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RaiUno: Codice. La vita è digitale

Codice La vita è digitale

Superuomini o postumani? – 26/07/2018

Nella nuova Era che abbiamo l’opportunità di vivere dobbiamo fare i conti con cambiamenti straordinari, che investono le nostre esistenze: sono già disponibili tecniche che permettono di “hackerare” il nostro DNA, e nuovi sistemi diagnostici permettono di individuare le malattie ancor prima che si manifestino. Ma non solo: molti scienziati e “futuristi” assicurano che entro pochi anni si raggiungerà il cosiddetto “punto di singolarità”, cioè il momento in cui l’intelligenza artificiale sarà pari, o paragonabile, a quella degli umani. Quale sarà il destino dell’uomo? Continua »

il Manifesto: Panico nelle aziende, arriva il GDPR. Ecco cosa cambia per tutti noi

Panico nelle aziende, arriva il GDPR. Ecco cosa cambia per tutti noi

Hacker’s Dictionary. La rubrica settimanale a cura di Arturo Di Corinto

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 24 Maggio 2018

Mezzanotte del 24 maggio, scatta il panico: da domani, 25 maggio, entra in vigore il Regolamento europeo sulla protezione della privacy e dei dati personali voluto due anni fa dall’Unione Europa, il famoso GDPR, e le aziende non sono pronte. Hanno già chiesto una proroga al Governo.

Ma perché tanto panico?

Perché per chi non rispetta il Regolamento sono previste sanzioni salatissime, fino al 4% del proprio fatturato o fino a 20 milioni di euro secondo una progressione che punisce la cattiva gestione dei dati e dei sistemi che li trattano fino alla violazione di alcuni principi fondamentali come il diritto alla cancellazione dei dati, il famoso diritto all’oblio. Continua »

Il Manifesto: Cybersecurity all’amatriciana, si sono scordati della Nis

Cybersecurity all’amatriciana, si sono scordati della Nis
Hacker’s Dictionary. La rubrica settimanale a cura di Arturo Di Corinto
di ARTURO DI CORINTO per Il manifesto del 10 Maggio 2018

Il crimine informatico oggi costa al mondo quasi 600 miliardi di dollari, ovvero lo 0,8% del Pil globale, secondo un nuovo rapporto del Centro per gli studi strategici e internazionali (Csis) e McAfee, storica azienda di antivirus.

All’origine del fenomeno ci sono la cattiva progettazione di software e hardware, l’uso di dispositivi non protetti e l’errore umano. Ma la maggior parte degli attacchi è condotta da criminali in cerca di profitto che usano tecniche sempre più sofisticate per raggirare le vittime e superarne le difese. Continua »

La Repubblica: Nuovo sito del Campidoglio, “Così gli hacker rubano l’identità anche a Raggi”

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Nuovo sito del Campidoglio, “Così gli hacker rubano l’identità anche a Raggi”

Il sistema informatico è costato 8 milioni ma ecco come può essere facilmente bucato da mani esperte
di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 11 Marzo, 2018

C’è un buco nel cuore di Roma. No, non si tratta di quello di bilancio ereditato dalle amministrazioni passate, e neppure di quelli che inghiottono macchine e palazzi come alla Balduina. Si tratta di un buco informatico.
A causa di un errore di progettazione nel nuovo sito del comune di Roma, costato 8 milioni di euro, è possibile appropriarsi dell’indirizzo di posta elettronica di chiunque sia registrato presso il portale del comune. Ed è esattamente quello che è successo con l’email privata della sindaca Raggi. Continua »

La Repubblica: Dichiarazioni di principio ma poche vere scelte al G7 dei ministri dell’industria e della tecnologie

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Dichiarazioni di principio ma poche vere scelte al G7 dei ministri dell’industria e della tecnologie

Nanotecnologie, intelligenza artificiale e cybersecurity. Le raccomandazioni elaborate dopo un sottile lavoro diplomatico, puntano a difendere il cittadino, la sua privacy e la natura aperta e libera della Rete

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 27 Settembre 2017

AL TERMINE della riunione ministeriale del G7 di Venaria Reale (Torino), dedicata alla tecnologia dell’informazione e all’Industria, l’impressione è di avere fra le mani un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dei punti di vista. Poco stringenti le raccomandazioni elaborate dopo un sottile lavoro diplomatico, molte invece le dichiarazioni di principio, a cominciare da quella di sostenere produttività e sviluppo mantenendo la rete Internet aperta, inclusiva, affidabile e sicura. Una dichiarazione che richiama parecchi punti del lavoro fatto dalla commissione Rodotà per la Carta dei Diritti di Internet. A parte qualche screzio dietro le quinte sui temi delle autorità di certificazione, il ruolo dei robot nel mondo del lavoro e la divergenza di vedute circa la gestione della privacy tra le due sponde dell’Atlantico, il summit è stato un’occasione per ribadire i principi di una globalizzazione economica trainata da Internet ma improntata ai valori propri delle democrazie liberali lì rappresentate da Canada, Usa, Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Giappone.
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Libro: Il futuro trent’anni fa. Quando internet è arrivata in italia

il futuro trent’anni fa
quando internet è arrivata in italia

a cura di laura abba e arturo di corinto

 

Il 30 aprile 1986 dal CNUCE di Pisa fu inviato un pacchetto IP di dati al centro di Telespazio, a qualche centinaio di km nella piana del Fucino, la cui antenna a sua volta lo trasmise via satellite a Roaring Creek, in Pennsylvania. Dagli USA rispose un computer.

