Wired: La vera storia di Internet

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La vera storia di Internet

Il 30 aprile 1986 l’Italia si collegava a Internet per la prima volta, un evento epocale di cui nemmeno i giornali si accorsero

di ARTURO DI CORINTO per Wired del 29 Aprile 2016

L’Italia sì è collegata per la prima volta ad Internet il 30 aprile 1986. Questo vuol dire che sabato cade il trentennale di un evento che ci ha cambiato tutti, anche se non ce ne rendiamo conto perché a Internet ci viviamo dentro. Per ricordare i visionari che fecero l’impresa, a Pisa si terrà una grande festa organizzata dal CNR con il digital champion Riccardo Luna, mentre in tutta Italia si svolgono incontri e celebrazioni, sopratutto nelle scuole. Continua a leggere Wired: La vera storia di Internet

Wired: Il direttore di Federturismo attacca Wired sullo scandalo Promuovitalia

wiredlogoIl direttore di Federturismo attacca Wired sullo scandalo Promuovitalia

Antonio Barreca, direttore generale dell’organo confindustriale, ci taccia di fare giornalismo senza dignità per aver raccontato, per primi, il furto di bilanci e documenti legati alla bancarotta di Promuovitalia

di ARTURO DICORINTO per Wired del 24 Luglio 2015

Con un singolare attacco a Wired ieri il direttore generale di Federturismo, Antonio Barreca, ha dichiarato su Twitter che il nostro giornale ha scritto un “articolo vergognoso”, e che facciamo un “giornalismo senza dignità”. Si riferiva alla cronaca da noi raccontata del furto di sette computer su 110 all’interno degli uffici di Promuovitalia, da un paio d’anni agli onori delle cronache per la cattiva gestione che ha portato due settimane fa alla sua bancarotta. In quei sette computer della società vigilata dal Mibact c’erano bilanci, fatture, protocolli, verbali e timesheet dei progetti il cui mancato adempimento ha progressivamente mandato in rosso la gestione della società e messo in mezzo a una strada 1000 tirocinanti, centinaia di lavoratori e causato più di un imbarazzo a Mise e Mibact. Continua a leggere Wired: Il direttore di Federturismo attacca Wired sullo scandalo Promuovitalia

Wired: Promuovitalia, un furto su commissione per nascondere i bilanci?

wiredlogoPromuovitalia, un furto su commissione per nascondere i bilanci?

Nella sede dell’agenzia controllata dal Ministero del Turismo oggi in bancarotta, sono stati rubati i computer di sette tra i responsabili di bilanci e audit. A 100 metri da Palazzo Chigi, in una delle zone più sorvegliate di Roma e senza effrazione

di Arturo Di Corinto per Wired del 17 luglio 2015

Domenica notte hanno rubato sette computer nella sede di Promuovitalia spa, società del Ministero della cultura e del turismo da poco fallita, con un buco di 17 milioni di euro e la guardia di finanza e i creditori fuori della porta.

Un fatto banale forse, visto che d’estate i furti negli appartamenti e negli uffici si moltiplicano. Ma non lo è per due motivi.
Il primo è che Promuovitalia ha sede in via San Claudio, esattamente a 100 metri dalla presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Parlamento, uno dei luoghi più vigilati di Roma.
Il secondo è che sembra che i ladri siano arrivati con la piantina dell’edificio in mano, visto che hanno operato su due piani diversi e trafugato sette computer da sei diverse stanze. Sette computer rubati su 110 presenti in sede: 60 pc su altrettante scrivanie e altri cinquanta in magazzino al secondo piano.

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Wired: Caro Renzi, per favore salva tu il turismo italiano

wiredlogoCaro Renzi, per favore salva tu il turismo italiano

Nella lettera al Premier, ottenuta in esclusiva da Wired, il direttore dimissionario dell’Ente nazionale per il turismo si toglie parecchi sassolini dalle scarpe e punta il dito contro il Ministro Franceschini e le resistenze interne al Mibac che affossano l’industria italiana del turismo

di Arturo Di Corinto per Wired del 17 Giugno 2015

Caro Presidente, mi permetto di essere diretto e franco: appena può affronti direttamente Lei il tema Turismo“. Comincia così la lettera indirizzata al premier Renzi da Andrea Babbi, che con la missiva lascia il suo incarico di direttore generale dell’Enit, l’Agenzia italiana per la promozione turistica. Motivo? L’insoddisfazione verso una governance del turismo incerta e frammentata, inaccettabile a ridosso dell’Expo, l’evento mondiale che avrebbe dovuto rilanciare tutto il settore nel Bel Paese. Un settore che vale circa il 12% del PIL nazionale e che impiega oltre due milioni e mezzo di addetti. Continua a leggere Wired: Caro Renzi, per favore salva tu il turismo italiano

Wired: Promuovitalia, quando lo Stato non paga i suoi creditori

wiredlogoPromuovitalia, quando lo Stato non paga i suoi creditori

A 40 giorni dall’inizio dell’Expo, Promuovitalia, la società veicolo controllata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, è alla bancarotta. Per non pagare i suoi creditori ha richiesto un “concordato preventivo” e se la manovra avrà successo il Ministero non dovrà sborsare nulla

di Arturo Di Corinto per Wired del 8 Giugno 2015

È sotto sfratto e tra due giorni gli tagliano la luce per morosità. Dovrà risarcire centinaia di migliaia di euro agli ex dipendenti e fronteggiare la folla imbufalita dei creditori. O almeno dovrebbe. Il condizionale è d’obbligo visto che Promuovitalia, società veicolo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibact), è alla bancarotta. Bancarotta ormai conclamata da uno scarno comunicato aziendale che avverte i creditori di aver richiesto un concordato preventivo in forza del quale “i creditori per titolo o causa anteriore al 20 maggio 2015 non possono iniziare o proseguire azioni cautelari sul patrimonio del debitore, sotto la pena della nullità delle medesime” e, cigliegina sulla torta, chiede a chi vanta crediti di rifare e reinviare i conteggi relativi ai crediti attesi “entro e non oltre il 10 giugno.” Con una coda comica: negli stessi giorni sul sito di Promuovitalia campeggiava l’avviso di “telefonare per ogni esigenza” visto che in epoca di fatturazione digitale, i servizi di posta elettronica erano guasti.

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Wired: Expo2015 è iniziato ma l’Agenzia nazionale del turismo non c’è

wiredlogoExpo2015 è iniziato ma l’Agenzia nazionale del turismo non c’è

Expo2015 è partito, ma la gestione del turismo italiano è ancora balcanizzata e a un anno dal decreto di riassetto del settore, governance e promozione del settore sono nel pallone

Di Arturo Di Corinto per Wired del 6 maggio 2015

Dopo un anno di gestazione lo statuto della nuova Enit, l’Agenzia nazionale per il turismo, potrebbe essere presto validato dalla Corte dei Conti. Scritto dal commissario straordinario Cristiano Radaelli, ingegnere nucleare presidente di Anitec, era arrivato già a novembre sul rotondo tavolo del Consiglio dei Ministri ma è stato firmato solo da un mese. A ritardare la riforma dell’Ente che dai tempi di Mussolini si occupa della promozione turistica del Bel Paese sono state le incertezze del governo e il mancato accordo politico su chi dovrà gestire tutta la partita del turismo nazionale.

