L’estasi dell’ignoranza. La tradizione occidentale della non conoscenza

Perché un lettore crede a racconti palesemente falsi? Vuole evitare notizie scomode? Come fanno i fedeli religiosi a credere nella scienza e contemporaneamente affidarsi al mito? Si tratta di scelte razionali, strategie collettive oppure difesa privata e personale di un nucleo emotivo che altrimenti finirebbe in pezzi? Sono queste le domande che affiorano, con risposta annessa, nel libro del politologo Mark Lilla che per Luiss University Press ha pubblicato «L’estasi dell’ignoranza. La tradizione occidentale della non conoscenza».

A dispetto della moderna logica mediatica che obbliga tutti alla trasparenza, alla conoscenza, alla condivisione di informazioni e intimità sui social, Mark Lilla elabora una ricostruzione storica e filosofica del volto contrario di questa modernità, cioè dell’ignoranza intesa come volontà di non sapere. Strategia adattativa piuttosto che euristica vitale, l’ignoranza descritta da Lilla viene dissezionata nei miti antichi, come quello di Edipo, che non voleva sapere di essere giaciuto con la madre; passa per le Confessioni di Sant’Agostino che dubita della sua fede; arriva da Nietzsche il pazzo fino a Freud e alla sua teoria della rimozione, per ricostruire i tabù della verità, la delusione della curiosità quando si osa strappare il velo di Iside, fino alle cedevoli illusioni di innocenza personale, colte nelle loro forme quotidiane e talvolta penose.

La fuga dalla realtà è la chiave di questo viaggio intellettuale nella volontà di ignoranza. Certo, sull’ignoranza e sull’errore molto è stato detto, da Gianrico Carofiglio in Elogio dell’ignoranza e dell’errore, a Umberto Galimberti con Le contraddizioni della Verità e l’attitudine tutta binaria a pensare semplice senza troppo complicarsi la vita, come pure in L’età dell’ignoranza di Fabrizio Tonello, ma questo testo si misura sulla volontà di non conoscere quale strategia di sopravvivenza intima, nascosta e personale, per rendere la vita odierna più accettabile. Una scelta che è alla base di questioni tremendamente attuali, dagli effetti della disinformazione al cospirazionismo politico, dal pensiero magico alle semplificazioni scientifiche. In fondo, in fondo, il trionfo dell’ignorante è l’estasi del potere.

Le disavventure della verità

La verità è un concetto mobile e sfuggente, i cui confini cambiano in relazione alla temperie culturale e all’azione dei soggetti che hanno i mezzi per costruirla e farla accettare.

Già nel V secolo però, Platone metteva in guardia i cittadini di Atene che per instaurare la democrazia bisognava cacciare i retori e i sofisti, che ingannano il popolo con sillogismi, paralogismi, notizie false e inventate.

Ma la società della comunicazione, basata su persuasione e populismo, non è in grado di scacciare i nuovi retori che assumono le vesti di imbonitori e tribuni di un popolo costruito algoritmicamente.

Nel libro «Le disavventure della verità», il filosofo Umberto Galimberti affronta così il tema della verità in un’ottica comparata confrontando Marx, Nietsche e Freud nelle loro pubblicazioni meno note. Ovviamente con riferimento alla Repubblica di Platone e a quello sfortunato che informò i cavernicoli che erano oggetto di un’illusione (disinformazione, diremmo oggi). Lo sfortunato fu bastonato dai cavernicoli per la sua rivelazione.

[…] a differenza dei tempi trascorsi, oggi l’abbondanza delle informazioni, che è il tratto tipico del nostro tempo, ci rende responsabili di ciò che sappiamo e se, per quieto vivere, per noia, per distrazione, per disinteresse, per stanchezza o per assuefazione, non siamo sensibili al problema della verità, di fronte a quel che sappiamo diventiamo irrimediabilmente indifferenti, quando non addirittura immorali.

Oggi, infatti, dobbiamo chiederci che ne è della verità nella nostra epoca caratterizzata dall’incontenibile diffusione dei media, ai quali da ultimo si sono aggiunti i social con le loro vere e false notizie e prese di posizioni, per lo più acritiche, quando non puri sfoghi pulsionali o emotivi. Per affrontare questo tema bisogna liquidare quei luoghi comuni, per non dire idee arretrate che fanno da tacita guida a quasi tutte le riflessioni sui media, secondo le quali l’uomo può usare i mezzi di comunicazione come qualcosa di neutrale rispetto alla sua natura… […]

Al tempo della guerra ibrida, quella che mescola la falsa informazione alle azioni militari, il sabotaggio della verità ci riguarda tutti.

«Le disavventure della verità», Umberto Galimberti, Feltrinelli, 2025

Il momento straussiano

Palantir è il nuovo potere della sorveglianza globale. Anche i Servizi Segreti francesi hanno ammesso di usarne tecnologia e capacità di analisi. E lo fanno pure la Ferrari, Stellantis, il Policlinico Gemelli in Italia.
I software di Palantir sono in uso anche all’esercito israeliano. Il suo board nel 2024 ha tenuto una seduta del consiglio di amministrazione a Tel Aviv in segno di solidarietà dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023.


Ma che cos’è Palantir? Palantir è la nuova macchina del potere americano creata da Peter Thiel, il magnate che ha fondato l’azienda prendendone il nome dalla saga del Signore degli Anelli. Palantir è l’occhio che tutto vede e che nella saga consente ai cattivi di intimidire, trovare e punire, non i cattivi, ma i buoni della storia, cioè la famosa compagnia dell’Anello.


Nella prospettiva di Thiel e di Alex Karp, attuale Ceo di Palantir, però è tutto rovesciato. L’occhio che tutto vede, cioè i suoi software Gotham e Foundry, potenziati dal coordinamento di una terza piattaforma, Apollo, e dall’intelligenza artificiale IAP, sono gli strumenti della nuova sorveglianza che sovrintende alla macchina da guerra americana e degli eserciti che se lo possono permettere. Come quello di Israele.


Palantir è una macchina indifferente all’etica e alla morale occidentale e illuministica.
Dopo alcuni servizi giornalistici sappiamo che Palantir, vende dati per fare la guerra. E poi li usa per foraggiare il suo spin off, Anduril, azienda dedicata alla produzione di IA e droni da combattimento.


