Hackerata l’app anti-Covid cinese

Hackerata l’app anti-Covid cinese

Hacker’s Dictionary. Anche nel poliziesco paese del dragone gli hacker hanno mano libera quando le difese informatiche sono insufficienti. Dopo l’hackeraggio dell’app sanitaria, i ricercatori hanno scovato un database di 214 milioni di profili di utenti di social media senza protezione

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 14 Gennaio 2021

La Cina conquista spesso la ribalta delle cronache perché ai suoi hacker vengono attribuite incursioni spericolate, come quella ai danni del Vaticano, di aziende e università americane, e ultimamente, il tentativo di rubare brevetti e informazioni sanitarie relative al Covid.

Meno noto è il fatto che anche in Cina esistono gruppi di hacker criminali che con i loro raid portano scompiglio al di qua della sua muraglia digitale che non sempre riesce a bloccarne la notizia. Nel giro di un mese infatti sono stati diversi gli attacchi hacker di cui si è venuti a conoscenza. Ad esempio. L’errore di configurazione di un database da parte dell’azienda SocialArks ha rivelato 318 milioni di record raccolti da Facebook, Instagram e LinkedIn.

La pandemia è il male, collaborare è la cura

La pandemia è il male, collaborare è la cura

Hacker’s Dictionary. Un terzo delle aziende europee non riesce a fornire un accesso remoto sicuro ai propri lavoratori. Il 2021 sarà un anno difficile se non si adotteranno le giuste misure di sicurezza, soprattutto per gli smart workers. Sullo sfondo la collaborazione necessaria tra pubblico e privato

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 26 Novembre 2020

Il Coronavirus è tra di noi e non se ne andrà tanto presto. Bisogna perciò fare i conti con questo «game-changer» che sta modificando le abitudini di tutti, dallo svago al lavoro.

A causa della «remotizzazione» di tante attività, le aziende dovranno investire per migliorare la sicurezza delle prestazioni del network aziendale, delle piattaforme di collaborazione, dei dati immagazzinati nel cloud. E dovranno farlo nel rispetto della privacy di chi lavora da casa e con l’obbligo di insegnargli tutto quello che si può sulla sicurezza dei comportamenti online.

“Rivoglio la mia faccia. No a una società della sorveglianza”

“Rivoglio la mia faccia. No a una società della sorveglianza”

Una dozzina di associazioni per la privacy – anche italiane – chiede all’Europa di mobilitarsi per impedire l’uso indiscriminato di tecnologie per il controllo biometrico e facciale di massa

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 13 Novembre 2020

“Quando siamo sorvegliati non ci comportiamo più in maniera naturale e siamo indotti all’autocensura. Quando veniamo classificati siamo giudicati e discriminati”. La tesi del sociologo David Lyon (“L’occhio elettronico. Privacy e filosofia della sorveglianza”, Feltrinelli, 1997) è diventata lo slogan di una campagna europea che denuncia la sorveglianza biometrica di massa. Dopo i primi esperimenti in parchi e piazze per contrastare la percezione di insicurezza dei cittadini, città e nazioni stanno moltiplicando l’installazione di dispositivi di sorveglianza ovunque, applicando l’Intelligenza artificiale e l’Internet delle cose, con l’effetto, secondo gli attivisti, di produrre un senso di falsa sicurezza e realizzare una società sorvegliata. Perciò, per “proteggere la dignità delle persone nello spazio pubblico”, alcuni gruppi per i diritti umani hanno annunciato proprio ieri l’avvio di “Reclaim Your Face: Ban Biometric Mass Surveillance” (Reclama il tuo volto: mettiamo al bando la sorveglianza biometrica di massa), una campagna di denuncia delle storture, note e potenziali, dell’uso di sistemi ipertecnologici di controllo a distanza.

Cybersecurity, buone notizie al femminile

Cybersecurity, buone notizie al femminile

Hacker’s Dictionary. Gli attacchi informatici aumentano, lo conferma il nuovo rapporto Clusit presentato in streaming. Ma c’è una buona notizia, scendono in campo le cyberladies esperte di digitale e sicurezza informatica

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 12 Novembre 2020

Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, ha presentato in streaming la nuova edizione del suo Rapporto annuale con i dati relativi al cybercrime a livello globale nei primi sei mesi dell’anno.

I numeri sono allineati a quelli di altri think tank e ribadiscono trend di crescita già noti come l’aumento degli attacchi rispetto allo stesso periodo del 2019: il 14% è stato a tema Covid. I relatori del rapporto hanno anche osservato come siano aumentati dell’85% gli attacchi alle infrastrutture critiche e del 63% al settore della ricerca. Malware, phishing e social engineering le tecniche più utilizzate.