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Wired: Reporter senza frontiere, ecco come aggirare la censura online

wiredlogoReporter senza frontiere, ecco come aggirare la censura online

Ecco i mirror di nove siti bloccati nei paesi d’origine che Reporter senza frontiere ha diffuso per contrastare la censura su Internet

di Arturo Di Corinto per Wired del 13 Marzo 2015

Per festeggiare la giornata mondiale contro la censura su Internet i giornalisti di Reporter senza frontiere ieri hanno diffuso i link ai mirror di nove siti bloccati nei paesi d’origine.

L’idea, sviluppata insieme a un’organizzazione cinese per i diritti umani e la libertà di stampa, ha visto la collaborazione di alcuni giganti del web come Amazon e Google. Abbastanza semplice da realizzare, l’idea consiste nel creare delle copie dei siti bloccati cui si viene rediretti una volta digitato l’indirizzo oscurato.

Tra i siti censurati ci sono grani.ru, un sito di informazione russo, quello del Centro per i diritti umani nel Golfo, e poi il Bahrain mirror, dedicato alla libertà di stampa, e anche il sito dell’agenzia di stampa indipendente Hablemos, a Cuba. Continua a leggere Wired: Reporter senza frontiere, ecco come aggirare la censura online

Wired: Darkleaks, il mercato nero per informazioni segrete, film e software

wiredlogoDarkleaks, il mercato nero per informazioni segrete, film e software

Chi si nasconde dietro Zozan Cudi, la giovane combattente anti Isis? Certamente un bravo sviluppatore che ha incrociato la blockchain e le piattaforme di whistleblowing per lanciare un mercato anonimo in cui scambiare un po’ di tutto. Magari anche l’identità di qualche terrorista

di Arturo Di Corinto per Wired del 27 Febbraio 2015

È donna, È kurda. È una guerrigliera che combatte contro l’Isis. Ed è il nome per arrivare a Darkleaks, un mercato nero elettronico dove si contrabbanda ogni tipo di segreto. Di lei dicono che è l’ingegnere che ne ha sviluppato il software, ma il suo profilo twitter, @zozancudi, potrebbe essere fasullo. Dietro ci sarebbe un ex ingegnere di Google che già contribuisce a OpenBazaar.
Il software di Darkleaks, che ovviamente si trova su Github, insieme a Sourge Forge il più grande magazzino di progetti software al mondo, è in costante perfezionamento, ma già funziona, con l’obiettivo di consentire a chiunque di vendere e comprare segreti di stato, informazioni commerciali, perfino film di hollywood prima della distribuzione. Continua a leggere Wired: Darkleaks, il mercato nero per informazioni segrete, film e software

Wired: Ecco dove finiscono i tuoi dati

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di Arturo Di Corinto per Wired del 24 Febbraio 2015

Secondo Trackography, i siti di news offrono i nostri dati a società che non sono tenute a rispettare le leggi italiane sulla privacy. Ecco come difendersi dagli spioni

Clicca su un Paese in blu sulla mappa, poi clicca sul sito di news che consulti regolarmente. Guarda chi ti traccia, scopri in quale Paese finiscono i tuoi dati e come sono gestiti ogni volta che accedi a quel sito. Così facendo saprai chi tiene traccia dei tuoi comportamenti ogni volta che leggi una news e vedi sotto quale giurisdizione viene gestita la tua privacy.

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Wired: Meglio se taci, l’ipocrisia della libertà di parola in Italia

wiredlogo Meglio se taci, l’ipocrisia della libertà di parola in Italia

Il nuovo libro di Gilioli e Scorza fa il punto (non felice) sull’informazione in Italia: dalla libertà di stampa alla corruzione e alle decine di leggi contro la libertà d’espressione che giacciono in Parlamento

di Arturo Di Corinto per Wired del 23 Febbraio 2015

Il nostro bellissimo paese è un paese disgraziato. Ed è un paese disgraziato perchè è un paese ingiusto, ed è ingiusto perchè è profondamente corrotto. Una corruzione che ruba ai bisogni del paese almeno 60 miliardi di euro all’anno, soldi che invece di finanziare scuole, ospedali e trasporti, finiscono in paradisi fiscali e banche compiacenti. La colpa non è solo di imprenditori collusi coi poteri mafiosi e di funzionari dello stato infedeli e arroganti, ma anche di un sistema dell’informazione che rinuncia ogni giorno a svolgere il suo ruolo di cane da guardia della democrazia. E se questo accade non è solo per l’inaccettabile compromissione del potere politico con quello mediatico – che non si è ancora scrollato di dosso un sistema televisivo basato su un duopolio di fatto -, ma per le norme anacronistiche che regolano l’accesso alla professione giornalistica, per le minacce subite quotidianamente da chi fa informazione, per la cecità politica di decisori pubblici che trattano la comunicazione in Internet come un pericolo piuttosto che come una risorsa. Continua a leggere Wired: Meglio se taci, l’ipocrisia della libertà di parola in Italia

Wired: Strasburgo: è battaglia per cambiare il copyright

wiredlogoStrasburgo: è battaglia per cambiare il copyright

Due europarlamentari, Julia Reda e Isabella Adinolfi, sono le relatrici di due distinte e complementari proposte di riforma del diritto d’autore

di Arturo Di Corinto per Wired del 12 Febbraio 2015

Due giovani europarlamentari, Julia Reda e Isabella Adinolfi, sono le relatrici di due distinte e complementari proposte di riforma del diritto d’autore per armonizzarlo col digital single market europeo. Le loro relazioni, da poco depositate e leggibili, saranno alla base delle decisioni della commissione Ue per armonizzare il copyright nei 28 stati dell’Unione.

Partiamo dal principio. Le nostre Università sono costrette a ricomprare dai grandi editori il materiale che producono i propri docenti. Una decina di grosse multinazionali detiene il 90% di quello che viene prodotto a livello scientifico in Europa. E questo per le clausole di esclusiva che limitano la diffusione della ricerca, senza contare che il regime attuale delle eccezioni e limitazioni al diritto d’autore è pensato ed attuato in un mondo analogico. Volete un esempio? Queste clausole non si applicano al prestito digitale delle biblioteche. In aggiunta, le clausole di esclusiva territoriale nel settore del diritto d’autore, attuate attraverso politiche di geoblocking dei contenuti, impediscono la libera circolazione dei servizi in ambito Comunitario, discriminando i cittadini dell’Unione rispetto nella fruizione di dati, informazioni, cultura e conoscenza. Continua a leggere Wired: Strasburgo: è battaglia per cambiare il copyright

Wired: Biohacker, ecco chi sono gli hacker della vita

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  Biohacker, ecco chi sono gli hacker della vita

Cresce il numero di persone e comunità che fanno ricerca biologica nello stile hacker: al di fuori delle istituzioni, in forma aperta e orizzontale

Di Aruro Di Corinto per Wired del 7 Febbraio 2014

Tutto comincia con un’automobile issata sopra una torre. Sono stati loro, i burloni del campus, a mettercela, e da quel giorno ogni gesto insensato e gratuito sarebbe stato chiamato “un hack” e “hacker” i responsabili.

