Social networks

Il Manifesto: L’«astroturfing» e i bot di Virgina Raggi

L’«astroturfing» e i bot di Virgina Raggi

Hacker’s Dictionary. I profili fasulli infestano i social. Da LinkedIn a Instagram e Twitter i sockpuppet inquinano il dibattito pubblico ma possono essere scoperti anche senza particolari doti informatiche, forse

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 18 Luglio 2019

L’«astroturfing» è un termine coniato nell’ambito del marketing per definire la creazione a tavolino del consenso dal basso per un’idea, un prodotto o un candidato alle elezioni (cfr. Wikipedia).

La tecnica dell’«astroturfing», che usa soggetti pagati apposta, può anche servire ad alterare la percezione del pubblico su un certo argomento nell’ambito della comunicazione politica, dove però si preferisce parlare di fake news e disinformazione online.

A differenza che nel passato, per inquinare il dibattito pubblico nei social network oggi si usano profili fasulli generati via software da aziende specializzate – sono chiamati volgarmente bot -, e automatizzare compiti come la ripetizione ossessiva di certi messaggi per dare l’impressione che esista ampio consenso attorno a sindaci, partiti e ministri dell’Interno. Continua »

Il Manifesto: «Operazione Tripoli»: infettati 50 mila utenti Facebook

«Operazione Tripoli»: infettati 50 mila utenti Facebook

Hacker’s Dictionary . Mentre in Libia le bombe di Haftar cadono sui centri di detenzione per i migranti, la propaganda cambia passo e distribuisce malware a chi clicca sulle pagine dell’uomo forte del paese africano

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 4 Luglio 2019

Mentre in Libia le bombe cadono e fanno strage di migranti nei centri di detenzione, da Israele giunge l’allarme che nel paese africano imperversa una tempesta informatica che ha colpito migliaia di ignari utenti di Facebook.

Circa 50.000 utenti di Facebook avrebbero infatti cliccato fin dal 2014 su Url infette legate alla Libia, ma solo oggi la compagnia israeliana Check Point Software ha divulgato le prove di quella che ha chiamato «Operazione Tripoli», una campagna malware rivolta agli utenti libici della piattaforma che ha colpito anche decine di migliaia di iscritti a Facebook in diversi paesi, inclusi Germania, Egitto, Turchia, Stati Uniti e Canada.

I ricercatori hanno scoperto la campagna analizzando una pagina di Facebook intestata al generale ribelle Khalifa Haftar, antagonista del presidente legittimo Fayez al Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite.

La pagina, creata ad Aprile e subito chiusa da Facebook insieme ad altre 30 – una con circa 140 mila follower -, conteneva indirizzi web per il download di file presentati come documenti provenienti da fonti di intelligence compromesse aventi le prove della cospirazione di paesi come il Qatar e la Turchia contro la Libia. Insieme al network di pagine collegate offriva informazioni su raid aerei, terroristi catturati e altri contenuti legati alle tensioni politiche che oggi attraversano la Libia. Continua »

Il Manifesto: Sessanta minuti per rimuovere i contenuti terroristici sul web

Sessanta minuti per rimuovere i contenuti terroristici sul web

Hacker’s Dictionary. I difensori della rete scrivono all’Europa: «il Regolamento contro il terrorismo online minaccia libertà d’espressione e innovazione avvantaggiando le grandi multinazionali»

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 4 Aprile 2019

«La Legge sul terrorismo online danneggerà la libertà di Internet senza apportare alcun contributo significativo alla lotta contro il terrorismo». Questo è quello che sostiene un gruppo di pionieri, tecnologi e innovatori che hanno preso carta e penna e scritto ai deputati europei per esprimere la loro preoccupazione sulla bozza di Regolamento europeo per la prevenzione di contenuti terroristici online.

La lettera, del 2 aprile, è indirizzata in particolare all’europarlamentare Daniel Dalton relatore della proposta, che, secondo il Guardian, è stato oggetto di forti pressioni per farla votare.

Gli estensori del testo, è facile immaginarlo, non sono fiancheggiatori di Al Qaeda ma ingegneri, filantropi e difensori della privacy che hanno contribuito a creare e supportare la rete come la conosciamo.

