinione su questa querelle sul rapporto tra informazione Tv e rete, relazionata ai risultati dei ballottaggi e, soprattutto, quelli dei referendum? Chi ha ragione? Continua a leggere Articolo 21 – Osservatorio TG: Archiviati i referendum i Tg riprendono a raccontare “storie”, cominciando dal fisco

Il nostro tempo è adesso. La comunicazione e la fabbrica del precariato

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Il nostro tempo è adesso. La comunicazione e la fabbrica del precariato
Arturo Di Corinto
per Articolo 21 del 31 marzo 2011

Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno modificato profondamente il modo di produrre ricchezza da parte dell’industria, hanno consentito una maggiore automazione dei comparti produttivi tradizionali e la dematerializzazione di prodotti di consumo, prevalentemente ludici, scientifici e culturali, ma soprattutto hanno modificato il mondo dei media e della comunicazione e il ruolo loro attribuito nella società.
Nella società digitale si è ampliato a dismisura il ruolo dei media e della comunicazione e lì dove c’è comunicazione, produzione di sapere e di discorso, lì c’è il potere. Un potere nomadico, che non risiede in strutture stabili e definite e che non è un semplice fatto, una struttura che si conserva e che viene annientata, ma un sistema di relazioni che decide di volta in volta chi ha potere di parola e chi no, determinando l’agenda setting – ciò di cui si parla e che richiede il formarsi di un’opinione – dando un ruolo cruciale agli stregoni della notizia – gli spin doctors – e che determina nuove forme di esclusione rendendo il sapere inaccessibile. Proprio oggi che la mancanza di accesso al sapere e alla comunicazione equivale sempre di più all’esclusione dal lavoro e dai diritti.
E’ in questo rapporto fra il potere e la comunicazione che va sviluppata la nostra critica. La produzione controllata di sapere oggi è tutt’uno con la condizione di assoggettamento dei nuovi schiavi della comunicazione che svolgono vecchie e nuove professioni: nella formazione, nel giornalismo, nelle pubbliche relazioni, nel marketing e nella pubblicità, siano essi designer, copywriter, fotografi, registi, o che lavorino negli uffici stampa, nell’editoria cartacea e nelle professioni Internet. Continua a leggere Il nostro tempo è adesso. La comunicazione e la fabbrica del precariato

I nemici della rete alla FNSI: parlano i giornalisti

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I nemici della rete alla FNSI: parlano i giornalisti
Arturo Di Corinto
per Articolo 21
16 febbraio 2011

Lo sviluppo della rete in Italia è frenato da un esplosivo mix di sottocultura e interessi. Troppo facile prendersela col Ministro Romani per non aver dato le gambe al piano di infrastrutturazione per 1 miliardo e 400 mila euro che portava il suo nome, ma di certo è difficile aspettarsi dal governo capitanato da un tycoon della televisione un grande piano digitale di rilancio del paese che passi attraverso Internet e le potenzialità della società civile che l’affolla.
Oggi si torna a parlare di legge bavaglio nonostante le smentite del premier. Una legge apertamente osteggiata dalla rete anche perchè prevedendo l’obbligo di rettifica per i siti amatoriali – pena una multa salata – avrebbe minato alle fondamenta il meccanismo di produzione dal basso di news in un ecosistema dell’informazione di cui anche i blog personali oggi fanno parte a pieno titolo. Molti vi avevano visto un interesse specifico dei potenti di silenziare un’opposizione sociale che si esprime anche attraverso Internet.
Ma da questo punto di vista ancora più grave appare la delibera con cui l’AgCom, a dispetto del decreto Romani del marzo scorso, si attribuisce la facoltà di inibire entro cinque giorni l’accesso a siti segnalati per un’ipotetica violazione del copyright. La delibera non definisce i soggetti titolati a fare la segnalazione, non introduce alcun criterio di valutazione del merito della segnalazione, salta a piè pari le prerogative assegnate dalla Costituzione a magistratura e polizia. Come non pensare che ci sia dietro un’intenzione di “deterrenza” nei confronti di chi fa libera informazione? Chi ci garantisce che il dispositivo oggi in consultazione fino a marzo non sarà usato in maniera arbitraria contro le voci critiche verso governo, imprese, lobby d’interesse?
Ma c’è di più. Dall’analisi dei cablogrammi di Wikileaks emerge che da almeno cinque anni gli Stati Uniti premono per influenzare il quadro regolatorio delle telecomunicazioni e della proprietà intellettuale in Italia e in Europa. Il pacchetto Telecom, i negoziati Acta (Accordo Anti Contraffazione), ne sono un esempio a livello europeo, mentre gli incontri fra l’ex ambasciatore Ronald Spogli e i funzionari del Ministero degli esteri dicono quanto l’Italia tenesse a fare bella figura con il potente alleato adottando pratiche draconiane di enforcement dei diritti d’autore.
In questo contesto ciò che stupisce è la straordinaria somiglianza fra la delibera AgCom (668/2010 del dicembre 2010) e la proposta americana “S.3804 – Combating Online Infringement and Counterfeits Act”. Stessa logica, stessi provvedimenti: black list dei provider, spegnimento dei DNS, blocco degli utenti, nessuna indagine di merito verso i presunti responsabili delle violazioni. Con una importante differenza: nella legge americana si presume che l’Avvocato Generale dello Stato mostri a una corte le prove di tale attività criminosa, mentre in Italia no.
Per questo nel Belpaese una coalizione di associazioni ha attivato la campagna “sitononraggiungibile.it” per chiedere una moratoria sui futuri effetti della delibera, affinchè il Parlamento possa legiferare in materia.
Da questi soli esempi, “I nemici della rete” sono tanti. E non è difficile trovarli. Sono coloro che dalla disintermediazione portata da Internet vedono terremotate le proprie rendite di posizione. Fra questi ci sono anche i giornali e i giornalisti. E’ tempo di parlarne approfonditamente per capire che la rete è un grande alleato nello sforzo della ricerca della verità e che rappresenta una grande opportunità per rinnovare una professione – nata in un’altra epoca e in un contesto sociale oggi profondamente mutato – che con essa non compete più solo in termini di velocità.

Il libro I nemici della rete di Arturo Di Corinto e Alessandro Gilioli, edito da Rizzoli, verrà presentato alla Federazione Nazionale della stampa Italiana in Corso Vittorio Emanuele II, 349, Roma lunedì 21 febbraio alle ore 16:30