Ma è solo nel libro «Il momento straussiano» che capiamo perché Peter Thiel, tecnologo, gay, cattolico, conservatore, con Palantir si sia definitivamente sganciato dalla retorica di benessere, progresso e uguaglianza prodotta dall’immaginifica
industria della Silicon Valley negli ultimi 30 anni fino a farla ribaltare nelle sue convinzioni più profonde, un tempo basate sul «don’t be evil» (non fare il male).
Nel libro Thiel lo spiega. E quello che dice fa venire i brividi, affermando che l’Occidente deve farsi rispettare usando la violenza e la deterrenza quali elementi attivi di civilizzazione e di difesa della sua missione teleologica e salvifica del mondo.
Usando cioè i mezzi contrari alla cultura occidentale dei diritti che essa dovrebbero affermare e perseguire.

«Peter Thiel, Il momento straussiano. A cura di Andrea Venanzoni. Liberilibri 2025»

Sfiduciati

I social sono un pericolo per la democrazia. Sono numerosi i saggi che argomentano questo aspetto distruttivo della comunicazione paritaria online che si afferma nelle logiche algoritmiche di Facebook, Tik Tok, Truth, eccetera. I social media sono spesso fonte e canale di propaganda e disinformazione.

Purtroppo la maggior parte delle persone non sa distinguere tra notizie vere e notizie false e le notizie false sono più virali di quelle vere. E questo è il danno principale che fanno alla democrazia.


Giovanni Boccia Artieri lo sintetizza bene nel suo ultimo libro, “Sfiduciati. Democrazia e disordine comunicativo nella società aperta” appena pubblicato da Feltrinelli, provando a dare qualche rimedio.
“I social media favoriscono ciò che funziona: e ciò che funziona polarizza, semplifica, infiamma. La democrazia ha bisogno di ascolto, mediazione, argomentazione. E se il conflitto algoritmico si consuma in millisecondi, il dissenso democratico richiede tempo”, ma è necessario.


La riflessione del professore di sociologia, prorettore dell’Università degli Studi di Urbino, già autore di diversi saggi sul tema è ovviamente molto più ampia.
Nel libro sostiene infatti che l’agorà pubblica negli ultimi anni è stata inquinata soprattutto da tre fenomeni. Il primo è l’ingresso nell’era della post-verità. In questa fase della comunicazione infatti non è tanto importante la verità e neanche la validità la coerenza e l’utilità con cui si comunicano concetti semplici e complessi ma il modo in cui le persone vi reagiscono. Chi sa gestire quelle reazioni può farci credere a ciò che vero non è. Il secondo fenomeno è la piattaformizzazione di Internet. Secondo questa famosa teorizzazione di Van Dijck e Poell, le piattaforme che connettono gli individui tra di loro permettendogli di fruire e consumare servizi non offerti dagli Stati, creano strutture sociali disomogenee producendo valori
con un potenziale rischio etico. Il terzo fenomeno è la fringe democracy, cioè l’annullamento del confine tra cio che è legittimo e cio che non lo è, insieme al livellamento delle opinioni sempre più autoreferenziali.


Queste tre dinamiche creano la società esposta, un ambiente in cui la comunicazione e la sfera pubblica, attraversate dalla sfiducia, sono diventate vulnerabili.

La civiltà dei dati. Rivista

Civiltà dei dati è una bella rivista. Prosecuzione ideale della Civiltà delle macchine che dal 1953 al 1979 ha contribuito a modellare la cultura dell’innovazione nel nostro paese, aspira oggi come allora a intrecciare il dialogo tra scienza,  tecnologica e sperimentazione letteraria e artistica con un focus specifico sull’ontologia del dato. Proprio quel dato che consente scelte e previsioni, il dato che ci anticipa e rappresenta nel mondo digitale e che è il carburante delle nuove macchine IA è il centro e al centro della rivista. Diretta da Jaime D’Alessandro, storica penna tecnologica dell’Espresso e di Repubblica, è un contenitore di alcune delle migliori firme del pensiero contemporaneo in lingua italiana, Floridi, Taddeo, Benanti, Aresu, e del giornalismo tech come Iacona, Aluffi, Sterling e altri. I primi quattro numeri della rivista, frutto di un progetto della Fondazione Leonardo, direttrice generale la giornalista Helga Cossu, sono stati dedicati a quattro grandi temi d’attualità: lo spazio, la mente, gli archivi, l’IA e i digital twins.

La rivista è molto curata, sia dal punto di vista grafico, con una chiara impronta visiva, sia per i contenuti.

Il primo numero è una parata delle stelle femminili protagoniste della ricerca spaziale; il secondo, è incentrato sugli effetti psicologici della tecnologia e dei social network; il terzo si fonda sul rapporto tra analogico e digitale per parlare di archivi. Particolarmente interessanti sono le riflessioni di Paolo Benanti in questo numero tre quando parla dell’importanza della memoria selettiva, cioè di quel processo che è umano ma non macchinico, di ritenere solo quello che serve, come accadeva con le biblioteche. Benanti fa anche un riferimento importante all’etica dell’IA quando ricorda che gli strumenti, tutti gli strumenti, non sono neutri, ma forme d’ordine e disposizioni di potere. Nella rivista numero 4 va letta l’intervista a Lucilla Sioli, direttrice dell’ufficio europeo per l’IA. Detto per inciso è quella graficamente più bella (recupera le copertine di Urania). Ma è sempre nel numero 3 che troviamo la chicca: una storia a fumetti dell’impareggiabile Milo Manara basato sulla storia della biblioteca meccanica di Jorge Luis Borges. Chissà se quell’utopia bella e terribile della macchina da scrivere universale, oggi rappresentata dall’IA generativa, potrà mai predirci il futuro dentro a un libro. Accetteremmo anche qualche errore di sintassi.

«Civiltà dei dati. 2025. Fondazione Leonardo. Direttore Jaime D’Alessandro». Nella foto i primi quattro numeri.

Hard Power

Il libro di Roberto Arditti è un libro interessante con una tesi univoca: il potere non si contratta, si prende e si difende con le armi. Anzi, di più, la Guerra, che si fa con le armi, è per il giornalista il vero motore della Storia, quella con la esse maiuscola. Hard Power. Perchè la Guerra cambia la storia è infatti il titolo del libro che ha pubblicato con la casa editrice conservatrice Giubilei Regnani.