Vinton Cerf, il papà dei protocolli di Internet, Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Brewster Kahle dell’Internet Archive, Cindy Cohn della Electronic Frontier Foundation e vari altri. Continua »

Il Manifesto: Aiutiamo Wikipedia contro i monopoli del copyright

Aiutiamo Wikipedia contro i monopoli del copyright

Hacker’s Dictionary. L’enciclopedia online fatta dagli utenti chiede a tutti una donazione. Aiutarla è un modo per ribadire il valore della cooperazione di rete contro chi fa soldi vendendo i dati, il tempo e l’attenzione degli utenti agli inserzionisti pubblicitari e ai partiti politici

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 21 Marzo 2019

C’è un altro modo di contestare la direttiva sul copyright prossima ventura e la schiavitù volontaria dei social network, finanziando Wikipedia, il più grande progetto collaborativo al mondo basato sul copyleft, il permesso d’autore. I contenuti di Wikipedia sono tutelati dalle licenze Creative Commons, volute da Lawrence Lessig nel 2001, e questo significa che tutti possono usarli liberamente purché ne riconoscano la paternità. I materiali sotto Creative Commons inoltre permettono, laddove è specificato, di usare, modificare e finanche commerciare quei materiali a dispetto della logica del copyright tradizionale di «Tutti i diritti riservati» pur non essendone l’autore.

È anche grazie a queste licenze che Wikipedia è diventata nel tempo la più grande enciclopedia online gratuita esistente. Dopo l’invenzione di Internet e la nascita del web l’enciclopedia ha contribuito a realizzare l’utopia della biblioteca universale: grazie alla sua apertura tutti possono contribuirvi e, attraverso di essa, accedere a un patrimonio vastissimo di conoscenza. Continua »

Il Manifesto: Insieme diciamo basta alle molestie online

Insieme diciamo basta alle molestie online

Hacker’s Dictionary. Le donne sono il bersaglio preferito di ricatti e aggressioni verbali. Amnesty lancia il Troll Patrol Project. Dalla Internet Society dieci semplici suggerimenti per rendere il web un posto migliore per tutti e tutte

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 3 Gennaio 2019

Le molestie e il bullismo online sono reali. E alcuni gruppi, come le donne, sono presi di mira più di altri. Purtroppo, la nostra identità influisce sul modo in cui sei trattato dagli altri anche online.

Ad esempio, il costo della presenza tu Twitter per una donna può essere molto alto. Soprattutto se si tratta di figure pubbliche. Nonostante i ripetuti appelli ai fondatori della piattaforma di microblogging le cose per le donne peggiorano ogni giorno. Per questo Amnesty International ha deciso di realizzare il Troll Patrol Project, un’indagine mirata sui tweet molesti. Lo studio, realizzato con la partecipazione di 778 donne che lavorano nel giornalismo e nella politica negli Usa e nel Regno Unito ha scoperto che il 7% dei tweet a loro inviati erano molesti e problematici e che arrivavano sia da destra che da sinistra al numero di uno ogni 30 secondi per un totale di un miliardo di tweet in un anno. Le donne di colore sono le più bersagliate. Continua »

Il Manifesto: Webeti, cyberbulli e politici arroganti, l’Italia in rete

Webeti, cyberbulli e politici arroganti, l’Italia in rete

Hacker’s Dictionary. Aggressioni verbali e minacce nei social, quando si scambia la libertà d’espressione con la libertà d’insulto

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 27 Dicembre 2018

Dopo Jamal Khashoggi un altro giornalista saudita, Turki Bin Abdul Aziz Al-Jasser, è morto. Rintracciato dal suo account anonimo su Twitter, era stato torturato per aver denunciato le violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita.

Nei paesi autoritari si muore per potersi esprimere, in quelli democratici si abusa della libertà d’espressione.

In Italia aumenta ogni giorno il numero di chi si rende colpevole di fenomeni di cyberbullismo, cyberstalking, hate speech, revenge porn. Solo nel 2017 i casi conclamati di cyberbullismo sono stati 354. Pochi giorni fa i reati degli aguzzini di Carolina Picchio, quattordicenne suicidatasi per le offese ricevute sui social dopo la diffusione di un video imbarazzante, sono stati dichiarati estinti.