I virus informatici mettono in ginocchio le aziende. Sottovalutare il problema potrebbe essere fatale

I virus informatici mettono in ginocchio le aziende. Sottovalutare il problema potrebbe essere fatale

di ARTURO DI CORINTO per Il Fatto Quotidiano del 5 Novembre 2020

Campari Group, proprietario del noto marchio di bevande ha fatto sapere che il giorno 1° novembre 2020 è stato oggetto di un attacco malware che ha determinato la temporanea sospensione dei servizi It. Le indagini sono ancora in corso, l’azienda sta lavorando con le autorità ma non si hanno ulteriori notizie.

Enel, monopolista italiana dell’energia sul territorio nazionale invece è stato vittima di un attacco ransomware intorno al 29 Ottobre. I sistemi informatici di Enel sono stati compromessi dal gruppo Netwalker che ha chiesto il pagamento di un riscatto da 14 milioni di euro in Bitcoin. I cybercriminali hanno anche minacciato di pubblicare database e documenti finanziari di clienti e personale (4,5 Terabyte di materiali) in assenza del pagamento del riscatto. E l’hanno fatto almeno in parte.

A settembre invece era stato il gruppo Carraro a rimanere vittima di un attacco informatico che ha obbligato 700 lavoratori a rimanere a casa per via del blocco dei sistemi informatici causato da un software malevolo. Pochi giorni prima era successo al gigante degli occhiali, Luxottica, e prima ancora al noto produttore di scarpe Geox.

Gli artigiani informatici italiani che ci difendono dagli attacchi dei cybercriminali

Gli artigiani informatici italiani che ci difendono dagli attacchi dei cybercriminali

“Have I been Emotet” e “doubleextortion.com” sono due iniziative dei nostri ricercatori per rendere il cyberspazio un luogo più sicuro e proteggere cittadini e aziende dai guai dei virus informatici. I loro creatori si raccontano così

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 28 Ottobre 2020

Loro sono due fratelli di Padova, e hanno appena ricevuto i complimenti dai marines americani per avere scoperto quali dei loro indirizzi email sono stati infettati. Si chiamano Enrico e Gianfranco Tonello. Lui invece è ingegnere informatico di una piccola azienda del cesenate e nel tempo libero ha sviluppato un metodo per tracciare il fenomeno dei ricatti informatici. Si chiama Luca Mella. I primi hanno creato un sistema di esche per intercettare il pericoloso virus bancario Emotet, il secondo un metodo per tracciare gang criminali che distribuiscono i pericolosi ransomware.

Microsoft e lo Us Cybercommand sdraiano un milione di computer zombie gestiti da criminali russi

Microsoft e lo Us  Cybercommand  sdraiano un milione di computer zombie gestiti da criminali russi

Mentre si avvicinano le elezioni del 3 Novembre si moltiplicano i tentativi di gruppi hacker governativi per sfiduciare gli elettori e attaccare l’infrastruttura di voto. L’interruzione della botnet Trickbot è una prima risposta globale a questi pericoli

di ARTURO DI CORINTO per AGI del 17 Ottobre 2020

Il Cyber Command degli Stati Uniti ha effettuato un vasta operazione per interrompere quella che è stata descritta come la più grande rete di bot al mondo. Il suo nome è Trickbot, ed è forte di un “esercito” di almeno un milione di computer zombie gestiti da criminali di lingua russa. La botnet, utilizzata per distribuire ransomware, viene considerata da fonti ufficiali una minaccia per le elezioni presidenziali americane di novembre 2020 perché potrebbe fornire agli hacker l’accesso ai pc degli elettori, ma anche a server e router impiegati nel processo elettorale.

La solitudine dei manager nella cybersecurity

La solitudine dei manager nella cybersecurity

Hacker’s Dictionary. Aumentano gli attacchi ransomware, dice Check Point software. Secondo una ricerca Sophos incidono sull’autostima dei manager coinvolti, ma con un effetto di rimbalzo: da quel momento in poi dedicheranno il loro tempo a cercare risorse qualificate per proteggere l’azienda

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto 15 Ottobre 2020

Secondo uno studio di Check Point Software, negli ultimi 3 mesi c’è stato un aumento del 50% di attacchi «ransomware» giornalieri rispetto alla prima metà dell’anno in corso. E quando si verifica un attacco informatico ad essere colpita è anche la fiducia dei manager nella propria capacità di farvi fronte, come risulta da un’altra indagine dell’inglese Sophos. Un problema pressante ora che molte aziende stanno organizzando lo «smart working» dei propri dipendenti, perché gli attacchi «ransomware» che richiedono il pagamento di un riscatto per sbloccare i computer si fanno sempre più aggressivi.