L’ex direttore di Formiche, editorialista di Il Tempo di Roma, ha diviso in capitoli geografici la sua dissertazione bellico-politica e la incomincia con la Russia. Della Russia Sovietica Arditti ricorda il passato e il deterrente nucleare e poi descrive I tremendi attacchi missilistici verso l’Ucraina, l’uso di droni, la potenza della macchina bellica industriale, fino l’uso della carne da macello di giovani russi non moscoviti, galeotti e senza quattrini, nelle trincee del Donbass a morire e ammazzare i forse più istruiti e sicuramente filoeuropei ucraini. Poi racconta la Cina e Taiwan un po’ alla maniera di Lucio Caracciolo, di cui è certo debitore di parte dell’analisi, quando racconta i choke points del mar della Cina e rammenta la superiorità demografica, industriale e quindi bellica cinese che prima o poi vorrà mangiarsi Taiwan prendendo di sorpresa l’America che, sola, forse sta impedendo l’esito catastrofico per il porcospino taiwanese. E poi ci parla del Congo, del Sudan, del Rwanda, cioè delle guerre per procura fatte per impossessarsi delle preziose terre rare che rendono possibili i nostri sogni digitali, ma sempre in punta di fucile o di machete. E poi giù con Libia, Cipro, Israele.

Le cose che dice sono vere, ma non convincono completamente. O almeno non paiono sufficienti a smontare la complessa Teoria di Joseph Nye sul soft power cui Arditti si richiama per differenza e contrapposizione. E non convince per un motivo centrale, perché non considera a sufficienza l’apporto che i commerci, la diplomazia, il digitale, le reti comunicative, l’innovazione tecnologica e la cybersecurity danno sia alla pace che ai conflitti, pure quelli armati, ormai risultandone inseparabili. Nell’epoca delle reti globali, infatti, il potere non si misura più soltanto con la forza militare ma sul terreno invisibile dell’informazione, dove l’intelligence, i media, la conoscenza dell’avversario e la manipolazione dei dati determinano l’equilibrio tra le potenze. Frutto dolceamaro di un cambiamento radicale che ridefinisce la natura stessa del potere che è soft, hard, harsh, ma anche wet & cyber.

Di Corinto a Pillole di Eta Beta

Cybersicurezza, senza cultura digitale l’Italia preda dei pirati”
Rubrica Pillole di Eta Beta andata in onda su Rai Radio 1 alle 11.45, con ospite Arturo Di Corinto, consigliere dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale

Mercoledì 17 dicembre 2025

https://www.raiplaysound.it/programmi/pilloledietabeta

La solidarietà di Stampa Romana ai colleghi de La Stampa e di Gedi

L’Associazione Stampa Romana è al fianco dei colleghi de La Stampa, che oggi non è in edicola, e di tutti i giornalisti di Gedi. La vicenda della cessione delle testate del gruppo è sconcertante, colpisce la dignità delle redazioni, mette a rischio il pluralismo dell’informazione, rinnega l’identità di giornali come Repubblica e la Stampa, che hanno scandito la storia di questo paese, di realtà consolidate come Radio Capital, Deejay, M2O, Huffington Post, dei periodici.

Dismettere alla svelta, senza garanzie sulle prospettive dell’azienda e di chi ci lavora, sembra l’unico obiettivo della proprietà, incapace di concepire e sviluppare progetti credibili, di comprendere e valorizzare un patrimonio costruito in decenni con il lavoro e il coraggio di tanti colleghi.  Un percorso sciagurato intrapreso tempo fa con lo smantellamento, a pezzi, di quello che fu il gruppo Espresso.  Così, con l’informazione, si impoverisce la democrazia.

Il 10 dicembre evento di Articolo 21 nella sede di Libera. Riflessione sulla “strategia della tensione” con la rappresentazione di “Io so”

Quest’anno la festa annuale di Articolo 21 si terrà il 10 dicembre e sarà incentrata nell’approfondimento della strategia della tensione. Una data non casuale, per ricordare la strage di Piazza Fontana, l’attentato terroristico avvenuto il 12 dicembre 1969 nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano, che causò la morte di 17 persone. L’appuntamento è alle 17 in via Stamira 5 a Roma, sede di Libera che aderisce al programma. Momento clou dell’evento sarà la rappresentazione teatrale “Io so” a cura di Associazione TerraTerra, di e con Elena Ruzza, testo di Davide Rigallo e musiche di Matteo Cantamessa.

Introducono la portavoce e il presidente di Articolo 21, Elisa Marincola e Paolo Borrometi, con Giampiero Cioffredi, responsabile di Libera Lazio e Gian Mario Gillio, giornalista di Riforma-Eco delle valli valdesi

Dopo lo spettacolo Elisa Signori Rocchelli interverrà sul tema “Quel filo che lega il passato al presente”; a seguire Beppe Giulietti intervista Manlio Milani, coordinatore delle associazioni dei familiari vittime delle stragi. Manlio Milani riceverà il Premio Articolo 21 per il 2025.

Vi aspettiamo.

Notizie manipolate e guerre dell’informazione: come difendersi ed il ruolo del giornalista tra etica e diritto

Corso di Formazione per giornalisti in Sapienza

Programma
Il corso formativo concernerà il fenomeno dell’information disorder e delle fakenews, con particolare attenzione al quadro giuridico nazionale, europeo e internazionale e ai possibili rimedi.

👍 Il corso si propone di approfondire i profili giuridici legati alla libertà di espressione, alla regolamentazione dell’informazione e alle responsabilità degli attori digitali.

👍Verranno esaminati strumenti normativi e casi concreti, nazionali e internazionali, per aiutare i giornalisti a orientarsi in un panorama sempre più complesso e sfidante. L’argomento è di rilevante importanza giornalistica per l’impatto che ha sulla credibilità dell’informazione e sul ruolo democratico della stampa.

👍Verrà analizzato l’articolo 21 della Costituzione italiana, che tutela della libertà di espressione e di stampa, in cui ognuno ha il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con qualsiasi mezzo di diffusione, ponendo le basi per una tutela ampia della libertà di espressione e informazione.

👍Si osserverà come si può facilmente influenzare sentimenti, pensieri e azioni di un pubblico specifico, al fine di ottenere vantaggi strategici in ambito politico, militare o sociale. Verranno illustrati diversi esempi di diffusione di fake news, alterazione di contenuti, uso strategico dei social per destabilizzare o polarizzare l’opinione pubblica.