Il termine però, che già significava parecchie cose, da tagliaboschi a giornalista fallito, diventerà l’epiteto di chi faceva correre i trenini del Tech model railroad club al MIT per essere successivamente affibbiato a quelli che invece dei trenini su di un plastico facevano andare più veloci i computer a valvole dei dipartimenti universitari. Tenuti sottochiave, gli faranno visita di notte, meritandosi il nome di reality hackers. Il biasimo per le serrature violate onde mettere le mani sopra ai computer (“hands on”), è la maledizione che si porteranno dietro tutti i futuri esperti di software e reti di comunicazione, gli “eroi” della rivoluzione informatica, nonostante Steve Jobs, Bill Gates, Bruce Perens e Richard stallman siano stati gli imprenditori e i ricercatori più noti a fregiarsi di questo titolo. Negli anni 80 la parola hacker sarà confusa con “cracker”, il termine giusto per indicare chi viola sistemi informatici per trarne un vantaggio personale, e diventerà sinonimo di criminale informatico per essere usato con tutta una serie di aggettivi tipici del profiling criminale: white, gray, black hat hacker, per definirne, dal bianco al nero, il grado di rispetto verso la legge.
Poi arriveranno espressioni come ninja hacker, data hacker, growth hacker. Ma è l’ultimo aggettivo che oggi apre le strade di una riformulazione complessiva del termine: BioHacker Continua a leggere Wired: Biohacker, ecco chi sono gli hacker della vita

Wired: 7 regali hacker da mettere sotto l’albero

wiredlogo7 regali hacker da mettere sotto l’albero

Ancora a caccia di qualcosa da mettere sotto l’albero? Ecco qualche suggerimento. Per smanettoni incalliti o per chi deve essere iniziato alle arti oscure della cibernetica

di Arturo Di Corinto per Wired del 23 dicembre 2014

Cosa regalo quest’anno per natale? Beh, se si vuole fare un regalo divertente e intelligente spendendo il giusto, quest’anno si può regalare uno dei numerossimi film che parlano di hacker, Anonymous, attivismo digitale e guerra cibernetica. Paura? Neanche per sogno! Diventando consapevoli che viviamo in una società sempre più caratterizzata dalla sorveglianza di massa, obbligati come siamo a subire abusi di potere e assistere impotenti a scelte politiche che non condividiamo, siamo in tanti ad immedesimarci nelle gesta dei vendicatori digitali che attaccano e denudano il potere. E gli sciamani dell’immaginario che vivono tra Hollywood e Melbourne se ne sono accorti. Per questo sono molti i registi che hanno deciso di indagare le forme di resistenza agite al computer attraverso la rete Internet portando sullo schermo l’hacktivism e l’etica hacker, di chi vuole “condividere l’informazione per rendere il mondo migliore”, a costo di superare il confine tra il legale e l’illegale. Continua a leggere Wired: 7 regali hacker da mettere sotto l’albero

Wired: Patamu protegge la tua creatività online

wiredlogoPatamu protegge la tua creatività online

Un gruppo di artisti e programmatori ha sviluppato una piattaforma che aiuta a proteggere la paternità di una canzone, di un film, di una sceneggiatura, di una ricerca, di una poesia, di un software o di un libro

Arturo Di Corinto per Wired del 12 dicembre 2014

Difendere la propria creatività senza passare dal notaio? Oggi si può. Per tutelare le proprie opere creative dal plagio e potere rivendicare la paternità di una canzone, di un film, di una sceneggiatura, di una ricerca, di una poesia, di un software o di un libro, adesso è possibile fare tutto online e senza spendere un euro. Con Patamu.com, piattaforma web creata da un team di artisti e programmatori italiani, bastano pochi colpi di click per “marcare” temporalmente un’opera e metterla in una “cassaforte digitale” assolvendo alle regole minime della tutela del diritto d’autore italiano. Garantire l’integrità dell’opera, renderne riconoscibile l’autore e apporre ad essa una data certa di pubblicazione per poterne eventualmente dimostrare la primogenitura – nel malaugurato caso di un plagio successivo alla sua divulgazione – viene fatto attraverso una semplice piattaforma online. Laureandi, dottorandi, grafici, musicisti, scienziati e creativi in genere, già si sfregano le mani nella prospettiva di non vedersi più scippato dal proprio agente, boss o capo dipartimento il lavoro di anni di fatica. Continua a leggere Wired: Patamu protegge la tua creatività online

Wired: Che cos’è la neutralità della rete e perché è cruciale

wiredlogoChe cos’è la neutralità della rete e perché è cruciale

Le ambiguità del governo italiano sulla net-neutrality sono state al centro dell’Internet governance forum a Roma e dimostrano l’importanza di regole condivise per la gestione e lo sviluppo della rete

di Arturo Di Corinto per Wired del 26 Novembre 2014

Ieri si è tenuto a Roma il sesto Internet Governance Forum italiano presieduto dalla Presidente della camera Laura Boldrini e introdotto dal giurista Stefano Rodotà. Una bella kermesse negli spazi dei gruppi parlamentari, monopolizzata però dalle critiche all’ambiguità con cui il governo italiano sta trattando in Europa il tema delle neutralità della rete. Un’ambiguità che è venuta a conoscenza dell’opinione pubblica grazie a una serie di documenti trapelati dalle organizzazioni per i diritti digitali, che confermano l’eliminazione del concetto di neutralità della rete negli emendamenti al più ampio pacchetto di riorganizzazione delle telecomunicazioni, il Telecom Package, portati dalla presidenza italiana all’approvazione dei 28 membri dell’Unione Europea.
Una posizione così tanto criticata durante l’incontro da giustificare ancora di più, se possibile, le importanti dichiarazioni della presidente Boldrini che ha affermato la necessità di regole per il web sovranazionali e condivise con gli utenti, in assenza delle quali vale la legge del più forte.

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Wired: Ambasciatori digitali, una bella scommessa che deve vedersela con la crisi

wiredlogoAmbasciatori digitali, una bella scommessa che deve vedersela con la crisi

Al tempio di Adriano a Roma, Luna e Renzi presentano i primi 100 degli ottomila ambasciatori digitali dell’Italia. In platea il ministro Madia.

di Arturo Di Corinto per Wired del 20 Novembre 2014

L’idea è buona, non c’è che dire. 8054 ambasciatori digitali per l’Italia. Uno per ogni comune. 8054 persone che parlano coi sindaci, che diffondono idee, fanno progetti, proposte, insegnano e imparano da altri cittadini. Oggi i primi 100 sono stati presentati a Roma, da Riccardo Luna, nel Tempio di Adriano, alla presenza di Matteo Renzi. Continua a leggere Wired: Ambasciatori digitali, una bella scommessa che deve vedersela con la crisi

Wired: CameraConVision perché un barcamp non basta per salvare il turismo

wiredlogo  CameraConVision perché un barcamp non basta per salvare il turismo

Troppi cambiamenti fanno male al turismo. Senza regole e investimenti certi si rischia di tessere la tela di Penelope La politica ricominci dalla governance

di Arturo Di Corinto per Wired del 19 Novembre 2014

Oggi in Parlamento si terrà un barcamp sul futuro del turismo: CameraConVision. Organizzato dall’instancabile responsabile della comunicazione di Montecitorio e dall’intergruppo parlamentare sull’innovazione “capeggiato” da Stefano Quintarelli, apre le porte veramente a tutti.

L’idea di portare blogger, imprenditori, accademici e amministratori pubblici del turismo a dialogare insieme senza gli ostracismi del passato è sicuramente una buona idea, tuttavia le idee da sole non bastano.

In Italia negli ultimi tre anni, dal 2011 a oggi, si sono succeduti quattro ministri del turismo, Michela Vittoria Brambilla, Piero Gnudi, Massimo Bray, Dario Franceschini.
Negli stessi anni si sono succeduti e rincorsi 3 direttori generali incaricati del turismo; Roberto Rocca, Biagio Costa, ancora Rocca, Onofrio “Ninni” Cutaia.
In tre anni Promuovitalia, l’agenzia tecnica del Ministero che si occupa di turismo, dall’avere i conti in ordine si è ritrovata a non poter discutere il bilancio ed è stata messa in liquidazione incapace di pagare dipendenti e fornitori.