Prima di cliccare, pensaci, ottobre mese europeo della cybersecurity

Prima di cliccare, pensaci, ottobre mese europeo della cybersecurity

Hacker’s Dictionary. Voluto dall’Enisa, l’agenzia europea per la sicurezza dell’informazione, lo European Cyber Security Month punta a creare consapevolezza delle minacce informatiche e dei rischi associati a una cattiva gestione delle proprie risorse online

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del Ottobre 2020

Ottobre è il mese europeo della «cybersecurity». Organizzato da Enisa, l’agenzia europea per la sicurezza delle informazioni, dal 2012 è l’occasione per promuovere comportamenti responsabili nel «cyberspace». E il motto di quest’anno è proprio «Prima di cliccare, pensaci!», una sola frase per ricordarci che quasi ogni attacco informatico comincia attaccando una persona, e non solo bucando una password troppo facile o sfruttando un errore di programmazione.

“Tante mani, tanti occhi”: Huawei presenta il suo centro per la Cybersecurity e la trasparenza a Roma

“Tante mani, tanti occhi”: Huawei presenta il suo centro per la Cybersecurity e la trasparenza a Roma

I responsabili del colosso cinese: “Abbiamo sempre investito in sicurezza e mettiamo la collaborazione al primo posto. Adesso potrete vivisezionarci studiando il nostro software”

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 30 settembre 2020

Huawei oggi ha annunciato la nascita di un Cybersecurity e Transparency Center a Roma. Il centro, voluto dall’azienda cinese presente da venti anni in Italia, avrà lo scopo di consentire alle istituzioni, ai partner e ai vendor dell’azienda, di verificare la sicurezza dei prodotti e del software di Huawei, il maggior fornitore di tecnologie 5G al mondo. Per farlo Huawei ha immaginato un percorso mai tentato prima: la possibilità di ispezionare il codice sorgente dei suoi prodotti software e perfino di sperimentarne la robustezza con dei “test di penetrazione”, una procedura che gli hacker etici usano per valutare la sicurezza del software.

Radio Vaticana Intervista Arturo Di Corinto

Elezioni presidenziali USA: incertezza e paura nell’elettorato statunitense

Radio Vaticana/Vatican News

28 settembre 2020

Gli Stati Uniti si preparano con timore e incertezza al confronto in diretta televisiva tra il presidente uscente Donald Trump e lo sfidante democratico Joe Biden. I presupposti ad oggi lasciano vedere una estrema radicalizzadione dello scontro che rischia di ignorare i tanti nodi irrisolti della realtà socio-economica degli Stati Uniti. 

E ancora, in questa puntata, il crimine dilaga sulla rete internet; in particolare, nella sua parte nascosta: il “dark web” laddove ogni traffico illegito prova ad affermarsi e il commercio più lucroso è rappresentato dai dati personali sottratti ai provider.

Ospite della trasmisisone:

Gregory Alegi, docente di Storia delle Americhe presso l’Università LUISS – Guido Carli di Roma

Arturo Di Corinto, giornalista esperto di Cybersicurezza e crimini informatici

Conduce: Stefano Leszczynski 

Gli hacker sono innovatori, parola della ministra Pisano

Hacker’s Dictionary. Durante il Cybertech, conferenza annuale sulla cybersecurity, si è parlato di competenze, resilienza informatica e cybercrime. Margaritis Schinas della Commissione Europea ha ricordato: “Il Cybercrime vale 5.5 trilioni di euro all’anno”

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 18 Settembre 2020

Gli hacker possono favorire la trasformazione digitale e i governi dovrebbero aiutarli a farlo. Questo passaggio della relazione della ministra Paola Pisano durante la conferenza CybertechLive Europe riassume abbastanza bene la filosofia della cybersecurity moderna.

C’è la consapevolezza che il «rischio zero» non esiste, che nessuno si salva da solo, che la sicurezza è un lavoro di squadra e che il pensiero laterale, l’autonomia e la cooperazione competitiva tipiche della «cultura hacker» sono necessarie alla società come l’acqua per le piante.

La ministra dell’Innovazione ha anche parlato del capitale umano come fattore abilitante di un approccio strategico al digitale e dell’importanza di affrontare lo «skill shortage», la carenza di competenze, per realizzare la trasformazione digitale mettendo al centro sicurezza e privacy. Perciò ha chiamato in causa gli hacker.