👍Si prenderà in esame l’articolo 19 del nuovo Codice Deontologico delle Giornaliste e dei Giornalisti che introduce una regola specifica sull’uso dell’intelligenza artificiale.

Relatori:
Alberto Marinelli, prorettore alle tecnologie innovative per la comunicazione, Sapienza, Università di Roma;
guido d’ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio; ⁠
Arturo Di Corinto, IA cybersecurity Advisor nell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN);
Federica Fabrizzi, professoressa ordinaria di Diritto dell’informazione presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma;
Laura Camilloni, caporedattrice dell’Agenparl;
Massimiliano Pierro, direttore generale di Intent Group;
Mirko Lapi, professore aggregato in Open Source Intelligence, Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia;
marco giampaolo, direttore commerciale e operativo Negg group;
Luigi Camilloni, direttore responsabile dell’Agenparl.

WHAT: Corso gratuito formazione giornalisti, in Presenza
WHEN: 18 dicembre 2025 09:30-13:30
WHERE: Università La Sapienza Facoltà di Scienze Politica – Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS), Via Salaria,113 – 00198, Roma
WHO: Organizzato da: Ordine dei Giornalisti del Lazio ODG Lazio
WHY: 6 Crediti Deontologici

Chiusura iscrizioni
16/12/2025

WAR ROOM. Geopolitica, sicurezza e potere nel mondo che cambia

8 dicembre, ore 14:30, Sala Sirio, Fiera dell’Editoria, Più libri più liberi


In un mondo in cui le mappe tornano a mutare sotto i nostri occhi, War Room riunisce studiosi e analisti per leggere fratture e nuove alleanze globali. Dal ritorno della guerra in Europa e il ruolo della NATO, al fronte artico dove clima e potere si intrecciano, il dialogo attraversa i nodi caldi del presente. Un doppio sguardo per comprendere come il potere si ridisegna nell’era delle crisi climatiche e dei conflitti ibridi.

Con: Luca Josi, Arturo Di Corinto, Lorenzo Castellani
Modera: Sebastiano Caputo

Breviario giuridico sulla cybersicurezza

5 dicembre ore 11:30, Sala Nettuno presso la Fiera dell’editoria Più Libri Più Liberi

Presentazione del libro a cura di Andrea Simoncini e Marina Pietrangelo

Intervengono Marina Pietrangelo, Erik Longo, Matteo Giannelli e Arturo Di Corinto

A cura di CNR Edizioni

Incontro su prenotazione per ragazzi da 14 anni in su

Assalto a La Stampa. La solidarietà di Stampa Romana

L’Associazione Stampa Romana esprime solidarietà ai giornalisti de La Stampa per l’assalto alla redazione avvenuto ieri a Torino. Un episodio gravissimo, per di più messo in atto durante lo sciopero dei giornalisti per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, che è un attacco a tutta l’informazione,  presidio di libertà e cardine della dialettica democratica.

La Segreteria dell’ASR

Out of the Box, Internet bene comune

28 novembre, Novara, 12:30 INTERNET BENE COMUNE

https://www.isoc.it/Novara-25th-IsocIT

Chi decide cosa può (o non può) accadere nella rete?

Modera: Antonio Baldassarra, CEO Seeweb e DHH

    Nicola Blefari Melazzi,

Ingegnere delle telecomunicazioni, professore ordinario presso l’Università di Roma Tor Vergata, Presidente CNIT, Presidente Fondazione RESTART

    Arturo Di Corinto,

Ricercatore Sapienza Università di Roma,  Consigliere ACN

    Guido Scorza,

Avvocato, giornalista e professore a contratto di diritto delle nuove tecnologie e privacy. Componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali

Di Corinto a Radio Rai 1

Podcast/ Algoritmi truffatori: come l’AI traveste i criminali da persone fidate

Una voce ordina al direttore finanziario un bonifico urgente: sembra l’amministratore delegato, ma è la sua perfetta imitazione digitale.

Un messaggio disperato convince una madre a inviare soldi al figlio in difficoltà: ma non era lui, era la sua voce clonata in pochi secondi.

Un software manomesso addestra l’algoritmo antifrode della banca a considerare leciti bonifici che sono invece fraudolenti, una goccia di veleno finita nel pozzo dei dati.

Sono solo tre volti dei nuovi rischi informatici realizzati con l’intelligenza artificiale generativa: truffe credibili, identità sintetiche e manipolazioni invisibili che scavalcano le nostre difese più umane.

Di questo abbiamo parlato nel nuovo episodio di Pillole di Eta Beta, condotto da Massimo Cerofolini con la regia di Mimmi Micocci, e con la partecipazione di Beta, l’intelligenza artificiale parlante.

Grazie Massimo Cerofolini e Radio1 di avermi invitato a parlarne.
Per ascoltare il podcast:

https://www.raiplaysound.it/programmi/pilloledietabeta

FNSI: uno sciopero per lavoro e retribuzioni dignitose 

Il giornalismo è presidio fondamentale per la vita democratica del nostro Paese, ma la qualità dell’informazione si sta deteriorando. 

Gli editori non hanno colto le opportunità nei ricavi della trasformazione digitale del settore e davanti alla crisi dei media tradizionali hanno preferito tagliare il costo del lavoro. 

La riduzione degli organici delle redazioni e delle retribuzioni dei giornalisti attraverso licenziamenti, ripetuti stati di crisi con le casse integrazioni e migliaia di prepensionamenti, la paralisi contrattuale hanno inaridito l’offerta di notizie con ricadute negative sul pluralismo e sul diritto dei cittadini a  essere informati.

Per queste ragioni i giornalisti hanno proclamato lo sciopero nazionale per il 28 novembre per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro Fnsi-Fieg, scaduto da oltre dieci anni. 

Ritengono che per lo sviluppo dell’informazione sia necessario un nuovo accordo con gli editori che tenga conto della perdita del potere d’acquisto degli stipendi eroso dall’inflazione, che favorisca l’ingresso nelle redazioni di giovani, che garantisca diritti e retribuzioni adeguate alle migliaia di collaboratori e corrispondenti – per lo più  precari – che tutti i giorni raccontano quanto accade nelle nostre città. 

Il nuovo contratto non deve lasciare indietro nessuno, tutelando i diritti acquisiti, contemplando nuove figure professionali e occupandosi di intelligenza artificiale e di equo compenso per la cessione dei contenuti sul web. 