La prima connessione in Italia era stabilita.
Un pugno di visionari, ingegneri, hacker, cantastorie, da allora non ha mai smesso di credere di poter creare nel cyberspazio una civiltà della mente. E di forgiare “un futuro più giusto e più ricco per l’intera umanità costruito sulla collaborazione e non sulla competizione, sulla conoscenza libera ed aperta e su quel formidabile strumento di diffusione” che Internet prometteva di essere. A quell’epoca i calcolatori occupavano intere stanze, la parola blog non esisteva, i social network dovevano ancora essere inventati, però esistevano le reti a cui quelli che fecero l’impresa appartenevano: reti di computer e reti di persone. Questa è la loro storia, la storia di trent’anni di Internet in Italia.


maggio 2017

€ 15 pp.144

ebook € 4,99

www.mannieditori.it

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Chefuturo! La Cybersecurity non riguarda gli stati ma le persone (7 cose che bisognerebbe fare)

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La Cybersecurity non riguarda gli stati ma le persone (7 cose che bisognerebbe fare)
Cybercrimes, cyberthreats, cyberwar: occorre coinvolgere i cittadini per contrastare le minacce digitali nel rispetto dei diritti umani
ARTURO DI CORINTO per Chefuturo! del 17 LUGLIO 2016

Sotto il cappello della cybersecurity si tende a raggruppare molti fenomeni diversi: lecyberminacce, la guerra cibernetica, i crimini digitali (cyberthreats, cyberwarfare, cybercrimes) e però si continua a confondere la cybersecurity con la sicurezza nazionale. Non si deve infatti dimenticare che i fenomeni citati riguardano le persone e i loro comportamenti, definiscono i livelli di benessere e sicurezza degli individui ma anche i diritti e le opportunità di tutti i cittadini. Continua »

La Repubblica: Abbiamo un Foia, o forse no. “Ecco come possiamo migliorarlo”

la-repubblica-it-logoAbbiamo un Foia, o forse no. “Ecco come possiamo migliorarlo”

Le iniziative di decine di associazioni che si battono contro la curruzione, per la trasparenza e il diritto alle informazioni. Un decalogo, un video satirico e news

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 14 marzo 2016

IL FREEDOM of information Act-Foia è in dirittura d’arrivo, ma sono in 60 mila quelli che chiedono di migliorarlo attraverso una petizione online e una campagna video che è già diventata virale su Internet. Certo, dalla promessa fatta da Matteo Renzi al suo insediamento di dotare il nostro paese di una legge sulla trasparenza e contro la corruzione, uguale a quella dei paesi avanzati di tempo ne è passato, e non ce n’é più tanto. Il 20 gennaio 2016 Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto sull’accesso ai dati e ai documenti delle pubbliche amministrazioni che dovrebbe incarnare il Foia, all’interno della Legge Madia di Riforma della Pubblica Amministrazione (dlgs 124/2015) e che dovrebbe appunto favorire il controllo diffuso e dal basso dell’operato di politici, amministratori e imprenditori di Stato. Il 12 febbraio è stato finalmente reso pubblico il decreto approvato in via preliminare, ma ha lasciato più delusi che soddisfatti nonostante le rassicurazioni date dallo stesso Ministro Marianna Madia a Repubblica.

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La Repubblica: Con gli open data e Telegram si possono studiare la divina commedia e la Costituzione

la-repubblica-it-logoCon gli open data e Telegram si possono studiare la divina commedia e la Costituzione

Si può approfondire Dante o analizzare la Costituzione, sapere qual è la farmacia più vicina oppure a che punto si trova il cantiere di una grande opera pubblica. Perciò oggi si festeggia anche in Italia l’Open Data Day

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 5 Marzo 2015

CON gli open data si possono fare tante cose, come imparare la divina commedia o la Costituzione? O trovare la farmacia più vicina o il cantiere di una grande opera pubblica. Basta l’ingegno dei singoli per riuscirci. Come quello di Francesco Piero Paolicelli,  un programmatore italiano, consulente del Comune di Lecce per l’innovazione tecnologica, che ha creato, con la collaborazione di altri esperti, @divinacommediabot, un automa che serve a studiare la Divina Commedia e che può essere interrogato per parola chiave, per esempio “Ugolino” per sapere in che Canto si trova. Continua »

La Repubblica: Ecco il Freedom of information Act: più trasparenza con la PA ma mancano le sanzioni

la-repubblica-it-logoEcco il Freedom of information Act: più trasparenza con la PA ma mancano le sanzioni

Ecco il testo del decreto del Freedom of Information Act italiano. Un chiaro tentativo di equilibrare gli interessi delle amministrazioni e dei cittadini, ma le molte eccezioni lo renderanno difficilmente praticabile se rimarrà così com’è

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 12 febbraio 2016

ABBIAMO un Foia. L’Italia ha finalmente una legge per la trasparenza amministrativa e contro la corruzione. Quello che Matteo Renzi aveva promesso nel giorno del suo insediamento due anni fa, lo ha fatto il ministro per la Pubblica Amministrazione Marianna Madia nella legge di riforma che riorganizza la pubblicità, la trasparenza e la diffusione di informazioni da patte delle amministrazioni pubbliche. Nel provvedimento infatti è introdotta una nuova forma di accesso civico ai dati e ai documenti pubblici, quella che nei paesi anglosassoni chiamano Freedom of information act o Foia.

Leggi la bozza definitiva del Foia (in Pdf)

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