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Wired: #ItalyWIFInation, parte la campagna per il wifi obbligatorio

#ItalyWIFwiredlogoInation, parte la campagna per il wifi obbligatorio

Il nostro paese ha ancora molta strada da fare per diffondere il wifi, ma è giusto imporlo per legge a tutti gli esercizi commerciali? Una proposta di legge ci prova e a suo sostegno è già nata una campagna

Arturo Di Corinto per Wired del 11 novembre 2014

Siete capaci di stare unplugged, sconnessi, mentre aspettate gli amici ritardatari all’ora dell’aperitivo? Quanti di voi sono capaci di spegnere lo smartphone in attesa del cameriere al ristorante? Diventate matti quando il bed&breakfast non ha Internet?

Se non avete mai scelto un locale, un bar, un albergo, sulla base della presenza o dell’assenza del wifi non vi interessa la proposta di legge numero 2528 presentata alla Camera dei Deputati dagli onorevoli Boccadutri, Bossio, Carbone, Migliore, Losacco e altri 100 parlamentari.

Il disegno di legge impone l’obbligatorietà per tutti gli esercizi commerciali più grandi di 100 mq e con almento due dipendenti di offrire la connettività wifi, gratis e senza alcuna registrazione. L’idea è che questa opportunità diventi una leva per invogliare tutti i cittadini a sfruttare meglio le potenzialità di Internet in termini di relazioni umane e professionali, di partecipazione civica e di alleggerimento burocratico nelle adempienze con la Pubblica Amministrazione. Diventando anche un volano per far meglio conoscere l’Italia turistica e della cultura, sopratutto agli stranieri in Italia. Continua a leggere Wired: #ItalyWIFInation, parte la campagna per il wifi obbligatorio

Wired: L’innovazione non è un pranzo di gala

wiredlogo L’innovazione non è un pranzo di gala

Il premier Renzi è andato a studiare il modello della Silicon Valley. Ma l’Italia non sarà mai la California

Arturo Di Corinto per Wired, 24 settembre 2014

Matteo Renzi è andato a visitare la Silicon Valley. È stato a Stanford, l’Università della Ivy League che da mezzo secolo fa da perno all’egemonia tecnologica americana e dove sono stati creati il primo accelleratore lineare, la pillola anticoncezionale, inventato Microsoft Word 1997 e le licenze Creative Commons nel 2001, e che ha dato direttamente e indirettamente i natali a Google, Amazon, e­Bay, i big player del mercato immateriale del XXI secolo. All’Università ha cenato con imprenditori e scienziati invitato dal presidente John Hennessy alla presenza di due ex segretari di stato come George Schultz e Condoleeza Rice (già rettore dell’Università californiana alla fine degli anni 90′), e davanti a loro si è impegnato a investire nell’innovazione tecnologica in Italia. Continua a leggere Wired: L’innovazione non è un pranzo di gala

Wired: Agenda digitale: una bufala durata 24 mesi di troppo

wiredlogo  Agenda digitale: una bufala durata 24 mesi di troppo

A due anni dalla sua creazione, Wired ricostruisce con documenti esclusivi il lavoro dell’Agenzia italiana per il digitale che il parlamento ha dichiarato fallimentare. E oggi il M5S presenta un’interrogazione a Montecitorio

Arturo di Corinto per Wired del 26 giugno 2014

La settimana prossima l’Italia assumerà la presidenza dell’Unione Europea. Tra i dossier chiave c’è il digitale. Cosa intende fare l’Italia su questo fronte? La domanda è anche al centro dell’interrogazione parlamentare che il M5S solleverà oggi a MontecitorioIl digitale, infatti, è la vera grande opera di cui ha bisogno l’Italia: da solo potrebbe valere due punti di Pil, secondo le stime emerse a fine 2013 dal Forum Ambrosetti di Cernobbio.

Ecco allora una ricostruzione, con documenti finora mai pubblicati, dei 24 mesi in cui tre diversi primi ministri si sono esercitati nello sviluppo dell’Agenzia italiana per il digitale (Agid), un ente che raramente compare nella cronaca politica ma che doveva essere, di fatto, il regista della digitalizzazione del Belpaese. La sua missione, infatti, è realizzare l’Agenda digitale europea per favorire sviluppo, competitività, occupazione e democrazia usando la leva della modernizzazione informatica. Purtroppo, i risultati del lavoro di Agid sono stati definiti fallimentari da un recente rapporto parlamentare. Un esito che non pare dovuto alla mancanza di risorse: l’Agenzia oggi ha a disposizione 350 milioni di euro, ma 40 delle 130 posizioni previste nel suo organico sono ancora vacanti. Non ha mai avuto, invece, un comitato di indirizzo strategico e delle linee programmatiche. Il 3 giugno scorso il direttore dell’Agid, Agostino Ragosa, si è dimesso dall’incarico. La nomina di un nuovo direttore (si scommette su Stefano Quintarelli e Alfonso Fugetta) e attesa a brevissimo. Speriamo prima di Digital Venice, il summit europeo sull’Agenda digitale. Continua a leggere Wired: Agenda digitale: una bufala durata 24 mesi di troppo

Wired: Il politico è trasparente sul Web

wiredlogoIl politico è trasparente sul Web Monitorare l’attività dei parlamentari? Un buon metodo per giudicare il lavoro di chi ci governa. Per questo c’è l’associazione OpenPolis.
Arturo Di Corinto per Wired.it
28 febbraio 2011 di Arturo Di Corinto

Nell’Atene di Pericle la democrazia era visibile perché si esercitava in pubblico, nell’agorà e nell’ecclesia, e ricordando quel modello, Norberto Bobbio poté dire che la democrazia è “governo pubblico in pubblico”. Voleva dire che l’esercizio della democrazia dovrebbe essere partecipato, trasparente e noto a tutti. Ma oggi non è così. O almeno questo non accade in Italia dove non si sa ciò che accade nelle Commissioni parlamentari, primo e importante passaggio del processo di elaborazione delle leggi: non c’è resoconto stenografico, tranne casi particolari, e, soprattutto, non c’è pubblicità dei voti e delle presenze. Le votazioni in Parlamento invece sono pubbliche, le discussioni sono trasmesse in televisione, ma quanti cittadini riescono a seguirle, impegnati come siamo tutti con famiglia, lavoro e traffico? I giornalisti parlamentari le sintetizzano per i lettori, ma quale è il loro grado di pubblicità?

Se è vero che Internet è la più grande agorà pubblica della storia, per riportare la democrazia in pubblico si può usare la rete. L’associazione OpenPolis usando i mezzi che la tecnologia oggi ci dà, offre ai cittadini l’opportunità di monitorare l’attività dei parlamentari che, nonostante l’assenza di vincolo di mandato, non hanno una delega in bianco, ma devono rispondere di quello che fanno agli elettori e al paese. Openpolis riunisce diversi progetti in rete (openpolis.it, openparlamento.it, voisietequi.it), per garantire a tutti i cittadini la possibilità di fruire in maniera diretta di un patrimonio di informazioni pubbliche che ha un impatto diretto sulla loro stessa vita.
Grazie alla rete, alle tecnologie open source e una comunità di oltre 10 mila utenti l’associazione registra sul proprio sito web il comportamento di 130 mila politici italiani e sulla base di dati oggettivi disponibili tra Camera e Senato stila le classifiche dell’attività parlamentare usando gli strumenti di OpenParlamento. Così è possibile scoprire che i deputati Ghedini e Angelucci del PdL, sono i meno produttivi del Parlamento e che Rosy Bindi è il deputato PD con maggiori presenze a Montecitorio.