Lo sciopero, che sarà preceduto il giorno prima, 27 novembre, da una manifestazione di piazza a Roma, non ha motivazioni politiche, ma vuole ribadire che un’informazione di qualità è possibile solo con giornalisti professionali liberi tutelati, come tutti i lavoratori del nostro Paese, nei loro diritti e nelle retribuzioni adeguate dal rinnovo del contratto di lavoro.

‘No restrictions’ and a secret ‘wink’: Inside Israel’s deal with Google, Amazon


In 2021, Google and Amazon signed a $1.2 billion contract to provide Israel’s government advanced cloud computing and AI services — tools that have facilitated Israel’s two-year onslaught on the Gaza Strip.

Details of the lucrative contract, known as Project Nimbus, were kept secret. A new investigation, in partnership with Local Call and The Guardian, can reveal that both Google and Amazon submitted to highly unorthodox “controls” that Israel inserted into the deal to allay concerns over the secrecy of its data.

Project Nimbus was designed to enable Israel to transfer vast quantities of data onto the cloud servers of the tech giants. But even two years before October 7, Israeli officials drafting the contract had already anticipated the potential for legal challenges against Google and Amazon regarding the use of their technology in the occupied West Bank and Gaza.

According to leaked Israeli Finance Ministry documents obtained by The Guardian — including a finalized version of the contract — and sources familiar with the negotiations, the deal prohibits Google and Amazon from restricting Israel’s use of their products, even if it breaches their terms of service. The contract also obliges the two tech giants to secretly notify Israel if foreign courts order them to hand over data stored on their cloud platforms, in the event of claims that Israel has used the technology to violate the human rights of Palestinians — effectively sidestepping their legal obligations.

This arrangement stands in contrast to the case of Microsoft, which recently revoked the Israeli military’s access to parts of its Azure platform after +972, Local Call, and The Guardian revealed that it had stored a trove of intercepted Palestinian phone calls, in violation of its terms of service. Under Project Nimbus, however, Google and Amazon are forbidden from taking such action.

This investigation builds on a series of joint exposés revealing how major U.S.-based tech companies have become deeply entangled in Israel’s wars and mass surveillance apparatus.

https://www.972mag.com/project-nimbus-contract-google-amazon-israel/

Nella mente dell’hacker

I dilettanti hackerano i computer, i professionisti hackerano le persone. Questa efficace e famosa sintesi di cosa significhi l’hacking, Bruce Schneier la argomenta con un raffinato ragionamento nel suo ultimo libro: La mente dell’hacker. Trovare la falla per migliorare il sistema pubblicato nel 2024 in italiano da Luiss University Press.

Il titolo dice già molto. Intanto l’hacker non è più il mostro della peggiore pubblicistica degli ultimi anni, ma una figura che va letta in chiaroscuro rispetto all’evoluzione dei sistemi umani.

In aggiunta, l’hacking, l’esplorazione delle possibilità all’interno di un sistema dato, termine in origine legato al mondo dell’informatica, secondo Schneier è diventato una pratica onnipresente nei sistemi economici, finanziari e sociali. Approccio metodico alla ricerca delle vulnerabilità strutturali che definiscono il nostro mondo, l’hacking dimostra come ogni sistema, dalle leggi fiscali alle intelligenze artificiali, può essere manipolato e sfruttato. Dall’hacking del sistema fiscale per pagare meno tasse, vedi Google & Co. fino al jackpotting, al ransomware e agli attacchi cibernetici tra gli Stati. Per l’autore ogni hack può essere letto come strumento chiave nella gestione del potere e del denaro nei suoi molteplici aspetti.

Un hack è infatti «un’attività consentita da un sistema, che sovverte però gli scopi o gli intenti del sistema stesso». E cos’altro è un sistema se non «un processo complesso, determinato da una serie di regole o norme, pensato per produrre un o più esisti desiderati»? Quindi l’hacking è esattamente questo: individuare la vulnerabilità di un sistema e trovare l’exploit per sfruttarla. In definitiva vale per ogni sistema, quelli informatici, quelli sociotecnici, quelli cognitivi. Lo scopo dell’hacking è di ottenere un vantaggio. Ma le contromisure sono sempre possibili. E questo vale anche per la democrazia, che può difendersi dagli usi imprevisti della libertà che consente, e vale anche per l’Intelligenza Artificiale: hackerandola capiamo meglio come possa essere messa al servizio delle persone e non della guerra e del profitto. Poiché libertà e democrazia riposano oggi su sistemi informatici, gli hacker possono ancora fregiarsi del titolo di «eroi della rivoluzione informatica» come li chiamava Stephen Levy già nel 1996.

Collaboratore allontanato da Agenzia Nova per domanda scomoda: la solidarietà di Stampa Romana a Gabriele Nunziati

Allontanato dalla testata per cui si lavora per aver fatto una domanda scomoda durante una conferenza stampa. È quello che è accaduto a Gabriele Nunziati collaboratore dell’Agenzia Nova da Bruxelles. La colpa del collega è stata chiedere alla portavoce della Commissione dell’UE Paola Pinho se ritenesse che anche Israele a Gaza, come la Russia in Ucraina, dovesse farsi carico della ricostruzione. Pinho ha risposto con un imbarazzato no comment, rimbalzato sui social. Imbarazzo condiviso dall’editore di Nova Fabio Squillante, che ha interrotto il rapporto di collaborazione con Nunziati, cui va tutta la solidarietà di Stampa Romana. È un episodio gravissimo di lesione dell’autonomia professionale, che evidenzia ancora una volta la necessità di maggiori garanzie contrattuali per i collaboratori, i più esposti a pressioni e ingerenze.

La Segreteria dell’ASR

Giuseppe Bascietto sotto tutela per inchieste su mafia, la solidarietà di Stampa Romana

  L’Associazione Stampa Romana è al fianco di Giuseppe Bascietto, collega da sempre impegnato nell’attività di inchiesta sulla mafia che opera a Vittoria. Per lui da ieri sono state disposte dalle autorità di Ragusa misure di protezione personale. Bascietto si era recentemente occupato dei rapporti tra la criminalità organizzata siciliana e quella albanese e aveva ricevuto gravi minacce.  Stampa Romana auspica che si concluda al più presto la procedura per garantire a Bascietto la tutela delle forze dell’ordine anche a Roma, città dove vive e lavora.   La Segreteria dell’ASR

La minaccia al settore sanitario italiano

L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha aggiornato il Report sul rischio nel settore sanitario a cavallo del periodo che va da gennaio 2023 a settembre 2025, con nuovi dati, analisi e raccomandazioni.