La legge del 2017 sul cyberbullismo, gli interventi del Garante per la privacy, le campagne di comunicazione non sembrano bastare. I social network continuano a calamitare la rabbia e l’aggressività repressa di chi si sente defraudato di qualcosa da qualcuno. I bersagli preferiti rimangono i politici, i professori, i giornalisti, chiunque incarni l’autorità o una presunta élite. Continua »

Eta Beta, RadioUno, intervista Arturo Di Corinto: 2018 e Internet perse l’innocenza

22/12/2018
Il 2018, con lo scandalo di Cambridge Analytica e il saccheggio dei nostri dati personali, è stato l’anno che ha mostrato definitivamente al mondo il lato oscuro di internet e dei social network. Al lato oscuro della rete, e al risveglio della politica sui titani del web, è dedicata questa puntata di Eta Beta

Da santuari della libertà d’espressioni a luoghi inaffidabili, ambigui, carichi di minacce per la nostra sicurezza e per i valori stessi della democrazia. Il 2018, con lo scandalo di Cambridge Analytica e il saccheggio dei nostri dati personali,  è stato l’anno che ha mostrato definitivamente al mondo il lato oscuro di internet e dei social network. Al lato oscuro della rete, e al risveglio della politica sui titani del web, è dedicata questa  puntata di Eta Beta.

Al microfono di Massimo Cerofolini: Umberto Rapetto, esperto di sicurezza informatica; Arturo Di Corinto, autore del libro Un dizionario hacker;
Luigi Naldini, direttore dell’istituto Telethon e docente di terapia genica all’Università San Raffaele di Milano.

Il Manifesto: Una bugia detta mille volte diventa una verità

Una bugia detta mille volte diventa una verità

Hacker’s Dictionary: Dopo le rivelazioni del Washington Post la comunità afro-americana e le associazioni per i diritti civili chiedono di boicottare Facebook per avere favorito la disinformazione russa.

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 20 Dicembre 2019

Cyber-spionaggio, attacchi alle infrastrutture critiche, disinformazione e propaganda sono gli strumenti di una guerra asimmetrica che ha modificato mezzi e strategie degli Stati-nazione. E per la propaganda che fa perno sulle fake news oggi si parla di «hybression», aggressioni ibride, sponsorizzate dai governi attraverso gli Apt, gruppi di hacker militari o da questi finanziati.

Il Washington Post ha pubblicato lunedì la bozza di un rapporto sul ruolo di Facebook nella campagna di disinformazione condotta dai russi attraverso i social network disseminando foto, video e notizie per favorire l’elezione di Donald Trump. Continua »

Il Manifesto: Antisemitismo ed hate speech, un vizio «social»

Antisemitismo ed hate speech, un vizio «social»

Hacker’s Dictionary. Le piattaforme social non hanno ideologia se non quella del mercato. Non conta chi sei o come la pensi, contano i numeri che fai – like, fan, follower – insieme alla capacità di spesa nota dall’incrocio di fattori e informazioni anche esterne alla piattaforma. Per questo motivo le policies dei social mettono meno vincoli possibili al comportamento degli utenti, spesso sotto la bandiera di una presunta libertà d’espressione

di ARTURO DI CORINTO per Il manifesto del 8 Novembre 2018

“The Intercept”, il giornale online fondato da Glenn Greenwald, Laura Poitras e Jeremy Scahill, ha dimostrato che Facebook vendeva pubblicità razziste e antisemite ai suoi utenti. Proprio nei giorni del massacro alla sinagoga di Pittsburgh. L’autore dell’omicidio di 11 persone era convinto dell’esistenza di un complotto per decimare la «razza bianca», noto come «White genocide». Si tratta di una teoria complottista secondo la quale «i negri» cospirerebbero per cacciare i bianchi dalle loro terre. Continua »

Il Manifesto: Analfabeti e iperconnessi: la democrazia a rischio social

Analfabeti e iperconnessi: la democrazia a rischio social

Hacker’s dictionary. Le persone sono sempre meno capaci di distinguere le notizie vere da quelle false, si distraggono continuamente, tendono a rinchiudersi in una comfort zone dove sanno che le loro idee non saranno verificate

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 18 Ottobre 2018

Nel prossimo futuro forse guarderemo agli utenti dei social media come oggi guardiamo i fumatori, persone che sanno di fare qualcosa di sbagliato eppure continuano a farlo. A pensarci bene il momento potrebbe non essere troppo lontano.

È stato proprio il caso Cambridge Analytica ad aver scoperchiato il vaso di pandora della dipendenza da social: sappiamo che i dati conferiti vengono usati per creare una platea di potenziali acquirenti per gli investitori pubblicitari, renderci docili consumatori, conoscere i nostri gusti politici e orientarli a colpi di fake news, slogan e black advertising, ma continuiamo a regalargli preziose informazioni sotto forma di tag, like, link, foto, video e messaggi. In realtà siamo già alla fase due: i nostri dati vengono usati per allenare le intelligenze artificiali che tra poco prenderanno il nostro posto nei compiti intellettuali dopo aver già sostituito tornitori, magazzinieri e autisti. Continua »

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