In openparlamento.it ad esempio, ogni atto presentato in Parlamento ha una pagina dedicata dov’è possibile seguirne i passaggi, gli emendamenti e le votazioni e dove i cittadini possono esprimere i loro commenti, voti o proposte.
Fra le proposte del progetto, la piena pubblicità delle dichiarazioni dei redditi, dei patrimoni e delle spese elettorali che i parlamentari sono tenuti a depositare ogni anno presso gli uffici di Camera e Senato, per metterli online, in formati standard e aperti, in modo da poter essere effettivamente consultabili dai cittadini interessati.
Dicono i promotori: “la nostra sfida è quella di raccogliere l’adesione di tutti coloro che pensano sia urgente in Italia diffondere la rivoluzione della trasparenza, far penetrare la luce in ogni istituzione, ufficio e consiglio di amministrazione dove si gestiscono risorse pubbliche e dove si prendono decisioni che riguardano tutti.”

Da quando per primo Giulio Cesare volle registrare e pubblicare le sedute del Senato, scrivendole negli Acta Diurna (il primo giornale della storia) con l’intento di sottrarre al Senato quell’aurea di segretezza che ne contribuiva al potere, quello di Open Parlamento è forse l’esperimento più avanzato per riportare il governo della democrazia in pubblico. Non è l’unico: in Inghilterra esiste The Public Whip (“La frusta pubblica”), grazie al quale gli inglesi possono sapere come i loro rappresentanti votano per cambiare le leggi alla camera bassa e in quella alta. Quindi, poiché come ha detto il presidente Caianello è opinione largamente condivisa che la democrazia sia da intendere come il governo del “potere visibile”, e lo stesso diritto di informazione deve considerarsi non fine a sé stesso, ma in senso strumentale per la realizzazione della democrazia, Open Polis mette in piazza l’attività del Parlamento con il suo rapporto annuale.
Camere Aperte 2011, che sarà presentato al Senato della Repubblica (lunedì 28 febbraio, ore 17, Sala Nassirya), è il nuovo rapporto pubblicato annualmente da Openpolis, che dal 2008 si propone l’obiettivo di fornire ai cittadini un’informazione trasparente e un monitoraggio attento dell’attività politica. Il rapporto è scaricabile qui: http://indice.openpolis.it

L’importanza dell’iniziativa è evidente: nel rapporto si evince che In Italia l’82,7% delle leggi approvate è d’iniziativa governativa e solo il 37% delle interrogazioni parlamentari ha avuto risposta. E’ forse il segno di un progressivo svuotamento del senso e del ruolo del Parlamento nella produzione delle leggi? E’ questa la malattia di una politica che ha smarrito il senso della rappresentanza? Per curarla si può ricominciare da qui, dalla trasparenza: la luce del sole può essere il miglior disinfettante anche di questa malattia della nostra democrazia.

Wired: WikiLeaks sul copyright: gli Usa influenzano le leggi europee

WikiLeaks sul copyright: gli Usa influenzano le leggi europeewiredlogo
WikiLeaks sul copyright: gli Usa influenzano le leggi europee
Un intrico di interferenze e pressioni di governo e aziende americane per ottenere regole repressive, andando contro i diritti fondamentali dei cittadini. L’accusa dai cablogrammi dell’organizzazione di Assange
Arturo Di Corinto per Wired.it
del 25 febbraio 2011

Grazie ai cablogrammi pubblicati finora da WikiLeaks emerge un quadro in cui sia il governo americano sia aziende americane da almeno cinque anni a questa parte hanno influenzato i processi legislativi di Spagna, Francia e Unione Europea sulle tematiche del copyright, spesso in contrasto con i diritti fondamentali dei cittadini europei.
E’ difficile pensare che questo atteggiamento non avrebbe avuto ripercussioni sul contesto italiano, come infatti emerge dai colloqui fra l’ex ambasciatore Ronald Spogli ed esponenti del nostrto ministero degli Affari Esteri.
http://racconta.repubblica.it/wikileaks-cablegate/dettaglio.php?id=08ROME1337

Ed era anche impensabile che non ci sarebbero state reazioni a queste iniziative. Non è un caso che quelli di Anonymous, responsabili degli attacchi informatici a difesa di Wikileaks, siano anche gli autori di una serie di denial of services contro l’industria delle major del disco fra settembre e ottobre denominata “Operation payback”.
C’è un legame fra i due fatti. La schiera dei sostenitori del lavoro di Assange vive con insofferenza ogni tentativo di limitare la circolazione di sapere e informazioni, come è considerato un copyright che invece di tutelare gli autori e i fruitori difende solo gli interessi degli editori, e c’è un retroterra comune nell’atteggiamento critico e irriverente verso le istituzioni considerate corrotte e prone ai desideri delle major, di qui gli attacchi a loro e ai siti parlamentari decidendo quali attaccare con un sondaggio: http://modpoll.com/preview/agdwb2xsMmdvcg0LEgRQb2xsGPTc6wYM

Ora un documentato dossier di Scambio Etico ricostruisce la storia di queste influenze e ci aiuta a capire forse, dove Anonymous raccoglie i suoi consensi.

Nel 2006 La Commissione Europea apre il processo di consultazione per la riforma del quadro regolatorio delle comunicazioni, il Pacchetto Telecom, e la Creative Media Business Alliance (CMBA), un’alleanza fra The Walt Disney Company, Time Warner, Sony Corporation, Universal Media Group, IFPI, MPA, Mediaset, ed altri, (http://www.cmba-alliance.eu/members.htm) trasmette alla Commissione un policy paper in cui per la prima volta si auspica che i diritti fondamentali non siano validi in Internet tramite eccezioni ad hoc. Nel documento si chiede la sospensione del diritto alla privacy e si chiede ai fornitori di accesso a Internet di farsi parte attiva nella sorveglianza dei contenuti in transito sulla Rete e nell’imposizione del copyright, ponendoli sotto pressione tramite l’attribuzione di responsabilità per le violazioni commesse in Rete. Nel paper sono presenti in nuce la disconnessione dei clienti da parte degli Isp, l’intercettazione sistematica delle comunicazioni elettroniche senza autorizzazione dei magistrati, la creazione di milizie private del copyright e l’attribuzione di responsabilità ai fornitori di accesso.
http://ec.europa.eu/avpolicy/docs/other_actions/contributions/cmba_col_en.pdf

Nel 2007 Viene ideato negli Stati Uniti l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), un trattato segreto contro l’industria del falso, di cui il pubblico e i parlamenti nazionali verranno a conoscenza solo un anno dopo e solo tramite documenti trapelati che comprende tutte le richieste avanzate dalle major del disco, del cinema, e della tv, alla Commissione Europea.
Nel 2008 Nella fase di Prima lettura del Telecom Package si registrano pressioni per l’inserimento di emendamenti che concernono i contenuti che transitano in Internet. Il Parlamento si mostra sensibile a queste pressioni e il pacchetto comincia ad “inquinarsi”, cioè a mischiare riforma tecnica delle reti di telecomunicazione con il tema del copyright.
Nel frattempo in Francia il Presidente Sarkozy sostiene fortemente la necessità di una nuova legge che possa consentire rapidamente e senza supervisione della magistratura l’espulsione da Internet dei cittadini sospettati di violazioni del copyright.
Intanto al Parlamento Europeo il Pacchetto Telecom continua il suo iter e i parlamentari elaborano l’emendamento 138 alla Direttiva Quadro, che stabilisce, appellandosi ai diritti fondamentali e al diritto comunitario, che l’accesso a Internet può essere negato ad un cittadino solo in seguito alla sentenza di un magistrato, cui si aggiunge l’emendamento 166 alla Direttiva Servizio Universale e che considera l’accesso a Internet uno strumento essenziale per l’esercizio effettivo di alcuni diritti fondamentali. I due emendamenti sono incompatibili con le intenzioni del presidente francese che scrive personalmente al presidente della Commissione Europea Barroso per far ritirare gli emendamenti installati dal Parlamento al Pacchetto Telecom, senza successo. E’ “lo schiaffo a Sarkozy”.