Passaporti e carte di credito: il prezzario dei falsi sul dark web

Passaporti e carte di credito: il prezzario dei falsi sul dark web

I ricercatori di Trend Micro Research hanno analizzato forum e siti del web profondo per scoprire quanto costa farsi una nuova identità o bucare i siti web con una botnet

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 3 Settembre 2020

Un passaporto italiano costa 10 euro, sul dark web. E il passaporto con la carta di identità arriva fino a 20. Lo sapevate? Un fatto già noto ai ricercatori che oggi ha nuove evidenze grazie agli studi di Trend Micro Research, società di cybersecurity. Ma partiamo dall’inizio. Di fronte all’emergenza climatica, sanitaria ed economica, o come risposta ai conflitti armati, le persone si spostano e migrano e non lo fanno sempre passando per le ambasciate che in molti casi non sono in grado di fornirgli documenti di identità. Altri, indesiderati nei paesi da cui scappano, ricercati dalla giustizia, cercano di acquistare una nuova identità. Così, sempre più spesso gli uni e gli altri vanno sul dark web e “affittano” o comprano un passaporto contraffatto che, quando è di carta, può arrivare a costare fino a 2500 euro. E i cybercriminali fanno affari d’oro. Più spesso si tratta di copie scansionate di passaporti reali, o leggermente modificati: vengono stampati e presentati alla frontiera adducendo le più diverse motivazioni, ma possono celare fenomeni criminosi come il terrorismo e la tratta di esseri umani.

Il Partito democratico sotto attacco cibernetico

Il Partito democratico sotto attacco cibernetico

Hacker’s Dictionary. A un mese di distanza, il Pd è stato di nuovo attaccato da cyber-criminali. Nello stesso giorno anche di Maio è finito nel mirino degli hacker. Partiti, parlamenti e ministri sono sempre più spesso il target di attacchi informatici

Arturo Di Corinto per Il Manifesto del 3 Settembre 2020

«Pd sotto attacco: chi cerca altre strade lo dica». Hanno scritto così i giornali per sintetizzare lo sfogo di Nicola Zingaretti verso le insofferenze degli alleati di governo del Partito Democratico.

Da qualche giorno però l’attacco è diventato cibernetico e nessuno sa chi o che cosa ci sia dietro.

La notizia l’ha data con una nota il responsabile comunicazione della segreteria Pd Marco Furfaro che ha denunciato ripetuti attacchi hacker al sito web del Partito Democratico dopo quelli che hanno interessato le aree tesseramento e donazione del sito avvenute intorno alla metà di luglio.

Dice Furfaro: «In questi giorni gli attacchi sono nuovamente ripresi. Solo dalla mezzanotte di oggi, stiamo resistendo a un attacco che finora ha generato 31 milioni di richieste da 21mila IP diversi. Grazie al lavoro dei nostri tecnici non sono riusciti a bucare i nostri sistemi».

Si tratta probabilmente di un attacco DDoS, un Distributed Denial of Service attack che, come dice il nome, mira a rendere inutilizzabili alcuni servizi web inondandoli di richieste fasulle.

Da Windows ad Alexa, l’agosto caldo della cybersecurity. Come difendersi da malware e spioni

Da Windows ad Alexa, l’agosto caldo della cybersecurity. Come difendersi da malware e spioni

Gli ultimi allarmi per Microsoft, Amazon e alcune app di Android. Il rimedio? Aggiornare software e sistemi, stando attenti a non finire nelle grinfie dei cybercriminali

di ARTURO DI CORINTO per La Repubblica del 18 AGOSTO 2020

Così come è acclarato che serve lavarsi le mani, indossare la mascherina e mantenere la distanza per non prendersi il coronavirus, bisogna tenere il proprio pc pulito e al sicuro da virus informatici e spioni digitali. Ora più che mai, perché in tempi di pandemia anche la sicurezza informatica vede crescere le minacce reali. Solo nella settimana di Ferragosto, per fare qualche esempio recente, aziende ed esperti hanno denunciato non solo una recrudescenza della diffusione dei virus informatici, ma hanno allertato gli utenti digitali del potenziale successo di questi virus a causa di errori del software che tra una gita in montagna e i tamponi in aeroporto potremmo aver dimenticato di aggiornare.

Il Manifesto: Riecco gli spalloni, sono i «money mule» digitali

Il Manifesto: Riecco gli spalloni, sono i «money mule» digitali

Hacker’s Dictionary. Complice la crisi economica e il desiderio di soldi facili, le persone comuni diventano manovalanza di gang cybercriminali per far sparire i proventi delle frodi informatiche: li chiamano «money mule»

di ARTURO DI CORINTO per Il Manifesto del 9 Luglio 2020

Il bersaglio preferito sono i disoccupati. A seguire giovani in cerca di lavoro, commercianti in difficoltà e studenti. Li reclutano sui social, con email accattivanti o via Telegram.

L’esca preferita sono però gli annunci online, offerte di lavoro apparentemente normali che li indirizzano verso siti clone di società famose per realizzare la truffa. L’offerta di lavoro comincia quasi sempre con la richiesta di indicare il conto corrente dell’aspirante lavoratore per effettuare i pagamenti.

Ma per fare che cosa? Per trasformarli in corrieri, money mule, in gergo, cioè «muli» adibiti al trasporto del denaro, un po’ come i nostri spalloni di un tempo, quelli che attraversavano le montagne a piedi per portare soldi sporchi oltralpe.