🧠Il motivo è che il settore sanitario, a livello globale, continua a essere tra quelli maggiormente impattati in caso di attacchi cyber. In media, infatti, da gennaio 2023 si sono verificati 4,3 attacchi informatici al mese ai danni di strutture sanitarie. Di questi, circa la metà ha dato luogo a incidenti con un impatto effettivo sui servizi erogati (in termini di disponibilità e riservatezza), causandone talvolta il blocco con gravi ripercussioni a danno dell’utenza e mettendo a rischio la privacy dei pazienti.

👉 Nel periodo da gennaio 2025 a settembre 2025 il numero complessivo degli eventi cyber è aumentato di circa il 40% rispetto allo stesso intervallo del 2024. Il CSIRT Italia ha infatti censito 60 eventi a fronte dei 42 rilevati nell’anno recedente. Il numero di incidenti è però diminuito: 23 rispetto ai 47 del 2024, anno in cui un unico attacco di tipo supply chain causò 31 incidenti in altrettanti soggetti.

👉 Tra le principali tipologie di minacce rilevate nei primi nove mesi del 2025 ci sono: scansione attiva su credenziali, phishing, compromissione delle caselle e-mail e esposizione dati. Ciò a conferma della centralità del vettore e-mail e dell’utilizzo di tecniche basate sull’ingegneria sociale per la diffusione di campagne malevole. Gli attacchi di tipo ransomware, nel 2025, sono diminuiti, ma continuano a rappresentare la tipologia di minaccia con l’impatto più elevato.

🛡️Il Report evidenzia che molti attacchi informatici hanno successo perché spesso vengono trascurate, o mal implementate, le più basilari misure di cybersicurezza con una carente formazione specifica del personale impiegato in ospedali, centri medici, cliniche e altre strutture sanitarie.
Per contrastare queste vulnerabilità, l’ACN suggerisce raccomandazioni mirate, tra cui la necessità di implementare pratiche di sicurezza robuste e una governance centralizzata della cybersecurity. Un approccio programmatico, basato sulla gestione del rischio e sulla separazione dei ruoli, è essenziale per rafforzare la sicurezza dei sistemi sanitari e prevenire gli incidenti informatici.

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Ho sognato una rete intergalattica

Internet non è il Web, e il Web non è Internet. Internet non nasce come strumento militare, e i militari non hanno mai controllato l’intera Internet. Mettetevelo in testa.

Oggi, a 56 anni dalla nascita di Internet ce lo ricorda un libro, a firma di chi la Rete l’ha pensata e progettata, e cioè J.C.R. Licklider, un secchione, psicologo, esperto di psicoacustica, che in questo modo ha influenzato per sempre comunicazione e società. Il libro si chiama «Ho sognato una rete intergalattica. Scritti su Internet prima di Internet» e, con la prefazione del professore Luigi Laura, ed è stato pubblicato nel luglio del 2025 dalla Luiss University Press di Roma.

Licklider progettò Internet, l’Intergalactic computer network,come lo chiamava lui, nella forma che poi assunse, quando dirigeva l’IPTO, l’ufficio competente dell’Advanced Research Project Agency, ARPA, e il suo avvio viene fatto coincidere con il primo scambio di saluti attraverso quella che era chiamata inizialmente Arpanet, cioè la rete dell’Arpa.

Era il 29 ottobre 1969.

Il Web venne vent’anni dopo. Fu progettato nel 1989, chiamato World Wide Web nel 1990 e solo nel 1991 comparve il primo sito Web. Tutto merito di uno scienziato inglese di stanza al CERN di Ginevra, sir Tim Berners Lee, affascinato del modo in cui gli italiani si scambiavano informazioni piene di dettagli e racconti basati su continue digressioni e collegamenti.

Arpanet nel 1969 collegava 4 nodi e si chiamerà Internet solo dopo due eventi: il fork tra Arpanet e Milnet, e la creazione del protocollo TCP/IP.
Fu proprio uno dei due scienzati che ne scrissero il protocollo principale a dargli il nome Internet, con la maiuscola. Si chiamava Robert “Bob” Khan, che ci lavorò per dieci anni insieme a Vinton Cerf. Il protocollo TCP/IP (in realtà una famiglia di protocolli), era pensato per consentire a “computer diversi appartenenti a reti eterogenee”, di comunicare fra di loro. E attualizzava proprio l’idea di quel geniaccio di Robbnett Licklider: consentire alle persone di collaborare a distanza.

Il resto è una storia bella da conoscere.

Notizie manipolate e guerre dell’informazione: come difendersi ed il ruolo del giornalista tra etica e diritto

Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale – Sala ACN, Corso d’Italia, 41, 00198, Roma

Il corso formativo concernerà il fenomeno dell’information disorder (lett. disordine informativo) e delle fake news, con particolare attenzione al quadro giuridico nazionale, europeo e internazionale e ai possibili rimedi. L’obiettivo è quello di fornire ai giornalisti strumenti utili per riconoscere e contrastare tale fenomeno, nell’interesse della qualità dell’informazione e della tutela del diritto dei cittadini a ricevere notizie verificate e attendibili.

Il corso si propone di approfondire i profili giuridici legati alla libertà di espressione, alla regolamentazione dell’informazione e alle responsabilità degli attori digitali.

Verranno esaminati strumenti normativi e casi concreti, nazionali e internazionali, per aiutare i giornalisti a orientarsi in un panorama sempre più complesso e sfidante. L’argomento è di rilevante importanza giornalistica per l’impatto che ha sulla credibilità dell’informazione e sul ruolo democratico della stampa. Verrà analizzato l’articolo 21 della Costituzione italiana, che tutela della libertà di espressione e di stampa, in cui ognuno ha il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con qualsiasi mezzo di diffusione, ponendo le basi per una tutela ampia della libertà di espressione e informazione.

Con la digitalizzazione dell’informazione, le PSYOPS (psycological operations) hanno acquisito una potenza senza precedenti, diventando uno strumento chiave nei conflitti ibridi e nell’influenza mediatica globale. La manipolazione dell’informazione e dell’opinione pubblica, ingannare e arrecare danno a individui o società incide a livello multidimensionale, coinvolgendo diritto, politica, comunicazione, tecnologia, salute, cultura, sociale, ambiente e così via. Si osserverà come si può facilmente influenzare sentimenti, pensieri e azioni di un pubblico specifico, al fine di ottenere vantaggi strategici in ambito politico, militare o sociale.