Nel 2009, grazie a ulteriori documenti trapelati, si scopre che “ACTA è finalizzata ad imporre un controllo forzato sui fornitori di accesso Internet da parte dell’industria del copyright, tramite collaborazioni obbligatorie, responsabilità penale in caso di rifiuto, obbligo di intercettazione delle comunicazioni elettroniche senza mandato di un magistrato”. In pratica si vuole trasformare Internet in una grande piattaforma distributiva in cui circolano solo contenuti commerciali certificati e a pagamento e allo stesso tempo in una gigantesca macchina di intercettazione delle comunicazioni.

Nello stesso tempo in Francia viene approvata (dopo una prima bocciatura) la legge Olivennes-
Sarkozy, ma il Consiglio Costituzionale la giudica incostituzionale e tramite un giudizio storico equipara l’accesso a Internet a diritto fondamentale.
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6063.
Il Ministro della Cultura Albanel presenta le dimissioni, accettate. Il governo francese annuncia una nuova legge, la HADOPI-2, che passerà il test di costituzionalità prevedendo il diritto ad un equo processo, il diritto alla difesa con rappresentanza legale, la presunzione di innocenza e la necessità della sentenza di un magistrato prima della disconnessione da Internet.

Come mossa politica per influenzare il Parlamento, durante la Seconda Lettura del Pacchetto Telecom, un gruppo di parlamentari, fra cui Janelly Fourtou (moglie del CEO di Vivendi) presenta il “Rapporto Medina Ortega”, dal nome del parlamentare spagnolo che ne è il relatore. Il rapporto di iniziativa fra le altre cose richiede le disconnessioni obbligatorie da Internet e la messa in stato di illegalità dei motori di ricerca che indicizzano file torrent, come Google, Yahoo, Microsoft Bing e The Pirate Bay.
La campagna d’informazione della Opennet coalition (La Quadrature, FFII, Scambioetico, EDRi) induce Medina Ortega a ritirare il rapporto in cui si trovano passaggi che ritornano periodicamente fin dai tempi del position paper della CMBA, come un filo rosso che lega gli sforzi delle lobby dell’industria e le proposte legislative: ACTA, HADOPI, Digital Economy Bill (UK), la proposta di legge dell’On. Carlucci in Italia, la legislazione Corea del Sud, la legge s92a in Nuova Zelanda (bocciata).

Da inizio 2010 si discute anche il Rapporto Gallo, che riprende gli argomenti di ACTA e viene proposto come risoluzione di iniziativa non vincolante, supportato da due petizioni, una di IFPI e una di Eurocinema. In assenza di qualsiasi valutazione da parte della Commissione, il rapporto viene inoltre sostenuto da uno studio privo di qualsiasi valore scientifico, anzi gravemente difettoso, che tenta di correlare pirateria priva di scopo di lucro e perdita di posti di lavoro nell’Unione Europea, commissionato allo studio Tera da Bascap, una federazione di major fra cui Vivendi Universal, rappresentata da Fourtou, CEO di Vivendi. http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6006
A fronte di questo rapporto, studi scientifici indipendenti mostrano come il file sharing privo di scopo di lucro sia nel peggiore dei casi ininfluente per artisti e mercato, ma in molte occasioni fortemente benefico sia per gli autori sia per il mercato:
http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing_it
In Italia un’equilibrata valutazione sulle conseguenze delle violazioni online prive di scopo di lucro
del copyright è stata effettuata dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni con un’estesa indagine conoscitiva di marzo 2010 http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=3790

Negli Stati Uniti, invece uno studio del Government Accountability Office http://www.gao.gov/new.items/d10423.pdf chiarisce che è impossibile stimare i vasti effetti della pirateria sull’economia e che i numeri fatti finora al proposito sono discutibili.

Il 10 marzo 2010 viene adottata dal Parlamento Europeo a larghissima maggioranza una Risoluzione su ACTA che invita la Commissione a rilasciare al Parlamento tutti i documenti concernenti ACTA, limitare i negoziati alla contraffazione dei beni fisici, a rimanere all’interno del quadro legale dell’Unione e a preservare i diritti fondamentali dei cittadini europei. http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=5584
Dopo varie peripezie in ottobre i negoziati ACTA sono coronati da successo e l’accordo è pronto per essere ratificato. http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6959
Le opposizioni sono molte, perciò il 25 gennaio 2011, Pedro Velasco Martìn, in rappresentanza della Commissione Europea, va all’attacco aprendo il meeting multistakeholder su ACTA a Brussels con una pesante e rivelatoria domanda: “Internet dovrebbe essere il paradiso dell’illegalità o dovrebbe essere trattato alla stessa maniera del mondo fisico?”.
Nel frattempo negli Stati Uniti viene proposta una legge che conferirebbe al procuratore generale
(ex avvocato della RIAA) il potere di cancellare siti web ovunque nel mondo, anche al di fuori della giurisdizione americana, senza un processo preventivo, ma solo in base ad un ordine del procuratore generale stesso, coerentemente al piano iniziato l’anno precedente di controllo di ICANN.
http://www.publicknowledge.org/blog/new-copyright-bill-bears-problems-concerns-s3

In Italia invece, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) con la Delibera 668/2010 del dicembre 2010 pone in consultazione un testo che – a dispetto del decreto Romani – le consentirà di inibire completamente l’accessibilità ai siti posti fuori dal territorio italiano e di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d’autore in modo automatico e a prescindere da qualsiasi requisito di colpevolezza accertato dell’Autorità giudiziaria. In particolare nel testo si prevede di compilare delle liste di proscrizione da passare agli ISP per inibire l’accesso tramite blocco degli IP dei siti, come è stato fatto per The Pirate Bay, anche nel caso contengano solo dei link che indirizzano ai siti in cui le opere o i torrent sono presenti. Ma questa è la medesima strategia che però è stata sconfitta in Spagna dove la proposta di “Ley Sinde”, – fortemente voluta dall’amministrazione americana come dimostrano i cablogrammi diffusi da WikiLeaks e tradotti da El Pais – è stata rigettata dopo che alcune sentenze di tribunale hanno stabilito che i link ed i torrent non sono classificabili come reati. Ma la delibera è straordinariamente simile alla proposta americana “S.3804 – Combating Online Infringement and Counterfeits Act” e quasi contemporanea.

Ha forse ragione David Hammerstein quando dice che “Sembra esserci una certa coincidenza di interessi a favore di diversi gradi di misure digitali repressive da parte di un’ampia coalizione di integralisti della proprietà intellettuale, rabbiosi critici di Wikileaks e un numero di governi autoritari da Grande Fratello come quelli di Egitto o Cina.”?

http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/omb/IPEC/ipec_annual_report_feb2011.pdf

http://www.wikileaks.ch/origin/42_0.html

Gli ultimi su IP e Acta
http://www.wikileaks.ch/cable/2006/12/06ROME3205.html
http://www.wikileaks.ch/cable/2007/02/07ROME290.html
http://www.wikileaks.ch/cable/2008/11/08ROME1337.html

alcuni link:

1. Analisi dettagliata, in puro (glorioso) stile FFII:
http://acta.ffii.org/wordpress/?p=390

2. Analisi piu’ a 360 gradi (direi, piu’ politica):

ACTA and the EU’s historic mission to “civilize” the Internet

3. One-page memo della Quadrature du Net:
http://www.laquadrature.net/en/lqdn-at-the-eu-commissions-ad-hoc-meeting-on-acta
(analisi dettagliata della versione definitiva di
ACTA:
http://www.laquadrature.net/en/acta-updated-analysis-of-the-final-version).

4. Pagine ACTA-related di Scambio Etico:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?cat=272

Perché Assange è la persona del decennio

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Perché Assange è la persona del decennio [analisi]
Negli ultimi dieci anni, l’uomo WikiLeaks è stata la persona più influente di Internet secondo i lettori di Wired.it. Perché incarna l’etica hacker delle origini: consentire a chiunque l’accesso all’informazione

Arturo Di Corinto
per Wired

Julian Assange è un Robin Hood del nostro tempo, invece dei denari rubati ai ricchi redistribuisce l’informazione a favore della gente in nome e per cui viene prodotta, amministrata, e nascosta. E questo è un gesto rivoluzionario se accompagnato da una seria riflessione sulla natura dell’informazione e su come la produzione e diffusione cooperativa di informazioni possa colmare il gap che divide il mondo in information-rich e information poor.
Assange è un ladro? No, perchè non ruba informazioni ma protegge chi gliele dà. Col suo sito, Wikileaks, Assange si propone come un intermediario dell’informazione, non troppo dissimile da un’agenzia di stampa internazionale, ma pubblicando quello che per opportunità e interesse quelle agenzie non pubblicano, di fatto trasforma notizie e informazioni in armi non convenzionali per colpire il cuore e le menti delle persone, cioè di quella che fu definita la seconda potenza mondiale del nostro tempo: l’opinione pubblica. Assange è lo spin doctor di un qualche potere globale? Gli somiglia. Ha comportamenti non dissimili dagli esperti di una war room elettorale che creano narrazioni e mitologie intorno a un candidato politico facendone un simbolo, un alfiere, un portavoce del popolo. Solo che stavolta il simbolo è lui stesso.
Assange non ha fatto niente di diverso da quello che fanno i gatekeeper dell’informazione o lo staff di un candidato presidente di un paese come gli Usa. Non ha fatto niente di diverso da un broker di Wall Street che lascia trapelare alcune notizie e non altre, le tiene in cassaforte fino a che il corso della borsa non sia favorevole, e non ha fatto niente di diverso dall’intelligence di un esercito che le tiene nascoste per acquisire una superiorità strategica nei confronti dell’avversario.

Insomma Assange non ha fatto altro che usare l’informazione come strumento di intervento nel campo del reale dove la guerra dell’informazione viene combattuta ogni giorno a suon di comunicati, notizie fabbricate ad arte, traffico di informazioni riservate, eventi mediatici e schizzi di fango su giornali usati come una clava per il killeraggio mediatico. L’indecenza del suo comportamento però sta nell’averlo fatto per un differente stakeholder, l’opinione pubblica, non più un mare di teste da vendere a galoppini elettorali, investitori finanziari e pubblicitari.
E suscitando un ampio dibattito pubblico su questo tema ci ha fatto capire che viviamo dentro una guerra dell’informazione perenne.
Basta questo a farlo considerare un eroe del nostro tempo? No.
Perchè Assange ha fatto molto di più: mentre ci ha offerto l’occasione a tutti di urlare che il re è nudo ci ha obbligati a riflettere sulla natura dell’informazione al tempo di Internet dimostrando che Internet non è un elettrodomestico come l’alfabetizzazione forzata a colpi di Facebook ci voleva far credere. Ha dimostrato che Internet non è solo una piattaforma commerciale attraverso cui distribuire emozioni e conoscenze sotto forma di file certificati e a pagamento. Ha dimostrato che la produzione cooperativa di informazioni è inarrestabile. Ha dimostrato quali sono i pericoli di una rete dove i grandi interessi commerciali possono essere piegati alle logiche di una statualità perversa che anziché mantenere il monopolio della violenza vuole il monopolio dell’informazione. Ha dimostrato che i grandi player della rete, da Amazon a eBay possono cambiare in corsa le proprie regole quando gli conviene e che perciò costituiscono un pericolo per la libertà che Internet promuove e rappresenta. Ha dimostrato che la neutralità della rete non è una questione accademica e che la censura inventa strade tortuose anche nell’Occidente ma che è difficile da imporre al tempo di Internet. Ha dimostrato la validità di un assioma della new-economy – di cui ci siamo sbarazzati troppo in fretta – e cioè che l’informazione più circola più si valorizza, azzerando monopoli e redistribuendo il potere. Ci ha fatto capire che hardware, software, banda e connettività sono cruciali nell’odierno ecosistema dell’informazione, che la sicurezza sul web è una cosa seria e che la crittografia non è più uno strumento ad uso di diplomazie e eserciti e che se usata in maniera intelligente è uno strumento cruciale per tutelare le persone ed evitare rappresaglie quando troviamo il coraggio di dire l’indicibile, cioè la verità.
Julian Assange ha dimostrato una volta per tutte che Internet, piattaforma globale di distribuzione di informazioni digitalizzate è un potente strumento di riallocazione del potere decisionale, restituendolo ai cittadini che lo conferiscono ai loro governanti sulla base di una fiducia che possono anche ritirare. E ha svelato il cortocircuito che si crea quando la politica adotta il registro sensazionalistico della comunicazione di massa e si confonde con essa diventando politica dello scandalo.
Ci ha anche indicato che i giornali sono ancora utili strumenti per fare circolare efficacemente le informazioni e che da questa inedita alleanza tra il giornalismo blasonato e quello dal basso c’è il germe del giornalismo del futuro affinché torni ad essere il contropotere, il watchdog, delle nostre stanche democrazie.
Julian Assange incarna l’etica hacker delle origini: consentire a chiunque l’accesso all’informazione, dovunque essa sia riposta e comunque sia custodita, con la ferma convinzione che l’accesso all’informazione renda tutti più liberi di fare e di scegliere. In questo modo Assange incarna decenni di sforzi di quegli hacker che sono i misconosciuti eroi della rivoluzione informatica.