Verranno illustrati diversi esempi di diffusione di fake news, alterazione di contenuti, uso strategico dei social per destabilizzare o polarizzare l’opinione pubblica. Si prenderà in esame l’articolo 19 del nuovo Codice Deontologico delle Giornaliste e dei Giornalisti che introduce una regola specifica sull’uso dell’intelligenza artificiale. In primo luogo, viene stabilito un principio fondamentale: le nuove tecnologie possono affiancare il lavoro giornalistico, ma non possono mai sostituirlo. Se una o un giornalista decide di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale, ha il dovere di dichiararlo apertamente, sia nella produzione sia nell’elaborazione di testi, immagini o materiali sonori. Resta comunque sua la piena responsabilità del contenuto e del risultato finale, e deve sempre chiarire in che modo l’IA abbia contribuito al lavoro svolto. Inoltre, anche quando fa ricorso a queste tecnologie, la giornalista o il giornalista deve continuare a verificare attentamente fonti, dati e informazioni, garantendone la veridicità. L’uso dell’intelligenza artificiale, infatti, non può mai essere invocato come giustificazione per eludere i doveri deontologici che regolano la professione.

Introduzione:

Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN);

Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio;

Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti;

Vittorio Rizzi, direttore generale del DIS;

Lorenzo Guerini, CPASIR (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica);

Stefano Mannino, Generale di Corpo d’Armata (Esercito Italiano) e Presidente del Centro Alti Studi Difesa/Scuola Superiore Universitaria ad Ordinamento Speciale (CASD/SSUOS)

Relatori:

Arturo Di Corinto, Public Affairs and Communication Advisor nell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN);

Ranieri Razzante, professore e avvocato, docente di Cybercrime Università di Perugia e Membro Comitato per la strategia su IA;

Federica Fabrizzi, professoressa ordinaria di Diritto dell’informazione presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma;

Oreste Pollicino, professore ordinario di Diritto costituzionale e regolamentazione dell’intelligenza artificiale alla Bocconi;

Luigi Camilloni, direttore responsabile dell’Agenparl (Agenzia parlamentare) ed esperto in PSYOPS;

Laura Camilloni, caporedattore dell’Agenparl (Agenzia parlamentare) ed esperta in information disorder;

Manuela Biancospino, consigliera dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio

ACN Operational Summary September 2025

cybersecurity

This september Operational Summary by Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale presents monthly figures and indicators from the operational activities of the National Cybersecurity Agency, providing insights into the state of cyber threats in hashtag#Italy.

👉 In September 2025, a total of 270 events were recorded, marking a 103% increase compared to August, while the number of incidents (55) increased
(+15) compared to the previous month.

👉The sectors with the highest number of recorded victims were: Government Local, Government National and Telecommunications.

👉Among the threats attributable to hacktivism, a new wave of DDoS attacks was recorded, carried out by pro-Russian groups active in the context of the Russia-Ukraine conflict and by pro-Hamas actors, who claimed demonstrative actions against Italian institutional websites in conjunction with the escalation of geopolitical tensions in the Middle East. In total, 124 attacks were claimed, of which only 6% resulted in actually detectable service unavailability, in any case limited to a few minutes of inaccessibility of the affected websites.

👉 The most affected sectors included Public Administration, Transportation, Telecommunications, and drinking water supply. In this context, the defacement of a small municipality’s website was also recorded

PS: several figures appear clearly overlapping with the ENISA Threat Landscape 2025 Highlights

https://www.acn.gov.it/portale/documents/20119/1061601/operational_summary_set2025_CLEAR_EN.pdf/90bbce0f-c3d7-a07a-17da-2fd163fe53b9?t=1760714849891

Una cosa sola

«Una cosa sola. Come le mafie si sono integrate al potere», è il nuovo libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso edito per le Strade blu di Mondadori (2024).
Una cosa sola, nel libro è la convergenza dell’economia mafiosa col sistema bancario, e dei mafiosi coi colletti bianchi. Già questa convergenza rende bene il tema di cui il procuratore di Napoli, Gratteri, e lo studioso dei fenomeni criminali, Antonio Nicaso, hanno voluto scrivere per fare un appello sia alla gente che alla politica, italiana ed europea. Un appello alla gente, affinché prenda le distanze dalle logiche di Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e altre mafie; alla politica per dire che l’inazione porta alla sconfitta.

I due autori argomentano con dovizia di particolari piccole e grandi storie di mafia e della loro sconfitta da parte dello Stato quando decide di colpire, grazie alla competenza e all’abnegazione delle sue forze di polizia e della magistratura.
Ma alle storie che in fondo tutti conosciamo, almeno da quando il Paese da deciso di rompere l’omertà generata dal terrore mafioso, Gratteri e Nicaso aggiungono tutte quelle meno note che ruotano intorno alla tecnologia, dedicando un capitolo apposito proprio al rapporto tra l’uso delle infrastrutture informatiche e la criminalità quando è basata sul riciclaggio, quando usa le cryptovalute; quando è basata sulla paura e sull’emulazione, e per questo usa i social network per fare proseliti; quando è basata sulla sfida all’ordine statuale impiegando i droni per attaccare e intimidire i suoi servitori; quando sfrutta la crittografia per nascondere alle autorità i traffici loschi e i reati commessi nascondendosi nel DarkWeb.

Ed è proprio in questo contesto che il libro cita anche il lavoro di analisi e raccolta di dati e informazioni prodotto da Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale quando ricorda la piaga del ransomware.

Per ogni tipo di crimine però gli autori ricordano che c’è un antidoto, costituito dalla vigilanza proattiva e dalla repressione giudiziaria, come pure dal rigore e dall’onesta delle singole persone. Ricordando che la mafia è tutt’uno con ogni potere deviato e che i colletti bianchi sono troppo spesso al loro servizio in un’area grigia che va illuminata, Gratteri e Nicaso infine sottolineano come la stessa memoria di Falcone e Borsellino vada onorata mettendo le forze dell’ordine nella condizione di colpire questa vasta area di malaffare che ingloba anche l’economia pulita. Soprattutto ricordando a noi stessi che è il coraggio delle nostre scelte, politiche e personali, che può fare la differenza nella lotta alla Mafia.