Arturo Di Corinto con Alessandro Gilioli è autore di “I nemici della rete”, Rizzoli 2010

Wired: “Liberiamo i dati” per essere migliori

copertina_novembre_2010_6046Rrendiamoci la Rete! Perché l’Italia ha bisogno di ampliare la sua connessione a Internet se vuole costruire il proprio futuro
“Liberiamo i dati”
Arturo Di Corinto per Wired – n.21 Novembre 2010 –

Wired – pagina 81
«Se lo costruisci, le persone verranno» è uno degli motti ricorrenti di Internet. E su questo fronte, i dati della Pubblica amministrazione e i dati pubblici in generale possono diventare un fortissimo motore di sviluppo della Rete se resi disponibili online. Questi dati hanno molteplici stakeholder e, se opportunamente organizzati, possono diventare informazione e ricchezza. Imprenditori e geologi, ad esempio, sono interessati ai dati geografici per meglio capire dove è più opportuno avviare un’impresa o dove è sconveniente costruire, mentre i ricercatori sociali chiedono dati sugli abbandoni nella scuola. Ma ci sono due tipi di dati per ai quali ogni cittadino deve rivendicare il pieno accesso: le informazioni del patrimonio culturale e i dati che riguardano la politica. Questi sono dati cruciali per superare le barriere (economiche e architettoniche) e sono un motore di sviluppo economico, ma anche un fatto di identità e coesione sociale. Poter sapere come e con chi vota il parlamentare che abbiamo eletto serve, invece, a monitorare ed eventualmente indirizzare verso scelte responsabili. Un primo esperimento in questo senso è Openpolis.it, un database della storia di 127 mila politici italiani in carica (dai consiglieri comunali agli eurodeputati) costruiti con dati pubblici, ma non per questo noti, da una community di circa 10mila utenti negli ultimi tre anni.
— arturo di corinto, Università La Sapienza

Roma ha ospitato la prima festa dei pirati

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Roma ha ospitato la prima festa dei pirati
Di Arturo Di Corinto |30 marzo 2009 |Categorie: Cultura | Galleria fotografica

Condivido ergo sum. Condivido, perciò sono. Questo il messaggio lanciato dalla festa dei pirati che si è tenuta a Roma sabato scorso nei sotterranei di una vecchia chiesa, all’interno del Teatro delle Arti, dove un centinaio di hacker, attivisti, avvocati, appassionati del file-sharing, hanno proseguito un dibattito lungo dieci anni per discutere se sia lecito oppure no scambiarsi materiale protetto da copyright, alla luce del sole o nelle darknet di Internet.

L’idea di una “Festa dei pirati” è stata di Luca Neri, giornalista fiorentino adottato da New York, che per Cooper Editore ha scritto il libro “La Baia dei pirati. Assalto al copyright” e che nella breve permanenza romana ha coinvolto la galassia dei filesharers nostrani per discutere in maniera provocatoria della fine del copyright. L’idea alla base del libro è che se il traffico di internet è ormai generato per due terzi da protocolli peer to peer, da milioni di “onesti” cittadini che si scambiano fra loro ogni tipo di file, probabilmente c’è qualcosa che non va nella legge che tutela la proprietà intellettuale della musica, dei film, dei libri, dei sequel televisivi. Per Luca Neri è inutile girarci intorno: nel mondo ci sono milioni di persone che, consapevoli o no, rifiutano la legittimità morale del copyright e anche i suoi presupposti economici. Continua a leggere Roma ha ospitato la prima festa dei pirati

Internet: vecchi conflitti, nuove crociate

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Internet: vecchi conflitti, nuove crociate
Di Arturo Di Corinto |17 marzo 2009 |Categorie: Politica

Papa Benedetto XVI ha rimproverato i suoi collaboratori di non aver cercato su internet le informazioni sul vescovo negazionista Williamson. Nella seconda metà di marzo la Commissione Libertà Pubbliche di Bruxelles avvierà la discussione sull’Internet Bill of Rights. La comunità internazionale a novembre si ritroverà in Egitto su richiesta delle Nazioni Unite per affrontare i nodi dello sviluppo della pace e della democrazia attraverso i network digitali.

Mentre le grandi istituzioni pubbliche e religiose, europee e sovranazionali, riconoscono direttamente il valore informativo di internet, la sua capacità di veicolare messaggi positivi e promuovere sviluppo e benessere, in Italia la libera manifestazione del pensiero su internet continua a suscitare reazioni scomposte. “Sembra un riflesso d’ordine che forse è il riflesso del clima che si respira nel paese”. A pensarla così non sono solo i blogger, fatti oggetto a più riprese di tentavi di regolamentazione calati dall’alto, ma un difensore della costituzione che ha ricoperto importanti incarichi istituzionali, Stefano Rodotà, professore di diritto, ex parlamentare e Garante della Privacy, oggi membro della commissione sui diritti umani della Ue. Continua a leggere Internet: vecchi conflitti, nuove crociate

Tutto cambia? Cambiamo tutto?

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Tutto cambia. Cambiamo tutto?
Di Arturo Di Corinto |11 marzo 2009 |Categorie: Cultura

Tutto cambia. Cambiamo tutto? È questo il titolo della due giorni in cui si è dato convegno a Roma il gotha della comunicazione pubblicitaria italiana. L’11 e 12 marzo, su invito dell’associazione degli Utenti di Pubblicità Associati, UPA, e di Assocomunicazione, il Summit sulla comunicazione è l’evento che nelle parole di Lorenzo Sassoli De Bianchi, patron della manifestazione, dovrebbe consentire di “incontrarsi per capire quale metamorfosi attraversi la pubblicità”. Un momento dove stare: “Tutti assieme intorno al tavolo della fiducia e riavviare la comunicazione come motore del mercato economico”, “per dotarsi di previsioni suggestive e visionarie e per avere i grandi player dei media a confronto con i ricercatori e gli imprenditori”. Continua a leggere Tutto cambia? Cambiamo tutto?

Caccia alle streghe su Internet

homepage_wired_06_03_2009Caccia alle streghe su Internet
Arturo Di Corinto – per Wired.it
Di Arturo Di Corinto |06 marzo 2009 |Categorie: Cultura

Internet non è la più grande agorà pubblica che l’umanità abbia mai conosciuto, ma il luogo elettivo di pedofili, hacker malvagi e terroristi. E di mafiosi. O almeno è così sembrano pensarla molti parlamentari italiani impegnati in una concitata caccia alle streghe che su Internet si darebbero convegno.
Secondo Gabriella Carlucci del Popolo della libertà, ad esempio, poiché è importante “assicurare la tutela della legalità nella rete Internet” bisognerebbe impedire l’anonimato in rete e per questo si è fatta promotrice di un progetto di legge, il 2195, che dovrebbe garantire che ogni testo postato online possa venire ricondotto al suo autore. Secondo Luca Barbareschi (Pdl), invece, poiché Internet “sfugge molto spesso a ogni tipo di controllo”, e poiché la pirateria multimediale “costituisce oggi un fenomeno in forte ascesa, il cui trend negativo deve essere improcrastinabilmente bloccato”, è necessario attribuire oneri e responsabilità agli intermediari, leggi gli Internet Provider, con la proposta numero 2188, presentata in Parlamento lo scorso 11 febbraio. Continua a leggere Caccia alle streghe su Internet

Creatività, politica e diritto d’autore

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Creatività, politica e diritto d’autore
Wired.it
Di Arturo Di Corinto |18 febbraio 2009 |Categorie: Politica

Anche il 2009, anno della creatività, è cominciato in Italia all’insegna dell’eterna lotta tra fazioni. Prima erano i guelfi e i ghibellini, poi i monarchici e i repubblicani, i fascisti e gli antifascisti, oggi l’industria dei contenuti contro quella dell’hardware e delle telecomunicazioni.

In un paese di santi, navigatori ed eroi, ma anche di cantanti, impresari, scrittori e registi, il tema dei diritti d’autore continua a dividere. L’oggetto della disputa è vecchio, ma lo scontro fra i detentori dei diritti e i fornitori di accesso e connettività è più vivo che mai. I primi continuano a rimproverare ai governi nazionali e all’Europa di non fare abbastanza per contrastare la pirateria digitale, mentre i secondi rispondono bruscamente alle accuse di lucrare sul download illegale di opere coperte da copyright.. In mezzo, gli autori che, tiranneggiati dagli editori e messi in crisi dall’industria del falso, sono quelli che ci rimettono di più. Continua a leggere Creatività, politica e diritto d’autore