Una cosa sola, copertina del libro di Gratteri e Nicaso

FNSI, Stampa Lombarda, e Stampa Romana su sciopero Sole 24 Ore: adesione massiccia della redazione, inaccettabile uscita giornale “ridotto”.

Oggi il Sole 24 Ore è in edicola con sole 20 pagine, quasi tutte “fredde” e con un’intervista alla premier Giorgia Meloni fatta da una giornalista esterna. Un giornale realizzato senza la redazione, che ieri ha proclamato all’unanimità uno sciopero proprio perché l’intervista a Meloni è stata decisa improvvisamente dalla direzione, a scapito di colleghi interni che erano andati alla conferenza stampa di Palazzo Chigi sulla manovra. Il Cdr e la redazione hanno stigmatizzato la deriva che vede gli intervistati scegliersi gli intervistatori.

La Federazione nazionale della Stampa, l’Associazione Lombarda dei giornalisti e l’Associazione Stampa Romana sono a fianco dei colleghi del Sole 24 Ore e ribadiscono che fare uscire il quotidiano malgrado lo sciopero compatto della redazione è un atto grave e inaccettabile. Oggi, la battaglia dei giornalisti del Sole 24 Ore è una battaglia di tutti in difesa del giornalismo. Editori e direttori non possono usare i giornalisti a loro piacimento, scavalcandoli quando il diktat è utilizzare un intervistatore gradito.

“L’edizione del Sole 24 Ore in edicola oggi nonostante lo sciopero proclamato dalla redazione – commenta Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi – scrive una pagina nera nella storia di uno dei quotidiani più importanti del Paese. Non solo: infanga e sminuisce l’altissima professionalità dei colleghi che ci lavorano. Lo sciopero indetto dal Cdr è a difesa della dignità del giornalismo professionale, della qualità dell’informazione e della sua indipendenza. Penso – conclude Costante – che neppure la presidente del Consiglio avrebbe voluto vedere la sua intervista uscire in un’edizione del Sole che fa carta straccia di tutti i fondamentali dell’informazione libera e democratica”.

Arturo Di Corinto presenta i Security day di Fortinet

È stato bello condurre i security days di Fortinet a Milano.
Bella atmosfera, ottima organizzazione, relatori eccellenti.
C’erano 1500 persone in sala. Un record.

Non è stato difficile gestire tutta la giornata visto che gli speaker erano tutti bravi. A cominciare da Massimo Palermo, vice presidente di Fortinet, economista prestato alla cybersecurity.

Tutto è incominciato con un intervento spettacolare di Roberto Caramia capo del CSIRT Italia (sì siamo amici e lo stimo molto)

Ho apprezzato molto l’analisi che Filippo Cassini e Aldo Di Mattia hanno fatto delle minacce emergenti e in particolare dell’IA, e anche l’intervento stimolante di Stefano Mele che ha parlato della regolazione come fattore di creazione di fiducia. Bello e provocatorio poi è stato il talk di un altro collega e amico come Alessandro Curioni che ha scudisciato l’hype tecnologico che va a discapito della comprensione della tecnologia stessa.

Ma sono stati bell anche i panel, quelli coi partner e con le donne. Sul palco ho potuto intervistare senza rete il Ciso di Juventus, Mirko Rinaldini, il Cio di Bpm, Adolfo Pellegrino il CTO di Prysmian, Alessandro Bottin e Sapio, Riccardo Salierno, (persona squisita). Quattro campioni italiani.

Grazie anche a Greta Nasi Selene Giupponi e alla Andrea Bocelli Foundation che ci hanno parlato di parità di genere, salari e Burn out.

Un sentito ringraziamento a loro e alla Polizia di Stato (Tx Rocco Nardulli) per quanto fanno nel campo dell’educazione cyber.

Cara Valentina Sudano hai fatto un bel lavoro con tutta la tua squadra.

Stampa Romana: attentato a Ranucci colpo a tutta l’informazione, mobilitazione necessaria.

L’attentato a Sigfrido Ranucci è un atto di una gravità inaudita, un attacco diretto al giornalismo d’inchiesta, all’informazione, cardine della dialettica democratica.

Si colpisce e si cerca di intimidire non solo Ranucci e la redazione di Report, che con il loro lavoro incarnano la ragione e la missione della Rai servizio pubblico, ma l’intera comunità dei giornalisti, il diritto di informare e quello dei cittadini a essere informati.

Contro questa violenza indecente è necessaria la mobilitazione unitaria di tutte le forze democratiche a difesa di una libertà di stampa sempre di più a rischio dopo anni di leggi bavaglio, cronisti minacciati e intimiditi, esposti alle pressioni, con un potere politico molto spesso indifferente alla tutela del diritto di cronaca, solerte invece nell’immaginare e concretizzare nuovi limiti al diritto di manifestare, di dissentire, persino di esprimere il proprio pensiero.

Un clima di odio e di attacco all’informazione in cui si sono distinti persino esponenti altissimi di Governo e Parlamento, che hanno usato parole gravemente offensive proprio nei confronti di Ranucci e di Report, parole su cui oggi dovrebbero riflettere.

L’Associazione Stampa Romana esprime piena solidarietà al collega vittima dell’attentato, alla sua famiglia e a tutta la redazione di Report.  

L’informazione libera e indipendente non si tocca.

La Segreteria dell”ASR

Costante: “Attentato a Ranucci riporta indietro orologio della democrazia” Oggi alle 16 presidio davanti sede Rai di via Teulada

“L’attentato a Sigfrido Ranucci riporta indietro di decenni l’orologio della democrazia in Italia. È un attentato non solo al collega di Report, ma alla libertà di informazione, all’articolo 21 della Costituzione, ai basilari principi della convivenza civile e di democrazia”. Lo afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.

“La Federazione nazionale della Stampa – prosegue – chiede che venga fatta chiarezza con rapidità su quanto accaduto. L’attentato a Ranucci mostra un salto di qualità nelle azioni contro il giornalismo”.

Fnsi, Usigrai, Stampa Romana organizzano per oggi alle 16.00 un presidio davanti alla sede Rai di via Teulada. Per essere al fianco di Sigfrido Ranucci e per dimostrare che per i giornalisti italiani la libertà di informazione è inviolabile.